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mercoledì, febbraio 28, 2024

💚Cinghiale di Villanova Strisaili

 Da un post del Museo Archeologico Asproni di Nuoro

( https://www.facebook.com/share/p/JUpACRCEEkHLTDQF/) di cui riporto la didascalia 


"Nel tempio nuragico di Sa Carcaredda, parte del complesso archeologico a poca distanza da Villanova Strisaili, provincia di Nuoro, Sardegna, furono rinvenute diverse offerte votive in bronzo, tra cui bottoni conici, pugnaletti e faretrine in miniatura, anelli e ferma-trecce, come anche bronzetti figurativi, come un arciere orante, e figure animali. Di quest’ultima tipologia è una figurina in bronzo, databile tra il X e il VII  secolo a.C. , raffigurante un cinghialetto accovacciato, del quale l’artigiano ha voluto renderne minuziosamente il muso, e le setole con profonde incisioni a spina di pesce lungo i fianchi, e una cresta di setole dorsale". 


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Espongo la mia interpretazione a riguardo.

Il complesso nuragico Sa Carcaredda, a Villagrande Strisaili, in provincia di Nuoro, Sardegna, comprende un villaggio, con un interessante tempio a megaron, e 5 tombe dei giganti. 

La planimetria del tempio, è quella che rimanda alla planimetria del pozzo di Santa Cristina, e infatti, in questo santuario pare che fosse destinato al culto delle acque, poiché è stato ritrovato proprio un deposito votivo di manufatti, tra cui questo stupendo cinghialetto accovacciato.

Della simbologia del cinghiale ho già accennato in un mio scritto, " Il  Grembo Alchemico delle Maschere Animali del Carnevale Sardo" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-grembo-alchemico-delle-maschere.html?m=0) 

" Ci accomuna, alla letteratura mitologica celtica, anche la presenza del cinghiale come animale sacro ai guerrieri, in particolare e al Dio dell'abbondanza e della fertilità Dagda,  che aveva un paio di maiali magici, che si rigeneravano ogni volta che venivano uccisi. 

Cinghiale dalle setole d'oro, o "maiale della battaglia", caro anche alla dea celtica Freya, che è associato alla categoria dei Vani, le divinità della fecondità. 

Alla dea erano sacri anche i maiali, e uno di questi era Syr(scrofa) . 

Ma sappiamo che " sirboni ", in sardo, significa cinghiale, quindi hanno la radice in comune : Syr/ Sirboni. 

Il cinghiale/ maiale, era associato anche alla Dea Demetra, dea della vegetazione, e alla dea della Caccia Artemide. 

Nel Carnevale Sardo, il cinghiale è rappresentato dai Sos Murronarzos  di Olzai".


Una figura estremamente presente, anche presso la simbologia de S'Urtzu di Austis(NU), vestito con pelli di cinghiale, di cui ho parlato nel mio scritto "Il simbolismo divinizzante del Carnevale Sardo" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-simbolismo-divinizzante-del.html?m=0) 

"Un percorso di p-Ur-ificazione, quello del nostro Carnevale Sardo. 

Purificazione che avviene anche attraverso i cicli naturali di vita e morte

I Colonganos, di Austis(NU) con le spalle carichi di ossi, e sul viso fronde di corbezzolo, il sempreverde della Sardegna , danzano per richiamare il Dio della vegetazione, quel Dionisio che nel Neolitico era il Dio Solare Taurino , con bastoni e forconi intorno ai boia totalmente vestiti di nero, dei Sos Bardianos, durante l'uccisione simbolica de S'Urtzu, vestito con pelli di cinghiale, che poi risorgera'

Il cinghiale è considerato Sacro. 

Uno psicopompo "sacerdote", che iniziava ai Misteri della vita, e simbolo della Dea Madre(cinghiale bianco /scrofa bianca ) 

Un Animale, che ha in sé l'energia del Fuoco e dell'acqua, del maschile e del femminile, tant'è che si nutre dei frutti  che cadono dall'albero di Mugna, una grande quercia che produce magicamente mele, nocciole e ghiande nello stesso tempo

Io in questa uccisione simbolica del cinghiale, da parte dei Bandianos, tutti vestiti di nero, dei Bandianos, vi vedo l'uccisione della consapevolezza, rappresentata dal cinghiale. 

Chi è ottenebrato dal buio(i vestiti totalmente neri), non può accedere ai Misteri. 

Come il ciclo vita/morte che si sussegue nell'arco dell'anno, con l'alternarsi delle stagioni e con il ciclo delle lunazioni

Riti che risalgono a molto prima dei riti Dionisiaci, dei Saturniali, dei Misteri Eleusini". 


