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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, marzo 21, 2025

💙Amo profondamente la poesia

 Amo profondamente la poesia.

È come un'improvvisa glaciazione.

Un cristallizzare, come su una pista di pattinaggio, delle emozioni, che altrimenti scivolerebbero via dalle dita, come del gelato che si scioglie troppo velocemente, al contatto del caldo alito.

Bisogna acchiapparla subito, la poesia.

Come una manciata di polvere di stelle impastata su questo piano di lavoro ghiacciato, sul quale, chi passa, lascia traccia.

Un segno, un solco.

Perché la poesia, è pathos.

È compartecipazione.

È amplesso che amplifica.

È riverbero.

È eco.

È vita che si inerpica tra le tue cortecce.

A cercare linfa viva con la quale fare l'amore.

La poesia necessita di vita.

Di dita che la traccino sulla pelle dell'amato.

Di sussurri.

Di biglietti stropicciati infilati nelle tasche.

Di calligrafie sbiadite da un lavaggio in lavatrice e ripescate con il rimorso di non esserci stati attenti.

La poesia necessita di parole sporche di verità.

Di parole strappate alla vita e regalate all'immortalita' di quell'attimo in cui saranno scritte, amate, partorite.

Come figlie senza madre, ma figlie di tutti.

La poesia è apnea.

È vedere la primavera oltre la coltre di ghiaccio, aspettando lo svernare del cuore.

È sentire lo strappo nel petto, del seme che diventa germoglio.

Dei versi che fioriscono, per ogni poesia letta, amata, condivisa.

Di ogni verso scritto su muri che si vorrebbero abbattere.

È pattinare, senza sapere se andrai a sbattere, o se ti librerai in volo.

La poesia non si legge.

Si sente.

La si fa vivere.

È vita stessa.

Come lo schiudersi di un bocciolo alla prima rugiada del mattino. 

Fare poesia, è diverso, dall'essere poesia. 

Essere Poesia. 

È un cogliere.

Non è una narrazione.

È un diamante che riluce tra pezzi di vetro.

I raggi del sole lo attraversano.

E l'Universo si ferma.

Nell'incanto di questo caleidoscopio.


Tiziana Fenu

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#giornatamondialedellapoesia

Amo profondamente la poesia



❤️Il ragazzo dai pantaloni rosa

 “Le parole sono come dei vasi di fiori che cadono dai balconi. 

Se sei fortunato li schivi e vai avanti sulla tua strada, ma se invece sei un po' più lento, ti centrano in pieno e ti uccidono”.

Andrea Spezzacatena 

"Il ragazzo dai pantaloni rosa" 

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La lentezza è osservazione. 

È respirare. 

È sentire il battito d'ali di una farfalla

nel frastuono del mondo. 

Percepire un accordo. 

Un'inflessione di melodia 

che si increspa 

sui macigni che ci pesano sul cuore. 

La lentezza è moviola

che fa di ogni istante 

dimensione. 

Capsula fuori dal tempio e dentro il tempio. 

Il nostro. 

Quello Sacro. 

Che non è di tutti. 

Che non è per tutti. 

Bisogna onorare queste Anime, 

questi Antichi Custodi. 

Chi si sofferma nei nostri occhi. 

Chi non ci scrolla velocemente, 

alla velocità di un display. 

Perché ogni momento 

creato insieme, 

di profonda connessione, 

di profondo rispetto e riconoscimento, 

crea ponti che bypassano 

distanze, miserie, solitudini, 

che non ci fanno percepire gli abissi, 

né gioire delle vette, 

e tutto ciò che di mozzafiato 

il panorama ci può offrire, 

nell'ebbrezza del volo

di cui ci fa partecipe.

Su quel crinale, 

che può essere 

perdizione o libertà. 

Ma pur sempre verità, 

la cui Bellezza 

può far male da morire.

Da morirne. 

La Bellezza non è per tutti. 

È un Dono. 

Andrea, la continua a custodire altrove. 

E il suo riverbero 

è Bellezza di un dolore struggente 

che spacca il cuore. 


Tiziana Fenu 

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Aykut Aydogtu Surrealist Art

Il ragazzo dai pantaloni rosa 


mercoledì, marzo 19, 2025

💙San Giuseppe e il rizoma del nardo

 Mi ha colpito molto leggere che il fiore di nardo, simbolo di San Giuseppe, sia presente anche nel simbolo papale di Papa Francesco, ma non come fiore, così come è rappresentato per San Giuseppe, ma come rizoma, simile ad un grappolo d'uva. 

