Il tantrismo non può essere insegnato.
Né si impara.
Esso appartiene al regno dell’ineffabile, là dove la parola si infrange come un’onda contro gli scogli del silenzio e la mente, con i suoi artifici, si arresta di fronte al mistero che la trascende.
Non esiste dottrina, né tecnica, né percorso iniziatico tracciato da mano umana che possa condurre alla sua soglia. Ogni tentativo di apprenderlo come si appende un sapere profano non farebbe che allontanarne l’essenza, perché il tantrismo non è un insieme di pratiche da eseguire, ma una rivelazione che accade nell’intimo, quando l’anima è pronta a spogliarsi di ogni sovrastruttura per accogliere l’inconoscibile.
Ti viene donato come un Dono, e in questa parola, “dono”, riecheggia l’antico senso del gratuito, del sacro che irrompe senza preavviso, come la grazia che discende sui mistici o l’illuminazione che folgora il ricercatore dopo anni di silenziosa attesa.
Non lo conquisti con lo sforzo, non lo meriti con l’ascesi.
Ti viene incontro, ti trova, ti sceglie. E quando questo accade, cessa di essere un concetto, una filosofia, una via da seguire:
Diventa la tua dimensione naturale, il tuo stato naturale d’Essere.
Come il respiro che non impari a respirare, come il battito che non comandi, così il tantrico si ritrova immerso in una nuova qualità dell’esistenza, dove ogni atto, ogni pensiero, ogni pulsazione vibra all’unisono con il cosmo.
Entri in frequenza vibrazionale con Ottave alte.
Armoniose.
Non si tratta di una semplice metafora musicale, ma di una verità energetica che gli antichi maestri conoscevano bene.
L’universo è un oceano di vibrazioni, e l’essere umano, nel suo stato ordinario, emette suoni confusi, dissonanti, frammentati.
Il Dono tantrico accorda lo strumento corpo-mente-spirito a una sinfonia più vasta, a quelle ottave superiori dove la materia si fa più sottile, dove il pensiero diviene luce e l’emozione si trasforma in estasi.
È l’armonia delle sfere che penetra la carne e la redime, restituendole la sua originaria purezza.
E diventi tu stessa fucina di sublimazione.
Fucina.
Immagine alchemica per eccellenza, luogo del fuoco segreto, della trasmutazione. In te, ora, ogni elemento grezzo, desiderio, paura, attaccamento, gioia, dolore, viene gettato nel crogiolo e trasformato in oro spirituale. Nulla è scartato, nulla è giudicato impuro.
Tutto diventa combustibile per la fiamma dell’Amore.
In tutto ciò che capti,
in ogni incontro,
in ogni sguardo,
in ogni fremito della natura, scorgi l’occasione per una nuova trasmutazione.
L’Amore non è più un sentimento tra gli altri, ma la sostanza stessa della realtà
La Bellezza non è un attributo superficiale, ma il volto manifesto del Divino.
La Kundalini funge da sensore, da amplificatore.
Ella, la Serpe di Fuoco, giace assopita alla base della colonna, nel primo chakra, attendendo il risveglio. Nel tantrico, non è più un potenziale latente, ma una presenza viva e operante. Come un sensore finissimo, percepisce le vibrazioni sottili che sfuggono ai cinque sensi.
L’intenzione nascosta dietro una parola, la qualità energetica di un luogo, l’eco dell’anima altrui.
E come un amplificatore, moltiplica all’infinito ogni minima sfumatura di piacere, di amore, di comunione, trasformando l’ordinario in straordinario, il contatto in fusione, l’attimo in eternità.
È una strada di non ritorno.
Non perché vi sia un divieto, ma perché la trasformazione è irreversibile come la fiamma che ha bruciato il seme.
Il seme non può più tornare a essere tale, è già albero, è già fiore, è già frutto.
Una volta che la coscienza ha assaporato l’unità, non può più accontentarsi della separazione.
Una volta che il cuore ha conosciuto l’amore come stato permanente, non può più tornare all’amore come episodio.
Non puoi fare sesso, una volta tantrico, e una volta no. Diventi tu stessa tantrica.
Non puoi più essere altrimenti. L’atto sessuale non è più un’attività tra le altre, ma il riflesso, nel piano fisico, di una realtà più vasta.
L’unione cosmica di Śiva e Śakti, la danza eterna della coscienza e dell’energia. E in ogni gesto, anche il più semplice, anche il più apparentemente profano, rivive quella stessa danza.
È entrare nella natura intima delle cose, delle persone, e sentirne il calore e il nutrimento, e restituirlo.
Non si tratta più di osservare il mondo dall’esterno, ma di penetrare la sua essenza più segreta.
Come si apre un frutto per coglierne la polpa, così il tantrico si apre alla realtà e ne assapora il midollo.
