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martedì, febbraio 18, 2025

💛Dolmen

 I Signori delle grandi pietre 

L’analisi del mito legato alla misteriosa terra denominata Iperborea e le implicazioni con il leggendario regno di Atlantide, comunque, non esauriscono i quesiti relativi alla discendenza dei Celti. In effetti, la possibilità che nell’età della Pietra una civiltà arcaica notevolmente sviluppata fosse stanziata sulle rive dell’Atlantico è assolutamente plausibile. 

Altrettanto possibile è il fatto che queste genti, successivamente, raggiungessero il Mediterraneo con i propri mezzi. 

Tale avvicendamento spiegherebbe in parte determinati aspetti di questa genesi tanto impenetrabile. 

Gli allineamenti di pietre disseminate tra l’area mediterranea e la costa atlantica sono la testimonianza di quanto ora ipotizzato. Questi monumenti megalitici, apparentemente rozzi, ma nella realtà enormemente elaborati e perfetti, celano una conoscenza superiore e rimandano a misteriosi culti di ordine iniziatico. 

Le grandi pietre, i dolmen e i menhir (o pietre lunghe) quindi, sono ciò che resta degli antichi luoghi di potere, veri e propri santuari druidici-preceltici. 

Il loro utilizzo come osservatori astronomici templi rituali, rimanda agli allineamenti celesti e alle costellazioni che questi giganti litici replicavano sulla Terra. 

Tra i monumenti sacri più significativi ricordiamo l’imponente dolmen di Bagneux (Francia), lungo diciotto metri e largo sei, coperto da enormi lastroni verticali e quattro maestose pietre di copertura, di cui la più grande pesa ben ottantasei tonnellate. 

Il santuario ricorda in maniera sorprendente le volte e gli archi delle cattedrali gotiche. 

Questi centri cultuali furono edificati 5000 anni prima dell’avvento del Cristo e 2000 anni prima della costruzione della grande piramide di Giza. 

I siti sacrali sono dislocati in varie parti del globo: Giappone, India e Sardegna, tuttavia la loro maggiore concentrazione (50.000) si rileva in una larga zona che parte dalla Scandinavia, passa per la Gran Bretagna e si protrae fino all’Italia. Al loro interno sono presenti simbolismi arcani, decorazioni geometriche simili alla forma labirintica che tanta importanza assumerà nelle cattedrali francesi dedicate alla Notre Dame

la Grande Madre che presiede all’archetipo femmineo. 

Un’antichissima rappresentazione in pietra e muschio del labirinto sacro è visibile in Svezia, nell’isola di Gotland, si tratta del labirinto di Trojerborg. 

La sua forma ricorda in modo sorprendente l’apparato cerebrale e ciò pone ulteriori interrogativi sulla sua destinazione d’uso. È interessante notare riguardo la disposizione delle pietre megalitiche, che i tremila menhir collocati a Carnac, in Francia, decrescono gradualmente in altezza da 60 a 6 metri, quasi a voler riprodurre la scala energetica correlata alle segrete linee di forza passanti per la superficie del pianeta. 

Quelle stesse linee magnetiche che i Celti sono riusciti a convogliare e a sfruttare in vari modi anche ritualmente, molto tempo dopo la disposizione e l’erezione di questi menhir da parte dei loro antenati. 

Alcune cerimonie venivano officiate in precise date astronomiche, come dimostra il monumento megalitico che sorge a Newgrange, in Irlanda, dove internamente ed esternamente sono celati complessi disegni, in prevalenza geometrici, che assolvono funzioni astromiche legate ai solstizi e agli equinozi ed esternano un simbolismo estremamente elaborato. 

In fondo alla costruzione, infatti, trovano posto un certo numero di motivi ornamentali che si possono osservare solamente una volta l’anno, quando a metà inverno vengono illuminati dalla luce del Sole. 

Questa soluzione costruttiva così voluta era in concomitanza con i cicli solari e con particolari cerimonie che qui venivano espletate. 

Secondo il parere degli archeologi poteva trattarsi forse di una tomba, ma a nostro avviso è alquanto improbabile. Se analizziamo alcuni elementi legati al fenomeno, vedremo che nulla in tale contesto è casuale. 