Il fiore di nardo (Nardostachys jatamansi) è una pianta aromatica originaria dell’Himalaya appartenente alla famiglia delle valerianacee che cresce ad un’altitudine compresa tra i 3.000 ed i 5.000 metri, è molto simbolico, la cui radice, usata per estrarne il prezioso olio, venne usata, come viene riportato dai testi biblici, dal Cristo stesso, per la lavanda dei piedi degli Apostoli, prima  dell'ultima cena.

Viene citato anche nel Cantico dei Cantici. Lo sposo e la sposa del Cantico affermano che il loro amore è come profumo di nardo, vale a dire, prezioso, buono, bello, unico, che dà senso alla vita: "Mentre il re è nel suo recinto, il mio nardo spande il suo profumo" (Ct 1,12). 

Una simbologia, quella del nardo, che parla di devozione e spiritualità, il cui olio essenziale, veniva impiegato già al tempo degli antichi Egizi, ritrovato all’interno di anforette nelle tombe dei Faraoni.

È uno dei più celebri profumi impiegato al tempo dei romani: l’olio essenziale di Nardo veniva infatti preparato dagli unguentari, i mastri profumieri dell’antica Roma.

Citato anche riguardo la Maddalena: “E trovandosi Gesù a Betania nella casa di Simone il lebbroso, mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro di olio di nardo genuino molto costoso; rotto il vasetto di alabastro lo versò sul capo di lui.”  Fu lo stesso olio che Maria Maddalena utilizzo per ungere i piedi di Gesù prima dell’ultima cena. 

Proprio per questa sua antica tradizione devozionale, l’olio di Nardo è una delle undici erbe ancor oggi utilizzate per le fumigazioni rituali nel Tempio di Gerusalemme.

Simbolo dell’amore divino e dotato di considerevoli poteri mistici. In forma di unguento serviva all’unzione dei re e dei defunti, usato anche per le fumigazioni. 

San Giuseppe viene sempre rappresentato con un bastone fiorito in mano perché, secondo la tradizione, qualcuno si prese gioco di lui scoprendo che Maria era incinta ma non per opera sua, e lo sfidò: se davvero era stato un angelo il suo bastone sarebbe dovuto fiorire. E così avvenne. Secondo un’altra tradizione fu proprio la fioritura del bastone il segno miracoloso con cui il Cielo indicò ai sacerdoti quale dovesse essere lo scapolo da scegliere come sposo per Maria.

Papa Francesco gli ha dedicato le celebrazioni nel 2021. 

La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. 

Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. 

Un ramo, appunto, non un rizoma, che non è nemmeno una radice, ha un decorso orizzontale e custodisce le gemme che poi si svilupperanno. 

Perché scegliere un rizoma, piuttosto che il fiore del Nardo, se si voleva rendere onore a San Giuseppe? 

Rizoma ha anche un'altro significato. 

Con il termine rizoma (rizhome) i francesi Deleuze e Guattari intendevano un particolare modello semantico da opporre a tutti i modelli basati sulla concezione di albero (imperanti in tutte le discipline, dalla linguistica alla biologia). Il modello ad albero prevede una gerarchia, un centro, e un ordine di significazione. 

Nell'albero i significati sono disposti in ordine lineare. Invece, secondo gli autori, a differenza degli alberi o delle loro radici, il rizoma collega un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti non rimanda necessariamente a tratti dello stesso genere, mettendo in gioco regimi di segni molto differenti ed anche stati di non-segni. (…). Rispetto ai sistemi centrici (anche policentrici), a comunicazione gerarchica e collegamenti prestabiliti, il rizoma è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante . 

Per le sue caratteristiche semiotiche il rizoma è stato spesso impiegato come metafora della Rete, la quale sarebbe stata comunque realizzata in un tempo successivo al 1980.

Deleuze e Guattari descrivono sei principi che stanno alla base del rizoma. Alcuni di questi sono somiglianti a quelli che caratterizzano il funzionamento della Rete.

Il primo principio, Principio di Connessione, ricorda il tessuto dei collegamenti ipertestuali della Rete. Infatti secondo tale principio "qualsiasi punto del rizoma può essere collegato con qualunque altro”.

