Amo profondamente la poesia.
È come un'improvvisa glaciazione.
Un cristallizzare, come su una pista di pattinaggio, delle emozioni, che altrimenti scivolerebbero via dalle dita, come del gelato che si scioglie troppo velocemente, al contatto del caldo alito.
Bisogna acchiapparla subito, la poesia.
Come una manciata di polvere di stelle impastata su questo piano di lavoro ghiacciato, sul quale, chi passa, lascia traccia.
Un segno, un solco.
Perché la poesia, è pathos.
È compartecipazione.
È amplesso che amplifica.
È riverbero.
È eco.
È vita che si inerpica tra le tue cortecce.
A cercare linfa viva con la quale fare l'amore.
La poesia necessita di vita.
Di dita che la traccino sulla pelle dell'amato.
Di sussurri.
Di biglietti stropicciati infilati nelle tasche.
Di calligrafie sbiadite da un lavaggio in lavatrice e ripescate con il rimorso di non esserci stati attenti.
La poesia necessita di parole sporche di verità.
Di parole strappate alla vita e regalate all'immortalita' di quell'attimo in cui saranno scritte, amate, partorite.
Come figlie senza madre, ma figlie di tutti.
La poesia è apnea.
È vedere la primavera oltre la coltre di ghiaccio, aspettando lo svernare del cuore.
È sentire lo strappo nel petto, del seme che diventa germoglio.
Dei versi che fioriscono, per ogni poesia letta, amata, condivisa.
Di ogni verso scritto su muri che si vorrebbero abbattere.
È pattinare, senza sapere se andrai a sbattere, o se ti librerai in volo.
La poesia non si legge.
Si sente.
La si fa vivere.
È vita stessa.
Come lo schiudersi di un bocciolo alla prima rugiada del mattino.
Fare poesia, è diverso, dall'essere poesia.
Essere Poesia.
È un cogliere.
Non è una narrazione.
È un diamante che riluce tra pezzi di vetro.
I raggi del sole lo attraversano.
E l'Universo si ferma.
Nell'incanto di questo caleidoscopio.
Tiziana Fenu
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#giornatamondialedellapoesia
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