Sono convinta che ci sia un nesso esclusivo tra l'ascia bipenne (Lábrys), la simbologia del doppio pugnale dei menhir di Laconi, l'analisi cabalistica del luogo e le correlazioni astrali.
Il "Doppio Pugnale" si manifesta come Bipenne Pietrificata
Il collegamento non è immediato, ma risiede nella geometria del movimento.
Nei Menhir di Laconi la figura incisa non è un'ascia, ma un pugnale a doppia lama (o "pugnale bipenne"), che si distingue per avere due punte simmetriche e un codolo centrale.
La forma classica dell'ascia minoico-arcaica sarda ha due tagli divergenti.
Se "si congela" il movimento di un'ascia bipenne che ruota su se stessa (come una lama che taglia il tempo) o la sovrapponi al percorso dell'ombra solare, i due tagli dell'ascia diventano le due punte del pugnale.
Il "pugnale" inciso sulla pietra di Laconi non è un'arma da guerra, ma una "bipenne in potenza".
È la rappresentazione statica di un concetto dinamico.
È l'asse che divide il mondo.
Le due lame sono i due solstizi (estate e inverno), e il manico centrale è l'equinozio.
La "Cabala" antica (ovvero l'interpretazione simbolica dei numeri e delle forme) gioca un ruolo fondamentale.
L'ascia bipenne è il simbolo del 2 (dualità, polarità).
Il menhir stesso è un 1 (l'asse del mondo).
Il pugnale inciso ha spesso 3 elementi (due lame + manico).
Il Menhir si manifesta in questo contesto, come Asse Cosmico.
A Laconi, il menhir è la "colonna" che tiene insieme cielo e terra.
Il pugnale inciso è il "fulmine" o l' "ascia" di pietra che fissa il cielo alla terra.
Come il Sacro Vayra che rappresenta il fulmine, la cui conformazione rimanda a questi doppi pugnali.
Il doppio pugnale inciso rappresenta la frattura dell'unità. Simboleggia l'ingresso nel mondo delle forme (la materia) attraverso il taglio, una ferita cosmica necessaria per la creazione.
Qui si amplia ulteriormente il collegamento con la mia precedente spiegazione astronomica della bipenne, marcatore di solstizi ed equinozi, e diventa solidissimo, ne parlai già due anni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0)
Nel corso dell'anno, l'ombra di un gnomone (come un menhir) disegna una iperbole (la forma del pugnale a doppia lama).
Durante solstizio d'inverno si delinea un'ombra più lunga e larga (la lama inferiore).
Durante il solstizio d'estate si delinea un'ombra più corta e stretta (la lama superiore).
Il "Doppio Pugnale" dei menhir di Laconi delineano così un Analemma.
Il pugnale inciso non è solo un'arma, è la proiezione del Sole sull'asse di Pranu Corongiu, stessa zona di Laconi, distano appena 2 km
Le due punte sono i punti estremi del Sole a est e ovest.
La Sardegna sicuramente non ha copiato Creta, nemmeno nel labirinto a 7 percorsi, definito "cretese", che invece, argomento che ho scandagliato profondamente, anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", ha la sua Matrice archetipale nel labirinto a 7 percorsi di Benetutti.
ha tradotto il suo simbolo.
L'ascia bipenne a Creta (la Lábrys) era l'arma della Dea Madre e il simbolo del "Labirinto".
Il labirinto è la rappresentazione geometrica del percorso del Sole.
A Laconi il menhir con il doppio pugnale è lo stesso concetto, ma in pietra grezza.
Invece di un palazzo (il Labirinto) con la bipenne, abbiamo una pietra verticale che funge da gnomone naturale, con incisa la traccia del cammino solare.
A Creta l'ascia era il fulmine.
In Sardegna, il "pugnale" inciso è il raggio di sole pietrificato, il fulmine silenzioso della terra.
Facciamo un salto di livello e usiamo le coordinate geografiche per un'analisi energetico-simbolica.
Coordinate di Laconi (Pranu Corongiu):
Latitudine: 39° 51' N (circa)
Longitudine: 9° 03' E (circa)
39° (Il Triplice)
Il numero 39 è 3+9=12 (12 mesi, 12 segni zodiacali).
Indica il completamento del ciclo annuale. È un punto di "misura del tempo".
