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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, novembre 25, 2023

💛Eleonora d'Arborea e i Templari

 25 Novembre #noviolenzasulledonne ❤️


Sardegna millenni avanti

Dalla Carta de Logu di Eleonora di Arborea

 “Di chi violentasse una donna sposata”.

 

"Qualora un uomo dovesse usare violenza sessuale su una donna sposata, promessa sposa o vergine e di questo venga ritenuto colpevole, è condannato a pagare un’ammenda di cinquecento lire e, qualora lo stesso non dovesse pagare entro quindici giorni, gli sarà amputato un piede. Se la donna in oggetto è nubile l’ammenda scende a duecento lire ma l’uomo è tenuto a sposarla. Tale condizione è tuttavia subordinata al fatto che la donna accondiscenda al matrimonio. Nel caso in cui la stessa rifiuti la proposta, il reo è tenuto a farla accasare munendola di dote secondo la condizione sociale della donna stessa e del suo futuro sposo. Come nel caso precedente, se il colpevole non è in grado di onorare l’impegno, la pena è l’amputazione del piede. Per la donna vergine sussistono le stesse condizioni, senza però obbligo di accasamento, ma solo ammenda ed eventuale pena."

 

In questo articolo troviamo due principi di straordinaria modernità, considerata l’epoca in cui tali norme erano vigenti. Il primo sancisce che un matrimonio “riparatore” risulta valido solo e soltanto se lo stesso è di gradimento della donna. In caso contrario non sussiste per lei alcun obbligo ed il reo va incontro alla condanna. Questi dovrà comunque pagare allo Stato una cifra molto elevata per l’epoca considerando che un cavallo da battaglia, strumento fondamentale per un regno, aveva un valore indicativo di circa dieci lire.

 

Da sottolineare che qualora la donna non gradisca come marito il suo violentatore, l’uomo ha l’obbligo di provvedere per il suo futuro fornendole una dote e trovandole un marito a lei confacente. Tale operazione, non esime tuttavia lo stupratore dal pagamento dell’ammenda.

 Interessante il fatto che un documento così antico ed in forma ufficiale sia rispettoso della volontà della donna, figura non certo tenuta in alta considerazione in epoca medioevale.

 Altro aspetto del tutto rilevante è la poca importanza tributata alla verginità femminile: come si evince dalla norma, il reo di violenza sessuale su di una vergine subisce la stessa identica punizione di colui che si trovi a perpetrare il reato su di una donna nubile, fidanzata o comunque non sposata.

 Differente ammenda viene invece comminata allo stupratore di donna sposata, dove la multa è più che doppia ed ha valore inestimabile per l’economia dell’epoca, quasi come se lo spregio della violenza a chi si trovi ad essere maritata e quindi nel caso madre di famiglia, assuma nell’immaginario del legislatore proporzioni macroscopiche. Possiamo facilmente immaginare che in tale periodo la famiglia ed i figli fossero, non solo sull’Isola ma in tutto il continente europeo e non solo, un valore assoluto e di primaria importanza.

 È quindi comprensibile che le pene contro tale istituzione dovessero avere un tratto afflittivo del tutto marcato. Anche in questo caso, la pena inflitta agli stupratori insolventi era identica in tutti i casi: l’amputazione di un piede. Una simile pena si rivela nella società di allora una punizione del tutto crudele, in quanto l’amputato si sarebbe trovato disabile e quindi non più in grado di provvedere a se stesso, basti pensare alle difficoltà nel lavorare manualmente e nel combattere e quindi relegandolo alla condizione di mendicante, del tutto dipendente dalla carità altrui.

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Nell'immagine 

Il bassorilievo raffigurante Eleonora d'Arborea, nell'abside della Chiesa di San Gavino Martire, del 1347, nella quale ci sono anche le rappresentazioni dei Regnanti del Giudicato di Arborea. 

Una donna Sarda  la cui imrpronta  è rimasta per quasi 5 secoli nella giurisdizione della Sardegna

Una donna coraggiosa che non ha avuto paura di affrontare né il popolo sardo, né la regalità Aragonese, che la voleva sottomessa e obbediente.

