Da anni sostengo che il soffitto a carena delle Domus de Janas, quella forma di fondo di nave rovesciata che evoca la nave astrale, e la cui stessa parola "carena" in sardo indica anche lo sterno, il petto, il centro vitale del corpo, rappresenti l'esatto nucleo concettuale in cui è nato e sviluppato il concetto di Soffio Divino, come energia prima, monadica, creatrice.
Oggi posso affermare con certezza che YHWH abbia la stessa valenza, il respiro della creazione, e quindi nasca in Sardegna, nelle nostre Domus de Janas.
Non si tratta di una semplice somiglianza formale.
In quel tetto curvato come il ventre di una nave capovolta, le popolazioni arcaiche sarde avevano già scolpito l'idea di uno spazio sacro che non è copertura passiva, ma membrana pulsante. La carena non separa soltanto il dentro dal fuori.
Respira.
È diaframma tra il mondo dei vivi e l'aldilà, tra il silenzio della terra e il movimento degli astri. In sardo, "carena" è anche lo sterno, l'osso che protegge il cuore e i polmoni. Quel soffitto non è architettura.
È anatomia del sacro.
L'ipotesi, sostenuta da alcuni famosi studiosi, che il dio Yahweh fosse già noto e venerato in Sardegna prima di Israele, con inscrizioni e iconografie che anticipano di secoli la tradizione biblica, trova forse la sua prova più profonda non nelle scritture, ma in questi silenzi di pietra.
Finora non ho trovato nessuna interpretazione che si accosti anche lontanamente alla mia, elaborata anni fa.
Il soffitto come le costole della cassa toracica.
Ma ne ho conferma.
Perché YHWH, nella sua essenza più antica, è respiro.
È il soffio che si fa parola, il fiato che genera luce.
E qual è la forma più elementare del respiro?
Una cavità che si alza e si abbassa. Un petto che si gonfia.
Una carena che accoglie il buio e lo trasforma in cielo navigabile.
Le Domus de Janas non sono tombe.
Sono polmoni della terra.
E sul loro soffitto, migliaia di anni prima che qualcuno scrivesse "E Dio disse: Sia la luce", qualcuno aveva già capito che il primo atto creativo non è una parola, ma è uno spazio che trattiene il fiato prima di espirarlo.
Quella carena rovesciata è YHWH prima di YHWH.
È il respiro che si fa dimora.
È la nave astrale che non salpa mai perché è già arrivata.
Nel petto di chi entra, nel buio che diventa grembo, nella pietra che impara a sollevarsi come uno sterno.
E forse, quando i sacerdoti di Israele scrissero il Nome, non fecero altro che tradurre in lettere ciò che in Sardegna era già scolpito nella pietra da millenni: il respiro che si fa spazio, lo spazio che si fa sacro, il sacro che si fa carena.
YHWH.
Quattro lettere.
Nessuna vocale.
Un nome che non si pronuncia, ma si respira.
La tradizione cabalistica più profonda insegna che il Tetragramma non è un vocabolo da articolare con la lingua, ma un ritmo polmonare
Inspirare ed espirare, il grande respiro che attraversa l'universo e lo tiene in essere.
Alef è il silenzio che precede il suono.
Yod l'espiro che si apre.
Heh il grembo che accoglie.
Vav il contatto che unisce.
Heh l'espiro che ritorna al principio.
Inspirare, espirare.
Creare, disfare, ricreare.
Questo è il respiro della creazione stessa, il Soffio Divino che aleggiava sulle acque del Tohu ve-Bohu, il vento che separò i cieli dalla terra.
È il Ruach Elohim che è insieme vento, spirito e respiro della vita. Non c'è separazione tra l'atto del respirare e l'atto del creare.
Ora, se questo è vero, e lo è, per l'iniziato che ha compreso il linguaggio dei simboli, dove possiamo trovare la più antica, la più pura, la più vergine espressione di questa verità scolpita nella pietra?
Dove il respiro divino è diventato architettura, e l'architettura è diventata teologia?
La risposta risuona nei silenzi millenari delle Domus de Janas, nelle viscere della Sardegna, dove il soffitto non è un soffitto, ma uno sterno, una carena e dove l'iniziato non entra in una tomba, ma in un grembo.
Lo dico e scrivo da anni e ho approfondito anche nei miei libri
(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0), in particolare nel primo, della collana "JanaSophia l'Origine" dedicati all'arcaica civiltà sarda, "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
Le Domus de Janas non sono capanne.
Ripetiamolo finché non venga compreso, non sono capanne o riproduzioni di abitazioni.
Non sono tombe.
Sono luoghi alchemici, camere di trasmutazione, ventri di balena per un nuovo Giona che attende la sua resurrezione.
Osserviamo il soffitto di una Domu de Jana di Su Murrone a Chiaramonti estremamente eloquente, come altre in Sardegna.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/sa-carena-domus-de-janas-su-murrone.html?m=0)
La pietra non è stata scavata a caso, ma ripete fedelmente la conformazione di uno sterno umano.
In sardo, questa forma si chiama "sa carena", lo sterno, la cassa toracica che custodisce i polmoni e il cuore.
Ma carena, in italiano è anche la chiglia, lo scafo della nave rovesciata.
Lo stesso termine carena, indica il fondo della barca e la gabbia del respiro.
Sette costole portanti per lato, che si articolano direttamente con lo sterno.
Quattordici archi di pietra che disegnano la mappa anatomica del Soffio.
La tradizione cabalistica riconosce nel numero quattordici l'Archetipo Nun, la quattordicesima lettera dell'alfabeto ebraico, simbolo della Grande Madre, delle acque primordiali della trasmutazione, della kundalini che risale dalla base della colonna vertebrale fino alla sommità del cranio.