9° (La Luna e il Mistero)
Nella numerologia antica, il 9 è il numero della luna (ciclo di 9 mesi). L'asse longitudinale di 9° indica che qui si celebra il matrimonio tra Sole e Luna.
L'ascia è l'atto (Sole), il pugnale inciso è la ricezione (Luna).
Ma si manifesta anche un Evento Astrale Esclusivo.
I menhir di Pranu Corongiu sono allineati in modo tale che, durante i solstizi si creino questi contesti.
Durante il Solstizio d'inverno, il sole nascente, visto dal menhir principale, "taglia" idealmente la pietra proprio in corrispondenza del codolo del pugnale inciso.
Durante l'Equinozio il sole si alza esattamente sulla linea del menhir, proiettando un'ombra diritta che è la spada che divide il mondo dei vivi da quello dei morti.
Sicuramente non esiste un'ascia bipenne "fisica" sui menhir di Laconi, ma esiste la sua anima geometrica.
Il doppio pugnale è il segno magico dell'ascia che non c'è.
Mentre a Creta l'ascia era un oggetto maneggiato dal re-sacerdote, a Laconi la sua forma è incisa nella roccia madre per eternare il ciclo solare.
In un luogo dove la pietra incontra il cielo, il tempo taglia lo spazio a doppia lama.
Una per la luce, una per l'ombra. Una per il Sole, una per la Luna.
Questo menhir parla del calendario sacro della terra sarda.
Nel Santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri (uno dei più importanti dell'isola), gli scavi hanno restituito prove certe del culto della bipenne, durato fino all'epoca romana .
A differenza di Creta, gli studi suggeriscono che in Sardegna fosse usata principalmente per la lavorazione del legno più che come arma (non compare nei "bronzetti" dei guerrieri) .
Infatti i bronzetti figurati (le statuine) che rappresentano esplicitamente l'ascia bipenne sono introvabili perché la bipenne era troppo sacra e potente per essere rappresentata in miniatura e impugnata da comuni guerrieri nei bronzetti, come invece accadeva per la spada o l'arco .
Era un manufatto di prestigio sociale, usato per marcare lo status dei capi e dei gruppi di lignaggio emergenti nell'isola .
In Sardegna diventa lo strumento sacro che collega il capo tribù al cosmo, utilizzato nei santuari per celebrare il potere sulla terra e sul tempo.
Nel Ripostiglio di Arbutzeddu (Narbolia) è stata trovata un'ascia bipenne in bronzo mai utilizzata, perfettamente conservata e nascosta insieme ad altre asce in un "ripostiglio".
Il Museo Antiquarium Turritano (Porto Torres) conserva una doppia ascia in bronzo a profilo romboidale databile all'XI secolo a.C., parte della Collezione Comunale .
Nelle Domus de Janas della necropoli di Pranu Corongiu (nel comune di Lodine, Nuoro) sono stati identificati dei petroglifi classificati come "pugnale bipenne" .
La denominazione è ambivalente:
È un'arma o un simbolo?
Il termine "pugnale" indica la forma allungata; l'aggettivo "bipenne" si riferisce alla doppia lama.
Questo potrebbe essere l'anello di congiunzione che cerchiamo .
È possibile che gli archeologi abbiano interpretato la particolare forma di questi pugnali scolpiti nella roccia come una stilizzazione o un'antenata della più famosa ascia bipenne dell'età del bronzo.
E d'altronde, la losanga è l'ancestrale rappresentazione delle Dee Madri primordiali, custodi dei solstizi ed equinozi.
Del Sacro Femminino.
Se notate, in alcuni doppi pugnali nelle stele di Laconi, è presente una H.
H, la primordiale Tanit nella nostra Arcaica scrittura sarda.
La H equinoziale.
La H del Mercurio, il Femminino trasmutante
La custode delle due polarità.
Ne ho parlato e approfondito anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Quindi, sebbene l'ascia bipenne matura (quella votiva in bronzo che abbiamo visto nei santuari nuragici) non sia presente nelle Domus de Janas, è probabile che il suo prototipo simbolico, un'arma a doppia lama incisa nella pietra, compaia già in questi ipogei prenuragici.
Le figure umane capovolte rappresentano molto probabilmente il defunto nell'aldilà, un mondo ultraterreno opposto a quello dei vivi .
