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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, febbraio 19, 2026

💛 Su carr'e Nannai ampliato

 

Il Rombo e la Folgore.
Su carr'e e Nannai, un Simbolismo Sacro in Sardegna
Approfondimenti sulla prima pubblicazione a riguardo ( ottobre 2020 https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/la-simbologia-del-tuono-e-del-fulmine.html?m=0)

L'indagine che qui si propone prende le mosse da un oggetto emblematico e lontano il mamuli dell'isola di Sumba, in Indonesia, di cui ho già avuto modo di approfondire ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/i-mamuli-indonesiani.html?m=0)
Questo ornamento rituale in metallo prezioso, la cui forma riproduce i genitali femminili, si presenta come un rombo forato, un'icona di straordinaria potenza simbolica che rinvia immediatamente all'archetipo della Grande Madre( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/lalfa-e-omega-simbologia-civilta-sarda.html?m=0)
Il rombo, in questa accezione, diviene Vesica Piscis, losanga vulvare, rappresentazione geometrica di un portale cosmogonico, di una soglia uterina da cui la vita si sprigiona e in cui, simbolicamente, può fare ritorno per trasmutarsi.
Questa simbologia, universale e arcaica, trova puntuali corrispondenze nell'area mediterranea e mesopotamica. La lettera greca Ω (Omega), con la sua ansa che evoca la forma di un utero gravido, si lega alla medesima sfera semantica, così come l'antichissima dea sumera Ninhursag( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/statuina-oannes-neo-sumera.html?m=0)
Creatrice del genere umano, signora della vita e della nascita, nei cui attributi compare uno strumento rituale per il taglio del cordone ombelicale che presenta una sorprendente analogia morfologica con i mamuli ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/dio-bes.html?m=0)
Ninhursag, conosciuta anche come Ninmah, Mami o Mama, era, insieme al fratello An, "Signora del Cielo".
È proprio da questa radice teonimica "AN" che prende avvio una delle più affascinanti trame speculative della nostra analisi.
Il simbolismo de Su Carr'e Nannai può essere considerato, in questa prospettiva, l'Androgino primordiale, con il  suo Carro della Tempesta.
L'espressione sarda "su carr'e nannai", con cui si designa il fragore del temporale, appare come un relitto linguistico di straordinaria densità mitologica .
L'interpretazione più immediata, e più diffusa, accosta "nannai" al termine "nonno", vedendovi l'evocazione di un'entità maschile archetipica, un capostipite divino.
Questa lettura si salda perfettamente con il richiamo al dio sumero An, il "Signore dei Cieli", dimorante nell'Eanna ("Casa dei Cieli"), divinità uranica e signore dei temporali.
Tuttavia, la potenza del simbolo resiste a interpretazioni univoche e si nutre di polarità.
Un'etimologia altrettanto suggestiva, e forse più profonda, riconduce "nannai" a "sa nai", la nave.
La nave come utero primordiale, come arca cosmica traghettatrice tra le dimensioni della vita e della morte.
L'immagine si salda allora con la forma falcata delle Tombe dei Giganti, architetture funerarie che riproducono lo scafo di una nave capovolta o il soffitto delle Domus de Janas, che riproduce la carena di un'imbarcazione, dal doppio significato di "carena", parola sarda, che significa sterno, lo sterno che custodisce il Soffio Divino di Vita ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/sa-carena-domus-de-janas-su-murrone.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0)o le corna di una protome taurina, simbolo di fecondità e rinascita .
