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venerdì, febbraio 14, 2025

💛San Valentino/Valentia /Laurentia/Balentia

 Cercando se esistesse una Dea "Valentina", padedra del Valentino celebrato oggi, ho scoperto che una Dea Valentia, antichissima, era celebrata dai primi abitanti italici, e in particolare era celebrata sul colle Palatino, con il sinonimo di "Roma Dea". 

Nel corso del tempo, poi è rimasto solo il nome Roma. 

Casualmente, ma mai per caso, anche qui in Sardegna abbiamo, nel comune di Nuragus, un'antica città romana di Valentia, dove si trovano 38 nuraghi e una fonte Sacra.

Valentia. 

Nome molto simile alla nostra "Balentia" sarda, l'orgoglio, la regalità, il coraggio, la forza, il vigore tipico del popolo sardo.

La Dea Valentia, infatti era correlata alla dimensione ritualistica della buona salute, della guarigione, infatti nella nostra Valentia sarda si trova anche una fonte Sacra. 

Ma è un nome molto simile anche ad un'altra Dea, la Dea Laurentia, della quale ho già approfondito.

Da uno dei miei scritti a riguardo 

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0

"Il nome Lorenzo rimanda a Larentia/Laurentia, ossia la Grande Madre, la controparte di Priapo. Una divinità itifallica, quella di Priapo, come tante altre, in ogni cultura. 

Abbiamo anche noi in Sardegna, il bronzetto itifallico di Ittiri, rappresentato mentre suona una launedda a doppia canna. 

Si presume risalente al VI sec.a.c., e richiama ad un contesto bucolico di riti e danze in onore di questa divinità della fertilità. 

Fertilità, che nella sua controparte femminile, Larentia, rappresenta l'elemento acqua, le lacrime di San Lorenzo, la pioggia, senza la quale il seme della fertilità non può germogliare."


Apro una parentesi, ripresa da un mio approfondimento sulla correlazione tra colle Palatino e Paulilatino( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/solstiziopales.html?m=0), dove c'è il nostro Pozzo Sacro di Santa Cristina 

Colle Palatino sul quale edificarono, nel 753 aC il Pantheon( vi è correlazione anche tra lo stesso pozzo di Santa Cristina e il Pantheon romano - https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0) che presenta  una stessa cupola ogivale con oculo, come il nostro pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino, e molto altro. 

Scelsero quella data, perché avveniva la congiunzione del Sole con Palilicium, che era il nome latino di Aldebaran. 

Il nome Palatino, da cui deriva Palatium e Palazzo, discende da Pales, antica divinità agropastorale, celebrata proprio sul colle, il 21 aprile(Sigismondi Costantino). 

Quindi, il 21 aprile, traguardava la levata eliaca, di Palilicium, il nome latino di Aldebaran, e l'intero colle Palatino, e il Palazzo imperiale, sede dell'imperatore Augusto,  era dedicato a Pales e a Palilicium. 

Quindi la fondazione di Roma è legata a questa congiunzione, alla Dea Pales, e alla celebrazione del Natale romano. 

Un altro referente per la mietitura e per l'armatura, era la levata eliaca delle Pleiadi, figlie di Atlante sempre della costellazione del Toro. 

Attualmente, questa congiunzione particolare Sole-Aldebaran, per via della precessione degli equinozi, avverrebbe il 29 maggio. 

Ma ciò che mi preme sottolineare è la corrispondenza fonetica tra Palatino/Pales, e Paulilatino. 

Io credo che i romani non si siano inventati nulla. Hanno ripreso le ierofanie trasmutanti che si formano all'interno dei nuraghi, proprio durante il Solstizio (https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/trasgirazione-solstizio-estivo.html?m=0). Hanno ripreso la data del 21 aprile, e ne hanno fatto la celebrazione della Dea Pales, della fondazione di Roma, del primo Palazzo imperiale, della celebrazione della congiunzione del Sole, con la fonte divina, Aldebaran.

