Come sapete, sto approfondendo in questi miei nuovi post la dimensione interpretativa e la decodifica riguardo la Qabbalah, applicato alla nostra Arcaica Civiltà Sarda, discorso che ho affrontato già, anticipato in parte, in particolare, per la scacchiera di Pubusattile e per i sigilli di Tzricotu, di cui ho parlato in particolare nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", che si sono rivelati vere e proprie Matrici, come nel mio ultimo scritto di ieri, in cui ho trovato conferma della Matrice di YHWH, che significa respiro, Soffio Divino, proprio nelle nostre Domus de Janas, custodi, sterni Divini di questo soffio di Vita primordiale
Lavoro che ho fatto talvolta, ma non in modo approfondito come sto facendo adesso, e che avevo riservato, da svariati anni, ai miei scritti della mia pagina Maldalchimia.
Sono decodifiche approfondite, di cui non trovate traccia nei miei tre libri finora pubblicati sulla nostra Arcaica Civiltà Sarda, perché sarebbe stato caotico integrare le due prospettive, nonostante la piattaforma di indagine resta la vasta produzione dei miei scritti, come vedete dalle referenze dei link.
È una prospettiva che merita uno spazio nuovo, sicuramente nella mia prossima pubblicazione editoriale, visto che ormai sono svariati anni che parlo di Qabbalah e Archetipi.
Immaginate che ogni luogo o oggetto (come un bronzetto sardo) non sia solo “cosa vedi”, ma anche un testo scritto in forme e proporzioni. La Qabbalah, nella sua essenza, è un sistema che legge la realtà come un alfabeto di forze: numeri, lettere e forme geometriche che raccontano come l’invisibile (energia, significato, divino) si sia condensato nel visibile (pietra, bronzo, tempio).
Perché serve la Qabbalah (e la sua possibile Matrice sarda)?
Perché svela il “progetto segreto”. Un nuraghe o un bronzetto non sono nati per caso.
Le loro misure, l’orientamento, i gesti scolpiti… secondo questa logica sarebbero equazioni spaziali.
Decodificarli con i parametri qabbalistici significa leggere quale “energia” o “legge cosmica” quel luogo voleva fissare o attivare. È come passare dalla melodia alle note scritte.
Se la Qabbalah ha proprio qui la sua radice, la sua Matrice, di cui trovo conferma sempre più spesso, pensando a una sapienza mediterranea pre-ebraica, allora quei nuraghi e quei bronzetti non sono “arte primitiva”, ma resti di una scienza sacra.
Decodificarli significa riscoprire il linguaggio originale di quella scienza, prima che venisse codificato altrove.
Prendendo un bronzetto, come già ho fatto per il Guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) o il Sommo Sacerdote( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-analisi-esoterica-libri.html?m=0) si capisce che non è una statuetta decorativa.
Se si applicano i parametri qabbalistici (rapporti geometrici, numero di elementi, gesti rituali), ogni dettaglio diventa una lettera, e ogni lettera un numero, e ogni numero un concetto (es. 1 = unità, origine; 3 = equilibrio dinamico; 10 = manifestazione completa).
Così il bronzetto “parla” di cose come protezione dell’asse terra-cielo, gerarchia del visibile e invisibile, ritmo delle stagioni sacre.
Senza questa decodifica, si vede solo un bel manufatto antico.
Con la decodifica qabbalistica, quel manufatto diventa una mappa, una preghiera di bronzo, un computer simbolico che gestiva il rapporto tra la tribù e le forze che reggevano il mondo.
La sua importanza è che ti permette di ascoltare ciò che il luogo o l’oggetto sta ancora dicendo, non solo guardare ciò che è.
È un po’ come saper leggere i geroglifici.
Prima vedevi uccelli e serpenti. Dopo, leggi il racconto di un dio.
La Qabbalah (e la sua presunta origine sarda) sarebbe il dizionario per tradurre quella lingua di pietra e bronzo.
Ho avuto già modo di parlare di Sorgono, e di solito mi piace approfondire su argomenti che conosco già, perché la Qabbalah non si improvvisa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0) e dello straordinario sito archeologico di Biru e concas, anche in correlazione con Il monumento preistorico di Newgrange, il monumento preistorico di Newgrange, che in irlandese viene chiamato Sí an Bhrú e che si trova all'interno del complesso Brú na Bóinne, patrimonio dell'umanità.