Mentre le Domus de Janas appartengono alla cultura di Ozieri (Neolitico, 4000 aC e oltre) , l'ascia bipenne votiva in bronzo è tipica della successiva Civiltà nuragica (Età del Bronzo, 1800 a.C. in poi). Il "pugnale bipenne" di Pranu Corongiu potrebbe rappresentare proprio l'evoluzione ideologica di questo simbolo di potere, dalla pietra al bronzo, dalla tomba al santuario.
Ora, introducendo il "doppio pugnale" dei menhir di Pranu Corongiu a Laconi e confrontando le coordinate sacre delle due Corongiu (Pimentel e Villamassargia), un unico nome, "Corongiu", per tre locira distinte, possiamo finalmente scorgere il disegno completo.
Ho avuto già modo di approfondire sulle Domus de Janas di Corongiu già 6 anni fa, poi approfondito più volte
(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/gli-dei-delle-spirali.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/domus-de-janas-corongiu-vaso-corongiu.html?m=0)
Quello che emerge non è solo un'ipotesi e correlazione archeologica, ma una vera e propria "teologia della gestazione", un sistema di pensiero in cui la pietra diventa carne, la tomba diventa utero e il cielo stellato si riflette nell'architettura della terra.
In questa prospettiva, il doppio Pugnale e l'Ascia Bipenne si manifestano come il volto Androgino dell'Antenato
Prima di addentrarci nelle cavità e negli orientamenti, dobbiamo riconoscere il volto dell'antenato che veglia sull'intero sistema.
Sul pianoro di Piscina 'e Sali, tra i comuni di Laconi e Nurallao, sorge il complesso di statue-menhir più importante dell'isola, nella località che i documenti archeologici chiamano Pranu Corongiu.
Qui, perdura ancora una volta il toponimo "Corongiu", la grande roccia, il cumulo, il "corona montium" che cinge un orizzonte sacro, a dimostrare che non si tratta di una coincidenza geografica, ma di una scelta deliberata di luogo sacro.
Su queste stele, risalenti all'Eneolitico, sono incisi i codici dell'appartenenza spirituale della comunità.
Le figure femminili sono caratterizzate dal rilievo dei seni; quelle maschili, invece, sfoggiano sul corpo litico due simboli fondamentali:
Il "Capovolto" è un motivo a tridente o a candelabro che, nella quasi totalità dei casi, è inciso a testa in giù sul petto della statua. L'ho già incontrato nell'iconografia funeraria delle Domus, e qui ritorna come marchio dell'iniziato che ha "capovolto" la propria prospettiva mortale, morendo al mondo per rinascere nello spirito.
Il "Doppio Pugnale" (o doppia ascia) è raffigurato orizzontalmente all'altezza della vita, a doppia lama, una triangolare puntata a destra e l'altra, spesso ogivale o a semidisco, puntata a sinistra, simmetrica rispetto a un ampio manico centrale.
Questo "Doppio Pugnale" dei menhir di Laconi non è altro che una versione arcaica, litica e stilizzata della Bipennis o Labrys, che ritroviamo nei palazzi minoici e nei santuari nuragici.
È un simbolo di potere sovrano sulla materia e sul tempo.
In Egitto, lo strumento che apre la bocca del defunto, il Pesesh-Kef, che ritroviamo proprio nelle Domus de Janas di Corongiu( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/spirali-domus-de-janas-corongiu.html?m=0) ha esattamente questa forma, una doppia lama ricurva che serve a "sbloccare" i sensi del morto per restituirgli la parola e il respiro nell'aldilà.
I menhir di Pranu Corongiu, quindi, non sono semplici tombe o confini. Sono i guardiani dell'iniziazione, che indossano la doppia ascia come una cintura di forza, il "giogo" (Juvale) che lega l'iniziato al carro celeste.
Se Pranu Corongiu ci mostra il simbolo (l'ascia bipenne) nella sua forma statuaria, le due Corongiu di Pimentel e Villamassargia ci mostrano questo stesso principio applicato all'architettura sacra e al paesaggio.
Confrontiamo le loro coordinate geografiche e vedremo emergere una dialettica cosmica speculare, perfetta.