Che ha avuto il piglio di ribellarsi e di prendere in mano le redini  della giurisdizione ereditata dal padre, e farne di essa un' importantissimo punto  di riferimento che è rimasto fino alla  promulgazione del nuovo statuto ad opera  dal re  di Sardegna Carlo Felice, il 31 dicembre 1827

Eleonora d'Arborea,  il  giorno di Pasqua del 1392, promulgò la carta De Logu del territorio dello stato di Sardegna.

Pensare che uno Statuto  promulgato da una donna rimane in vigore per quasi 5 secoli,  e portando la Sardegna ad uno stato ottimale di perfetta giurisdizione, con il pieno rispetto delle regole promulgate e supportate dall' aiuto dei degli abitanti dei  Quattro Giudicati nei quali era suddivisa la Sardegna, è ammirevole.


Per l'approfondimento su Eleonora d'Arborea, vi rimando al link del mio scritto a riguardo( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/05/oggi-voglio-parlarvi-di-una-donna-sarda.html?m=0)


Volevo soffermarmi sull'immagine di Eleonora d'Arborea, rappresentata in questa chiesa, e sulla simbologia di alcuni particolari.

Spiccano due moduli da tre elementi ciascuno, ciascuno dei quali, pare rappresenti una Croce Tem*plare, perlomeno, la struttura è uguale.

Se pensiamo che questa croce, di cui il colore rosso ne è la caratteristica principale pare  che sia derivata dalla Croce dell’Ordine del Santo Sepolcro, la croce di Gerusalem*me, portata anche oggi dai Cavalieri del Santo Sepolcro che, a differenza dei Tem*plari, esistono ancora.

Gerusalem*me, capitale di Israele, alla quale siamo uniti da un gemellaggio che risale a tempi antichissimi, e, delle cui corrispondenze, ho spesso parlato anche nei miei scritti, è delle quali si occupano svariati studiosi.

Il numero di queste decorazioni è 6, altro numero particolare, insieme al 3, che sappiamo bene, essere, l'impianto numerologico cardine, insieme ai suoi multipli, di tutta la narrazione alchemica e simbologica, archetipale, della nostra Antica Civiltà Sarda, di cui ho approfondito tante volte. 

Se queste 6 rappresentazioni dovessero rappresentare davvero la Croce Templare, questo non mi stupirebbe affatto, perché da sempre i Templari sono riconosciuti come i protettori del Sacro Femminino, ed erano comunque presenti, in Sardegna, fin dalla seconda metà del XII secolo.

 Negli antichi Misteri, il numero Sei era considerato l’emblema della natura fisica, perché era la rappresentazione delle sei dimensioni di tutti i corpi. 

Nelle sei direzioni, la natura umana e quella divina trovano il loro equilibrio nel Punto centrale, il Cristo cosmico, l’immagine dell’Uno nel mondo oggettivo.

Nel 6, nella conformazione della stella a 6 punte, del Fiore della vita a 6 petali, perfettamente inscrivibili in un esagono, simbolo sacro dei Giganti di Mont'e Prama, gli Opposti agiscono in sinergia e complementarietà, creando, energeticamente. 


I Templari inoltre, amavano i motivi circolari eseguiti con il compasso, ritenendo il Cerchio la più spirituale delle figure, in accordo con Pitagora e Platone. 

I sei lati dei due triangoli divengono sei circonferenze, ma poiché siamo nella dualità, abbiamo 2x6 semicirconferenze che nel cerchio dello Spazio, nel Cosmo, creano il Fiore della Vita a sei petali. 

Questo simbolo è onnipresente nel mondo antico, la sua sacralità è attestata poiché è riportato sulle pareti del sarcofago-ossuario del sommo sacerdote Caifa a Gerusalemme, del I sec. d.C


Poi abbiamo, due cornicioni, al di sopra del bassorilievo che raffigura Eleonora D'Arborea. 

In uno c'è la rappresentazione, reiterata, di quella che potrebbe essere una foglia di vite, con 5 punte, poiché la vite, e l'uva, hanno un alto significato alchemico, come simbolo di nascita, di rinascita, di trasformazione, elementi tipici del Femminino. 