Secondo il Principio di Eterogeneità il rizoma mette in collegamento sistemi semiotici diversi. Il rizoma è una costruzione multimediale o, in altre parole, raggruppa elementi significativi di natura diversa, ognuno dei quali possiede una sua identità e una sua caratteristica.

Il Principio di Molteplicità esalta il concetto che il rizoma è un sistema aperto, liberamente e infinitamente percorribile, come sarebbe stata la Rete, la quale, a sua volta, avrebbe permesso d’inseguire molteplici percorsi, dandovi altrettanti valori. Sempre nuove interpretazioni, pertanto, possono essere elaborate, proposte e diventare, a loro volta, dati del rizoma. Chi percorre il rizoma, in qualche modo vi è reso partecipe!

Il quarto principio, o Principio di Rottura Asignificante, parte dalla constatazione che tutti i testi tradizionali sono separati da “rotture" significanti perché postulano sensi diversi. 

Nel Rizoma, così come poi nella Rete, invece il salto da un testo all'altro non comporta rotture significanti, anzi il senso della navigazione tra i punti, o dati, provoca l’esperienza d’imprevedibili scoperte da reintepretare e da riconnettere tra loro.

Il quinto principio, detto della Decalcomania, strettamente collegato per via oppositiva al sesto, definito principio della Cartografia, apre la questione del calco, dell’imitazione pedissequa, indicando un testo, o un dato, il cui significato può essere infinitamente riprodotto, senza che in nessuna riproduzione il suo senso venga alterato o modificato: come nel caso dell’informazione genetica, che passa da un individuo all’altro della specie, ricalcando ogni volta lo stesso codice.

La Cartografia, invece, si predispone alla forma della mappa, di un percorso di possibilità, apparentemente tutte segnate, com’è in effetti un foglio in cui sono stampate o disegnate tutte le vie e le piazze di una città: non è vero che siamo sempre obbligati a seguire le indicazioni della mappa. Possiamo arrivare dove vogliamo per infinite scelte di percorso. 

Un rizoma unisce tra loro fenomeni e concetti molto distanti, ma tali per cui noi possiamo sempre trovarvi relazioni logiche o casuali, e comunque, sempre interagenti reciprocamente.»

Questo è molto interessante, perché fa capire come la scelta del rizoma, piuttosto che del fiore, veicola un metalinguaggio, come se lo stesso "Papa", che Papa non è, a tutti gli effetti, facesse parte di una rete, di un rizoma, di cui egli non è al vertice, ma è parte di una rete capillare in cui tutti gli elementi sono in comunicazione tra loro, nell'obiettivo comune di garantire una certa continuità dialettica. 

Inoltre ha scelto il 2021, per celebrare San Giuseppe, proprio con questo simbolo di rizoma del nardo, che, non dimentichiamo, significa devozione. 

Se poi ci aggiungiamo che il 2021, come somma da 5, e il 5 è legato all'Arcano Maggiore V del Papa, al quinto Archetipo Ebraico He', con valore ghematrico 5, con valore vita, che indica nello specifico l'utero femminile( il rizoma come un grappolo di uva, come la melagrana, come il simbolo del fertile sangue mestruale che si moltiplica, si disperde, per offrire la vita, in questa stessa moltiplicazione), ma ribaltando la stella a 5 punte, si vede chiaramente a cosa si riferisce, ecco la scelta del rizoma, contestualizzata ad una semantica più estesa, trova il suo perché.

Sempre, per chi vuole capire. 

L'intelligenza non serve per avere certezze, ma per porsi il dubbio, domande. 

Ed io, domande, me ne faccio tante. 


Tiziana Fenu 

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San Giuseppe e il rizoma del nardo






💙Equinozio di primavera 2025

 Ci siamo.

Domani, Giovedì 20 marzo, alle 10:01, ora italiana, abbiamo il passaggio nell'equinozio di primavera.

Ultimo giorno nel segno dei Pesci, poi subentra il segno dell'Ariete, e ricomincia un altro ciclo astrale/zodiacale. 

Ariete, che ha l'Archetipo dell'Eroe. 

Eroe da "ieros gamos", unione degli Opposti 

Molto simbolico, questo passaggio, perché abbiamo l'elemento acqua dei Pesci e della Nun, il Sacro Archetipo Ebraico che traguarda questo passaggio, legato alla dimensione dell'acqua trasmutatrice, in sinergia con l'Arcano Maggiore XIV della Temperanza, che si relaziona con l'elemento Fuoco dell'Ariete, e con l'elemento Fuoco della luna Calante in Sagittario. 