La Corongiu di Pimentel (Domus de Janas)
Coordinate approssimative: 39.48° N, 9.00° E
È Il Grembo che Guarda il Sole. Situata nella Trexenta, a un'altitudine di circa 180-200 metri. L'ingresso è orientato a Est (levante).
La latitudine 39.48° è cruciale.
Gli studi di archeoastronomia hanno evidenziato come esista un "taglio invisibile" lungo il 40° parallelo, che divide l'isola in due zone con tradizioni di orientamento diverse.
La Corongiu di Pimentel giace subito a sud di questa linea, in una posizione di attesa e ricezione dell'energia solare.
Il Solstizio d'inverno (il sole nascente lambisce la spirale, promessa di luce) ed Equinozio (il sole sorge esattamente a Est e colpisce in pieno l'utero litico).
Qui il tempo è ciclomorfo, in cui si attende la nascita dell'eroe solare.
La Corongiu di Villamassargia (Su Concali de Corongiu Acca)
Coordinate esatte
39.256° N, 8.660° E
È la Grotta che Guarda la Terra. Situata sul versante occidentale dell'Iglesiente, a 265 metri slm.
Manifesta il numero dell'Acqua e del Serpente.
Analizziamo la longitudine:
8.660° Est.
Se leggiamo questo numero attraverso la ghematria, 8+6+6+0 = 20; 2+0 = 2.
Ma fermiamoci al 20, che è il valore della lettera ebraica Resh (R), la testa (il principio, il Capovolto), e della lettera Kaf (K), la corona, il palmo che accoglie. Ma il vero dettaglio iniziatico è l'8, che è il numero di Shu, il dio dell'aria, il Custode dei Pilastri, colui che separa Cielo e Terra. In Qabbalah, il numero 8 rappresenta il Shem Hamenorah, la luce oltre la natura, l'ottava sfera.
Se Pimentel guarda l'alba equinoziale, Villamassargia guarda l'occaso e gli astri.
I minerali di piombo e zinco del sottosuolo rendono questo luogo un Negev (il Neghev, il "secco" in ebraico, ma anche il Sud, la Ghevurah, il rigore alchemico).
Qui non c'è il sole diretto, ma la luce riflessa della luna e la costellazione Mesket (Orsa Maggiore), che nel suo culmine inferiore illumina la grotta con la sua presenza stellare.
Qui avviene la gestazione alchemica, la trasmutazione della morte in vita.
Ecco la correlazione perfetta:
La caratteristica della Domus Corongiu di Pimentel è Concepimento, Attesa, Accoglienza
La caratteristica della Grotta Corongiu di Villamassargia Gestazione, Incubazione, Trasmutazione
Domus Corongiu di Pimentel
Orientamento Est (Levante), verso il Sole nascente
Grotta Corongiu di Villamassargia
Ovest (Ponente), verso la Terra e la Notte
Domus Corongiu di Pimentel
Elemento Aria (Soffio di Shu, lo spazio in cui entra la luce)
Grotta Corongiu di Villamassargia
Terra e Acqua (Minerali, Umido primordiale)
Domus Corongiu di Pimentel
Tempo Sacro Equinozio e Solstizio d'Inverno (Nascita della Luce)
Grotta Corongiu di Villamassargia
Notte, Luna piena, Culmine inferiore dell'Orsa
Simbolo Domus Corongiu di Pimentel
Spirale a calice (Binah, Utero che riceve)
Grotta Corongiu di Villamassargia
Vaso a botticella (Yesod, Canale che trasforma)
Il Filo Conduttore che unisce queste tre Corongiu è la Geometria del Grembo Cosmico
Qual è il nesso finale? Proprio il nome "Corongiu".
Non è un caso che si ripeta.
Deriva dal latino Corona, non solo nel senso di "corona montium" (cima della montagna), ma anche di "cerchio", "ciclo".
Corongiu è la roccia che chiude il cerchio, che contiene in sé la perfezione della forma sferica.
Nel nostro sistema, di comparazioni, i luoghi che portano questo nome sono occhi del ciclope, punti in cui la crosta terrestre si assottiglia e permette all'energia celeste di penetrare nel ventre della Madre.
Pranu Corongiu (Laconi) dive ci sono i menhir, ci mostra l'antenato divino, l'Androgino che impugna l'ascia bipenne.
