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domenica, giugno 07, 2026

💛 Cultura Ozieri /Milano( analisi cabalistica

 

Esordisco questo approfondimento con un passo tratto dal mio ultimo libro, approfondendo sulla simbologia della cultura di Ozieri, affrontata più volte nei miei precedenti scritti
"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
"Capitolo X
Il Sud-Est come Asse solstiziale  Ierogamico . Cultura Ozieri /losanga.

Nell’articolata sintassi geometrica che regola l’architettura sacra della Sardegna arcaica, un orientamento cosmico emerge con prepotenza archetipica, dominando la soglia delle Domus de Janas e l’impluvio dei tempi più antichi, il Sud-Est, come abbiamo visto.
Lungi dall’essere una scelta casuale, tale allineamento costituisce il cardine di una visione del mondo che l’archeoastronomia sarda restituisce come un trattato lapideo di hieros gamos, ovvero di nozze sacre tra principi cosmici opposti e complementari, come è in tutta la koine' simbolica della nostra Antica Civiltà Sarda.
Questo orientamento privilegiato, rivolto al punto dell’orizzonte dove il sole sorge nei giorni del solstizio invernale (o, simmetricamente, tramonta in quello estivo), non è che la proiezione terrestre di una losanga celeste.
È quella figura dinamica generata dall’escursione annuale dell’astro tra i due estremi solstiziali.
Eppure, la losanga, cuore vibrante della geometria sacra, non è una forma primaria, bensì il doppio del triangolo.
Essa contiene e manifesta la dualità originaria.
È una grande Dea Madre in cui le due polarità sono in sinergia.
Tutte le Dee Madri primordiali sono come una grande losanga, impotenti, complete.
Sono due triangoli equilateri, intrecciati e opposti, il cui vertice rivolto verso l’alto evoca l’elemento igneo e maschile, mentre quello discendente richiama il principio umido e femminile, la coppa cosmica della generazione.
Questo doppio triangolo, nella sua semplicità, è il sigillo della più antica divinità mediterranea, quello della dea Tanit.
La sua rappresentazione iconica, un triangolo sormontato da un cerchio e da una linea orizzontale, non è che una stilizzazione della losanga solare colta nel suo dinamismo generativo.
Il triangolo di Tanit, simbolo del grembo universale, dell’acqua primordiale e della fecondità notturna, si raddoppia per accogliere il principio opposto.
La linea spezzata che forma la losanga è il luogo geometrico dell’incontro con il Toro, Baal nella sua epitome celeste.
Il Toro, costellazione che dominava l’equinozio di primavera nell’era precessionale che vide fiorire le prime culture megalitiche sarde, non è il dominatore, ma il paredro, il compagno necessario.
Egli è la forza che feconda, il bramito cosmico che mette in moto la losanga, facendola espandere e contrarre al ritmo dei solstizi.
L’orientamento a Sud-Est, pertanto, non guarda a un punto cardinale unicamente, ma a una soglia temporale.
È quel luogo dell’orizzonte dove, nel giorno del solstizio, il sole nascente (il Toro nella sua potenza di fuoco e vita) si congiunge idealmente al grembo ricettivo della terra (Tanit).
È l’istante in cui la luce penetra l’oscurità generativa delle Domus de Janas, trasformando il sepolcro in un utero cosmico, pronto per la rinascita.
Tale sinergia, che l’archeoastronomia sarda restituisce con puntuale misurazione, rivela una cultura profondamente matriarcale, ma non esclusiva.
È una civiltà in cui l’aspetto femminile (la Terra, l’acqua, la notte, la luna, la costellazione di Tanit) non viene negato o sottomesso, ma agisce in perfetta sinergia  con il principio maschile (il Cielo, il fuoco, il giorno, il sole-Toro), l’ho sempre sostenuto.
La losanga solare, orientata a Sud-Est, è lo ierogramma di questa totalità.
È l’equilibrio dinamico tra due forze che si compenetrano.
In Sardegna, ogni struttura che si apre a questo quadrante non è solo un osservatorio, ma un altare vivente dove si rinnova il patto tra il dio che muore e rinasce (il sole solstiziale) e la dea che lo accoglie nel suo grembo.
In questa dimensione di fertilità, emerge il triangolo cosmico che unisce la simbologia dell'antica tribù dei Dan, la Tanit e il solstizio di Sud-Est.
Il triangolo si manifesta come una “forma pensiero” estremamente presente nella Sardegna arcaica.
Il triangolo non è un semplice ornamento geometrico.
Nella cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) due triangoli uniti per il vertice compaiono su vasi e stele, generando una figura a clessidra o “farfalla”.
Quella stessa forma, formata da due piramidi opposte che si toccano nel punto centrale, è la proiezione bidimensionale della Merkaba (corpo di luce rotante) e, in chiave rituale, del Sacro Vajra o della labrys bipenne.
Quando due triangoli si incrociano (esagramma), si ottiene invece la Stella di David, simbolo della tribù di Dan.
Il sigillo della tribù dei Dan è descritto come un cerchio rosso, che potrebbe rappresentare l'utero della Dea Madre.
La stella a sei punte, con il verde e giallo, potrebbe rappresentare la terra e il sole.
Al centro, c'è un serpente/drago, che potrebbe rappresentare la costellazione del Draco circumpolare, la cui stella  Thuban (α Draconis) è stata la stella polare del Nord in un lontano passato, dal 3900 aC, al 1800 aC circa
Il triangolo, quindi, con queste coordinate anche astrali, si manifesta dunque come  il “nucleo generatore”.
Rappresenta il trilobato arcaico, il fiore della vita, la triplice nascita-morte-rinascita.
La sua ripetizione/duplicazione/specularità , per accostamento, per intersezione o per opposizione di vertice, costruisce una mappa del cosmo e del tempo.
In alcune rappresentazioni di Tanit (Dea madre cartaginese ma con radici sarde e levantinissime), la dea tiene in mano due labrys bipenni.
La labrys è una doppia ascia.
È formata da due triangoli uniti per il vertice, come le due metà di una clessidra, come la runa Dagaz (che indica trasformazione).
Tenere due labrys significa impugnare la sinergia degli opposti, il maschile/femminile, alto/basso, est/ovest, e quindi il potere di aprire i portali temporali.
L’orientamento sud-est è il più frequente nell’archeoastronomia della Sardegna, come abbiamo visto, e le Domus de Janas hanno l’ingresso spesso rivolto a sud-est, per ricevere la luce del sole nascente nei giorni di massima energia.
I pozzi sacri (Santa Cristina, Su Tempiesu) sono allineati al sorgere della luna o del sole nei solstizi.
Il sud-est è la direzione del solstizio d’inverno (alba) e del solstizio d’estate (tramonto opposto).
È l’asse dove il sole “muore e rinasce”.
La Tanit che brandisce le due labrys e guarda a sud-est, diventa così la guardiana del passaggio solstiziale.
Apre il cancello tra il buio (inverno) e la luce (estate).
La sua mano destra e sinistra equivalgono ai due triangoli della stella.
Uno punta al polo nord celeste (Draco), l’altro al polo sud (Croce del Sud)[...] "