Queste sepolture collettive, la cui morfologia richiama le "navetas" delle Baleari e le "naus" portoghesi, sono l'utero della Madre Terra che accoglie il defunto per il grande viaggio verso l'aldilà.
La falce lunare, come quella del dio toro, è dunque sia fallica che uterina, è lo strumento di un passaggio che coinvolge entrambi i principi cosmici.
"Nannai" si rivela così non come una divinità esclusivamente maschile o femminile, ma come un'entità androgina, una sigizia primordiale che racchiude in sé la totalità delle forze creatrici, un dio-dea della tempesta e del traghettamento, il cui carro celeste solca i cieli mentre la sua nave interiore trasporta le anime.
A ulteriore sostegno di un primigenio sostrato cultuale comune, si considera l'incisione rupestre di Montessu (Villaperuccio), raffigurante un'imbarcazione senza remi. La sua sorprendente somiglianza con la barca solare egizia, pur in un contesto (la necropoli sarda del 3200 a.C. circa) di molto antecedente alla camera funeraria di Cheope (2500 a.C.), suggerisce l'esistenza di un orizzonte simbolico condiviso e arcaico, una koinè mediterranea di credenze legate al viaggio dell'anima.
Il Rombo Geometrico e il Suono della Creazione offrono ulteriori interessanti interpretazioni simboliche.
La lingua italiana ci offre una preziosa polisemia, infatti il termine "rombo" designa tanto una potente figura geometrica quanto il fragore profondo del tuono .
È su questa seconda valenza che occorre concentrare l'analisi, poiché essa rivela il nesso inscindibile tra forma, suono e potenza creatrice.
Il rombo geometrico, simbolo della vulva, della soglia e del portale, è anche lo strumento sonoro per eccellenza dei riti misterici.
Un semplice oggetto a forma di losanga, fatto roteare nell'aria tramite una cordicella, produce un ronzio grave e vibrante che evoca il muggito del toro, il sibilo del vento e, appunto, il rombo del tuono( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/pietra-del-tuono-pinacoteca-cagliari.html?m=0)
Queste tre voci erano considerate i più arcaici e sacri simboli sonori, le fondamenta  della natura generatrice.
La rotazione del rombo, specialmente se condotta con un movimento ellittico e strozzato al centro che disegna la figura dell'otto o dell'infinito, produce un vortice sonoro che è anche energetico. Due cerchi che ruotano in senso opposto creano una polarità, un dipolo elettrico e magnetico che è l'essenza stessa della dinamica creatrice.
Questa pratica, ampiamente documentata in ambiti sciamanici (dai monaci tibetani pre-buddhisti agli Apache nordamericani), era al cuore degli antichi misteri kabirici, i culti iniziatici del Fuoco Sacro e del Fuoco Elettrico.
I Kabiri, gli Antichi Sardi, figure di istruttori antidiluviani legati al dio metallurgo Efesto, erano venerati in Beozia e a Samotracia, e i loro misteri promettevano protezione ai naviganti e una conoscenza profonda delle forze primordiali ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/moneta-dio-beskabirios.html?m=0)
Erano proprio queste le conoscenze di cui erano depositari i fulguratores sardo/etruschi, i sacerdoti specialisti nell'interpretazione e nell'invocazione dei fulmini. Secondo la Etrusca disciplina, questi sapienti, che durante i loro riti si proteggevano l'udito con la cera, erano in grado, attraverso precise formule verbali e sonorità gutturali, di scongiurare la caduta di un fulmine o di attrarla, dominando la potenza celeste .
La Clessidra, il Ballo e la Polarità Energetica, sono simbolismi estremamente presenti nella nostra iconografia sarda.