Il doppio pugnale non è un'arma, ma un regolo calcolatore.
Esattamente come lo ritroviamo nella cultura di Ozieri
( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/cultura-ozieri-milano-analisi.html?m=0)
Come il pelecinum (la meridiana a forma di bipenne descritta da Vitruvio), il doppio pugnale disegna sulla pietra i punti estremi del moto solare.
Il menhir è il primo gnomone, l'ombra della divinità proiettata sulla terra per misurare il tempo.
Nelle Domus de Janas di Corongiu (Pimentel) si applica questa misura alla roccia viva.
La Domus non è un buco, ma un orologio stellare.
La spirale a calice è la proiezione in pietra del taglio dell'equinozio, lo stesso che divide la doppia ascia.
Come il "capovolto" sul petto del menhir, l'iniziato che entra qui capovolge la propria prospettiva, morendo al tempo profano per entrare in quello sacro.
Nella grotta Corongiu Acca (Villamassargia)si sigilla il processo.
Il vaso a botticella con i suoi motivi a chevron (le V rovesciate) è un modellino dell'utero, un "Corongiu" in miniatura.
La grotta non è un caso geologico, è la controparte sotterranea della Domus di Pimentel.
Se Pimentel è il concepimento, questo è l'incubatoio.
Le due Corongiu, Pimentel e Villamassargia, sono i due piatti della stessa bilancia cosmica, separate da 50 km (il numero della Porta, Sha'ar).
L'ascia bipenne che vediamo incisa sui menhir di Pranu Corongiu è l'archetipo, lo strumento divino che "taglia" il tempo (separando un anno dall'altro, solstizio da equinozio) e che, in terra, "apre" il grembo della roccia.
Non è un caso che a Villamassargia, nel sito di Monte Ollastu, a poche centinaia di metri dalla grotta, sorgano tre Tombe dei Giganti orientate secondo cicli precisi.
Le Tombe dei Giganti di Monte Ollastu, nelle immediate vicinanze della grotta di Corongiu Acca, non sono state disposte per caso. La loro pianta e il loro orientamento seguono una precisa geometria sacra che lega il mondo dei morti al cosmo. Analizziamo i dati archeoastronomici per svelare questi "cicli precisi"
L'Orientamento di tutte e tre le Tombe è sull'Asse NE-SO
Questo dato di per sé è significativo perché esclude un orientamento generico.
Nella Sardegna arcaica, le Tombe dei Giganti mostrano spesso tradizioni orientative differenti a seconda della latitudine, con una sorta di "linea invisibile" intorno al 40° parallelo che separa culture diverse .
Villamassargia, situata a Sud di questa linea, aderisce a un canone orientato prevalentemente verso i quadranti orientali, in particolare verso il sorgere del sole in determinati periodi dell'anno.
L'asse NE-SO è particolarmente eloquente se letto in chiave invernale.
Nel periodo del solstizio d'inverno (21 dicembre), il sole sorge a Sud-Est e tramonta a Sud-Ovest. L'orientamento Sud-Ovest dell'absidica della tomba (la parte che contiene i defunti) indica che la camera sepolcrale era allineata con il tramonto del sole nel giorno più corto dell'anno.
Nella simbologia iniziatica che abbiamo tracciato, questo è il momento in cui la luce muore per poi rigenerarsi.
Il defunto, deposto nell'abside, segue la stessa traiettoria del sole morente.
Entra nell'oscurità del solstizio per attendere la rinascita primaverile. Non è una coincidenza che proprio a Villamassargia, nella grotta di Corongiu Acca, è stato custodito il vaso a botticella (simbolo di gestazione), di cui ho parlato nel mio scritto, mentre le tombe di Monte Ollastu celebrano il "parto" di questa gestazione nel buio invernale.
C'è però un secondo ciclo, più sottile e legato alla tradizione astrale che ho evocato per la Domus di Pimentel, quello delle stelle circumpolari, le Mesket.
L'orientamento generale delle tombe (soprattutto l'ingresso e l'esedra) verso Nord-Est è la chiave.
In Sardegna, a latitudini di circa 39° N (Villamassargia è a 39.27° N), la costellazione dell'Orsa Maggiore è circumpolare, cioè non tramonta mai sotto l'orizzonte.