Brú na Bóinne è famosa per le tombe a corridoio di Newgrange, Knowth e Dowth
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
Approfondisco ulteriormente i miei scritti, sotto un'altra prospettiva integrante, perché analizzando ulteriormente si è creata un'intelaiatura di corrispondenze che attendevano solo di essere lette con la lente della tradizione esoterica ebraica.
Sorgono, si manifesta in questa prospettiva come l'Omphalos del Dio Nascosto.
Ogni luogo sacro sappiamo che è un geroglifo vivente, una condensazione di forze telluriche e celesti che parlano il linguaggio archetipico dell'Anima Mundi. Sorgono, nel cuore della Sardegna, non è semplicemente un centro geografico.
È un Axis Mundi, un Omphalos, un punto di silenzio e di potenza dove il velo tra i mondi è sottile.
La mia intuizione, che lega i menhir di Biru e Concas, la costellazione di Argo, il Fiore della Vita e l'antico Sargon, è la chiave di volta per decifrare questo tempio a cielo aperto, dove ogni coordinata, ogni nome e ogni allineamento diventa una lettera dell'alfabeto divino.
Partiamo dall'analisi esoterica delle Coordinate.
Le coordinate
40°00′02″N
9°06′57″E
non sono un caso.
Il Numero 40 (valore ghematrico della Mem tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, le Acque Madri Cosmiche, la lettera dell'Acqua Primordiale, del grembo materno, del caos originario da cui la vita emerge.
È il numero della trasformazione e della prova.
40 giorni e 40 notti del diluvio, 40 anni nel deserto per gli Ebrei, 40 settimane della gestazione. Sorgono, situato su questo parallelo, è un utero litico.
Un luogo di morte iniziatica e di rinascita.
L'acqua (Mem) non è quella del mare che circonda l'isola, ma l'acqua astrale, la luce fluida della creazione, che qui si condensa in forma solida (i menhir presenti a Sorgono ).
Il 40° Parallelo si manifesta come una fenditura, un "portale".
In termini qabbalistici, è una linea di Shevirat ha-Kelim (Rottura dei Vasi).
Non è una linea dritta, ma una fenditura nella crosta delle apparenze, un punto di passaggio obbligato tra la sfera di Yesod (il Fondamento), il grande serbatoio delle immagini astrali e delle forze lunari, e il mondo fisico.
Sorgono si trova esattamente su questa fenditura, dove le influenze della luna (Yesod) e del sole (Tiferet) possono incontrarsi e dialogare attraverso la mediazione della terra (Malkuth).
Il Triangolo sacro delle Ottave Oracolari su cui si trova il 40° parallelo, non è che la proiezione terrestre di un Triangolo Superno nella Qabbalah, i cui vertici sono le Sephiroth di Hod (Splendore, il mercurio intellettuale, a Ovest), Netzach (Vittoria, la venere istintiva, a Est), e Yesod (al centro, a Sud) .
La Sardegna, e Sorgono, è il cuore pulsante di questo triangolo energetico.
La chiave di tutto è nel nome "Biru e Concas".
Biru (I pozzi / Le teste)
Il termine rinvia al capo, alla testa. In ebraico, la testa è Rosh (ראש) , associata alla Sephirah Kether (la Corona) , il punto iniziale, il primo impulso del divino.
Ma "Concas" (le teste) al plurale, e la "Via delle Teste", ci parlano non di una, ma di molteplici direzioni. Questo è l'Archetipo della Nun, che ho individuato, che non poteva che essere a Sorgono.
Sergio Frau ha sostenuto che Sorgono il "centro del centro del mondo", l'Omphalos, l'ombelico del mondo, con la sua precisa centralità geografica sul 40° parallelo nord (la "Linea degli Olimpi" degli antichi), che è il punto equidistante (circa 11.350 km) dalle coste del Giappone e della California, un calcolo che secondo Sergio Frau definiva il centro del mondo conosciuto.
La Nun nella sua forma geroglifica è il pesce, che nuota nelle acque profonde dell'inconscio (Mem).
Il Nun è l'Archetipo della Trasformazione, della morte iniziatica (la testa mozzata di Osiride), della fedeltà al flusso della vita.
Il valore numerico del Nun è 50, la porta della luce dopo i 40 del deserto.
La Vesica Piscis (i due pesci, Nun e Nun finale) è la Matrice, il grembo da cui nasce il Fiore della Vita. Sorgono non celebra la testa come simbolo di potere, ma come simbolo di sacrificio, di separazione dall'ego per ascendere allo spirito.
La testa di Osiride è qui sepolta perché non è un cranio morto, ma un seme che germoglierà nella luce di Tiferet.