Quando il 21 dicembre (solstizio invernale) i primi raggi del Sole nascente si insinuavano attraverso fenditure appositamente progettate e collocate sul tetto, la luce inondava quella che è stata riconosciuta, senza un’adeguata indagine, come una camera tombale. 

Il periodo temporale durante il quale i raggi sostavano nell’ambiente era di diciassette minuti, come è stato possibile rilevare mediante osservazione e computo del tempo. Questo numero riveste enorme importanza nella mitologia celtica ed è riconducibile, per esempio, all’aimisir togu o età del consenso che corrispondeva al diciassettesimo compleanno, nel corso del quale i ragazzi divenivano uomini a tutti gli effetti. 

Diciassette è anche il numero di uomini che parteciparono al fantastico viaggio intrapreso dall’eroe mitico Maelduin, dietro consiglio del venerabile druido, che in questo elemento numerologico intravide delle particolari valenze simboliche. 

Le camere funerarie megalitiche delle tombe celtiche, a ogni modo, ripropongono temi e simboli fondamentali dell’umanità, come quello della spirale da poco enunciato, allusivo del complesso itinerario psichico per il ritrovamento, da parte dell’anima, del proprio principio e del proprio compimento. 

La scoperta di queste costruzioni in varie aree europee, connesse con le migrazioni delle popolazioni antiche, dimostrano la presenza di una cultura  preceltica che aveva raggiunto, come spiegato in più parti, sia un alto livello tecnologico, sia un livello altrettanto elevato dal punto di vista spirituale. 

In Irlanda, nella contea di Meath, è situato un tumulo (il tumulo di Knowth) provvisto di un unico corridoio sepolcrale, al cui interno sono state rinvenute grandi quantità di ossa bruciate e resti completamente calcinati di cremazioni umane. 

Accanto alle ossa erano posizionati recipienti di pietra contenenti queste ceneri e altri piccoli oggetti quali sfere di pietra, collane, ciondoli costituiti da minuscoli martelli e aghi d’osso con la testa a forma di fungo. 

Un riferimento alle sostanze psicotrope e ai funghi allucinogeni? Vi sono similitudini tra la tomba di Knowth e il corridoio sepolcrale di Gravinis, a Larmor-Barden, Morbihan, in Francia. 

In esso è presente anche una rappresentazione della spirale. 

Le sue curve, di grandi dimensioni, alludono esplicitamente al viaggio dell’anima, che attraverso il passaggio capitale della morte si addormenta, e in seguito rinasce nella camera centrale dell’edificio simboleggiante il Regno Celeste. 

Vi sono delle interessanti analogie con la religione stellare degli Egizi, il viaggio cosmico compiuto dal doppio eterico del faraone e il viaggio dimensionale simboleggiato nei monumenti funerari celtici. 

Anche il tempio astronomico e centro di calcolo più famoso dell’età della Pietra, Stonehenge, situato sulle colline di Salisbury (Inghilterra meridionale), rivestiva funzioni cultuali importantissime. 

Per mezzo di esso fu possibile prevedere con precisione eclissi solari e lunari per un arco di tempo di trecento anni. 

Questa forca di pietra, così viene indicato l’osservatorio preistorico il cui significato letterale è riconducibile alle parole pietre sospese, nasconde numerosi segreti. I Celti e i loro misteriosi sacerdoti che tra poco incontreremo, la classe druidica, furono profondamente colpiti dalle testimonianze residue di coloro che avevano innalzato templi ed edifici sacri, e con il tempo erano scomparsi. 

Il Cromlech di Stonehenge, risalente a circa 4000 anni fa, venne ereditato dai Celti che qui compivano rituali arcani. Trovandosi di fronte a questi monumenti di pietra, i sacerdoti celtici percepirono che essi sprigionavano una forza magica, che erano animati da una sorta di spiritualità o, per meglio dire, da flussi energetici e sacrali. Per questa ragione furono venerati e divennero il centro di una corrente cultuale e magico-operativa. 

