I pendenti in oro della necropoli di Siderospilia (Prinià s, Creta), datati tra il X e il XVI secolo a.C., sono universalmente noti come "scudi a otto" o Dipylon.
La loro conformazione bilobata, con le caratteristiche tacche laterali e il foro superiore per la sospensione, li rende oggetti di straordinaria potenza simbolica. Su di essi, la svastica incisa testimonia una diffusione del simbolo solare, ma è la loro morfologia a rivelare un enigma più profondo.
Questa specifica forma non è un’esclusiva cretese
Essa affonda le sue radici in una Matrice archetipale che, come ho già avuto modo di approfondire, ha il suo epicentro nella Sardegna nuragica.
La straordinaria affinità tra questi pendenti eolici e il pane rituale sardo Su Cà bude( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0) ci obbliga a rileggere le connessioni tra il Mediterraneo orientale e occidentale, non come semplici influenze, ma come la persistenza di un sapere primordiale, una Sophia che dalla Sardegna arcaica si è irradiata verso Creta, l’Etruria e, infine, Roma.
Il Pane CÃ bude sardo e la sua corrispondenza con l’Ancile dimostra la Sopravvivenza di un Archetipo
Il pane Su Cà bude, il cui nome deriva da caput (testa) e non a caso anche da cabidanni (capodanno in sardo), è un hieros gamos di sostanza e forma. Impastato con semola fine e pasta madre, rappresenta il carro dei buoi (giuada), il giogo (su Juvale) e, simbolicamente, la Costellazione dell’Orsa Maggiore, l’asse celeste che non tramonta mai.
La sua preparazione rituale, spezzato sul capo del figlio maschio per protezione, lo lega indissolubilmente alla sacralità della testa, intesa non solo come sede del pensiero, ma come axis mundi del corpo umano.
Questa funzione protettiva e generatrice di forze infere ritorna identica nello scudo di Marte, l’Ancile che, secondo la tradizione romana, Numa Pompilio ricevette dal cielo per legittimare il suo regno. Numa, figura di rex e ierofante etrusco, è la chiave di volta di questa connessione.
Il suo nome, Numa, condivide la radice di Nuraghe e del dio accadico Annu, il Cielo.
Egli era un Kabiro, un iniziato ai misteri che i Romani, amando definirsi "Numani", riconoscevano come loro progenitore spirituale.
L’Ancile romano, copiato in undici esemplari dal fabbro Mamurio Veturio (il cui nome sopravvive ancora nella figura del nostro "Battileddu" sardo - https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/su-battileddu-libro.html?m=0, e che riecheggia nel nome dei Mamuthones sardi), rappresenta esattamente la stessa conformazione del pane Cà bude e dei pendenti di Prinià s, la Vesica Piscis.
L’intersezione di due circonferenze, o di due scudi affiancati, non è una decorazione, ma la rappresentazione geometrica dell’Unione degli Opposti, della sinergia tra il maschile e il femminile, tra il cielo e la terra, tra il fuoco e l’acqua.
Rappresentante di questa Sacra sinergia è Guerriero di Teti, e la Geometria del Silenzio Iniziatico che rappresenta.
Del Guerriero di Teti, un essere divinizzato, che risponde ad una precisa Geometria Sacra, ho approfondito molte volte, anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) anche in relazione alla dimensione del Gemellare presente nel nostro Carrasegare sardo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0)
Il collegamento tra questi tre elementi, il pane, l’ancile, e il pendente cretese, trova infatti la sua sintesi definitiva nel Guerriero di Teti, il celebre bronzetto sardo (XIII sec. a.C.) che rappresenta l’archetipo della forza androgina e del silenzio iniziatico.
Il guerriero non impugna una spada, ma tiene due scudi identici, le cui proporzioni incarnano la perfezione della Vesica Piscis.
Egli non è un combattente in atto, ma un Demiurgo in potenza.
La sua immobilità non è la staticità della morte, ma l’immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell’esistenza.