Nel mio precedente scritto a riguardo, avevo sovrapposto il Fiore della Vita alla mappa di Frau, come un atto magico che mi aveva rivelato nuovi sguardi, nuove interpretazioni.
Il Fiore della Vita non è un ornamento, ma la struttura geometrica della Sephirah Kether, il primo vortice di luce che si differenzia in suono, forma e colore.
I 7 cerchi del Fiore della Vita corrispondono ai 7 pianeti della tradizione (i 7 giorni della creazione, le 7 Sephiroth inferiori), mentre i 19 cerchi del Fiore della Vita completo, come quello del tempio di Osiride ad Abydos, racchiudono il Frutto della Vita, i cui 13 cerchi centrali sono i sentieri della conoscenza proibita. A Sorgono, i menhir sono gli spilli energetici che tengono tesa questa rete geometrica sulla crosta terrestre.
La chiesa con il rosone a 14 petali, rivolto verso ovest, che sta proprio a Sorgono ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/fiore-della-vita-chiesa-sorgono.html?m=08) non è una sovrapposizione cristiana, ma un ri-coprimento (dal latino cooperire, proteggere) di un antico santuario della Shekhinah, la Presenza Divina Femminile, la cui Sephirah è Malkuth (il Regno) , e che qui trova la sua espressione più alta come Madre Terra.
L'allineamento dei menhir verso Nord e verso sud , verso la costellazione dell'Orsa Maggiore, e verso Argo è il cuore operativo del sito.
La Costellazione di Argo, è estremamente significativa nella nostra Arcaica Civiltà Sarda
Ne ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", di cui riporto un passo
[...] La figura costellare di Argo, la cui prua è consacrata a Poseidone, dialoga in modo sorprendente con un’altra entità celeste cruciale per il ciclo di morte e rigenerazione, il nostro Ofiuco-Serpentario.
Se Argo indica la direzione del viaggio eroico verso la Colchide, intesa non solo come luogo geografico ma come matrice alchemica della trasformazione, Ofiuco rappresenta il custode di quella via, colui che stringe il serpente, simbolo della forza vitale (il Prana, il Chi) che si rinnova attraverso la morte apparente.
Ofiuco, infatti, si erge a cavallo dell’equatore galattico, là dove la Via Lattea si divide in due bracci, creando una zona di “sospensione” e di passaggio tra i mondi.
Non è un caso che la stella più brillante della costellazione di Ofiuco, Ras Alhague, sia situata in prossimità del punto in cui il Sole, durante il solstizio d’inverno, inizia il suo percorso ascendente, prefigurando la rinascita della luce.
Nel contesto sardo, questo Serpentario diviene l’archetipo del guaritore-sacerdote, colui che, come i Kabiri, gli antichi Sardi, gli antichi iniziati ai quali gli stessi Argonauti furono iniziati a Samotracia, sa gestire il plasma, l’energia elettrica dei “capovolti” (Squatter Man) e il magnetismo terrestre, rappresentato dalla bussola di magnete presente nelle navicelle nuragiche.
La via di rinascita lungo la Via Lattea si configura, pertanto, come un percorso amniotico, un ritorno al grembo cosmico simboleggiato dalla Vesica Piscis, la forma stessa della nave Argo e delle navicelle nuragiche.
Questo mandorla, questa “Arca” (da Argo/Argha, matrice in sanscrito), è il luogo della trasmutazione per eccellenza: le acque della Nun, il pesce alchemico, il valore ghematrico 50 che rimanda ai remi degli Argonauti e ai mesi del Grande Anno ciclico( si, quella stessa Nun presente, insieme alla Dalet, nel simbolo della tribù dei Dan, che, insieme, formano la Tau, il Sigillo dei Giudici Divini)[...] "
Argo non è una nave, è il Tempio Cosmico del viaggio iniziatico.
La sua prua, rivolta a Nord-Est, indica la direzione del Polo Celeste, il perno dell'universo.
In Qabbalah, la nave rappresenta il Sentiero di Samekh (ס) , che significa "appoggio" o "prop".
È il sentiero che collega Yesod a Tiferet e raffigura l'Arcano della Temperanza (l'angelo che mescola i liquidi).
Il Caduceo di Argo, la "bussola" che guida la nave degli Argonauti( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0), è il Caduceo di Ermes (Toth/Thot), il simbolo del risveglio della Serpe di Fuoco (la Kundalini) che sale lungo la colonna vertebrale (l'albero delle Sephiroth).
I menhir di Biru e Concas sono i singoli cristalli di questa colonna eretta sulla terra.