Nun è il serpente bronzeo di Mosè, il Nehushtan che guarisce chi lo osserva.
Nun è la Vesica Piscis, l'intersezione di due cerchi che genera il mandorla, il grembo da cui nasce la nuova vita.
Nun è archetipo Sacro presente nel simbolo della tribù dei Dan, insieme alla Dalet ( ingresso quadrato delle Domus de Janas)
Insieme formano la Tau, il Sigillo Divino dei Giudici Divini ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)
E la Vesica Piscis è proprio la forma delle navicelle Shardana, quelle imbarcazioni che non sono semplici mezzi di trasporto ma archetipi alchemici del passaggio iniziatico.
Vedete come i simbolismi sono sempre tutti collegati nella nostra Arcaica Civiltà Sarda?
Le sette costole per lato, 7+7, evocano il ciclo lunare, il tempo femminile per eccellenza, i quattordici giorni che separano la luna nuova dalla luna piena, le quattordici fasi del grande grembo celeste.
Nun ha valore ghematrico 50, il numero delle porte della comprensione, i cinquanta giorni che separano Pesach da Shavuot, i cinquanta rematori della nave Argo che solcarono il mare verso il vello d'oro.
Gli Antichi Sardi Kabiri
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0)
di cui ho parlato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra"
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/argo-libro.html?m=0)
In questo sterno di pietra, l'iniziato respirava il respiro della terra.
Non un respiro metaforico, ma un respiro reale, fisico, captato dalla conformazione stessa della cavità scavata nel tufo o nella roccia calcarea.
L'archeoacustica ha dimostrato che queste camere ipogeiche amplificano determinate frequenze, specialmente quelle del vento che si insinua attraverso i cunicoli, producendo vibrazioni che agiscono sul sistema nervoso, inducono stati alterati di coscienza, aprono le porte della percezione.
Ogni Domus è rigorosamente orientata ai solstizi.
Non una eccezione.
Questa costanza non può essere casuale, ma è la chiave di lettura di tutto il complesso simbolico.
All'interno, un catino scavato nella roccia, talvolta tre cornici concentriche, talvolta più semplicemente una coppella perfettamente levigata, veniva riempito d'acqua.
Sulla superficie, qualche goccia d'olio.
Al momento del solstizio, il raggio di sole che penetrava dall'ingresso quadrato colpiva l'acqua del catino con una precisione millimetrica, producendo una ierofania.
Un riflesso dorato che si proiettava sulla parete opposta, dove si apriva la "falsa porta".
La falsa porta non è un'uscita.
È un'illusione, una soglia simulata, un passaggio che non conduce a un'altra stanza ma a un'altra dimensione.
È il tzimtzum cabalistico.
È il restringimento del divino per creare lo spazio del mondo, e insieme la porta che si apre quando il restringimento si inverte e il creato ritorna all'Uno.
L'allineamento è perfetto.
ingresso quadrato/catino interrato /falsa porta.
Tre elementi.
Tre cornici.
Tre giorni che Giona trascorre nel ventre del pesce.
Tre le fasi dell'opera alchemica: Nigredo (la morte, il buio del grembo), Albedo (la purificazione, l'acqua che riflette la luce), Rubedo (la rinascita, l'oro della ierofania). Nascita/morte/rinascita.
L'iniziato discende nella Domus come si discende nel sepolcro.
Vi permane per il tempo necessario alla trasmutazione. Emerge come colui che ha visto la luce aldilà della luce.
Chi sono le Janas che danno il nome a queste dimore?
La tradizione popolare sarda le descrive come piccole tessitrici, custodi di telai d'oro, abili nel guarire i morsi del ragno malmignatta, la argia mexina, il cui veleno letale può essere contrastato solo dalla mexina de s'ogu, l'acqua medicata preparata con riti antichissimi.
Ma il nome Jana rivela molto di più.
È imparentato con Giano, il dio bifronte, signore dei solstizi, custode delle porte, Janua in latino.
Giano guarda avanti e indietro, all'anno che muore e all'anno che nasce.
Giano apre e chiude le porte del cielo.
E le Domus de Janas sono orientate proprio ai due solstizi:
Il solstizio d'estate, quando il Sole entra nel Cancro, segno d'acqua, grembo, utero cosmico.
Questa è la Porta degli Umani, la porta della nascita.
Il solstizio d'inverno, quando il Sole entra nel Capricorno, segno di terra, struttura, scheletro, carena. Questa è la Porta degli Dei, la porta attraverso cui l'iniziato, dopo la trasmutazione, accede all'immortalità.
Jana è anche Giona, il profeta inghiottito dal grande pesce, che trascorre tre giorni nel ventre prima di essere rigenerato sulla spiaggia di Ninive.
Giona non muore.
Trasmuta.
Il ventre della balena non è una tomba, ma è un utero alchemico.
È il grembo amniotico di Madre Terra che accoglie, dissolve l'identità mortale, e restituisce l'essere iniziato.
Janas come speculare di Sanaj, guarire, quando le antiche lingue si scrivevano da destra a sinistra. Leggere le Domus in una direzione o nell'altra significa passare dalla malattia alla guarigione, dalla morte alla vita, dalla dimensione orizzontale a quella verticale.
La parola che guarisce è la parola che si specchia.
In sardo, "sa nai"( sanai in sardo è guarire) significa "la nave".
Ma nai è anche il dire, il narrare, l'atto terapeutico della parola che crea mondi.
"Su nai", "Il dire" un sardo, è il verbo che si fa carne, il suono che si fa forma.