Sente il calore che emana da ogni essere, da ogni pietra, da ogni stella, e ne riceve nutrimento per l’anima.
Ma non trattiene per sé. Restituisce, in un circuito virtuoso che alimenta l’universo.
È lo scambio continuo tra il microcosmo e il macrocosmo, tra l’umano e il divino, tra l’amante e l’amato.
Il sesso inizia dall’intimità d’anima, di emozioni.
Prima ancora che i corpi si incontrino, le anime si riconoscono.
L’intimità non è un traguardo da raggiungere dopo aver superato le difese fisiche, ma il punto di partenza, il terreno sacro su cui edificare l’incontro.
Mostrarsi nella propria verità, senza maschere, senza paura del giudizio, senza bisogno di apparire diversi da ciò che si è.
Questa è la vera nudità, la più audace, la più coraggiosa. Quando consenti all’altro di entrare totalmente dentro di te, nelle tue zone “molli”, vulnerabili, quelle belle, soffici, da baciare delicatamente, allora capisci. Non con la mente, ma con tutto l’essere.
Comprendi che la vulnerabilità non è debolezza, ma la più alta forma di forza.
È l’aprirsi all’altro senza riserve, è il fidarsi dell’universo, è l’abbandono alla grazia.
Ti senti espandere dentro di lui.
Si entra l’uno dentro l’altro, come una seconda pelle, e lo si sente in ogni poro, in ogni respiro.
In ogni battito.
I confini si dissolvono.
Non c’è più un “io” e un “tu” separati, ma un “noi” che trascende la somma delle parti.
L’altro diventa la tua stessa carne, il tuo respiro si fonde con il suo, il tuo cuore batte all’unisono con il suo cuore. È un’esperienza di comunione totale, che coinvolge ogni cellula, ogni fibra dell’essere. E in ogni pausa che si è preso per raccontarsi, per rivelarsi, per donarsi a noi, scopri la sacralità del tempo sospeso, dell’attimo che diventa eternità.
Allora ci si sincronizza.
Si incomincia ad avere lo stesso battito, lo stesso ritmo. Lo si sente espanso ovunque.
Non è solo il cuore a pulsare all’unisono, ma l’intero campo energetico.
I respiri si allineano, i pensieri si armonizzano, le emozioni danzano insieme.
E questa sincronia non è limitata al tempo dell'incontro. Si espande, pervade ogni istante della vita, anche quando si è lontani.
L’altro diventa una presenza costante, un sottofondo musicale che accompagna ogni azione, un calore che non si spegne mai.
In tutti e cinque i sensi e oltre.
Così si raggiunge un piacere che è indescrivibile.
Periferico e centrale nello stesso tempo.
Non è il piacere localizzato degli organi genitali, né l’ebbrezza fugace di un orgasmo fisico.
È un piacere che abbraccia tutto il corpo e insieme lo trascende, che vibra sulla pelle e nel profondo dell’anima, che si irradia dal centro del petto e pervade ogni atomo dell’universo.
È l’estasi dei mistici, la beatitudine dei santi, la gioia dei bambini.
Con tutti i chakra aperti, i vortici di energia ruotano liberamente, formando un unico grande turbine che ascende dalla base della colonna fino alla corona, e da lì si riversa nell’infinito.
Perché circola amore ed energia fluida, pulita, vera, calda, nutriente.
Dall’uno all’altro. Ininterrottamente.
Non c’è interruzione, non c’è fine.
L’amore non è un sentimento che va e viene, ma una corrente perenne che scorre tra gli amanti, alimentandoli, purificandoli, trasformandoli. È l’energia stessa della vita, nella sua forma più pura, che si riversa da un cuore all’altro, in un flusso incessante che non conosce ostacoli.
Come una danza ancestrale che ci riporta al primo battito di vita.
Quella danza che i primordi dell’universo danzavano, quando ancora non c’era separazione, quando la luce e le tenebre erano un’unica sostanza, quando il maschile e il femminile dormivano abbracciati nello stesso grembo cosmico.
Un qualcosa di magico, profondo, potente e primordiale.
Magico, perché sfida le leggi del mondo ordinario e apre le porte all’impossibile. Profondo, perché scende negli abissi dell’anima e ne riporta alla luce tesori dimenticati. Potente, perché nulla può resistere alla forza di questa unione, che è la stessa forza che tiene insieme le galassie e fa sbocciare i fiori.
Primordiale, perché ci riconnette all’origine, al principio senza tempo, al momento in cui la vita esplose per la prima volta nell’universo.
In quell’abbraccio, in quel respiro condiviso, in quel battito all’unisono, riviviamo la creazione del mondo.
E siamo, per un attimo, ciò che siamo sempre stati.
Una scintilla del Divino, una nota nella sinfonia cosmica, un respiro nell’eterno respiro di Dio.
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com


Nessun commento:
Posta un commento