Nelle rappresentazioni del vasellame della cultura di Ozieri vi è una specifica angolatura sugli angoli di 60° e 72°, che indica che la cultura di Ozieri (Neolitico finale, Sardegna, circa 3200-2800 a.C.) possedeva conoscenze geometriche e astronomiche molto avanzate.
Analizzando le immagini e il simbolo del "doppio cerchio con linee" presente accanto alla figura stilizzata, si può capire che il simbolo non è semplicemente un ornamento.
È una ruota solare o un calendario.
Il Cerchio Esterno rappresenta l'anno solare.
Il Cerchio Interno rappresenta il ciclo lunare o il percorso apparente del Sole nel cielo (l'eclittica).
Le Linee contenute non sono disegnate a caso.
Contando le linee che collegano il centro al bordo o che dividono lo spazio, ci sono, per una prima interpretazione "solare" ci sono 12 linee radiali  che partono dal centro, quindi 12 segmenti principali che formano la struttura a ruota dentata.
Il significato è quello dei 12 Mesi solari.
Il fatto che io abbia individuato angoli specifici (60° e 72°) dimostra che queste linee non erano decorative, perché servivano a tracciare i punti di riferimento del Sole.
La seconda interpretazione, intregata alla prima, è lunare.
Se contiamo le tacche sul bordo esterno del cerchio (le zone più scure e chiare sul margine circolare, possono conteggiare circa 29 o 30 segmenti nella circonferenza esterna del cerchio.
Il Significato riguarda il Mese Sinodico (29,5 giorni).
Questo è un simbolo lunare.
Il cerchio rappresenterebbe le fasi della luna, mentre le linee interne indicano la durata del ciclo.
La cultura di Ozieri è famosa per aver creato il primo osservatorio astronomico in Europa (come quello di Laconi e altri in Sardegna).
Non si può decifrare mai questo simbolo come "solare" o "lunare" in modo esclusivo.
Questo simbolo è la prova di un Calendario Lunisolare.