Il potere terapeutico della frequenza non è una scoperta moderna.
Gli antichi Sardi sapevano che la cassa toracica, "sa carena", non è solo lo scheletro del respiro ma la cassa di risonanza della parola.
I polmoni espellono l'aria, le corde vocali vibrano, il suono si amplifica nello sterno e nelle cavità.
Ogni suono è una frequenza, ogni frequenza agisce sulla materia.
La tradizione cabalistica assegna a ogni lettera dell'alfabeto ebraico non solo un valore numerico ma anche una vibrazione, un colore, un organo corporeo.
Il Nome YHWH, quando viene respirato correttamente, vibra in tutto il corpo, dai polmoni al cuore, dalla laringe all'utero.
Le Janas tessitrici, come Aracne, come Arianna, tenevano in mano il filo della vita.
Arianna, con il suo gomitolo, guida Teseo fuori dal labirinto.
Ma il labirinto era nel ventre del Minotauro, e il ventre del Minotauro era una Domus de Janas, e il filo di Arianna era il cordone ombelicale che riconnette al grembo originario.
AR-Jana.
La radice Ar si ritrova in Arga, termine sanscrito che significa "vagina", ma anche in Argo, la nave astrale dei cinquanta rematori, e in Argia, il ragno sardo dal morso letale che solo l'acqua medicata, informata, ritualizzata, può guarire.
Il telaio d'oro delle Janas tesse la vita, ma anche la ripara quando il filo si spezza.
Tessere, rammendare, guarire.
"Sa mexina" non è solo un rimedio. È un rito, una parola, una frequenza.
Numa Pompilio, secondo re di Roma, era un iniziato. Un antico sardo.
Sapeva cose che i re comuni non sanno.
Fu lui a istituire il collegio dei Flamini, e in particolare la figura del Flamen Dialis, il sacerdote di Giove, custode del fuoco sacro e del respiro della terra
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0)
Il Flamine di Giove non era un sacerdote come gli altri.
Viveva soggetto a divieti rigorosissimi.
Non poteva toccare ferro, non poteva cavalcare, non poteva giurare, non poteva vedere un esercito schierato.
Perché? Perché il suo corpo era diventato il recettore del Soffio divino, e ogni contaminazione avrebbe interrotto la captazione.
Il suo copricapo, l'apex, un berretto di pelle di vittima sacrificata sormontato da un bastoncino di lana, non era un ornamento ma un'antenna, un captatore delle vibrazioni telluriche.
E dove il Flamine si ritirava per captare al meglio questo soffio?
In piccole grotte, cavità naturali o artificiali.
Descritte dalle fonti latine come specus o cryptae, sembrano proprio delle Domus de Janas in miniatura.
Il Flamine scendeva nella terra per ascoltare il respiro della terra. Usciva rigenerato, capace di interpretare la volontà di Giove per l'intera comunità romana.
La moglie del Flamine era la Flaminica Dialis, e indossava il flammeum, un velo color rosso fuoco, il colore del fulmine, il colore della furia di Giove ma anche il colore del grembo in cui si forma la vita.
La loro unione era indissolubile, come indissolubile è l'unione tra cielo e terra, tra il respiro che scende e il respiro che sale.
Ma questi Flamini, con le loro norme severe e i loro copricapi particolari, cosa imitavano?
Da chi avevano appreso l'arte di captare il soffio della terra?
La risposta è evidente.
Dagli antichi Sardi, che nelle Domus de Janas già da millenni praticavano l'arte di ascoltare il respiro di Madre Terra.
Il copricapo del Flamine assomiglia in modo impressionante al copricapo del costume tradizionale di Desulo, un paese della Sardegna centrale.
E Desulo, guarda caso, è famoso per la sua Domenica delle Palme, quando le palme benedette, palma, "Sa Prama", simile a prana, respiro, vengono portate in processione e conservate per tutto l'anno come protezione contro il fulmine.
Contro il fulmine, contro la manifestazione terribile di Giove. La palma che diventa parafulmine. Il respiro che diventa scudo.
Si può affermare ciò che potrebbe sembrare eretico agli occhi dei cabalisti tradizionali, ma che la forza delle evidenze archeologiche e simboliche rende sempre più inevitabile.
La Cabala, e con essa la comprensione esoterica del Nome YHWH, nasce in Sardegna.
Non nei deserti della Giudea, non nelle scuole di Safed, non nei palazzi di Toledo.
In Sardegna.
Nelle Domus de Janas.
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0)
Nella pietra scolpita a forma di sterno, nel catino che riflette il sole al solstizio, nella falsa porta che è l'accesso all'aldilà, nel respiro captato dalla carena che è insieme barca, torace e grembo.
Il Nome YHWH, inteso come respiro, come ritmo inspiro/espiro, non è un'invenzione del deserto.
È una scoperta universale delle civiltà che hanno ascoltato il respiro della terra.
In Sardegna, questo ascolto è diventato architettura.
Le Domus de Janas sono il Tetragramma scolpito nella pietra. L'ingresso quadrato (la Dalet, quarta lettera, la porta), lo sterno a sette costole (le sette Sefirot costruttive), il catino (il ricettacolo, il Kli cabalistico), la falsa porta (la soglia tra i mondi), l'orientamento solstiziale (il ritmo del tempo che si fa spazio).
L'alchimia non è solo una proto-chimica.
È una teologia applicata alla materia.
I due elementi che dominano il simbolismo delle Domus de Janas sono la terra e l'acqua.
La pietra scavata, la roccia che accoglie.
L'acqua del catino che riflette, l'olio che fluttua sulla superficie come la luce che si manifesta sulle acque del caos primordiale.
Acqua e terra.