Tuttavia, essa compie un giro completo attorno al polo nord celeste.
L'orientamento NE (Nord-Est) delle tombe di Monte Ollastu è esattamente l'azimuth in cui, durante le ore notturne degli equinozi (ma anche in determinati momenti dell'anno in cui la costellazione è alta nel cielo), la stella Polare e l'Orsa Maggiore raggiungono la loro posizione più favorevole per essere osservate dall'interno della tomba o dalla sua esedra .
Ricordiamo che il Pesesh-Kef (il doppio pugnale/ascia bipenne) che ho riconosciuto a Pranu Corongiu ha la sua funzione di "aprire la bocca" al defunto.
Qui, l'orientamento verso NE non guarda solo al sole, ma al Carro Celeste (l'Orsa).
Come il bue (Juvale) gira attorno al palo della trebbiatura, l'anima del defunto, guardando verso NE, si allinea idealmente al moto perpetuo delle Mesket.
Non guarda all'orizzonte mortale, ma al punto fisso del cielo (il polo) attorno a cui gira l'eternità.
La presenza di tre tombe affiancate in questo luogo specifico aggiunge un ulteriore livello di significato. Gli scavi hanno rivelato che le tre tombe non furono costruite esattamente nello stesso momento.
La Tomba 2 è la più antica (Bronzo Medio, 1400-1300 a.C.), mentre la Tomba 1 e la Tomba 3 mostrano riutilizzi e fasi più recenti (Bronzo Recente) .
Tuttavia, la loro coesistenza architettonica e l'orientamento condiviso suggeriscono che il luogo fosse un calendario liturgico a cielo aperto.
Le tre tombe non sono tombe casuali, ma sono i tre "momenti" del ciclo:
La Tomba più a Nord (forse la T2), rappresenta il rigore dell'inverno (Geburah).
La Tomba Centrale (T1), rappresenta il passaggio, la porta (Tiferet, l'equilibrio).
La Tomba più a Sud (T3), rappresenta l'attesa della rinascita (Yesod).
È un trilito cosmico scavato nel fianco della montagna. L'orientamento non varia perché tutte e tre devono "leggere" lo stesso fenomeno astronomico nel momento esatto del rito, il tramonto del solstizio d'inverno (morte e promessa) o il sorgere delle Mesket a Nord-Est (eternità e rigenerazione).
Monte Ollastu e la grotta di Corongiu Acca (dove fu ritrovato il vaso a botticella) distano poche centinaia di metri l'una dall'altra. Se la grotta era il luogo della gestazione (il vaso chiuso, l'oscurità, l'attesa), le Tombe dei Giganti sono il luogo della deposizione finale, il passaggio compiuto.
L'orientamento delle tombe verso NE e SO racconta il viaggio dell'iniziato
A SO (nel Solstizio d'Inverno), il sole muore.
L'iniziato discende nella tomba
NE (Mesket/Orsa), la notte è vigile. L'anima si aggancia al carro delle stelle che non tramontano mai (su Juvale), spezzando il ciclo di morte e nascita terreno.
Le Tombe di Monte Ollastu non sono orientate a caso.
Esse guardano al tramonto del solstizio d'inverno (il momento di massima oscurità, l'inizio del viaggio) e all'area celeste delle stelle circumpolari a Nord-Est (il punto di ancoraggio dell'anima nell'eternità).
Esse sono la "terza fase" del rituale iniziatico di Corongiu.
Prima la concezione (Domus di Pimentel, equinozio), poi la gestazione (Grotta di Corongiu Acca, luna/terra), infine la "nascita nella morte" (Tombe di Monte Ollastu, solstizio invernale e stelle fisse).
Il messaggio è chiaro.
Gli Antichi Sardi e i loro antenati del Neolitico non adoravano la pietra.
Adoravano ciò che la pietra misurava.
Il "doppio pugnale" (l'ascia bipenne) è la chiave di volta che lega i tre siti.
È il simbolo della sovranità umana sul tempo, l'arma con cui l'iniziato taglia il cordone ombelicale che lo lega a questo mondo per nascere nell'altro.
La Corona (Corongiu) è il premio di questa nascita
È il cerchio del tempo (sole, luna, Mesket) che l'anima, ormai libera, percorre per l'eternità.
Tiziana Fenu
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