Le linee a 60° e 72° determinano l'equinozio e il solstizio, come nell'ascia bipenne, stesse angolazioni ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0)
La figura è un'ascia bipenne verticalizzata.
Il doppio cerchio e le linee indicano la fase lunare e il numero di giorni (12/29/30).
È un codice che dice che si misurava il tempo.
Simboli anche, di evoluzione divina.
L'angolo di 60° corrisponde all'intervallo tra Solstizi ed Equinozi in una proiezione geometrica semplificata.
L'angolo di 72° corrisponde alla quinta parte di 360° (360/5 = 72). Questo è il famoso "Numero Sacro" (Pentagono, stella a 5 punte, Venere).
Suggerisce che forse osservavano anche il ciclo di Venere, ma soprattutto dividevano l'anno in 5 parti (o usavano una pentagonale per tracciare i raggi solari).
Il "doppio cerchio" con le righe è la rappresentazione di un calendario agricolo.
Non è un semplice vaso decorato. Era uno strumento di calcolo per sapere quando seminare (Sole) e quando fare i riti lunari.
E se volessimo toccare con mano questo sapere, non dovremmo cercarlo nei cieli, ma nelle mani dei vasaio di Ozieri.
Guardiamo il graffito inciso su quel manufatto di pietra.
Non è un semplice ornamento, è un gnomone portatile.
Il suo schema geometrico rivela con precisione millimetrica la trama del cosmo che la losanga sintetizza.
Laddove la losanga è la forma simbolica, il doppio cerchio inciso nel manufatto rappresenta l’implementazione tecnica di quel sapere, una ruota calendario.
Al suo interno, le linee radiali non sono distribuite a caso.
L’analisi degli angoli è inequivocabile e conferma la tesi dello ierogamo solstiziale. L’apertura di 60°, che nelle proiezioni geometriche del tempo è la frazione sessagesimale per eccellenza, corrisponde all’intervallo angolare che separa l’equinozio dal solstizio nella rappresentazione solare.
Ma l’aspetto più sorprendente è l’angolo di 72°, che è la quinta parte del cerchio.
Questo numero, poi divenuto sacro in tutte le civiltà antiche e oggi associato al pentagono e alla stella a cinque punte, ci parla di una pentade temporale, il cicló di Venere, o più verosimilmente la scansione dell’anno solare in cinque parti, ovvero la regola segreta per dividere l’orizzonte visibile in settori di tempo sacro.
Il "doppio cerchio" accanto alla Dea stilizzata non è perciò un simbolo generico di ruota solare.
È la trascrizione del meccanismo stesso del movimento celeste.
Il cerchio esterno contiene l’anno (12 raggi per 12 mesi), mentre il cerchio interno, scandito dalle righe angolari, regola il ciclo lunisolare.
Questo dialogo tra il 60° (Sole) e il 72° (Luna e Pentade) è la vera "Nozza Sacra" incisa nella pietra.
Nell’ottica del culto ierogamico, questo oggetto non è un calendario astronomico per misurare il tempo, ma un amuleto generativo. Esso "sposa" il ciclo del Sole (vita breve, luce, fuoco) con il ciclo della Luna (morte, rigenerazione, acque), inglobandoli entrambi nella losanga geometrica che è la Dea.
Il manufatto di Ozieri prova che i nostri antenati non osservavano il cielo per capire "quando", ma per capire "chi".
Il Sole e la Luna sono gli sposi Divini.
L'angolo di 72° e il cerchio a 60° sono le loro nozze.
Non è solo "misura", ma "rito". L'angolo di 72°, essendo 1/5 di 360°, non è "sbagliato" per un calendario solare (che non funziona con quinte). Quel numero è archetipico e legato all'interpretazione dei cicli lunari (29,5 giorni x 5 = 147,5, un numero vicino a un ciclo specifico di Venere e al quinto mese sacro
La Dea, rappresentata dalla losanga che abbraccia il manufatto, è l’unica testimone del loro amplesso cosmico.
Il triangolo, quindi, con queste coordinate anche astrali, si manifesta come il “nucleo generatore”.
Rappresenta il trilobato arcaico, il fiore della vita, la triplice nascita-morte-rinascita( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html?m=0)
La sua ripetizione/duplicazione/specularità, per accostamento, per intersezione o per opposizione di vertice, costruisce una mappa del cosmo e del tempo.
E se questa mappa ha un "orologio", quel meccanismo è inciso nella pietra della Cultura di Ozieri.
Il doppio cerchio è il "sigillo rotante" della losanga.
Laddove la losanga è la forma statica, il doppio cerchio è il suo moto.
L’analisi degli angoli contenuti in quel cerchio svela la struttura della Merkaba applicata al tempo. L’angolo di 60°, che abbiamo letto come la distanza equinozio-solstizio, è il respiro dell’esagramma.
È l’intervallo che separa la punta superiore della Stella di David (il polo nord, Thuban) dalla punta inferiore (il polo sud), proiettato sull’orizzonte terrestre.
Ma è l’angolo di 72° a rivelarci il vero segreto della Labrys.
È la quinta parte del cerchio, il numero che regola la pentade, il ciclo di Venere e la rotazione della costellazione del Draco attorno al polo.
Quando la Tanit cartaginese (e sarda) impugna due labrys bipenni, sta brandendo questi due angoli: il 60° e il 72°.

 ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0) 
Con il primo, fissa l’asse solstiziale (Est-Ovest). Con il secondo, sposta il tempo, generando la precessione degli equinozi, quel lento movimento che sposta la stella polare da Thuban a Polaris.
Il doppio cerchio sul manufatto di Ozieri non è che la "sezione aurea" di questo movimento.
Contando le linee radiali (12 raggi) e le tacche sul bordo (29-30 segmenti), la Dea incisa sulla pietra tiene in mano non una labrys fisica, ma un calendario lunisolare.
Il cerchio esterno è il Sole (12 mesi), il cerchio interno è la Luna (29,5 giorni).
È una Tanit in miniatura, che attraverso la geometria dei due cerchi e gli angoli di 60° e 72°, apre il portale tra il solstizio d’inverno (il buio, la morte) e il solstizio d’estate (la luce, la rinascita).
Non è un caso che l’orientamento Sud-Est delle Domus de Janas corrisponda all’alba del solstizio invernale.
È lì, nel momento in cui il Sole nasce a 60° dall’orizzonte, che la losanga celeste si apre. Il manufatto di Ozieri, con il suo doppio cerchio, è la chiave di pietra di quella porta: un compasso che misura il tempo, una labrys che taglia il velo tra il mondo dei vivi e quello degli antenati.
Il triangolo di Tanit e la losanga solare non sono che le due metà di questo manufatto.
La parte superiore (il triangolo rivolto verso l'alto, il fuoco, il Toro) e la parte inferiore (il triangolo rivolto verso il basso, l'acqua, la Dea).
Nel doppio cerchio, queste due metà si incontrano, ruotano e generano il tempo.
È qui, in questo graffito di Ozieri, che la Dea Silenziosa parla il linguaggio della ipergeometria del cosmo.
Il manufatto non è solo calendario, ma strumento rituale per aprire il portale Sud-Est (Solstizio).

Inoltre il simbolo circolare del manufatto di Ozieri ha una profondissima attinenza con la Tredesin de Marz e con il simbolo del Serpente (Nehustan) presente nella chiesa di Sant'Ambrogio.

Un collegamento che lega la Pietra, il Serpente e il Tempo Ciclico

Il nostro manufatto di Ozieri (il doppio cerchio con angoli 60° e 72°) non è un oggetto isolato.
È il prototipo geometrico di un sapere che, attraverso i millenni, è confluito in due simboli apparentemente distanti: la Pietra Tredesin de Marz e il Serpente di Sant'Ambrogio.