In Sardegna, sapevamo già da secoli evidentemente, che proprio in quel giorno il Sole era allineato ad Aldebaran. Considerando la precessione degli equinozi, può darsi che anche nel periodo di edificazione del pozzo di Santa Cristina( XI sec. aC), si presentasse questo allineamento, poi adottato in ambito romano. 

Come ho già scritto, il 21 aprile, traguardato dalla ierofania sul 12° anello della tholos a Santa Cristina, simboleggiava un parametro, sicuramente per verificare il grado di maturazione del grano, visto che il 12 simboleggia il Sacro Archetipo Lamed, con funzione "misura", per "controllare un alimento sacro come il grano. 

Ma molto più probabilmente, per onorare la dea Pales, la dea dei pastori, protettrice del bestiame, della pastorizia. 

Pales

Palilicium

Paulilatino" 


Quindi, chiusa la parentesi che mi è servita a sottolineare le corrispondenze tra il Pozzo Sacro di Santa Cristina e il Pantheon e il volle Palatino, dove venivano celebrate la  Dea Valentia, e poi successivamente, la Dea Laurentia, non è difficile trovare il nesso che lega queste Dee Madri della guarigione, legate alla dimensione ritualistica dell'acqua e dei pozzi sacri, a quella dimensione sciamanica rappresentata dall'uso delle launeddas, parola che ha la stessa radice di Laurentia, una dea Madre un po' più tardiva rispetto alla Valentia, ma che rimanda comunque alla dimensione dei riti di fertilità e guarigione. 


Ancora, dal mio scritto :

[...] I cristiani si inventarono la figura di San Lorenzo traendola dalla Divinità etrusca Acca Larentia, poi acquisita dai Romani, un tempo  Madre Terra, poi: Sacra Prostituta (che si prostra ), protettrice di plebei e della fertilità dei campi. 


Ma il periodo del 10 agosto, aggiungo, è simmetricamente opposto a questo periodo dei Lupercali in cui successivamente si è innestata la celebrazione di San Valentino. 

Gli Opposti solstiziali. 

La purificazione a febbraio   e le  celebrazioni del 10 agosto, che risalgono alle divinità fecondative che, oltre all'aspetto femminile di Acca Laurenzia, sono identificate nel maschile Priapo/Pan/Dioniso/Luperco/Inu/Fauno. Le Falloforìe, erano festeggiate il giorno dello Sciame meteorico annuale, come simbolo della pioggia del seme fecondatore che cade sulla terra."


Una celebrazione che appartiene alla dimensione bucolica del Dio Pan, fertile, riproduttiva, di guarigione e purificazione. 

Una dimensione che era di dominio del Femminino, di queste antiche dee Madri, e che nella nostra civiltà sarda, è rimasta, come traccia architettonica, nelle innumerevoli fonti sacre, tra cui spicca il pozzo Sacro di Santa Cristina, profondamente correlato alla simbologia intrinseca del Pantheon e del colle Palatino. 


"A livello rappresentativo, abbiamo nel nostro suonatore di Launeddas di Ittiri, un essere divinizzato, un Pan della fertilità. 

Ho già sottolineato, nel mio scritto, come il nome Laurentia abbia la stessa radice della parola Launeddas, il nostro tipico e ancestrale strumento a fiato sardo.

Dal mio scritto

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0) 

" Il suono delle launeddas, è un suono ritualistico, sciamanico, ipnotizzante, che veniva sicuramente usato per le cerimonie ritualistiche, per le pratiche sciamaniche.

Un suono come uno sciame d'api( "sciame/sciamanico"), che agisce a livello vibrazionale, alterando gli stati di coscienza.

I nostri Antichi Avi, lo sapevano bene.

[...] Ma, come possiamo notare, Laurenzia/Laurentia, ha la stessa radice "Lau-", di Launeddas, e, Acca Laurentia, rimanda, con quella H, all'equilibrio delle due polarità, così ben rappresentato dal Sacro Femminino, fin dai tempi di Inanna, rappresentata a braccia aperte, mentre domina due serpenti, o leoni, le forze della natura più potenti.

E la H, graficamente, nell'Antica scrittura Sarda, era rappresentata proprio dalla Tanit.