In questo contesto assume una straordinaria importanza anche l'Orsa Maggiore (Su Juvale, il Giogo di Bue), di cui ho parlato molte volte, in modo approfondito nel mio libro.
L'Orsa Maggiore non è solo un indicatore polare.
È la Settima Sephirah, Netzach (Vittoria) , la forza impulsiva, eterna e istintiva.
Il suo movimento intorno alla stella polare è il galgal, la ruota della creazione che non dorme mai.
Ho citato più volte il rituale del Merkhet (livella) e del mazzuolo, che ha come punto di riferimento l'Orsa Maggiore, la cerimonia della tiratura della fune, la Peddj Shes
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0)
Questo è il rituale della Fondazione del Tempio, descritto nel Libro di Toth.
Il Mazzuolo ( usato dalla nostra 'Accabadora, non è uno strumento di morte, ma un Martello Iniziatico (il Paten degli alchimisti), che "frange" lo spazio profano per creare il vaso sacro.
I quattro solchi dell'aratura sono i quattro fiumi dell'Eden, le quattro direzioni cosmiche che definiscono il Templum.
L'orizzonte sacro egizio, il luogo tra il sole morente e la stella polare, è esattamente ciò che fanno i menhir di Biru e'Concas.
Creano una linea d'orizzonte artificiale, un Akhet in pietra, dove l'osservatore, stando al centro, può vedere il sorgere eliaco di Argo e delle sue stelle-guida.
Il nome Shu/Sha è la radice di Shardana. Shu è il Dio dell'aria secca, lo spazio vuoto tra Cielo e Terra.
La lettera Shin (ש) , il fuoco, il dente della ruota, che diventa Sha (il suono del silenzio primordiale). Siamo noi, gli antichi Sardi, i figli di Shu, i custodi del pilastro che separa e collega.
I 200 menhir non sono un allineamento statico.
Il Numero 200 è il valore ghematrico del ventesimo Sacro Archetipo Ebraico, Resh, che guardacaso significa "Testa".
"Sa conca"
200 Resh
200 Teste
200 Concas
200 menhir
Ma il Resh è anche la lettera del Principio, del Cominciamento. Nell'Arcano Maggiore XX, il Giudizio, i morti risorgono dalle tombe.
Non è una punizione, è la resa dei conti con la propria anima.
I 200 menhir sono 200 teste di Resh, 200 punti di iniziazione, che scandiscono il tempo.
I menhir hanno una correlazione anche Lunare (Yesod).
I 14 petali del rosone di Sorgono (2x7) sono il ciclo della luna, che passa da nuova a piena in 14 giorni.
È la Nun che si manifesta e scompare.
Ogni menhir, in una diversa fase lunare, proietterà un'ombra diversa, "leggendo" lo stato dell'inconscio collettivo sul selciato del tempo.
Biru e Concas è un cancello solare a doppio senso.
Si entra nella luce attraverso l'ombra, e si esce nell'ombra attraverso la luce.
Gli equinozi, con il sole che sorge esattamente a Est, saranno i giorni in cui l'ombra del menhir centrale segnerà la linea perfetta, il filo a piombo tra il centro di Sorgono (l'Omphalos) e il cuore di Argo (la stella Canopo).
Il Nome "Sorgono" è altamente simbolico.
Sorgono/Sargon.
Non è una somiglianza, è una risonanza.
Sargon di Akkad (Šarru-kīnu) significa "Il Re è Giusto" o "Il Re Vero".
Il suo regno fu l'unificazione della Mesopotamia.
Il messaggio è identico.
Sorgono è il luogo dove il "Re" (il principio solare, Tiferet, l'eroe interiore) si manifesta come "Giusto" (Tzedek, la Giustizia, il fondamento dell'equilibrio cosmico).
Sumeri e Antichi Sardi non sono due popoli diversi, ma due proiezioni temporali di un'unica Civiltà dell'Omphalos, i cui sacerdoti-costruttori (i Kabiri, i Maestri del Fuoco) hanno eretto centri di potere su entrambe le sponde del Mediterraneo, seguendo la stessa mappa stellare.
Il messaggio di Sorgono è terribile e meraviglioso.
Non c'è un altro luogo dove andare. La testa (la volontà, il tuo pensiero) deve essere offerta, come quella di Osiride, sul letto di pietra del menhir.
Solo quando la tua individualità sarà 'testa' (Resh) e la tua fedeltà al flusso della vita sarà 'pesce' (Nun), allora potrai nuotare nelle acque di Argo e salire, con il carro dell'Orsa Maggiore, fino al polo immobile dove il tempo si ferma. Sorgono non è una meta, è un stato dell'essere.