Un passaggio importante, come ho già sottolineato per il plenilunio in Vergine, con eclissi lunare, perché si incastona tra le due eclissi, tra quella del 14, appena passata, e l'eclissi solare  del novilunio in Ariete di Sabato 29 marzo, sotto il segno dell'Ariete. 

Un equinozio, la celebrazione di questo Oestara, che celebra il risveglio della primavera, ma soprattutto celebra il momento di unione tra l'energia solare maschile, e l'energia terrena femminile, lunare, perché oscura, ctonia, come il ventre che ospita i semi che ora devono germogliare.

Infatti, anticamente, la festa di Oestara, che anticipava la Pasqua, era una festa lunare, e si celebrava sulla prima luna piena dopo l'equinozio di Primavera.

L'Equinozio implica comunque una discesa nel mondo sotterraneo, nelle tenebre, rappresentata dai Sacri Femminili di ogni epoca e civiltà.

Persepone, Kore, Afrodite, Iside, Ishtar, Minerva, Venere, ecc, che risalgono in superficie per unirsi allo Sposo solare.

Questo passaggio è molto simbolico, perché il seme, per germogliare, e arrivare in superficie, deve abbandonare la sofferenza degli abissi, del buio, della solitudine, della crepa, dello strappo, necessario, per la rinascita.

In questo passaggio così importante, ci viene in aiuto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Nun, funzione trasmutazione, in cui le due polarità, come una Vesica Piscis, agiscono in sinergia. 

Siamo propensi, tendenzialmente, e in modo innato, in questo periodo, a cercare nuovamente la connessione primordiale con la natura, con i suoi ritmi, con i suoi cicli sacri, e si diventa, energeticamente, tutt'uno con essa, in un profondo anelito di rinnovamento, di pulizia interiore, aiutati dal plenilunio ed eclissi lunare, appena trascorsi, molto carichi positivamente, proprio a ridosso dell'equinozio. 

Si fiorisce insieme ai fiori.

Si profuma di nuovo, di essenze inebrianti, in una vitalità dirompente.

Questa sublimazione, veicolata dal Divino presente, in modo naturale, in natura e anche in noi, è il modo più naturale per contrastare la forza di gravità delle basse energie.

Nelle Antiche Civiltà, il periodo più favorevole per il concepimento, era proprio l'equinozio, in modo che si attraversasse la porta del Solstizio durante la nascita.

Anche le nostre Domus de Janas in Sardegna, sono orientate ai Solstizi, considerate le porte degli umani(solstizio estivo, sotto il segno del Cancro) e degli Dei(sotto il segno del Capricorno).

È un passaggio mercuriale, questo dell'equinozio di primavera, poiché l'aria diventa più calda e l'acqua evapora più velocemente. 

Anche la simbologia veicolata dal numero dell'orario di ingresso dell'equinozio, indica questa sinergia 

Ore 10:01

Un numero speculare. 

Un 11

Undicesimo Archetipo Kaf, funzione "penetrazione", Arcano Maggiore XI della Forza. 

La forza della stessa Kundalini, del numero 11, delle due nadi, Ida e Pingala, che, insieme, creano la sinergia stessa della vita.

Entrare nella vibrazione di questa connessione, significa "penetrare" la materia, carpirne il mistero, pur nei nostri umani limiti, in accoglienza, come la mano aperta che rappresenta la Kaf.

L'Equinozio, quest'anno cade di Giovedi. 

Giove che rappresenta il Sole. 

La forza del Sole, di Giove, dei fulmini, nella mitologia.

Un'energia elettrica, maschile, a cui la magnetica Madre Terra, femminea, tende con istinto e naturalezza.

Dobbiamo tendere, al nostro Sole interiore.

Non è più tempo si stare nell'Ade.

L'Universo reclama la nostra manifestazione( e siamo in anno 9 di Manifestazione, del venire alla luce del Sole), perché ha bisogno anche della nostra Energia, dinamica, creativa, calda, amorevole, sessuale, folle, meravigliosamente umana.

L'Universo ha bisogno della nostra verità. 

Necessita che essa entri in Frequenza con la sua. 

Ci sta guidando in ogni modo possibile. 

E quante verità, stanno venendo a galla. 