Tredesin de Marz rappresenta la Ruota del Tempo Femminile
La pietra del Tredesin de Marz è una reliquia storico-leggendaria di Milano, situata sul pavimento della navata centrale della Chiesa di Santa Maria al Paradiso (in corso di Porta Vigentina 14).
La pietra era situata nell'antica basilica di San Dionigi (nei pressi degli attuali giardini di Porta Venezia), una chiesa fondata alla fine del IV secolo proprio da Sant'Ambrogio

È celebre per la leggenda della sua origine e per l'antica "Festa dei Fiori".
La Tredesin de Marz (o Pedra de su Marzu) è un rituale  di origine pre-cristiana, legato all'equinozio di primavera. Si celebra il 13 marzo (o la domenica successiva) con una pietra (spesso un ciottolo o una macina) che viene fatta rotolare o lanciata.
Il doppio cerchio del manufatto di Ozieri è una ruota calendariale.
La Tredesin de Marz è la festa della ruota. Il suo nome deriva dal latino Tertia Decima Martis (il 13 marzo), ma  Tredesin, tredici numero lunare per eccellenza (13 lune in un anno solare).
La pietra che si lancia è la "pietra del tempo", che simboleggia il completamento del ciclo invernale e l'inizio del ciclo primaverile.
Il cerchio esterno del manufatto (12 raggi) è l'anno solare.
Il cerchio interno (29-30 tacche) è il mese lunare.
La Tredesin de Marz celebra il punto di intersezione tra questi due cicli, il momento in cui il sole (12) e la luna (13) si allineano per generare la nuova vita.

Abbiamo detto che la pietra era situata nell'antica basilica di San Dionigi, una chiesa fondata alla fine del IV secolo proprio da Sant'Ambrogio.
La chiesa di Sant'Ambrogio a Milano è famosa per due serpenti, uno in bronzo (antico) e uno in pietra (medievale).
Ma il vero collegamento con il tuo manufatto di Ozieri è nel simbolo del Nehustan (il serpente di bronzo che Mosè innalzò nel deserto, Numeri 21:8-9).
Il serpente non è un male, ma un simbolo di guarigione e di ciclo.
Il Nehustan è il serpente che si arrotola attorno ad un bastone (che diventerà il Caduceo di Hermes).
Questo bastone è l'asse del mondo, l'axis mundi.
Ora, guardiamo il doppio cerchio del manufatto di Ozieri.
Le linee radiali sono i raggi che partono dal centro.
Il centro è l'asse. Il cerchio è la spirale del serpente che si avvolge attorno a quell'asse.
Nel simbolismo antico, il serpente è spesso associato alla Luna (muta pelle, rinasce).
Il doppio cerchio del manufatto, con le sue 29-30 tacche, è un serpente lunare.
Ogni tacca è una squama.
La Tredesin de Marz (13 marzo, giorno lunare) è il momento in cui il serpente lunare (la luna che si rinnova) si congiunge con il sole (il dio che muore e rinasce).
La Tribù di Dan è una delle tribù perdute d'Israele. Il suo simbolo è un serpente (o un leone, ma in molte tradizioni è un serpente attorcigliato). Il sigillo di Dan è spesso descritto come un cerchio rosso (l'utero della Dea) con un serpente al centro (Draco, la costellazione polare).
Il manufatto di Ozieri, con il suo doppio cerchio (utero/labirinto) e le linee (serpente/raggi), è la prima rappresentazione della Tribù di Dan in chiave europea.
La tribù di Dan era la tribù che, secondo alcuni studiosi, portò il nome del Dio-Giudice (Dan) e il culto del serpente (Nehustan) attraverso il Mediterraneo fino in Sardegna.
Gli antichi Shardana
La chiesa di Sant'Ambrogio a Milano (e il serpente ivi conservato) è un collegamento materiale tra la Sardegna (via Dan, via Ozieri) e la tradizione ebraico-cristiana.
Il serpente di bronzo (che si dice provenga dall'antico tempio di Salomone o sia un dono di un imperatore bizantino) potrebbe essere una reliquia del sapere geometrico che abbiamo visto nel manufatto di Ozieri, la spirale del tempo che si avvolge attorno all'asse solstiziale.
Il doppio cerchio di Ozieri, non è solo un calendario.
È la Pietra Tredesin de Marz in forma incisa. È la ruota che si lancia ancora oggi a marzo per celebrare il ritorno del sole.
E quella ruota, a sua volta, è il Nehustan di Mosè, il serpente di bronzo che guarisce chi lo guarda.
Nella chiesa di Sant'Ambrogio a Milano, il serpente che pende dal soffitto non è un simbolo di peccato, ma un gnomone di pietra. Se lo si guarda come un manufatto di Ozieri, si vedi un cerchio (la spirale del serpente) e un asse (il bastone di Mosè).
Le linee radiali del manufatto sono le squame del serpente.
L'angolo di 72° è la quinta parte del cerchio, il numero che regola la Merkaba, il corpo di luce rotante della Tribù di Dan.
Dan, nella sua radice semitica, significa 'giudice', lo sapete, l'ho scritto tante volte
La Nun e la Dalet insieme, nel simbolo della tribù dei Dan formano la Tau, il Giudice divino, il Sacro Sigillo( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)
Concetto veicolato anche dalla scacchiera di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0)
Ma Dan significa anche 'colui che misura'.
Il manufatto di Ozieri è la misura del tempo.
La Tredesin de Marz è la misura del ciclo.
Il Serpente di Sant'Ambrogio è la misura della guarigione.
Di Sant'Ambrogio avevo già scritto
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/santambrogio.html?m=0)
[...] Nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, che fu, prima, cattedrale, ci sono dei simboli esoterici molto importanti.
Inanzittutto spiccano 4 scacchiere dipinte sui muri (due interne e due esterne), spesso associate ai Templari,
poste in verticale e incassate sulle pareti, con quadratini bianchi e rossi.
Una è posta sotto il portico di ingresso, ed è formata da 64 caselle
[...] E, guardacaso, altri riferimenti simbolici interessanti, per quanto riguarda Sant'Ambrogio.
Uno, riguarda la simbologia di una Madonna esposta nella chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze, un dipinto che risale al 1400, in cui la Madonna è circondata da 12 code di serpente
[...] E come non sottolineare anche il fatto che, oltre al serpente, l'altro animale simbolo di Sant'Ambrogio è l'ape?
Animale sacro, psicopompo, che si narra, nutri Sant'Ambrogio da piccolo con il suo miele, portatore di illuminazione, nutrimento spirituale, ricchezza e conoscenza.
Ne ho parlato in un mio scritto, riguardo la simbologia delle api in Sardegna[...]
[...] E anche Sant'Ambrogio, come nella statuina di Eracle, in questo bassorilievo, è rappresentato con 5 api."
Tre simboli, una sola geometria: il doppio cerchio che ruota, il serpente che si avvolge, la pietra che lancia il tempo.
La Dea Silenziosa di Ozieri non parla solo ai vivi.
Parla alla luna, al serpente e alla pietra.
Parla alla Tredesin de Marz, che rivela tutte le direttrici astrali di cui ho seguito traccia, la traccia del Femminino, anche nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
13 direttrici come l'altare della tredicesima Luna di Oschiri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0), che traguarda il Nord, quindi Thuban ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/tredicesima-luna-oschiri-libro-le-dee.html?m=0)