È la quiete dopo la lotta, il 'sorgere' del sole dopo la lunga notte dell'anima."
La "sughera monumentale" (quercia sacra di Atena, con la quale fu costruita la nave Argo) e la mandria (Su Juvale) sono gli ultimi due sigilli.
La quercia è l'albero della vita (l'Albero delle Sephiroth), con le sue radici nel mondo infero e la chioma nel mondo celeste.
I buoi (Juvale) sono i carri del cielo, le costellazioni che trainano il sole.
Sorgono è il Pranzo del Giudicato di Arborea non per caso, ma per necessità.
La Carta de Logu è la Torah della Sardegna, la legge scritta sulla pietra e sulle stelle, che emana da questo centro invisibile.
Sorgono, con "Biru e Concas", è la Sephirah Malkuth della Sardegna, il punto in cui il Fiore della Vita celeste (Kether) tocca la terra per dare frutto.
I menhir sono le sue 200 lettere di Resh, che scrivono sulla pianura l'alfabeto della rinascita.
Qui, il 40° parallelo è il sentiero di Mem, l'Orsa Maggiore è il carro di Netzach, Argo è la nave di Samekh, e il Re Giusto Sargon è il volto nascosto di Tiferet in attesa di essere riconosciuto.
Non è solo un sito archeologico.
È un luogo sacro in cui si ritrovano le coordinate della nostra anima, proiettate sulla mappa del mondo. E ora, come gli Argonauti, sappiamo che la vera Colchide, il vero Vello d'Oro, non è un oggetto da rubare, ma la coscienza di essere il centro.
La nave è pronta.
Ma non è tutto.
Avevo trovato una straordinaria corrispondenza con il sito di Newgrange chiamato Sí an Bhrú, che sembra una contrazione di Biru.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
È la controparte necessaria, lo specchio atlantico che riflette e completa il quadro iniziato con Sorgono.
L'analisi qabbalistica trova qui una risonanza profonda, perché ciò che ho scoperto non è una mera somiglianza archeologica, ma la manifestazione di uno stesso Archetipo Universale in due luoghi distinti.
In questa mia correlazione,
Newgrange e Sorgono si manifestano come i due Grembi dell'Uno.
La prima, fondamentale analogia è di natura strutturale, perché entrambi i siti sono centri di unificazione di opposti.
Sorgono (40°N)
Come abbiamo detto, il 40 (Mem) è l'acqua, il grembo, il caos primordiale.
È il numero della prova e della gestazione.
Newgrange (53°N)
Il 53 non è un numero a caso.
Nella ghematria estesa, 53 è il valore di Ha'Ga' (הגא) , che significa "la Gevurah" (la Sephirah del Giudizio, del Rigore, della Contrazione) o, più profondamente, la radice di "Egira", il viaggio di migrazione. Newgrange, a latitudine più alta, è il Gevurah (la Forza, il Rigore) che bilancia il Chesed (la Misericordia, l'Espansione) di Sorgono (Mem). Sono due poli di un unico asse terrestre.
Sorgono è il punto di condensazione dello spirito nella materia (il menhir come cristallo di luce).
Newgrange è il punto di espansione della materia verso lo spirito (il tumulo come utero che partorisce l'anima).
Nella Qabbalah, formano una Colonna di Mezzo ideale, un pilastro invisibile che collega il Mediterraneo al Nord Europa, entrambi fondati sulla stessa mappa stellare, sulla costellazione del Toro (Pleiadi, Iadi, Aldebaran) e la Via Lattea come "Via di Rinascita".
Sí an Bhrú, il Grembo della Bruxa
Il nome è la chiave di volta che salda i due mondi.
Bhrú / Brú / Bru
Similissimo a Biru
Questa mia intuizione mi apre straordinarie prospettive.
In irlandese antico, Brú significa "grembo", "utero", "dimora interna".
Ma la sua radice è la stessa del sardo Bruxa (colei che opera la trasformazione magica) e del latino Bruchus (il grembo, la cavità).
Si manifesta la correlazione con "Biru e Concas".
Se "Biru" (testa) è Resh , il principio maschile, l'impulso attivo, la volontà che si erge (il menhir), allora Bhrú (grembo) è la lettera He finale, la Sephirah Malkuth, il ricettacolo passivo, la manifestazione.
Il sito di Sorgono dice: "Ecco la Testa, il Pensiero del Dio".