È uno straripamento. 

Un esondare che non può essere fermato, di cui, anche la Natura, ne è specchio. 

L'Universo si ferma incantato, quando danza la sua Creatura più bella, e partecipa a questa danza, con segni, sincronismi, messaggi subliminali, e tutto ciò che ci mostra, per farci capire quanto ci ama, perché siamo un suo riflesso, e ama ciò che di bello, di essa, portiamo nel mondo.

L'equinozio, in termini cristici, simbolicamente rappresenta il Cristo attraverso la sua vita, la sua passione e la sua morte ed è il viaggio iniziatico del Sole spirituale, cristico. 

Gli antichi mistici consideravano il sole rituale come una divinità che ci guida verso i mondi superiori della coscienza Cosmica, perché bisogna imparare ad operare fuori dal corpo fisico guidati dal sole di mezzanotte, cioè dal Cristo cosmico, che ha avuto, nel corso delle civiltà, diversi avatar. 

In questo equinozio di primavera, il sole fisico  punta verso il nord per dare vita a tutta la creazione, mentre il sole di mezzanotte o quello spirituale, il sole di Cristo, punta al centro di noi stessi, alla nostra stessa vita,  se impariamo a seguirlo. 

E ogni anno il Cristo/ Sole deve rivivere la sua morte,  la sua crocifissione,  la sua resurrezione, per fare questo percorso iniziatico. 

Betlemme, dove è nato Cristo, è un nome esoterico in  lingua caldea, e significa "lingua di fuoco". 

Belen e' la sua radice, e significa Torre de Bel, la torre di fuoco. 

Quindi questo significa che come  iniziato, si deve imparare a lavorare con il fuoco sacro ed eliminare gli aggregati psichici, in modo che il Cristo scenda nel nostro cuore. 

Tutte le civiltà hanno adorato il sole comprese le antiche civiltà, i Maya, gli egiziani, gli Incas.. 

Ma non consideravano il sole come sole fisico, ma ciò che c'era dietro, e che rappresentava, il Logos solare che ha una sua unità Multipla e perfetta. 

Infatti il nome di Cristo viene dal greco  Krestos, "fuoco", perché Cristo è  l'energia del Sole, del Logos solare. 

Presso gli antichi egizi era adorata la divinità Apis, molto importante specialmente durante il passaggio dell'Equinozio,  che rappresentava la potenza generativa e procreativa della fertilità. 

Il toro prescelto doveva avere disegni particolari  sul suo manto.

Un triangolo bianco sulla fronte, una macchia bianca a forma di luna crescente sul fianco, e un'aquila sul collo. 

Veniva consacrato a Menfi e veniva considerato l'incarnazione del dio Osiride. 

Si dice che il Dio Ra, il dio Sole, pianse per ogni morte  di questo Sacro Toro. 

Le sue lacrime scesero a terra e si trasformarono in api operose che iniziarono a formare un alveare. 

Si associava il concetto di fertilità del Dio Toro con quello delle api, che sono produttive e servono per impollinare ,quindi per rendere fertili tutti i raccolti. 

Da qui, l' associazione Dio Apis(Toro) /Api. 

Ed è per questo motivo che le api venivano considerate sacre, perché logicamente importanti per l'economia e perché il miele era usato nei rituali sacri funebri, ma anche per le sue proprietà magiche e terapeutiche. 

Il faraone del Basso Egitto usava come emblema reale dell' Impero, proprio l'Ape Regina coronata

Esisteva anche un luogo culto per onorare la morte delle api , chiamato Tomba Pabas, cioè la "tomba delle api", ed è per questo che forse i tipici dolci sardi chiamati pabassinas, richiamano questo nome, perche sono dolci  fatti con la sapa del miele. 

Nel giorno dell'equinozio in Egitto si celebrava la  "festa  dell'incendio dell'universo". 

Probabilmente sì facevano delle offerte animali in onore del dio Toro /Apis perché si tingevano di sangue animale gli alberi  e gli armenti , dove il sangue simboleggiava il fuoco Celeste che al ritornare del sole dell'equinozio, con l'uscita di ariete, entrava in Toro, rappresentato dalle api che fanno rifiorire la natura  fecondando le infiorescenze. 

L' equinozio era considerato il termine del diluvio e l'inizio del Regno del Fuoco , cioè un passaggio dalle tenebre alla luce, dal Regno delle acque a quello del fuoco. 