I due elementi del femminino.
Non l'aria maschile del cielo, non il fuoco distruttore e purificatore.
Ma la terra stabile, materna, che sostiene
L'acqua fluida, amniotica, che accoglie. Il grembo di Madre Terra è fatto di acqua e terra.
Il liquido amniotico che nutre il feto, la parete uterina che lo contiene.
Nella tradizione cabalistica, le prime due Sefirot, Keter (Corona) e Chokhmah (Sapienza), sono di natura maschile.
Ma è la terza Sefirah, Binah (Comprensione), ad essere femminile.
E Binah è l'utero cosmico, il ricettacolo che riceve l'emanazione divina e la forma in mondi.
Binah è il Grande Mare, le acque superiori, la Domus de Janas dell'alto.
Le tre cornici della falsa porta ricordano i tre veli del Tempio di Gerusalemme, ma anche i tre mondi della Cabala: Beriah (Creazione), Yetzirah (Formazione), Assiah (Azione).
Attraverso questi tre mondi l'iniziato passa durante la sua trasmutazione, e in ciascuno muore a una parte di sé prima di rinascere nel successivo.
Tre giorni nel ventre della balena. Tre fasi alchemiche.
Tre cornici scolpite nella pietra.
E alla fine, la ierofania.
L'acqua del catino, fecondata dal raggio solare, riflette sulla falsa porta un'immagine aurea.
Allineamento presente nelle Domus de Janas
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/allineamento-domus-sincantu.html?m=0)
È la Shekhinah, la Presenza divina femminile, che si manifesta.
È il riflesso del volto di Dio che nessuno può vedere direttamente senza morire, ma che può contemplare nell'acqua come in uno specchio, attraverso un velo, attraverso una porta che è e non è.
Le Domus de Janas non sono tombe.
Non sono ripari.
Non sono capanne.
Sono la pietrificazione del respiro, l'architettura del Soffio, il tempio più antico dedicato a quella che i cabalisti chiamano HaShem (il Nome) e che i sardi chiamavano semplicemente su Respiru.
Quando entri in una Domus, non stai entrando in una camera mortuaria.
Stai entrando in un grembo.
Il silenzio che vi regna non è il silenzio della morte, ma il silenzio che precede la parola, l'Alef che è il muto inizio di ogni suono.
Il buio non è l'assenza di luce, ma la luce non ancora manifesta che aspetta di riflettersi nell'acqua del catino al momento esatto del solstizio.
Respira, in quella carena di pietra. Ascolta il tuo respiro che rimbalza sulle pareti scolpite a forma di costole.
Senti il vento che si insinua dai cunicoli, portando con sé le frequenze della terra, vibrazioni che il tuo orecchio non percepisce ma che il tuo corpo registra.
Sei nel ventre della balena, nel grembo di Madre Terra, nell'Arga sanscrita, nella Carena sarda.
Sei dove Giona ha imparato a morire per rinascere.
Sei dove il Flamine captava il respiro di Giove.
Sei dove la Janas tesse il filo della vita sul suo telaio d'oro.
Quando uscirai, attraverso l'ingresso quadrato che ora è diventato una porta e non più un'apertura, avrai nel petto, nella tua carena, la memoria di quel respiro.
E saprai che YHWH non si pronuncia.
Si respira.
Inspira, espira.
Inspira, espira.
Il Nome che è il ritmo dell'universo.
Il Soffio che crea e disfa e ricrea.
Il respiro che viene dalla Sardegna e dal principio del mondo e dal grembo di Colei che tutto genera.
Sa carena, lo sterno, la chiglia, la barca rovesciata che è il cielo stesso.
Sa nai, la nave che solca il mare della vita.
Su nai, la parola che guarisce. Sanaj, la guarigione speculare. Janas, le signore dei solstizi, custodi delle porte, tessitrici del destino.
Respira.
Il Nome è sulla tua lingua, nei tuoi polmoni, nel tuo sterno, nel tuo grembo.
Respira.
La prima Domus de Janas non è stata scavata nella pietra.
È stata respirata.
"YHWH" non è traducibile letteralmente come "respiro divino" (nessuna lingua può imprigionare l'Ineffabile in una traduzione), ma nel senso che la sua pronuncia essenziale, il suo modo di essere "detto", coincide con l'atto del respirare.
Ecco perché l'intuizione è così profonda.
Il suono senza vocali.
Ho provato io stessa,
pronunciando le quattro lettere consonantico-laringali Y-H-W-H (o I-H-V-H) senza inserire vocali.
Non si ottiene una parola.
Si ottiene un flusso d'aria scandito da occlusioni.
La Y (yod) che apre il passaggio
La H (heh) che lascia uscire l'aria
La W (vav) che richiude le labbra
La H finale che rilascia completamente
È un'espirazione modulata.
È il respiro che esce e incontra degli ostacoli voluti, come le costole che incontrano lo sterno. Non a caso, in questa mia personalissima intuizione, e convinzione, la Domu de Jana scolpisce proprio quello, lo sterno, la carena, che dà forma al flusso.
La tradizione cabalistica lo sapeva
I cabalisti insegnano che il Nome non si "legge" ma si tremula (in ebraico hagah, che significa sia meditare che emettere un suono appena accennato).
Alcuni testi dello Zohar descrivono la preghiera come un "soffio che esce dal petto e sale", non come parole articolate.
Il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione), uno dei testi cabalistici più antichi, afferma che l'alfabeto ebraico è stato formato dal Ruach Elohim, il Soffio di Dio, che "incide, scolpisce, pesa e combina" le lettere.
Il Soffio precede la lettera.
Il respiro è la matrice, la carena, su cui poi si innesta il suono articolato.
