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sabato, febbraio 08, 2025

💛"La Dea Bianca" Robert Graves

In questo brano di Robert Graves, ho trovato riferimenti riconducibili alla nostra Antica Civiltà Sarda 

"Cane" 

La nostra più antica razza canina sarda si chiama Dogo, nome che richiama i Dogon, l'antica tribù del Mali, con la quale abbiamo molto in comune( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/05/osservavo-stamattina-lultimo-bellissimo.html?m=0), avanzatissima, che si autodefinisce come proveniente da Sirio, stella che domina la costellazione del Cane Maggiore. 

"Pavoncella". 

La pavoncella è un'icona antichissima della nostra tradizione sarda, presente ovunque, e spessissimo rappresentata in forma speculare difronte all'Albero della Vita( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/mi-e-sempre-piaciuta-la-pavoncella_28.html?m=0) 

Nel testo di Graves viene definita la "depositaria dei segreti del re Salomone", lo sposo della Regina di Saba, cognome diffusissimo in Sardegna, perché la discendenza regale è quella, la stirpe degli Iniziati, dei Falasha ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/la-regina-di-saba-y.html?m=0) 

"Eracle". 

"Quell'Eracle(che poi diverrà l'Ercole mitologico romano), figlio di Zeus, e di un' umana, Alcmena, il cui figlio, Sardus, Sardo(uno dei figli che Erache ebbe dalle Tespiadi) parti dalla Libia, spinto dal verdetto oracolare, ricevuto dal padre Eracle, dopo le sue dodici fatiche, nell'oracolo di Delfi, con dei coloni, e arrivò in Sardegna, guidato anche dal nipote di Eracle, Iolao. 

La Sardegna degli "Eraclidi", dove si onorava l'Eracle/Ercole, resa fertile e agricola dai greci, narra la mitologia, facendo arrivare addirittura un "Architetto divino", Dedalo, che con queste opere maestose, le torri nuragiche, creò una "Daidáleia", creatura  ispirata all'architettura micenea, alle tholoi.

Dedalo che, sempre secondo la mitologia, porto Aristeo, figlio di Apollo e di Cirene,  nell'Isola rendendola fertile e riappacificando le popolazioni in guerra fra loro. Fondò Karalis e ne divenne re, insegnando agli abitanti l'arte della caccia e dell'agricoltura.

Statuina che è custodita nel Museo Archeologico di Cagliari e risalirebbe presumibilmente al V-VII secolo a.C., raffigurante un giovane nudo con cinque api disposte sul corpo, e che è stata ritrovata a Olien, in provincia di Nuoro"

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/simbologia-api-in-sardegna.html?m=0) 


"I Danai" 

"La stirpe di Danao", leggendario re di Argo, gli antichi greci, i discendenti dell'antica civiltà sarda 

Gli Argonauti, gli Antichi Sardi del Vello d'Oro( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/i-pettorali-di-tartesso.html?m=0) guidati da quel Giasone "monosandalo", come Efesto, con il piede sinistro nudo, simbolo di una discendenza matrilineare come quella sarda da Medusa

"Questo triangolo delle Ottave Oracolari, definiva un'area  che comprendeva Mar Ionio, Mar Egeo e le terre circostanti( quindi anche la Sardegna, in quanto proiezioni omotetiche con il cielo, della prua della Costellazione della nave di Argo ." 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/arca-noe-rotonda.html?m=0

-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0) 

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"Il cane assieme a cui viene ritratto Asclepio, così come il cane Anubi, compagno dell’egizio Thoth e il cane che seguiva costantemente Melkarth, l’Eracle fenicio, è un simbolo dell’Oltretomba e richiama pure i sacerdoti-cane o Enarei, dediti al servizio della Grande Dea del Mediterraneo orientale, che indulgevano a deliri sodomitici nel periodo della Canicola, quando sorge la stella del Cane, Sirio. 

Ma il significato poetico della leggenda del cane nella Câd Goddeu, così come in tutte le storie dello stesso genere, è: «Custodisci il segreto», quel primo segreto da cui dipendeva la sovranità di un re sacro. 

Amathaon era evidentemente riuscito a sedurre un sacerdote di Bran (non pretendo di sapere se si trattasse di un clero fondato sulla omosessualità) e a carpirgli un segreto che permise a Gwydion di indovinare il nome di Bran. Eracle riuscì a sopraffare il cane Cerbero usando una focaccia soporifera che ne allentò la sorveglianza;

di quale mezzo si servì Amathaon non è dato sapere. 

Come ci ricorda il filosofo e occultista Cornelio Agrippa nel suo De incertitudine et vanitate scientiarum (1529), la pavoncella «ha un aspetto regale e indossa una corona». 

Non so se Agrippa intendesse seriamente includere la pavoncella nel novero degli uccelli regali: se sì, la migliore autorità cui poteva appellarsi era Levitico, XI, 19. 

La pavoncella vi è menzionata come un volatile impuro, ossia soggetto a tabu, insieme con uccelli illustri quali l’aquila, il grifone, l’ibis, il cuculo, il cigno, il nibbio, la cornacchia, il gufo e la civetta, la bernacla o oca colombaccio, la cicogna, l’airone e il pio pellicano. L’origine non semitica di questi tabu è provata dalla loro distribuzione geografica: molti di questi uccelli non appartengono alla fascia calda abitata dai Semiti e ognuno di essi era sacro a una divinità importante in Italia, in Grecia o in entrambi i luoghi. 

Gli esegeti biblici si meravigliano dell’«impurità» della pavoncella (e mettono anzi in dubbio che si tratti di una pavoncella, avanzando la candidatura dell’upupa o addirittura del porcospino), ma ogni qualvolta l’impurità significa santità la soluzione del problema va ricercata nella storia naturale. 

I Greci chiamavano la pavoncella polyplagktos, «che molto seduce con l’inganno», e con l’espressione proverbiale «più supplichevole di una pavoncella» designavano i mendicanti scaltri. 

Da ragazzo in Galles imparai a rispettare la pavoncella per la sua meravigliosa abilità nel mimetizzare le uova in uno spazio aperto. 

All’inizio mi lasciavo ingannare dal suo angosciato richiamo che giungeva dalla direzione opposta a quella in cui si trovavano le uova; a volte addirittura, quando si rendeva conto che ero un predatore di nidi, essa arrivava a svolazzare raso terra fingendo di avere un’ala rotta e invitandomi a catturarla. Ma non appena scoprivo un nido,

riuscivo a trovarne subito dopo molti altri. 

Il significato poetico della pavoncella è: «Camuffa il segreto» ed è la sua straordinaria discrezione che fa di lei un uccello sacro. 

Secondo il Corano, essa era la depositaria dei segreti di re Salomone e il più intelligente dello stormo di uccelli profetici che l’accompagnavano. 

Quanto al capriolo bianco, innumerevoli re in innumerevoli racconti di fate non hanno forse dato la caccia a questa bestia in foreste magiche, per essere da lei gabbati? 

Il significato poetico del capriolo è: «Nascondi il segreto». 

In conclusione sembra che nella Câd Goddeu elementi appartenenti a un mito di Eracle che nella leggenda greca descrive la cattura da parte degli Achei di Micene dei più importanti santuari tribali del Peloponneso strappati a un’altra tribù greca, probabilmente quella dei Danai, vengano usati per descrivere una conquista analoga in Britannia molti secoli dopo. 


Tratto da 

Robert Graves "La Dea Bianca. Grammatica Storica del Mito Poetico" Traduzione di Alberto Pelissero  Adelphi eBook

Maldalchimia.blogspot.com 

La Dea Bianca, Graves




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