Ne abbiamo straordinari esempi nella produzione artistica della  cultura   di Ozieri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html) 
La rappresentazione grafica di questo vortice energetico, due coni uniti per il vertice, trova una sua perfetta incarnazione nella cultura sarda.
È la forma della clessidra. Lungi dall'essere un mero indicatore del trascorrere del tempo, la clessidra nei manufatti isolani, e in particolare nella postura assunta dai danzatori nel ballo tondo sardo, diviene la raffigurazione stessa del fulmine che feconda la terra.
I corpi che si uniscono e si separano nel cerchio danzato disegnano nello spazio quella stessa forma, divenendo rappresentazione vivente dell'incontro tra il principio maschile e quello femminile, tra cielo e terra, tra la folgore che scende e l'acqua che sale. Non è un caso che, come nell'indagine linguistica si coglie una radice comune, anche nell'immaginario si colga un'analogia formale. La stessa configurazione della clessidra è alla base di simboli universali della potenza creatrice.
È l'ascia bipenne  (la labrys, da cui "labirinto"), strumento sacro e percorso iniziatico di smarrimento e ritrovamento
( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/02/ascia-bipenne.html?m=0)le cui tracce sono state trovate nel nostro importantissimo sito di Santa Vittoria di Serri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/santa-vittoria-di-serri-e-il-dragoboote.html?m=0)
È il doppio tridente di Poseidone, signore delle acque.
È il martello del dio nordico Thor( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/thorbronzetto-teti.html) 
Ed è, in modo sorprendentemente evidente, il vajra (in tibetano dorje), lo scettro rituale del Buddhismo tantrico e dell'induismo, il cui nome sanscrito significa contemporaneamente "fulmine" e "diamante", a simboleggiare l'infallibile e indistruttibile illuminazione che squarcia il velo dell'ignoranza .
Tutte queste "armi" non sono strumenti di guerra, ma armi liturgiche, simboli di una potenza cosmogonica che consacra e trasforma, che unisce gli opposti per generare nuova vita e nuova coscienza.
Non si può evitare di fare un collegamento tra Efesto, Efisio e la Sacra Metallurgia di Tartesso.
La potenza del fulmine, che forgia la pietra e feconda la terra, è la stessa che anima il fuoco dei vulcani e dei crogioli dei metallurghi. Efesto, il dio greco zoppo( che rimanda alla zoppia dei Mamuthones) e deforme, signore del fuoco sotterraneo e della lavorazione dei metalli, è colui che forgia le saette per Zeus e le armi divine.
Il suo nome risuona in modo impressionante in quello di Sant'Efisio, il martire guerriero patrono della Sardegna. Questa assonanza non pare fortuita, ma piuttosto il segnale di una continuità profonda, di un "impronta energetica" che lega l'isola al sacro fuoco della metallurgia.
Questa intuizione si salda con l'ipotesi, sempre più accreditata in certi ambiti di studio, che identifica la Sardegna con la mitica Tartesso, la favolosa terra dei metalli citata nelle fonti classiche, situata all'estremo Occidente, ricca di argento, oro e stagno.
Se Tartesso era davvero, come sostenuto, la "patria dei metalli" con il suo centro a Tharros (il cui nome stesso sembra evocare la radice), allora la Sardegna non fu solo una terra di pastori e guerrieri, ma un crogiolo di saperi tecnici e iniziatici legati al fuoco e alla trasformazione della materia.
La conferma più tangibile di questa ipotesi risiede in due manufatti emblematici dell'eneolitico sardo, custoditi nei musei di Laconi, il doppio pugnale e il pugnale ad elsa gammata.
Il primo, con la sua inconfondibile forma a clessidra, è la copia perfetta del vajra indiano, uno strumento rituale nato per simboleggiare e attivare le due polarità opposte. La sua presenza accanto a incisioni che sembrano rappresentare un doppio tridente non può essere un caso.
È la testimonianza lapidea che in Sardegna si conosceva e si praticava un culto della polarità elettrica, della potenza generatrice del fulmine( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/shasu-shardana.html?m=0)
Il secondo, il pugnale ad elsa gammata
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/tomba-dei-giganti-di-nixias.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/sarrasojasacred-symbologies.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/pugnaletto-svastica-solare.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/il-pugnaletto-sardo-e-il-solstizio.html?m=0) è forse ancor più rivelatore. Il grande archeologo Giovanni Lilliu, osservandone la forma, vi riconobbe la sagoma stilizzata di un uccello, con "l'elemento retto curvilineo dell'elemento orizzontale che potrebbe utilizzare il corpo di un uccello ristretto verso la coda" [cit. da "Sculture della Sardegna"].