L’analisi ghematrica delle incisioni e delle bande sugli scudi svela un codice iniziatico:
Il 9 (Teth), il grembo, la Kundalini, il serpente cosmico, il ciclo della gestazione umana.
Il 13 (Mem), la Luna, la Dea Madre, le Acque Madri Cosmiche, la Trascendenza e la Morte iniziatica. La loro somma, 22 (Tau), è il Sigillo Divino, il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico e dei sentieri dell’Albero della Vita.
Questi numeri non sono astratti: nel punto di contatto centrale dei due scudi, il baricentro geometrico della Vesica Piscis, avviene la "Coincidentia Oppositorum".
Il guerriero diventa il punto di "corto circuito" divino, il condensatore elettrostatico spirituale che ricorda le ali dei Cherubini sull’Arca dell’Alleanza, luogo dove si sprigionava il Divinus Ignis.
Il suo nome, Teti, riecheggia Teth, il grembo, e al contempo rimanda alla silenziosa potenza di Arpocrate, il dio del silenzio iniziatico, rappresentato in un bronzetto proprio nel Santuario di Santa Vittoria di Serri, dove si trovano le fondamenta della Curia romana e la celebre Labrys (ascia bipenne-https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/ascia-bipenne-solstiziale.html?m=0)
Santa Vittoria di Serri, nel Sarcidano, è il luogo dove la Sardegna arcaica ha codificato le strutture che Roma poi farà proprie, sede della leggittimatura kabirica sarda.
La capanna del capo, la Curia, il pozzo sacro (la cui forma a Menat e goccia/vulva è consacrata alla Dea Baubo/Flora).
In questo santuario è stata ritrovata la Labrys, l’ascia bipenne, che è la stessa forma dell’Ancile e dei pendenti di Creta.
Due lame unite che descrivono un’ogiva, una Vesica Piscis.
La Labrys è il simbolo del labirinto (labrys = labirinto), e il labirinto a 7 percorsi, definito "cretese", ha la sua matrice archetipale nel Labirinto di Benetutti (Sassari)
( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/il-labirinto.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/benettutti-bene-tuth.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0)
Argomento, quello del labirinto a 7 percorsi, di Matrice Sarda, affrontato anche nel mio ultimo libro di Archeoastronomia "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" (
(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/labirinto-libro-le-dee-silenziose.html?m=0)
Numa Pompilio, re-sacerdote, non inventò nulla. I suoi Flamen Dialis (sacerdoti del soffio divino) e il collegio dei Salii (custodi dell’Ancile), traevano origine dalle ritualità dei Kabiri sardi, depositari della conoscenza dei fulmini e della pioggia, di cui il Lapis Manalis del tempio di Giove Capitolino è una diretta evoluzione.
La data del 21 aprile, fondazione di Roma, è legata al colle Palatino e alla Dea Pales, ma anche al pozzo di Santa Cristina di Paulilatino, dove le ierofanie solari si manifestano con la stessa precisione geometrica che sarà poi codificata nel Pantheon.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0)
Il doppio scudo del guerriero di Teti è l’antenato dell’Ancile, e quest’ultimo è il modello del Cà bude.
Ogni ricerca, come un viaggio iniziatico, riconduce sempre alla Matrice Sarda.
I pendenti di Siderospilia, così come gli Ancilia romani e il pane Cà bude, sono tutti figli della stessa Sophia primordiale: "sa cascia" (Arca) che contiene la "sacra" conoscenza( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0)
L’ascia bipenne, come le due penne della Dea Alata, come le due ali dei Cherubini, come i due scudi del Guerriero di Teti, non sono altro che le due metà di un unico mondo, Cielo e Terra, Sole e Luna, Maschile e Femminile, che si fondono nel punto sacro del Silenzio, dove l’iniziato diventa, finalmente, un essere completo.
Il pane che si spezza sulla testa, lo scudo che si porta al petto, il Teth che si incarna in un bronzetto. Tutto parla la stessa lingua, la lingua arcaica e silenziosa della Madre Terra Sarda, che da sempre custodisce e genera la forma del Sacro.
Tiziana Fenu
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