Una ragione della mancanza di linguaggio negli animali è sicuramente la loro incapacità di giocare con i suoni. E la loro mancanza di capacità artistiche dipende, di nuovo, dalla loro incapacità di giocare con le forme.
La capacità umana di gioco spinge a modellare immagini e a organizzare forme che creano, a loro volta, nuovi stimoli: stimoli cui il sistema nervoso può reagire come una struttura isomorfa.
Abbiamo già visto il caso della bambina, atterrita dalla propria propria fantasia di una strega.
Esaminiamo, ora, che cosa può accadere a un poeta.
Il brano che segue, scritto dal poeta e critico britannico A. E. Housman, fornisce la definizione più soddisfacente che io conosca del meccanismo d’innesco dell’ispirazione poetica:
"La poesia mi sembra un fenomeno più fisico che intellettuale.
Uno o due anni fa, ricevetti dall’America, insieme con altri poeti, la richiesta di definire la poesia.
Io risposi che potevo definire la poesia non più di quanto un cane terrier potesse definire un ratto, ma che pensavo che entrambi riconoscessimo l’oggetto dalle reazioni che esso provoca in noi.
Una di queste reazioni è stata descritta in rapporto a un altro argomento da Elifaz il Temanita:
«Uno spirito passò davanti al mio viso, e i miei peli si rizzarono».
L’esperienza mi ha insegnato, quando mi rado di mattina, a controllare i miei pensieri, perché se un verso poetico si affaccia alla mente, i peli si rizzano. Questo particolare sintomo è accompagnato da un brivido lungo la schiena; un altro consiste in un restringimento della gola e in un afflusso di lacrime; e un terzo può essere descritto solo prendendo a prestito una frase da una lettera di Keats:
«Qualunque cosa mi ricordi di lei mi trapassa come una lancia».
Sede di questa sensazione è la bocca dello stomaco.
Tratto da
Joseph Campbell "Le maschere di Dio. Mitologia Primitiva"
Maldalchimia.blogspot.com
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