Questa intuizione è preziosa, poiché l'elsa gammata non è altro che la rappresentazione stilizzata di una svastica, e la svastica, ben prima di qualsiasi successiva e distorta appropriazione, è il più antico simbolo grafico del movimento vorticoso, della rotazione energetica creatrice. L'associazione con la forma dell'uccello, poi, ci proietta direttamente nella dimensione sciamanica.
L'uccello è, per eccellenza, il simbolo del volo estatico, del viaggio dell'anima nei mondi superiori.
I più antichi "rombi" preistorici, gli strumenti per creare il vortice sonoro, erano spesso decorati con figure di uccelli, e il loro ronzio era il battito d'ali che accompagnava la trance.
Lo stesso iynx greco, il rombo magico utilizzato nei rituali di fascinazione erotica, era anche il nome del torcicollo, un uccello, e la sua radice (ilinx, vortice; ilingos, vertigine) ne svela la funzione psicotropa.
Il pugnale ad elsa gammata, dunque, potrebbe essere stato non un'arma, ma un potente oggetto rituale, una rappresentazione miniaturizzata e duratura di quel vortice energetico che, generato dal rombo sonoro, conduceva l'iniziato allo stato di coscienza estatico. Il suo ritrovamento in siti come il santuario di Giorrè (tra Florinas e Cargeghe), un recinto sacro a forma di uovo, simbolo di rinascita, ne rafforza l'interpretazione in chiave iniziatica.
Questa Sardegna, culla di misteri kabirici e di sapienza metallurgica, appare agli occhi degli antichi come una terra fuori dal tempo, luogo di un sonno sacro e rigenerante. Aristotele, nella sua Fisica, menziona il racconto di coloro che, in Sardegna, "dormivano vicino agli Eroi", un sonno così profondo da far loro perdere la cognizione del tempo che scorre.
È il sonno iniziatico, l'incubatio praticata nei santuari per entrare in contatto con il divino e ricevere guarigione o rivelazioni.
La leggenda dei nove dormienti sardi, i nove eroi figli di Ercole e delle Tespiadi, i cui corpi rimasero intatti in una grotta fuori dal tempo, si collega ai misteri della morte e della rinascita, al numero nove, simbolo del ciclo compiuto e dell'attesa della nuova nascita. Questi eroi, che secondo il mito giunsero in Sardegna con Iolao, sono forse da identificare con gli antichi Tirreni o Etruschi, che proprio dalla Sardegna (allora parte di Eritia-Atlantide, la "terra rossa") sarebbero poi migrati verso il Lazio, portando con sé i loro misteri e la loro sapienza.
Dall'analisi del mamuli indonesiano al culto del fulmine, dalla forma del doppio pugnale al vortice del ballo sardo, un filo rosso e oro lega tutti i simboli qui esaminati.
Questo filo è la conoscenza della polarità, della sacra ierogamia tra opposti complementari che sola genera la vita e la coscienza. Il rombo, vagina mundi, e il fulmine, logos spermaticos, non sono che i due aspetti di un'unica, ineffabile realtà.
È il mistero della creazione che si attua nell'incontro, nella tensione feconda, nel vortice energetico.
Gli antichi Sardi, eredi di un sapere antidiluviano e abili metallurghi, appaiono in questa luce come i custodi occidentali di questi misteri.
I loro nuraghi, come il complesso e singolare Nuraghe Arrubiu di Orroli, si rivelano non solo fortezze o luoghi di riunione, ma possibili "altari del fuoco sacro", centri iniziatici dove il rombo del tuono e il ronzio dello strumento sacro si univano per aprire i portali della percezione .
Le Bithiae, le Janas dalle doppie pupille( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/le-bithie-dalle-doppie-pupille.html) 

 sono l'incarnazione stessa di questa androginia primigenia, di questa capacità di vedere e mediare le due polarità.
Alla fine di questo viaggio, il temporale, "su carr'e nannai", non sarà più solo un fenomeno meteorologico, ma l'epifania di una potenza antichissima e familiare.
Sarà il richiamo di una terra, la Sardegna, che custodisce nel suo suolo, nelle sue pietre e nei suoi balli la memoria di un Sapere che non si apprende sui libri, ma che, come la folgore, può colpirci all'improvviso, donandoci l'illuminazione di diamante. Per riceverlo, occorre solo essere pronti a farsi attraversare.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com


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Su carr'e Nannai ampliato























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