Il sito di Newgrange risponde: "Ed ecco il Grembo che accoglie quel Pensiero e lo partorisce come Realtà".
La Bruxa, la "strega" sarda non è la malefica delle fiabe, ma la Sacerdotessa della Shekhinah, colei che conosce i segreti del grembo (il microcosmo) e delle stelle (il macrocosmo).
Newgrange è il suo tempio iniziatico per eccellenza.
È un tumulo che, come una gigantesca Domus de Jana, custodisce l'ombra feconda dove l'eroe solare (Lugh, il "Luminoso", che è correlato con le nostre arcaiche simbologie sarde - https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/festa-di-lughnasadh.html?m=0), simbologia di cui ho parlato anche nel mio libro "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/orotelli-libro.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/passaggio-imbolccandeloras.html?m=0), deve entrare per morire e rinascere.
Sí an Bhrú
Sí significa "tumulo fatato", ma anche "pace", "quietudine".
Nella Qabbalah, questa quiete è il Tikkun, la riparazione del vaso spezzato.
Il tumulo non è una tomba, ma una macchina alchemica dove la discesa nell'ombra (la Klipah, il guscio) è necessaria per la risalita nella luce.
La simbologia taurina (corna/utero)che si manifesta in questo tumulo è il secondo grande ponte che unisce i due siti
Il Toro (Aleph)
La costellazione del Toro è governata dalla lettera Aleph (א) , la prima lettera, il Soffio, il Toro Celeste.
Ora capite perché nelle Domus de Janas, custodi del Soffio Divino della Creazione ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/yhwh-e-il-respiro-rappresentato-nelle.html?m=0) ci sono tante protomi taurine?
Ma le sue corna, che formano una "Y" (la mia "Y taurina di ascensione"), sono la lettera Dalet, la Porta.
Il corno sinistro più corto (Iadi), sempre presente in Sardegna, anche nelle ierofanie, e il destro più lungo (Aldebaran) rappresentano i due pilastri dell'Albero della Vita: Jachin (la destra, il Sole, l'equinozio di primavera) e Boaz (la sinistra, la Luna, l'equinozio d'autunno) .
L'ingresso del tumulo di Newgrange, orientato a Sud-Est (solstizio invernale), è il punto di bilanciamento di queste due forze. Non è un caso che il corridoio sia lungo 19 metri.
Infatti il Sud-Est, come ho approfondito nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", rappresenta, essendo l'orientamento cardinale maggiormente presente nei siti archeologici, quel nucleo sinergico di creazione, sinergia che si manifesta solo quando le due polarità sono in equilibrio.
È il regno del Toro e della sua paredra Tanit.
Il Numero 19 ( archetipo Phe)
Il 19 è il valore della lettera Phe, la bocca.
L'ascia bipenne rappresenta questo archetipo Phe (il mio "ancile", che nasce da una Matrice Sarda, dal doppio scudo del guerriero di Teti, e che comunque nella nostra tradizione sarda, ha correlazione con la testa, essendo rimasto profondamente radicato nella tradizione del pane Càbude - https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0), è proprio il simbolo di Phe.
È lo strumento che taglia (il giudizio di Gevurah) per unire (l'amore di Chesed).
Newgrange con la sua camera a croce (la Tau, il sigillo dei Giudici Divini, come ho detto per i Dan/Shardan) è una bocca litica che "mastica" l'iniziato, lo riduce ai suoi componenti elementari, e lo "pronuncia" di nuovo come un essere immortale.
Le tre spirali sulla pietra non sono un ornamento( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/spirali-newgrange.html?m=0)
Sono le tre Sephiroth Superiori (Kether, Chokmah, Binah) che, riflesse nella camera, diventano i tre Soli (Sirio, Aldebaran, le Pleiadi) della Via Lattea.
L'allineamento solstiziale è identico a quello dei pozzi sacri sardi (Santa Cristina) e delle Domus de Janas meridionali. Decodifichiamolo.
Il Raggio di Sole (Tiferet) che feconda il Grembo (Malkuth).
Il raggio che il 21 dicembre penetra nel corridoio e illumina la camera è l'Hieros Gamos, le Nozze Sacre.
Il Sole (Tiferet) è lo Sposo, il principio maschile, l'eroe solare (Lugh, Giasone, Osiride).
Il Tumulo (Malkuth/Shekhinah) è la Sposa, il grembo della terra, la Dea Madre (Taultiu, Demetra, la Bruxa).