Quindi YHWH è il suono del respiro che crea
Quando nella Genesi si dice che Dio "soffiò nelle narici dell'uomo un alito di vita" (nishmat chayim), quel soffio è YHWH che si fa carne. Adamo non è vivo perché ha ricevuto una anima intesa come entità separata.
È vivo perché in lui circola il respiro divino, lo stesso che circola nelle Domus de Janas, catturato dalla conformazione a sterno, captato dal Flamine nel suo specus.
YHWH è il nome del Respiro che, auto-ascoltandosi mentre respira, prende coscienza di Sé come Creazione.
Ecco perché l'Antico Tempio di Gerusalemme, come le Domus, aveva un Heikhal (il Santuario) dove non c'era luce naturale ma solo il riflesso della Shekhinah, la Presenza, nell'acqua e nell'olio.
La stessa tecnica della ierofania dorata che ho descritto.
L'acqua del catino fecondata dal raggio solare che entra dall'ingresso quadrato.
Una differenza sottile, ma importante, è che YHWH non significa semplicemente respiro divino", perché allora sarebbe una parola come tante, traducibile e definibile.
Ma piuttosto, YHWH è il suono che il Respiro divino produce quando si ascolta respirare.
È meta-linguistico.
Non è una parola nel linguaggio, ma la condizione di possibilità del linguaggio.
Così come il silenzio ( altra dimensione sacra nella nostra Arcaica Civiltà Sarda-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/seu-sou-seu-sou-approfondito.html?m=0) rende possibile la parola, il respiro, YHWH, rende possibile ogni nome.
Questa intuizione è radicale proprio perché sposta l'attenzione dalla parola (il Nome come enunciato) al respiro (il Nome come ritmo corporeo, uterino, petroso).
Le Domus de Janas non "raffigurano" YHWH.
Lo incarnano nella pietra, così come lo sterno incarna il respiro nel corpo.
In questo senso, YHWH è il respiro divino.
Non come traduzione, ma come verità iniziatica.
Interessantissime, riguardo questa Domu de Jana de Su Murrone, le coordinate, che non "scrivono" YHWH in numeri, ma piuttosto, rivelano la stessa struttura cosmica che YHWH rappresenta.
40°46'48.897"N
8°52'30.625"E
La Latitudine
40°46'48.897"
40
Il Numero della Prova e della Promessa
Nella tradizione cabalistica, il 40 è il numero della trasformazione attraverso l'attesa.
Mosè rimane 40 giorni sul Sinai. Elia cammina 40 giorni verso l'Oreb.
Il diluvio dura 40 giorni e 40 notti. Gesù (se accogliamo la tradizione cristiana come erede della Qabbalah) trascorre 40 giorni nel deserto. Il popolo d'Israele vaga 40 anni nel deserto.
Il 40 non è una punizione.
È un utero temporale.
È il tempo necessario perché il vecchio muoia e il nuovo possa nascere. 40 è il numero dell'iniziazione.
È il valore ghematrico del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, la Mem, le acque cosmiche della creazione.
4 (la Dalet, la porta) moltiplicato per 10 (la Yod, il principio, la mano che indica). 4×10=40.
Attraverso la porta quadrata delle Domus de Janas (4) si accede al principio (10) della nuova vita dopo l'attesa iniziatica.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/gli-ingressi-quadrati-delle-domus-de.html?m=0)
Nella Domus de Janas, l'iniziato che scende nella camera, come Giona nel ventre della balena, vi rimane simbolicamente per 40 unità di tempo (giorni, o l'equivalente rituale).
Il 40 della latitudine è la prima firma.
È il luogo del passaggio, dell'attesa che partorisce.
Si manifesta anche il 46, Il Nome Rivelato.
Qui la corrispondenza diventa sorprendente.
Nella ghematria ebraica standard, le lettere hanno valori numerici:
Yod = 10
Heh = 5
Vav = 6
La sequenza del Tetragramma è Yod(10) + Heh(5) + Vav(6) + Heh(5) = 26.
Questo è il numero sacro del Nome, il fondamento numerico dell'Essere.
Ma c'è una tradizione più esoterica, che alcuni cabalisti medievali (specialmente nella scuola di Gerona) esplorarono, la scrittura piena (milui) delle lettere del Nome rivela strati più profondi.
Tuttavia, il 46 che appare nella latitudine, 40°46', può essere letto come 40 (il luogo iniziatico) e 46.
46 è la somma di 26 (YHWH) + 20 (la Kaf, corona, potenzialità).
Ma ancora più suggestivo è che il 46 è il valore ghematrico di "Emah", che significa "Madre" o "Terrore", la duplice natura del Divino Femminile.
Emah è la Madre che genera e che spaventa, l'utero che accoglie e l'abisso che inghiotte.
È esattamente la Domu de Jana, luogo di morte apparente che è in realtà luogo di rinascita.
Ma c'è di più.
46 è anche il numero della parola Yaval, che significa "condurre", "portare", ma anche "il corso d'acqua", "il ruscello", l'acqua che scorre, il catino della Domus, l'acqua della mexina de s'ogu.
46 è il sigillo del femminile divino che custodisce il segreto della trasformazione.
48.897
Le cifre decimali raramente vengono considerate nelle analisi esoteriche classiche.
Ma qui si rivelano straordinarie.
48 + 897
48 è 2 × 24.
Le costole vere della Domus (quelle che si articolano con lo sterno) sono 7 per lato, ma il soffitto di Su Murrone ha 28 travetti (14 per lato, ma disposti simmetricamente).
28 è il numero perfetto della luna (28 giorni del ciclo lunare, 28 fasi del grembo femminile).