Un equilibrio mercuriale ( il Mercurio ha una polarità femminile che interagisce con lo zolfo, di polarità maschile) tipico delle creature divinizzate, come questo bronzetto itifallico, precursore di San Lorenzo, del Priapo, figlio di Dionisio e di Afrodite, della stessa Laurentia, la grande Madre della fertilità e dell'abbondanza, c'era lui, il nostro bronzetto di Ittiri, simbolico in ogni tratto. 

[...] Ma ho scoperto altro, che mi fa pensare che questa antica divinità ancestrale,  Laurentia, di Dea Madre, affondi le radici nella nostra Antica Civiltà Sarda.

Oltre la radice" Lau-", in comune con le nostre Launeddas, rappresentate come elemento caratterizzante di quel bronzetto sardo itifallico precursore del Priapo, del Dionisio, e di quello stesso San Lorenzo, vi è un questa Dea, Matrice Androgina, un elemento che mi fa pensare che abbia una Matrice sarda.

Il suo nome per intero è Acca Laurentia, come ho già scritto, adorata soprattutto in ambito etrusco( ma molti studi, attualmente, identificano gli Etruschi, con gli antichi Sardi abitanti dell'Etruria, considerazione che condivido totalmente, visto le numerose similitudini che io stessa ho evidenziato, tra le due civiltà, nei miei scritti).

Una Dea prostituta, protettrice di Roma, che inizialmente era considerata una dea pennuta, in quanto correlata alla morte e al mondo dell'oltretomba.

Una Dea che agiva nell'ambito della prostituzione Sacra, e che probabilmente fu la Matrice del mito di Romolo e Remo, i due gemelli allattati da una lupa".


Apro un'altra parentesi. 

Luperco, è il dio celebrato durante il Lupercoli, i riti di purificazione di questo periodo in cui si celebra San Valentino, ma inizialmente, doveva essere una figura femminile, una Lupa, poi scalzata, declassata, da una divinità mascolina 

E ancora, sempre dal mio scritto:

"In questo senso, le Sacerdotesse di questa ierodulia in onore della Dea Laurentia, erano chiamate Lupanare, poiché durante le sacre cerimonie, indossavano le pelli di lupo.

L'appellativo "Acca", Acca Laurentia, riprende la parola sanscrita "Akka", che significa Madre, appellativo applicato anche a Demetra.

Ma c'è da sottolineare che Acca Laurentia, in questa sua peculiarità, ed emanazione, sia legata al mondo dei morti e dell'oltretomba.

D'altronde, anche Demetra, simbolo di Madre e della ciclicità delle stagioni( dei solstizi in particolare) esemplificativa della metafora delle stagioni, in collegamento alla figlia Kore, è legata allo stesso concetto di vita e di morte, alle tenebre come momento catarchico di passaggio per una nuova vita.

E in questa dimensione, la Dea Acca Laurentia, era identificata come la Dea Muta, silenziosa, dei Sacri Misteri, celebrata come Accalia, il 23 dicembre, durante il Solstizio d'inverno.

Ho già scritto più volte, come i solstizi siano legati al Sacro Femminino.

Ciò che mi stupisce di questo aspetto di questa Dea Laurentia, è che, non solo, la radice del nome, rimanda alle nostre launeddas, simbolo sciamanico di potenza rigeneratrice, ma anche il nome Acca, in questa precisa manifestazione di Dea dell'oltreromba, rimanda alla nostra figura portante delle nostre antiche tradizioni, legata alla dimensione misterica della vita e della morte, è quindi alla dimensione della sacralità dell'oltretomba.

Sto parlando della figura dell'Accabadora, sulla quale ho già approfondito, per la quale vi rimando ad un mio scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/simbologia-de-s-accabadora-in-sardegna.html?m=0).

Ciò che vorrei sottolineare adesso, è che la parola "Accabadora", contiene la radice "Acca", la stessa della Dea Laurentia e della Dea Demetra..

Il filo conduttore è la dimensione del l'oltretomba, e la capacità di rinascita, in seno ad essa.

La figura de S'Accabadora, è una figura Sacra.