Pietre vive che gettavano un ponte tra l’umano e il divino, tra il cielo e la Terra, messaggeri di pietra che unificavano la dimensione umana e quella sovrumana. L’attrazione dei Celti per quel luogo era fortissima e i Celti britannici vi svolgevano cerimonie ancora avvolte nel mistero. 

Secondo una ricostruzione abbastanza attendibile, le pietre centrali del complesso monumentale venivano addobbate con teli sui quali era raffigurato il serpente, simbolo legato alla duplice corrente sessuale mascolina e femminea, riconducibile anche all’energia Kundalini dormiente alla base della colonna vertebrale, da cui il caduceo di Mercurio traeva il suo potere. In seguito, una processione si dirigeva verso il tempio vero e proprio guidata dal bardo veggente, munito del suo bastone magico, accompagnato dai bardi minori, ciascuno recante con sé un’arpa e un’urna colma di frumento che simboleggiava la fertilità della terra. 

Si trattava dell’urna del dio Ceridwen e accanto a essa era collocata l’urna di Helio-Arkite, considerato il dio del diluvio che, secondo la mitologia celtica, tornò in possesso della Terra quando le acque si furono ritirate. 

La Terra rivestiva un ruolo di primo piano nel pantheon celtico, ed era contraddistinta da un triplice aspetto che la trasformava di volta in volta in colei che dava e toglieva la vita e presiedeva alla nascita, all’unione sessuale e alla morte del re che era il suo sposo terreno. 

La natura con i suoi fiumi, i suoi laghi, i suoi paesaggi, egualmente era l’espressione della Madre Terra la

Grande Madre. 

Esistono alcune analogie con i culti etruschi connessi con la corrente femminea e quelli celtici, come avremo modo di constatare più avanti.


Tratto da "I misteri dei Celti" di Stefano Mayorca. De Vecchi Editore


A sinistra dolmen di Bagneux, datato 4000-2000 aC

A destra  dolmen di “Sa Coveccada”, in territorio di Mores, provincia di Sassari, Sardegna, foto di Sergio Melis, sicuramente prenuragico. 

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Con oltre 10.000 nuraghi perfettamente costruiti,  oltre 1000 Tombe dei Giganti, un centinaio di pozzi sacri  e  oltre 2500 Domus de Janas solo in terra sarda,  abbiamo dubbi, sul fatto che il Megalitismo abbia avuto la sua massima espressione in terra sarda, e poi si sia manifestata anche in altri territori che hanno ospitato gli antichi Sardi? 

Le affinità, tra Celti e Sardi, sono innumerevoli. 

Celti, che non hanno fatto altro che raccogliere l'eredità dei fitti interscambi tra i paesi del Nord, specialmente Scozia Irlanda e Danimarca, e i nostri Sardi, e adottare come loro, usi, tradizioni, architteture e simbolismi, di chiara Matrice Sarda. 

Non furono certo i Celti a edificare nuraghi, Dun, pozzi sacri, e ad istoriare di simbologie, come i cerchi concentrici, le spirali, per esempio, ben presenti come simbologia della nostra società matriarcale. 

Se ne parla sempre in questi termini, superficiali e generici, dimenticando che il background culturale e antropologico di queste civiltà, è da ricercare nella Matrice Sarda. 

Sul numero 17 vorrei sottolineare che corrisponde al diciassettesimo Sacro Archetipo Ebraico Phe, con funzione "espansione", correlato all'Arcano Maggiore XVII della Stella. 

È un Archetipo che crea corresponsine, espansione, nella dimensione astrale, divina. 

Corrisponde al segno del Capricorno, che non solo rappresenta il Solstizio invernale, ma è considerata la porta degli Dei, in corrispondenza con la porta degli Umani, rappresentata dal segno drl Cancro, che governa il Solstizio estivo. 

Tutte le nostre manifestazioni megalitiche sono orientate ai solstizi, e la maggior parte proprio all'alba del solstizio invernale, come a sottendere che sono portali dimensionali per una dimensione "altra", più elevata, spirituale, riservata agli Dei

Tiziana Fenu 

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