28 è 4×7 (la porta moltiplicata per il ciclo femminile).
28 è anche la somma dei primi 7 numeri: 1+2+3+4+5+6+7=28.
28 compare nel soffitto di Su Murrone.
28 travetti che simulano le costole .
L'architetto sacro, ha voluto che la latitudine recasse il 48, che è quasi il doppio di 28, come a dire che l'immagine celeste (28, il ciclo lunare) si raddoppia sulla terra (48) per creare lo spazio della trasmutazione.
897
8+9+7 = 24 → 2+4 = 6 (la Vav, l'uomo, il legame tra cielo e terra). Ma 897 è anche 900 - 3. 900 è il quadrato di 30, il numero della lettera Lamed (ל), l'insegnamento che sale verso l'alto.
Meno 3 (i tre giorni di Giona, le tre cornici, le tre fasi alchemiche).
897 è l'insegnamento perfetto ridotto di tre: l'iniziazione che manca ancora di tre passi per compiersi.
La Longitudine
8°52'30.625"
8 Il Nuovo Inizio
L'8 nella tradizione ebraica è il numero della Briah (Creazione), il primo giorno oltre il ciclo di 7, il giorno della circoncisione (l'ottavo giorno), il numero della resurrezione, della vita che ricomincia.
Het , l'ottava lettera, significa "recinto", "spazio sacro", "vita".
8 è la Domus stessa.
È lo spazio recintato nella roccia, il grembo che accoglie.
La longitudine inizia con 8, come a dire che questo è il luogo dell'ottavo giorno, dove la morte settimanale (il sabato del riposo) si apre al lunedì della resurrezione.
52
Il Nome di 52 Lettere
Il 52 è il numero più direttamente correlato al Tetragramma Divino YHWH nella tradizione cabalistica
Quando si scrive il Nome YHWH con le lettere del suo milui (scrittura piena) nel sistema più comune, si sommano i valori:
Yod (10) + Vav (6) + Dalet (4) = 20
Heh (5) + Alef (1) = 6
Vav (6) + Vav (6) = 12
Heh (5) + Alef (1) = 6
Totale: 20+6+12+6 = 44 (in una tradizione).
Ma la tradizione sefardita più antica calcola diversamente: יוד + הי + וו + הי = 20 + 15 + 12 + 15 = 62.
52 è il valore ghematrico di בן (Ben, "figlio"), ma soprattutto di יהוה quando letto non come nome ma come somma di valori ridotti: 10+5+6+5=26, e 26 è la metà di 52.
52 è il doppio del Nome.
Il doppio è il riflesso, lo specchio, l'immagine dell'Ineffabile nel mondo creato.
Nel quadrato di Sator, di cui l'ancestrale Matrice è il sardo Quadrato del Sinis ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html?m=0)
Il palindromo perfetto crea uno specchio.
52 è il Nome visto allo specchio.
È YHWH che si riflette nell'acqua del catino della Domus.
È la ierofania dorata.
È il Sole che si riflette e diventa oro.
30.625
La Vesica Piscis Numerica
30 è la lettera Lamed (ל), che significa "imparare", "insegnare", ma la sua forma è quella di un uncino che sale verso il cielo — come il raggio di sole che entra dall'ingresso quadrato della Domus e colpisce il catino.
0.625
La frazione decimale è 5/8.
5/8 è il rapporto approssimativo della Vesica Piscis, l'intersezione dei due cerchi che genera il mandorla, l'utero cosmico.
La Vesica Piscis, è la forma delle navicelle Shardana, l'Archetipo Nun (14), il serpente di bronzo, la kundalini.
0.625 × 8 = 5.
L'8 è il nuovo inizio, il 5 è la Heh, il grembo, la seconda Heh del Tetragramma.
30.625 dice che l'insegnamento (Lamed, 30) che scende (la frazione decimale è minore di 1) si compie nel grembo (Heh, 5) attraverso la Vesica Piscis (5/8).
La Somma Completa
40 + 46 + 48.897 + 8 + 52 + 30.625 = 225.522
225 è 15².
15 è il valore di יה (Yah), la prima metà del Tetragramma YHWH , il Nome abbreviato che si usa nelle liturgie
225 = 15² = Yah².
Il Nome abbreviato al quadrato. L'energia che si manifesta e si moltiplica.
0.522 è quasi la metà di qualcosa. Forse semplicemente ricorda il rapporto 0.5236, che è la relazione tra raggio e lato nel pentagono — la sezione aurea declinata in 5/φ.
Il Prodotto delle Parti Intere
46 × 52 = 2392
2392 ÷ 26 (YHWH) = 92
92 è 2 × 46.
Ancora il raddoppio. Ancora lo specchio.
2392 ÷ 40 = 59.8
59 è il valore di אמנ (Emun, fede, ma anche nutrice). 0.8 è 4/5, la porta che si apre sul grembo.
L'Angolo: 40.780... e 8.875...
Convertiamo le coordinate in decimali puri per un'analisi più cabalistica:
Latitudine: 40 + 46/60 + 48.897/3600 = 40 + 0.7666... + 0.0135825 = 40.780249°
Longitudine: 8 + 52/60 + 30.625/3600 = 8 + 0.8666... + 0.0085069 = 8.875139°
40.780249: 40 (iniziazione) + 0.780249. 0.780249 è vicino a 0.78125 = 25/32.
25 è il quadrato di 5 (Heh).
32 è il percorso della saggezza (32 sentieri della Sapienza nel Sefer Yetzirah).
8.875139: 8 (nuovo inizio) + 0.875139. 0.875139 è vicino a 7/8 = 0.875. 7/8 è la settima porta che si apre sull'ottavo giorno.