Subentra il genio creatore della natura, il  Dio della luce,  il dio Apis,  che era considerato il conduttore del cocchio del sole, perché è collegato alla costellazione delle Pleiadi, che rappresentano l'illuminazione, la Rivelazione. 

Ma anche nel Toro è presente la sinergia "maschile /femminile", taurina /uterina, poiché è anche segno di Terra, governato da Venere, ed è collegato al chakra della gola, il quinto chakra Vishudda, a cui corrisponde, per morfologia e come dimensione creatrice, una del suono, della voce, l'altro della vita, l'apparato riproduttivo femminile ( "udda", in sardo, che risulta come desinenza della stessa parola Vishudda) 

Quindi un Toro Celeste che Inizia il suo percorso di rinascita primaverile attraverso il Fuoco. 

 Toro Celeste, che incendia l'universo partire dalle equinozio, lì dove il diluvio dell'inverno aveva creato distruzione. 

In questo modo le api  diventano  le Sacre produttrici: coloro che producendo il miele, si organizzano nelle loro cellette tridimensionali che ricordano  la forma tridimensionale della merkaba. 

Le api con le loro cellette a forma esagonale che formano la struttura della Merkaba, che è una griglia di linee di luce cristallina disposta secondo i principi della geometria sacra  che tiene collegato il nostro corpo fisico, emozionale e mentale, creando un campo rotante di energia a forma di un tetraedro stellato che ha l'imprinting della stella di David. 

Stella di David, perfettamente equilibrata, nella sua conformazione di due triangoli che si intersecano, la cui Matrice, resta la Vesica Piscis, simbolo dell'Archetipo Nun di questo equinozio. 

Equilibrio manifestato anche dall'Arcano della Temperanza.

È in questo equibrio, che ritroviamo il nostro Fuoco. 

L'autorealizzazione, la manifestazione della nostra vera Essenza. 

Un Fuoco che dobbiamo tenere sempre vivo, sempre acceso, perché ha una forza ascensionale, che punta verso l'alto, che si complementa con l'energia , che ingloba, centripeta, dell'acqua. 

Uno purifica, l'altro radica, fa germogliare, nutre le radici, la memoria, il senso del noi, dell'essere qui, in questo istante. 

Sono nutrimento entrambi, esterno ed interno. 

Condizione necessaria, un asse energetico, di espansione e contrazione, come lo stesso ritmo dell'universo. 

Come il ritmo orgasmico che crea la vita. 

Il Fuoco necessita dell'acqua, per non divampare, per essere contenuto e non diventare distruttivo, così come l'acqua necessita del Fuoco, per manifestare la vita. 

Il Fuoco del Cuore. 

Nella Medicina Tradizionale Cinese, il cuore è legato all'elemento Fuoco, i Reni, all'acqua, e sappiamo bene, quanto il filtraggio sia importante per il nostro corpo, ma anche e soprattutto, a livello eterico. 

Cuore si, ma bisogna mantenere il  livello osmotico in equilibrio. 

Saper filtrare bene.

Percepire ciò che è nutrimento, e lasciar andare, o non fare entrare scorie inutili. 

Sto osservando moltissime dinamiche, in questi ultimi giorni. 

Acqua come Mercurio, al primo stadio di trasformazione, la materia che si purifica con un'abluzione metaforica, dopo la morte e putrefazione della prima fase alchemica. 

L'acqua è Energia dinamica, scorre, lava, purifica 

Il Femminino, celebrato da questo equinozio primaverile, la Dea Ostara pagana, chiamata anche Eostre, la cui radice indoeuropea "awes-", brillare, richiama l'energia radiosa del sorgere del sole. 

Un equinozio straordinario, altamente sinergico e profondo, in cui si sprigiona l'essenza delle cose, che si trasformano nel loro incontro mercuriale. 

Nella Ruota di Medicina, durante l'equinozio primaverile, assistiamo al passaggio dalla direzione del Nord alla direzione dell’Est, che rappresenta l'energia del nuovo inizio, verso la luce, la luminosità, l'illuminazione, la vitalità, l'intensità,  il cui animale simbolo è l'aquila, che punta alla vette, verso il Sole. 

Come il nostro Sagittario di Fuoco, che equilibra questa luna calante dell'equinozio. 

Il volo che vede oltre, perché sa prendere le distanze, il cui punto di equilibrio, sono le sue ali, come le due polarità della Temperanza, della Vesica Piscis della Nun. 