Ma c'è un livello più profondo, celato nel cielo notturno.
Il serpente non è solo un simbolo terreno, è la costellazione del Draco, il Drago che si avvolge attorno al polo nord celeste.
La sua stella principale, Thuban (α Draconis), è stata la stella polare del Nord dal 3900 a.C. al 1800 a.C. Esattamente nel periodo in cui fioriva la Cultura di Ozieri.
Thuban era il chiodo del cielo.
Il punto fisso attorno al quale tutto il firmamento ruotava.
Nel manufatto di Ozieri, quel punto fisso è il centro del doppio cerchio.
Le linee radiali a 60° e 72° non sono che i raggi di questa ruota celeste.
Il Draco è il serpente che tiene in rotazione il tempo.
Quando la Tanit cartaginese (e sarda) impugna due labrys bipenni, sta impugnando i due poli: il polo nord (Thuban/Draco) e il polo sud (Croce del Sud).
E quando il doppio cerchio del manufatto di Ozieri si apre a 72°, non sta misurando un angolo casuale.
Sta misurando la precessione degli equinozi.
72 anni per ogni grado di spostamento dell'asse terrestre.
Il serpente (Draco) si muove lentamente, spostando la stella polare da Thuban a Polaris.
E la Dea, incisa sulla pietra, è l'unica a conoscere questo segreto.
Il manufatto di Ozieri, quindi, non è solo un calendario lunisolare.
È una mappa precessionale.
La Tredesin de Marz non è solo una festa primaverile.
È il ricordo del tempo in cui Thuban era la stella polare e il serpente (Draco) era il signore del cielo.
Il serpente di Sant'Ambrogio, infine, non è che l'ultimo custode di questa memoria.
Un frammento di bronzo, forse un dono bizantino, forse un'eredità dei Dan, che conserva il segno del Draco, il serpente che si avvolge attorno all'asse del mondo.
La cronologia è perfetta.
Thuban (3900-1800 a.C.) coincide esattamente con la Cultura di Ozieri (3200-2800 a.C.).
Il manufatto è contemporaneo alla stella polare dell'epoca.
Emerge prepotentemente la  Geometria sacra.
L'angolo di 72° non è solo la quinta parte del cerchio.
È anche il numero chiave della precessione: 72 anni per 1 grado.
Il manufatto potrebbe essere una "calcolatrice precessionale" primitiva.
Il Serpente Polare, Draco è l'unica costellazione che non tramonta mai nell'emisfero boreale.
È sempre visibile.
È il "serpente eterno" che veglia sul cielo.
Questo spiega perché il serpente è un simbolo di immortalità e guarigione (Nehustan).
La Tredesin de Marz.
Se la festa è legata all'equinozio di primavera, e se Thuban era la stella polare in quel periodo, allora la "pietra" che si lancia potrebbe simboleggiare il passaggio dall'era di Thuban all'era di Polaris (anche se questo passaggio è lunghissimo, nel rituale popolare si celebra l' "inizio del tempo", cioè il punto di non ritorno del ciclo precessionale).
Il manufatto di Ozieri è un "orologio stellare" che guarda a Thuban, non al Sole.