Il Tetragramma non è scritto, ma rivelato
Le coordinate di Su Murrone non contengono i numeri 10,5,6,5 in ordine.
Non scrivono YHWH in codice numerico.
Ma rivelano la struttura cosmica che YHWH rappresenta.
Il 40° indica il luogo iniziatico dell'attesa e della trasformazione.
Il 46 sigilla il Femminino Divino, la Madre che è anche Terrore, l'Emah che custodisce la Domus.
Il 48 riflette il doppio del 28, e 28 è il soffitto della Tomba I, le 28 travature che sono le costole del respiro, la carena di pietra.
L'8° apre la porta dell'ottavo giorno, il giorno oltre la morte.
Il 52 è lo specchio del Nome (2×26), il riflesso di YHWH nell'acqua del catino.
Il 30.625 reca il Lamed (l'insegnamento) e il rapporto 5/8 della Vesica Piscis, l'utero, la nave, la trasmutazione.
Non c'è "YHWH" nelle coordinate. C'è qualcosa di più profondo. l'architettura della Realtà che YHWH nomina.
Le Domus de Janas, e Su Murrone in particolare, non hanno bisogno di "scrivere" il Tetragramma per essere il suo tempio.
Sono il Tetragramma reso pietra.
Il Nome è il respiro.
Il respiro è lo sterno.
Lo sterno è la carena.
La carena è la Domus.
La Domus è scolpita alle coordinate che il Cielo ha scelto per rivelare, non per nascondere, il segreto del Soffio.
Le coordinate rivelano:
40 (attesa iniziatica),
46 (la Madre),
48 (il doppio di 28, le costole),
8 (resurrezione),
52 (il Nome riflesso),
30.625 (l'insegnamento che scende nel grembo).
L'analisi delle coordinate e degli orientamenti della necropoli di Su Murrone rivela una sofisticata cosmologia neolitica che integra cicli solari, lunari e probabilmente stellari.
Tutte le Domus di Su Murrone presentano l'ingresso orientato a est-sud-est , con variazioni specifiche per ciascuna tomba.
La Latitudine come Chiave
La latitudine di Su Murrone è 40°46'48.897"N è una coordinata che determina tutto il comportamento degli astri nel cielo di Chiaramonti.
Ad una latitudine di circa 40.78° Nord, l'altezza massima del Sole al solstizio d'inverno raggiunge solo 25.78° sopra l'orizzonte a mezzogiorno del solstizio invernale, molto basso, radente.
Ma il dato più significativo è l'azimut del sorgere solare al solstizio d'inverno, che corrisponde ad un azimut di circa 122.5°, ovvero est-sud-est, esattamente l'orientamento documentato degli ingressi .
Ciò significa che il primo raggio di sole del giorno più corto dell'anno entrava perfettamente nell'apertura della Domus.
Non "probabilmente". Non "forse".
Era una precisione voluta. E il raggio, come ho sempre affermato, colpiva il catino d'acqua sulla parete di fondo, producendo la ierofania sulla falsa porta.
La Domus non è una tomba.
È il luogo dove l'iniziato, come il Sole, muore simbolicamente per rinascere.
Tre giorni dopo il solstizio (il 24-25 dicembre in molte tradizioni), il Sole ricomincia visibilmente la sua risalita. E nella Domus, l'iniziato emergeva dopo tre giorni, esattamente come Giona.
La Tomba I presenta un soffitto con 28 travetti (14 per lato) che simulano le costole della carena .
28 è il numero del ciclo lunare: i giorni che intercorrono tra una luna nuova e la successiva. Il ciclo femminile per eccellenza.
Ma c'è di più.
28 è anche il tempo in cui la Luna percorre tutti e 12 i segni zodiacali, ritornando alla stessa posizione relativa al Sole.
I 28 Giorni come Struttura dell'Iniziazione
Nella Qabbalah, 28 è la somma dei primi 7 numeri (1+2+3+4+5+6+7=28), e 7 è il numero delle Sefirot costruttive.
I 28 travetti del soffitto sono i 28 giorni del ciclo lunare, la dimensione femminile del tempo, ma anche le 28 fasi della trasformazione alchemica, dalla luna nuova (morte apparente) alla luna piena (pienezza) alla luna calante (dissoluzione)
Sono anche le 28 posizioni della Luna nel suo peregrinare tra le stelle, il viaggio iniziatico attraverso le costellazioni
Nella Domus, l'iniziato giaceva sotto queste 28 travature, esattamente come la luna nuova "giace" invisibile nel cielo prima di riapparire come falce.
Era, metaforicamente, al centro del ciclo lunare, in quel momento di buio che precede la rinascita luminosa.
Le pareti e le protoni taurine della Tomba I conservano tracce di pittura rossa .
Nell'antichità, il rosso era il colore associato alla Luna (per il sangue mestruale, per il ciclo femminile, per la dea madre).
Ma era anche il colore del fuoco e della trasformazione.
La Luna, nella tradizione cabalistica, è associata alla Sefirah Yesod (Fondamento), il punto di contatto tra il mondo superiore e quello inferiore, il luogo dove le energie spirituali si condensano in forma fisica. Ed è anche associata alla Shekhinah, la Presenza divina femminile che, come la luna, riceve la luce dal Sole (Tiferet) e la riflette sulla terra.
Il soffitto a 28 travetti, dipinto di rosso, era la rappresentazione architettonica di Yesod, il fondamento su cui poggiava l'iniziato durante la sua trasmutazione.
Sulla parete della camera principale e sul portale sono scolpite protoni taurine (teste di toro) .