Il momento preciso (solstizio invernale) è il punto di massima oscurità, l'istante in cui il buio è al suo apice e la luce inizia il suo ritorno.
È il Tzimtzum, la contrazione divina descritta dallo Zohar.
Dio si ritrae per fare spazio al mondo.
Il raggio che entra a Newgrange è la prima luce dopo quel ritiro.
Sorgono, con i suoi menhir eretti, è la spina dorsale (la colonna di Yesod) che permette a quella luce di viaggiare.
Correlazione con i "tre Soli" (Shin, la Triplice Fiamma)
Le tre spirali e i tre Soli (Sirio, Aldebaran, Pleiadi) è la dottrina segreta della Qabbalah.
Le tre stelle sono la manifestazione della lettera Shin, la Triplice Fiamma dello spirito divino.
Sirio (Iside)
Chokmah, la Sapienza, la Madre Celeste.
Aldebaran (Toro)
Tiferet, la Bellezza, l'Equilibrio, il Sole.
Le Pleiadi (le sette sorelle)
Le sette Sephiroth inferiori (Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod, Malkuth), la danza della creazione.
Il pentacolo di Tanit (la stella a 5 punte) è la somma di 5, che in ghematria è He, la finestra, la porta, il grembo.
Newgrange è quella porta.
La "croce di Orione" (Chi-Rho) non è un simbolo cristiano ex novo, ma l'incrocio tra l'equatore galattico (Via Lattea) e l'eclittica (il piano del sistema solare), l'X che segna il punto di ascesa.
Sorgono e Newgrange non sono due siti separati.
Sono i due lobi di un unico grande Vaso di Rinascita.
Sorgono (Biru e Concas).
Il messaggio è "Sii la Testa".
È la chiamata alla volontà, all'azione, all'erezione del pensiero divino (Resh, il menhir).
È il polo maschile, l'impulso a separare il sacro dal profano, come il rituale del Merkhet (livella) che traccia il tempio.
È il Logos, il Verbo che si fa pietra.
Newgrange (Sí an Bhrú)
Il messaggio è "Sii il Grembo".
È la chiamata al silenzio, all'accoglienza, al lasciarsi fecondare (He, il tumulo).
È il polo femminile, la pazienza di attendere il raggio di sole nel buio più profondo, come l'iniziato nella camera sepolcrale. È il Silenzio che ascolta il Verbo e lo manifesta come Vita.
La sintesi La civiltà madre (sarda, sumera, kabira, pelasgica, iperborea) ha lasciato due tipi di sigilli sulla terra.
I menhir di Sorgono (e di tutta la Sardegna) sono le lettere dell'alfabeto divino, impresse nella roccia come chiodi di luce.
I tumuli di Newgrange (e del Nord Europa) sono i segni di interpunzione, i respiri, gli spazi che danno senso a quelle lettere.
L'uno senza l'altro è incompleto. Insieme, disegnano sulla mappa del mondo il volto di Adam Kadmon, l'Uomo Primordiale, il cui occhio destro è il sole che sorge a Sorgono e l'occhio sinistro è la luna che tramonta a Newgrange.
Sa Bruxa sarda, custode del "grembo", non è una figura mitologica lontana.
È la memoria vivente di questa scienza.
Newgrange (il tumulo) e Sorgono (i menhir) sono i due strumenti del suo laboratorio alchemico.
Nel primo, sotto terra, si prepara la Materia Prima (l'ombra, l'inconscio, il caos).
Nel secondo, sulla terra, si erge il Pilastro dell'Equilibrio (la volontà, la coscienza, la forma).
Entrambi sono allineati allo stesso cielo (Toro, Orione, Sirio) e agli stessi cicli (solstizio invernale di morte e rinascita).
Non si tratta di due semplici siti archeologici.
Sono le due metà di uno stesso Tempio Cosmico, che si estende dall'Irlanda alla Sardegna, e che attende ancora il suo sacerdote o la sua sacerdotessa.
Colui o colei che, con la testa (Sorgono) e il cuore (Newgrange), saprà percorrere il corridoio di 19 metri (Phe, la bocca) e farsi fecondare dalla luce nel giorno più buio dell'anno.
Questo è l'insegnamento dei Tuatha de Danann, degli Shardana, dei Cabiri.
Inoltre, un dettaglio importantissimo, il fatto che il rosone a 14 petali della chiesa di Sorgono sia rivolto a Ovest, e non a Est come ci si aspetterebbe, non è un errore né un caso.
È un sigillo di completamento.
