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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra DivinitĂ  dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietĂ , trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, marzo 09, 2025

đź’śSocietĂ  matrilineare

 La societĂ  matrilineare piĂą primitiva che esista ancora oggigiorno è quella dei Nayars nell’India meridionale dove le principesse, benchĂ© sposate a mariti fanciulli dai quali divorziano subito, hanno figli da vari amanti che scelgono senza troppo curarsi del rango; e le principesse di varie tribĂą matriarcali dell’Africa occidentale sposano stranieri o persone del popolo. 

Pare che anche le principesse dell’antica Grecia si scegliessero volentieri gli amanti tra gli schiavi, sempre che le Cento Case di Locri e di Locri Epizefiria non costituiscano un’eccezione. 

Il tempo fu dapprima suddiviso a seconda delle lunazioni e tutte le

cerimonie piĂą importanti venivano celebrate in corrispondenza di determinate fasi della Luna. 

I solstizi e gli equinozi non erano stati determinati con precisione e li si faceva coincidere approssimativamente con la luna piena piĂą vicina. 

Il numero sette acquistò un particolare carattere sacro perchĂ© il re moriva durante la settima luna piena che seguiva il giorno piĂą corto. 

Anche quando, dopo attente osservazioni astronomiche, l’anno solare fu calcolato in trecentosessantaquattro giorni con qualche ora di differenza, lo si divise in mesi, cioè in cieli lunari, anzichĂ© in frazioni dell’anno solare. 

Questi mesi erano di ventotto giorni, e anche il ventotto era un numero sacro, perchĂ© la Luna era considerata come una donna il cui ciclo mestruale è normalmente di ventotto giorni. 

La settimana di sette giorni era l’unitĂ  del mese lunare e le caratteristiche di ciascun giorno furono dedotte, pare, dalle caratteristiche attribuite al mese corrispondente della vita del re sacro. Questo sistema portò a una identificazione ancora piĂą stretta della donna con la Luna e, poichĂ© l’anno di trecentosessantaquattro giorni è esattamente divisibile per ventotto, l’annuale succedersi delle feste popolari poteva essere regolato dal succedersi dei mesi. 

Mille anni dopo l’adozione del calendario giuliano, l’anno di tredici mesi sopravviveva ancora come tradizione religiosa tra il volgo europeo; infatti Robin Hood, che visse al tempo di Edoardo II, esclama in una ballata che celebra la festa di Calendimaggio: How many merry months be in the year? There are thirteen, I say... Un revisore Tudor corresse poi il tredici in dodici «... The are twelve, I say...». 

Il tredici, numero del mese in cui muore il Sole, gode ancora di pessima fama tra i superstiziosi. 

I giorni della settimana erano affidati alla tutela dei Titani: geni del Sole, della Luna e di cinque pianeti scoperti in seguito, essi erano responsabili dei corpi celesti. 

Questo sistema si sviluppò probabilmente nella Sumeria matriarcale. 

Il Sole passava dunque attraverso tredici fasi mensili che iniziavano col solstizio d’inverno, quando i giorni cominciano ad allungarsi dopo il lungo declino autunnale. 

L’anno sidereo aveva un giorno in eccedenza che fu intercalato fra il tredicesimo e il primo mese e divenne il piĂą importante poichĂ© in quel giorno appunto la ninfa tribale sceglieva il suo divino paredro: di solito il vincitore di una gara di lotta o di corsa o di tiro all’arco. Questo calendario primitivo subì delle modificazioni: in certe regioni il giorno eccedente non fu intercalato dopo il solstizio d’inverno, ma in occasione di un diverso Capodanno: alla Candelora, ad esempio, quando si manifestano i primi segni della primavera; o all’equinozio di primavera, quando si supponeva che il Sole giungesse a piena maturitĂ ; o a mezza estate; o al sorgere di Sirio, quando il Nilo inondava la pianura egiziana; o all’equinozio d’autunno, quando cadono le prime piogge. 

Nell’antica mitologia greca si riflettono soprattutto quei mutevoli rapporti tra la regina e i suoi amanti, che iniziano con il sacrificio annuale o biennale del divino paredro e terminano (all’epoca in cui l’Iliade fu composta e i re si vantarono «Siamo migliori dei nostri padri!») col tramonto del matriarcato. 

Ancor oggi, studiando i costumi dei popoli africani, possiamo ricostruire via via i vari stadi di questo processo evolutivo. 

Molti miti greci rispecchiano la storia politica e religiosa del paese. Bellerofonte doma Pegaso alato e uc*cide la Chimera. 

Perseo, in una variante della medesima leggenda, vola nell’aria e decapita la madre di Pegaso, la Gorgone Medusa, così come Marduk, l’eroe babilonese, uccide il mostro marino Tiamat, dea del Mare. 

La forma corretta del nome Perseo è probabilmente Pterseus «il distruttore»; egli non fu, come suppose il professore Kerenyi, un archetipo della figura della morte, ma rappresentava forse gli Elleni patriarcali che invasero la Grecia e l’Asia Minore all’inizio del secondo millennio prima di Cristo e sfidarono la potenza della triplice dea. 


Tratto da "I miti greci" di Robert Graves

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Edizioni Longanesi

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Giovani donne Nayar

SocietĂ  matrilineare




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