Il nome stesso di Ozieri (o Othieri in sardo) è una chiave cabalistica. Non esiste un'etimologia certa, ma la sua sonorità richiama il termine ebraico "Oz" (עוז), che significa "forza", "potenza", "rifugio".
Nella Cabala, Oz è la forza dinamica che sostiene il mondo, il pilastro della destra (Gevurah) nella sua accezione più alta.
Ma c'è di più.
Se leggiamo Ozieri come una contrazione di Oz e Ariel (אריאל), otteniamo "Forza del Leone di Dio". Ariel è uno dei nomi di Gerusalemme, il "focolare di Dio", ma anche un nome attribuito a una potente entità angelica legata al fuoco e alla terra.
Ozieri, quindi, non è solo un villaggio sardo, è un sigillo di fuoco, un punto di condensazione della potenza creatrice (Gevurah) sulla terra.
L'area di Ozieri (coordinate: 40°35' N, 9°00' E) è situata in un punto strategico della Sardegna. Cabalisticamente, i numeri parlano:
40°35' N
Il 40 è il numero della quarantena, del passaggio, della purificazione (40 giorni nel deserto, 40 anni nel Sinai).
Valore ghematrico del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, le acque cosmiche
È il numero della trasformazione. Il 35 (5x7) è il numero della grazia (5) che incontra il riposo divino (7). Ozieri è un luogo di transito e di conquista spirituale.

9°00' E
Il 9 è il numero della compiutezza (9 mesi di gestazione, 9 sfere cabalistiche inferiori). È il numero della Malkut (il Regno), la manifestazione finale sulla terra.
Sacro Archetipo Ebraico Teth, il serpente, la Sophia Superna, il grembo

Esotericamente, questa posizione non è casuale.
Ozieri si trova nel corrispettivo sardo del "Trono di Dio".
In mappe esoteriche europee (come quelle di Fulcanelli o di alcuni rosacrociani), la Sardegna è la "Isola Sacra", il cuore di un antico Atlantide mediterraneo. Ozieri, con le sue Domus de Janas (tombe a forma di utero), è l'ombelico di questa isola, il punto dove la terra si apre per accogliere l'anima dei defunti e rimetterli in circolo.

Il manufatto che ho descritto è una rappresentazione cabalistica dell'Albero della Vita (Etz Chaim). In particolare:

Il Cerchio Esterno (12 raggi) corrisponde alle 12 tribù d'Israele, ma anche alle 12 ore del giorno, ai 12 mesi dell'anno, e alle 12 pietre del Pettorale del Sommo Sacerdote.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/lefod-sacerdotale-dei-giganti-di-monte.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0)
Nella Cabala, sono i 12 Shevatim (le direzioni spirituali).