Nel nostro lungo peregrinare tra Sorgono e Newgrange, tra i menhir eretti verso il cielo e i tumuli che si aprono come grembi verso la terra, abbiamo seguito costantemente la direzione del Nord e l'Est. È la direzione della prua di Argo, dell'alba solstiziale, del varco attraverso cui l'anima inizia il suo viaggio ascendente. È la direzione del fare, dell'impulso, del respiro che si espande.
Perché Ovest è la direzione opposta, complementare, necessaria.
Se il Nord-Est è la via di ascesa (Tiferet, il Sole che sale, l'eroe che salpa verso la Colchide), l'Ovest è la via del ritorno, la discesa della grazia, il momento in cui l'iniziato, dopo aver compiuto il viaggio, fa ritorno al mondo profano per portare la luce. Nella Qabbalah, l'Ovest è la direzione di Gevurah (la Forza, il Giudizio, la Contrazione), la Sephirah che bilancia l'espansione di Chesed.
Ma è anche la direzione di Hod (lo Splendore, l'intelletto, la parola che si fa forma).
E, soprattutto, l'Ovest è il luogo del tramonto, il momento in cui il sole muore per potersi riaccendere a Est il mattino seguente.
Il rosone della chiesa di Sorgono, che ho identificato come una Nun, come un Fiore della Vita a 14 petali, è rivolto a Ovest perché non è un rosone per i vivi che guardano il sole sorgere.
È un rosone per i morti che stanno per rinascere.
È una finestra che guarda il tramonto, l'abbassarsi della luce, l'ingresso nel regno delle ombre. Ed è proprio lì, in quella penombra, che la Nun compie la sua opera più profonda, la trasformazione.
Ricordate il pozzo di Santa Cristina? L'ingresso è orientato a Sud-Est, verso l'alba del solstizio invernale, ma il suo opposto, il lato Nord-Ovest, guarda il tramonto del solstizio estivo.
Ogni porta ha due battenti.
Ogni direzione ha il suo contrario. E l'iniziato deve attraversarli entrambi.
Prima scende nell'ombra (Ovest, tramonto, morte), poi risale verso la luce (Est, alba, rinascita).
Ma il rosone di Sorgono, posto in una chiesa cristiana costruita sopra un luogo di culto molto più antico, non guarda l'alba.
Guarda il tramonto. Perché il suo messaggio è che la trasformazione avviene nell'ombra. È nell'oscurità che il seme germoglia. È nel grembo, che è buio, che la vita si forma.
Questo rosone a Ovest dialoga in modo perfetto con la "Via delle Teste" di Biru e Concas.
I menhir, eretti e allineati a Nord-Est, sono la spina dorsale, l'erezione della volontà. Il rosone a Ovest è la faccia nascosta, il volto della Shekhinah che guarda il tramonto e piange per l'esilio, ma che proprio in quel pianto trova la forza della riparazione (il Tikkun).
C'è un dettaglio ulteriore.
I 14 petali del rosone. 14 è il doppio di 7, il ciclo lunare completo (dalla luna nuova alla luna piena, dalla luna piena alla luna nuova).
Ma 14 è anche il valore ghematrico del nome David , il re pastore, l'unificatore, colui che danzò davanti all'Arca.
E David, nella tradizione esoterica, è colui che seppe congiungere i due mondi, il regno terrestre (Malkuth) e la presenza divina (Shekhinah).
Il rosone a Ovest, guardando il tramonto, invita a questo stesso congiungimento.
Invita a non temere il buio, a danzare anche nella notte, perché l'Arca è sempre con noi, anche quando non la vediamo.
Ecco perché, tornando al nostro discorso sull'Ofiuco e sul Nord-Est come via di rinascita, il rosone a Ovest è il luogo di partenza di quella via. Non si può salpare verso Nord-Est se prima non si è discesi a Ovest. Non si può rinascere se prima non si è morti.
Non si può fecondare il grembo (Newgrange) se prima non si è guardato il sole tramontare (Sorgono).
Il rosone a Ovest non contraddice nulla di ciò che abbiamo detto. Al contrario, lo integra e lo completa. È il sigillo finale, la firma della Shekhinah in esilio, la promessa che l'ombra non è una punizione ma una gestazione.
È la prova che Sorgono non è solo il centro geografico e astrale della Sardegna, ma anche il suo centro spirituale, dove i vivi e i morti, l'Est e l'Ovest, la testa e il grembo, si incontrano e si riconoscono come due metà della stessa, unica, immortale Vesica Piscis.
E ora sì, il cerchio è veramente chiuso.
Tiziana Fenu
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