Nell'iconografia antica, il Toro è associato alla costellazione del Toro, che nel Neolitico (3200 a.C. circa) conteneva l'equinozio di primavera. Quando queste Domus furono scavate, il Sole entrava nel Toro all'inizio della primavera.
Rappresenta il dio della fertilità, la potenza generatrice che feconda la terra.
Ma c'è un dettaglio più sottile: le protoni sono scolpite in coppia.
Due tori. Non uno.
La dualità fecondante.
Per comprendere la datazione, dobbiamo considerare la precessione degli equinozi. Il punto dell'equinozio di primavera si sposta attraverso le costellazioni dello zodiaco in un ciclo di circa 26.000 anni.
Intorno al 3200 a.C. (datazione della necropoli) , l'equinozio di primavera si trovava nella costellazione del Toro.
Ciò significa che, all'epoca della costruzione della Tomba I, il Sole che "moriva" al solstizio d'inverno per poi "rinascere" verso la primavera, avrebbe raggiunto l'equinozio nella costellazione rappresentata dalle protoni taurine scolpite nella pietra.
Il Toro era il recettacolo celeste della rinascita solare. L'iniziato che emergeva dalla Domus dopo l'inverno emergeva nel segno del Toro, il segno della fecondità, della forza generatrice, della potenza vitale.
Un dato tecnico di grande rilevanza:
a latitudine 40.78° N, tutte le stelle con declinazione δ < 52°29′ occidono (tramontano), mentre quelle con declinazione δ > 52°29′ sono circumpolari (non tramontano mai) .
Il valore soglia 52°29′ è straordinariamente vicino a 52.5°, la frazione decimale della longitudine di Su Murrone (8°52'30.625"E, dove 52.5 appare nella parte intera dei minuti).
Le stelle con declinazione superiore a 52°29′, come quelle dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore, non tramontano mai nel cielo di Chiaramonti.
Sono eterne, immortali, ruotano attorno al polo celeste senza mai scendere sotto l'orizzonte.
Queste erano probabilmente le "stelle degli dei", gli astri che, come l'iniziato dopo la trasmutazione, non conoscono morte.
Argomento che ho trattato ampiamente nel mio ultimo libro di Archeoastronomia, "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Le Domus, orientate al solstizio invernale (la morte del Sole), guardavano contemporaneamente verso quelle stelle che invece non muoiono mai. La contraddizione è solo apparente.
L'iniziato muore come il Sole ma diventa eterno come le stelle circumpolari.
La soglia di circumpolarità è 90° − φ:
90° − 40.78° = 49.22°
Ma il calcolo preciso della formula astronomica considera anche la rifrazione atmosferica, portando il valore a circa 52°29′ .
52 è, come abbiamo visto nell'analisi ghematrica, 2 × 26, il doppio del Tetragramma, il Nome riflesso nello specchio dell'acqua.
Le stelle che non tramontano mai sono, in questo senso, la manifestazione celeste del Nome eterno.
La Domu, scolpita sulla terra, era allineata a questo cielo immortale.
Secondo la datazione archeologica, la necropoli fu utilizzata dal Neolitico recente (3300-2500 a.C.) fino all'epoca romana .
Questo lungo arco temporale suggerisce che l'orientamento astronomico era stabile e ritualmente importante.
Un dettaglio che non deve sfuggire: tra il solstizio d'inverno (21-22 dicembre) e la prima luna piena successiva intercorrono circa 14 giorni.
14 è il valore dell'Archetipo Nun, la Grande Madre, il serpente bronzeo, la Vesica Piscis, il grembo cosmico.
L'iniziato che entrava nella Domus al solstizio, il giorno più corto, quando il Sole è più lontano, poteva emergere 14 giorni dopo, quando la luna piena più vicina al solstizio illuminava la notte con la sua luce riflessa.
La stessa luce riflessa che, nel catino d'acqua della Domus, produceva la ierofania.
L'Acqua che riflette il Sole nella coppella interrata produce una ierofania che di riflette sulla falsa porta di passaggio.
La Luna che riflette il Sole manifesta la luce notturna.
L'iniziato che riflette il Divino manifesta la trasmutazione.
Lo stesso principio speculare opera su tutti e tre i livelli, celeste, terrestre, umano.
La necropoli di Su Murrone non è un insieme di tombe. È una mappa del cosmo
È un osservatorio solstiziale, orientata al sorgere del Sole il giorno più corto dell'anno, quando il Sole "muore" e "rinasce"
È un tempio lunare, con 28 travetti che riproducono il ciclo femminile della luna, e 14 come ponte tra solstizio e luna piena
È un cosmo in miniatura, di cui il soffitto a carena è la volta celeste (con le costole come travature stellari), le pareti sono l'orizzonte, il catino d'acqua è la terra che accoglie la luce
È un luogo di trasmutazione temporale, dove il tempo solare (maschile, lineare, della morte/rinascita) si incontra con il tempo lunare (femminile, ciclico, del grembo che accoglie)
Le coordinate, la latitudine 40°46'48.897"N, e la longitudine 8°52'30.625"E, non sono numeri scelti a caso. Sono la firma di un popolo che sapeva leggere il cielo e scolpirlo nella pietra.
La Domu de Jana è il luogo dove il Respiro divino (YHWH), il ritmo del Sole e il ciclo della Luna si incontrano.
Dove l'iniziato, sotto le 28 costole della carena, aspetta i 14 giorni della trasmutazione, per emergere dalla Porta degli Dei e diventare, come le stelle circumpolari, immortale.
Questo è il Nome.
Questo è il Respiro.
Questa è la Sardegna.
Tiziana Fenu
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YHWH è il Respiro delle Domus de Janas




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