Apertura di ali, ma anche apertura di cuore, in fiducia nell'Universo, con il nostro Fuoco interiore che arde, sempre più alto, che dobbiamo saper gestire. 

E si gestisce  nel terzo chakra, Manipura, il plesso solare, il fuoco gastrico in grado di trasformare e portare energia al nostro organismo. 

Ci mette in contatto con il nostro Potere e potenziale, in quanto manifestazione del Grande Spirito Universale.

Ci siamo. 

Equilibrio e trasmutazione. 

Volo alto. 

Perché siamo ali. 

Non il ramo che ci sostiene. 


Con infinita gratitudine sempre 

Tiziana Fenu 

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Equinozio di primavera 2025

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venerdì, marzo 14, 2025

💙Luna rossa 14/3/2025

 Iniziata alle 6:09, l'eclissi totale di luna, con plenilunio in Vergine, è terminata definitivamente con l'uscita dal cono di penombra alle 11:00 in punto.

Una Luna Piena chiamata anche Luna Rossa di sangue, legata al fatto che si verifica l'eclissi lunare totale, per via della rifrazione della luce del Sole, attraverso l'atmosfera terrestre, mentre la luna passa attraverso l'Ombra della terra, allineata con il Sole. Esotericamente, è un evento molto forte, che richiama, fin dai tempi antichissimi, le guerre tra gli Dei, ma questo è un retaggio di antiche superstizioni, poiché il rosso è facilmente associabile al sangue, quindi alla sventura, alla morte. 

Ma io credo invece, che il messaggio che veicola questa eclissi, vada molto al di là di questi aspetti, come sono abituata a decodificare. 

Abbiamo la terra, il denso, la materia, che si frappone tra un elemento solare e maschile, e un elemento lunare e femminile. 

Una parte femminile che viene solarizzata, divinizzata, passando attraverso la materia della terra, nel nostro corpo fisico, fatto di emozioni, reazioni. 

L'energia potente del sole, non è più diluita nell'etere. 

Non illumina soltanto, la nostra parte lunare, ma ci incendia profondamente, perché viene a contatto, metaforizzando, con la nostra ionosfera( la parte più elettrica dell'atmosfera terrestre, quindi la più sensibile), con il nostro ossigeno, con la nostra energia. 

Con le cose che respiriamo, quelle che credevamo ci tenessero in vita. 

Con le cose o persone, con le quali energeticamente ci relazioniamo. 

È un processo molto intenso, questo, perché è molto trasmutante. 

Certe cose, situazioni, emozioni, devono "prendere fuoco". 

Devono macchiarsi di sangue nel senso viscerale del termine. 

Le dobbiamo sentire fin dentro il midollo. 

Dobbiamo eviscerarle, portarle in superficie, non devono ammuffire nelle cantine della nostra Anima. 

Devono incenerire, devono morire, perché altrimenti non è possibile la rinascita. 

Molte situazioni, infatti, hanno "preso fuoco", lo abbiamo visto questi ultimissimi giorni, a ridosso del plenilunio, in molteplici forme. 

Molti potrebbero avere una sensazione di perdita, ma è solo alleggerimento funzionale alla trasmutazione alchemica. 

Alleggerimento tangibile, per chi se n'è accorto, anche a livello corporeo, che è sempre dimensione di riverbero dell'energia animica. 

Una potente energia di fuoco, viscerale, che tocca le corde profonde della nostra Essenza. 

Di ciò che siamo, in sangue, in battito. 

Di ciò che ci fa "sangue". 

Perché il sangue, è sempre parametro, cartina tornasole, ponte tra cielo e terra, con quel "plasma" a doppia chiave di lettura, come ho già approfondito, senza contare, le implicazioni a livello antropologico, esegetico, su cui ci sarebbero un miliardo di cose da dire. 

Energia altissima. 

Sempre più vicini alla nostra intima verità. 

Sanguigni, pulsanti. 

Così come dobbiamo essere in questa dimensione. 

Viscerali. 

Avremmo tempo per essere d'altre dimensioni. 

Ora siamo qui. 

Archetipo Phe. 

Significa "qui", come ho già scritto nel mio post a riguardo del plenilunio di oggi( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/1432025-plenilunio-in-vergine-eclissi.html?m=0) 

Sono Qui. 


Tiziana Fenu 

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