Aiuta nel passaggio alchemico dalla vita alla morte, trasmutando il dolore, equilibrando la sofferenza, con una ritualistica che è sempre stata estremamente rispettata.

La stessa "Acca", presente nel nome, anche nelle due Dee, richiama all'equilibrio necessario, mercuriale, per accedere a questa transizione.

Mercurio, Hermes, Thot.. Si parla di equilibrio delle due polarità, per accedere ad una dimensione superiore, divina, in cui L'umano viene trasceso.

Perché, se non vi è equilibrio, non vi può essere possibilità di trasmutazione.

Ne ho sempre parlato.

Il Sacro Femminino, è, per eccellenza, il custode di questo equilibrio, delle due polarità, dei due estremi, poiché è essa stessa, l'elemento mercuriale ( il mercurio, in alchimia è considerato come l'energia femminile, mentre lo zolfo, è Energia maschile), è equilibrio di per sé, e quindi può gestire anche gli estremi, che a livello astronomico, corrispondono ai solstizi, gli estremi della luce e del buio, rappresentati quasi sempre da leoni e da serpenti.

Abbiamo moltissime Dee e Veneri, anche molto antiche, come ho scritto altre volte, rappresentate dalla simbologia dei Serpenti e dei Leoni, gli estremi della dimensione del sottosuolo, del buio, della dimensione lunare, e della luce, della dimensione solare.

La nostra Accabadora, come dice il verbo sardo "accabare" ("finire"), pone fine, con rispetto, ed equilibrando il passaggio, con tutta una ritualistica particolare, alla vita in questa dimensione, per consentire la rinascita, equilibrata, come la H, la Acca-, mercuriale del suo nome, nell'altra dimensione.

Sono molto propensa a credere che questa Dea, Acca Laurentia, definita "etrusca", abbia origini qua in Sardegna, visto il suo collegamento con il primordiale San Lorenzo/Priapo/Dionisio, di cui il nostro suonatore di Launeddas, è primordiale rappresentante.

C'è anche l'aspetto della Dea silenziosa, della Dea muta.

Avevo scritto, tempo fa, di un nostro bronzetto sardo, in cui si rappresenta una Madre che tiene in braccio, non più un bambino, ma un uomo, già che fa il gesto del silenzio( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/seu-sou-seu-sousono-solosono-luovo-l.html?m=0). 

Un essere, che non è sicuramente un bambino, ma che ho sempre considerato come un anziano, perlomeno un adulto, che sta per passare in un'altra dimensione. 

Scrivevo:

"E questo Horus, è rappresentato in un'immagine iconografica che nell’arte egizia (anche geroglifica) è chiamato il "signum arpocraticum", che indica l’età infantile, ma già nella consapevolezza dell' età adulta, di chi porta l’indice destro alla bocca. 

Così fa Arpocrate, figlio di Iside e Osiride. 

Plutarco ne rilegge il gesto a comando del tacere, inaugurando un simbolismo che sarà universale. Nei templi antichi, per poter accedere ai Misteri Iniziatici e stare nei templi, bisognava osservare un anno di assoluto silenzio. 

Era il silenzio del segreto, dell'abbondanza , della conoscenza segreta". 


Nell'immagine, la Dea Valentia, poi chiamata Dea Roma, della sanità. 

Ancora oggi, il saluto tipico dei sardi, è "saludi" un beneaugurio di buona salute, mostrando il palmo della mano aperto, che ha tutta una sua simbologia intrinseca, per il quale vi rimando alla lettura, nel mio link di riferimento ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/simbologia-del-palmo-della-mano-in.html?m=0) 

Un'antica benedizione di queste Dee Madri della salute, della guarigione. 

Come vedete, andando a scavare, partendo da una mia semplice curiosità riguardo al fatto che potesse esistere o meno una versione femminile di San Valentino, identificata con Valentia, si va, a ritroso, sempre al fulcro Monadico, originario delle altre civiltà, della nostra Antica Civiltà Sarda. 

Per quanto ne possano dire, che siamo pervasi da un sardocentrismo inguaribile, attendo, come sempre, confronti validi a discredito, che puntualmente, non arrivano mai


Tiziana Fenu 

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