La Dea nel Paleolitico.
Nell’arte del Paleolitico, il periodo delle grotte dipinte del Sud della Francia e del Nord della Spagna (dal 30.000 al 10.000 a.C.), la figura femminile è rappresentata nelle ben note statuette di “Venere”, semplicemente nuda.
Il suo corpo è la sua magia, il suo prodigio; esorta il maschile ed è il recipiente di tutta la vita umana.
Il prodigio della donna è perciò basilare e naturale.
Il maschile è invece rappresentato sempre in un qualche ruolo, intento a svolgere una funzione, a fare qualcosa (e infatti, ancora oggi, ci rivolgiamo alla donna e la consideriamo per la sua bellezza, mentre per l’uomo parliamo di ciò che è in grado di fare, di ciò che ha fatto, di che lavoro svolge).
Quello era il tempo delle tribù di cacciatori-raccoglitori: le donne raccoglievano radici, bacche e selvaggina di piccola taglia, gli uomini affrontavano i pericoli della grande caccia e difendevano mogli e figlie dai predoni – perché le donne, dovete sapere, sono un bottino prezioso e attraente.
L’arco e la freccia non erano ancora stati inventati. Scontri e combattimenti erano all’ordine del giorno. E gli animali erano giganteschi: mammut e rinoceronti lanosi, enormi orsi, mandrie di bestiame e leoni. In queste condizioni – e queste condizioni si erano imposte già da centinaia di migliaia di anni, e anzi sono quelle sotto le quali i corpi che abbiamo tuttora si sono evoluti e fissati nelle loro funzioni – si sviluppò e si affermò una scissione radicale tra il mondo e gli interessi delle donne e quello degli uomini.
Non si trattò solo di una selezione biologica funzionale, ma di un vero e proprio addestramento sociale che seguiva due direzioni completamente differenti.
Le piccole statuette femminili non sono state rinvenute nelle grandi grotte dipinte, luoghi di ritualità prettamente maschile, ma nei veri e propri rifugi in cui vivevano le famiglie.
Nessuno ha mai abitato nelle grotte buie, profonde, malsane e pericolose. Queste erano riservate ai rituali di una magia maschile: trasformare i ragazzi in uomini coraggiosi e addestrarli alla caccia; riappacificarsi con le bestie, ringraziarle per la loro morte, e ricondurle nel ventre della madre di tutti, la terra (il ventre oscuro, profondo e imponente della grotta stessa), per poi farle rinascere.
Le meravigliose forme animali lasciate sulle pareti rocciose di questi primordiali templi dell’umanità (ventre della dea Terra, così come le cattedrali saranno il ventre della Madre Chiesa) sono il germe delle mandrie di animali che si trovano sulla superficie del mondo superiore.
Quando si scende in queste grotte, immersi nel buio assoluto e senza punti di riferimento spaziali, è sorprendente vedere come il mondo della luce non sia altro che un ricordo e che divenga, curiosamente, un mondo di ombre.
La realtà è qui sotto.
Le mandrie e tutte le forme di vita che si trovano di sopra sono secondarie: provengono da qui, e qui faranno ritorno. In alcune delle grotte più grandi possiamo trovare i ritratti dei maestri di cerimonia – siano stati essi sciamani, maghi o qualsiasi altra cosa.
E non sono raffigurati semplicemente nudi e in piedi, come le statuette di Venere, ma in costume, mascherati e in azione.
Esempio emblematico è il cosiddetto “Stregone” della grotta di Trois-Frères. Ma ne esistono altri.
E indossano tutti una maschera dalle fattezze animali mentre agiscono come maghi della grande caccia.
Magia maschile e femminile: accordi e disaccordi
Alcune prove indicano che tra la magia femminile e quella maschile tipiche del sistema di vita primitivo basato su caccia e raccolta non c’era solo una tensione ma, a volte, anche l’esplosione di violenza fisica.
Nelle mitologie di diverse società arcaiche (i Pigmei del Congo, gli Ona della Terra del Fuoco, ecc.) si riscontrano leggende di questo tipo: in origine tutto il potere magico apparteneva alle donne.
Gli uomini allora le sterminarono, risparmiando solo le ragazze più giovani, e si accaparrarono quella conoscenza senza trasmetterla alle sopravvissute.
E infatti, in una delle grandi strutture abitative del Paleolitico, situata nel Sud della Francia (a Laussel), venne rinvenuto un gran numero di statuette femminili frantumate, il che fa pensare che a un certo punto furono volutamente distrutte.
Tratto da
Joseph Campbell "Dee I misteri del divino femminile" Traduzione di Michele Trionfera. Tlon Edizioni
Maldalchimia.blogspot.com
Immagine : lo Stregone” della grotta di Trois-Frères.
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