La Dea Muin, in ambito celtico, era proprio la Dea del Vino, dell'immortalita', legata alla celebrazione dello Samhain. 


"Ma, abbiamo una presenza ancora più antica di un simbolo( una linea obliqua che taglia la linea principale corrisponde alla lettera MUIN (vite vinifera), legato proprio alla vite vinifera, che fa parte dell'Antico Alfabeto Ogham, poi mutuato come tantissimi altri, dalla Latinità, ed ancora oggi conosciuto, di VINO

Parola che deriverebbe  dal nome stesso della pianta

Quindi abbiamo MUIN -> MVIN -> VIN, ripreso anche nelle Lingue Tedesca ed Inglese. 

Una paternità molto importante, a riprova del fatto che il Vino sia stato inventato proprio dalla Antica Civiltà Sarda, come è stato ampiamente dichiarato negli ultimi tempi" ( da un articolo di Fabio Garuti e Valeria Putzu https://edinterranunnaka.wordpress.com/2015/11/26/i-caratteri-ogham-obliqui-e-le-bevande-alcooliche/, ripreso e arbitrariamente fatto proprio da altri) 


Abbiamo anche un secondo cornicione, formato da fiori con 6 petali, la cui simbologia (stella a 6 punte/esagono/fiore della vita/sinergia degli Opposti), è estramente presente nella nostra Antica Civiltà. 

Il numero 6, il numero Aureo, a cui corrisponde  lettera F, il numero aureo 1,618. 

È un codice presente in varie chiese, come quella di San Giovanni al Sepolcro,  a Brindisi, di chiaro impianto simbolico, templare, che è costruita secondo la legge divina, secondo la perfezione aurea. 

Probabilmente anche questa chiesa di San Gavino, in cui viene rappresentata Eleonora d'Arborea, che è un simbolo del Sacro Femminino, sarà stata edificata secondo i parametri della Geometria aurea, estremamente presente, come vi ho sempre esposto, nella nostra Antica Civiltà. 


Ma c'è di più. 

I due cornicioni. 

Foglie a 5  punte e fiori con 6 petali. 

5+6 =11

Anche il numero 11, è una simbologia numerica fortemente presente in ambito templare

Il numero 11 è la dualità armonizzata, simbolicamente rappresenta una coppia di colonne, che sono poste all’ingresso del Tempio. Il numero 11 compare sempre nelle cattedrali gotiche, è la somma del numero 6 del macrocosmo i due triangoli intrecciati con il numero 5 del microcosmo, la stella a cinque punte. 

La maggior parte dei labirinti rappresentati nelle costruzioni religiose gotiche sono composti di 11 vie parallele. Le spire del labirinto sono 11

Spesso, in alcune chiese, è stato trovato questo codice 1631


Facendone l'addizione 1+6+3+1, esce fuori il numero 11. 

11: il numero della Conoscenza assoluta dei Templari, formato da 10+1. 

Non solo: questa sequenza di numeri era indicata anche per esempio dagli ordini cavallereschi, specialmente proprio nei Templari e Ospedalieri, come “Linguaggio della Dea”

L'ordine dei Templari fu fondato in un anno 11 ( 1118) da 11 frati francesi, dall’aristocratico Hugo di Payns, su richiesta di San Bernardo di Chiaravalle.

Direi che questa rappresentazione, veicola un metalinguaggio simbolico che ci riporta a quello della Grande Madre, in una società matriarcale come la nostra, ma estesa, nella sua simbologia, concettualmente, e ontologicamente, ad enfatizzare quella sinergia degli Opposti che traspare ovunque, anche in questi simboli che potrebbero appartenere alla simbologia Templare, ma che, archetipalmente, rimandano all'antica Alleanza tra Maschile e Femminile, sempre enfatizzata nel corso della nostra civiltà, di cui, Eleonora, fu un Eccelsa rappresentante di quella energia Femminile, capace di accogliere e magnificare, anche l'energia mascolina, attraverso la promulgazione di uno Statuto equo e giusto, che garantisse armonia e giustizia.


Tiziana Fenu

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Eleonora d'Arborea e i Templari





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