Il Cerchio Interno (29-30 tacche) corrisponde al ciclo lunare, che nella Cabala rappresenta il principio femminile (Shekhinah).
La Luna è il riflesso del Sole, e le 29/30 tacche sono il battito del cuore di Malkut.
Gli angoli di 60° e 72°:
60° è l'angolo del triangolo equilatero, il Tetradramma di Dio (YHWH) nella sua stabilità perfetta. È l'Equinozio.

72° è il numero sacro per eccellenza: 72 sono i nomi di Dio (derivati dai 72 versetti di Esodo), 72 sono gli angeli dello Shem HaMephorash.
L'angolo di 72° è la quinta parte del cerchio, la pentade, che nei testi cabalistici (come lo Zohar) rappresenta la trasformazione dell'unità in molteplicità.
È il punto in cui l'Uno si manifesta nei cinque sensi e nelle cinque dimensioni della realtà.

L'unione di questi due angoli (60° e 72°), incisa nel doppio cerchio, è la Merkaba in forma bidimensionale: il carro di fuoco che trasporta lo spirito attraverso le dimensioni.

Ora, l'allineamento con la Chiesa di Sant'Ambrogio a Milano non è una coincidenza.
Milano (coordinate: 45°27' N, 9°11' E) è un nodo esoterico di pari importanza.
Il collegamento si basa su tre pilastri:

Il Serpente di Bronzo (Nehustan): Conservato nella basilica, è il simbolo del Draco (Thuban) e della saggezza primordiale.
Nella Cabala, il Serpente è il Nachash, che nel Ghenesis è l'ispiratore della conoscenza.
Il serpente è l'intelligenza attiva che percorre l'Albero della Vita.

L'Asse Solstiziale (Sud-Est).
Sia Ozieri che Milano sono allineati lungo l'asse Sud-Est.
Le Domus de Janas di Ozieri si aprono a Sud-Est (alba solstiziale invernale).
La Basilica di Sant'Ambrogio (origine paleocristiana, IV secolo) è orientata liturgicamente a Est (il sorgere del Sole), ma la sua cripta e il suo sacrarium hanno un orientamento segreto a Sud-Est, verso il punto del solstizio.
In alcuni documenti esoterici milanesi, Sant'Ambrogio è considerato un "custode del solstizio", esattamente come le Domus de Janas.

Il Numero 72.
La distanza geografica tra Ozieri e Sant'Ambrogio è di circa 720 km in linea d'aria.
Questo numero è un multiplo decimale del 72.
È come se le due località fossero legate da una corda di luce di 72 x 10, che corrisponde anche al numero delle spirali della Merkaba che si avvolgono lungo l'asse della terra.

Emergono anche corrispondenze Astrali

Thuban (α Draconis) è la stella fissa che collega i due poli.
Ozieri (Cultura del Draco/Serpente) e Sant'Ambrogio (custode del Nehustan) sono i due luoghi della terra che ricevono la luce di Thuban durante il periodo del solstizio.

L'Asse Precessionale.
Il manufatto di Ozieri con i suoi 72° è un calcolatore precessionale. Ogni grado di precessione degli equinozi corrisponde a 72 anni.
Se Sant'Ambrogio è stato fondato nel IV secolo d.C., quando la stella polare si stava spostando da Thuban verso Polaris, la chiesa è il tempio del transito.
Ozieri, più antica, è il tempio della memoria.

Ozieri è il Punto di Partenza, il Keter (la Corona), il grembo primordiale (la Dea Madre) dove tutto inizia.

Sant'Ambrogio è il Punto di Arrivo, il Malkut (il Regno), il luogo dove la saggezza antica (il Serpente, il Nehustan) viene custodita e mostrata.

Il Doppio Cerchio (e il 60° e 72°) è il Velo del Tempio (Parochet), la geometria che permette al cabalista o all'iniziato di passare dal mondo della forma (il cerchio esterno) al mondo della luce (il cerchio interno), attraversando i 72 nomi di Dio.

Ozieri e Sant'Ambrogio sono due estremi di un arco iniziatico.
Il primo è l'utero della terra che riceve la luce del solstizio.
Il secondo è il tempio dell'uomo che conserva il serpente della conoscenza.
Tra i due, il doppio cerchio ruota, e il tempo precessionale (Thuban) misura il respiro della Dea.

Tiziana Fenu
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Cultura Ozieri /Milano















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