Ma, andando oltre la simbologia intrinseca del cinghiale,  sono interessanti gli elementi decorativi di questo manufatto, a spiga. 

Un motivo facilmente riconducibile alla stessa simbologia intrinseca del cinghiale, che richiama il concetto di fertilità, legato a Madre Terra, che alla forza solare, adottato anche dal Dio Ares/Marte, Dio della guerra, come suo simbolo. 

Una forza solare, ma contemporaneamente, una forza anche lunare, legato alla dimensione della M*orte e dell'Oltre, alla dimensione ctonia del Femminino. 

È proprio questa sinergia delle due polarità, che convergono in due direzioni diverse, nella disposizione a spiga, elemento caratteristico, modulare e simbolico, espressione di fertilità e abbondanza, che ritroviamo anche nella disposizione dei blocchi di pietra, nei nostri nuraghi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/lavorazione-spiga.html?m=0). 

Una simbologia archetipale, che viene enfatizzata anche dalla disposizione a Chevron, che troviamo,  ancor prima che nei nuraghi, nelle nostre Domus de Janas( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/motivi-chevron-nelle-domus.html?m=0), che indica riproduzione, espansione, quindi, sinergia delle due polarità, atte alla creazione. 

Conosciamo bene il simbolismo di questa disposizione, perché anche le trecce, presenti nel nostro bronzetto di Vulci e negli stessi Giganti di Mont'e Prama, portano impressa questa sinergia  archetipale, di creature semidivine androgine ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0) 

Ma in questa rappresentazione, di questo cinghialetto, c'è un elemento in più, che mi colpisce.

Nella banda inferiore, esattamente nella "seconda postazione" da sinistra, da cui partono, sembrerebbe, specularmente, due moduli di segmenti a "V", da 14 ciascuno( e questo mi fa pensare alla simbologia del ciclo lunare di 14 giorni ciascuno), vi è un elemento che somiglia tantissimo alla lettera Lamed, il dodicesimo Sacro Archetipo Ebraico, con funzione "misura" presente nella nostra Antica scrittura sarda. 

La Lamed è la dodicesima lettera, è, in quanto numero 12, è identificabile con "Su Santu Doxi", "Il Santo Dodici", così importante per la nostra Antica Civiltà Sarda, poiché rappresentava la manifestazione terrena dell'essenza divina, presente nei documenti epigrafici e anche nella stele di Nora. 

Talmente importante, da essere stato enfatizzato, come "traguardatore astronomico", proprio del livello di "fertilita/maturità" del grano, anche nel pozzo Sacro di Santa Cristina, quando il 21 aprile, come espresso dagli studi in loco, del ricercatore Sandro Angei, e anche il 21 di agosto, dopo svariate osservazioni, quando è stato rilevato  che nel pozzo, avviene il cosidetto "miracolo della resurrezione," quando i raggi solari si allineano in asse con la scalinata, e battendo sul primo bordo Inferiore , proiettano un'immagine luminosa nel  dodicesimo anello, a salire, della tholos, sul cerchio "anomalo", quello più grosso. 

Come ho approfondito in un mio scritto 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-la-piantina-del-pozzo-di.html?m=0) 

In questo lasso di tempo, che durerebbe una mezz' ora circa, si osserva la "divinità solare" che si manifesta e benedice simbolicamente il raccolto del grano"

Tutto il pozzo Sacro di Santa Cristina, è su base "12"

24 gradini per scendere( 12x 2)

12 speculari, per ascendere, rinati, divinizzati, purificati. 

24 anelli della tholos (altro 12 x2) 

24+12+24= 60

60 è il valore ghematrico del Sacro Archetipo Ebraico Samech, il quindicesimo, che simboleggia proprio la fertilità divina che si manifesta in noi. 

Il 12 si ottiene anche moltiplicando il 3 per il 4

Il divino ( 3)che entra e si manifesta nella materia( 4).

12, in riduzione teosofica, è 3, ternario divino. 

È tutto un richiamo finissimo ed estremamente equilibrato, alla complementarietà degli opposti, di cui la nostra civiltà sarda è Eccelsa testimone in ogni sua manifestazione. 

Alla sinergia creatrice energeticamente, verso la quale gli antichi erano estremamente attenti e devoti. 

E questo prezioso manufatto, con la sua simbologia intrinseca rivela una straordinaria attenzione a quella che è tutta la koine'  concettuale e simbolica che permea, in ogni suo aspetto, tutta la nostra Antica Civiltà Sarda, sempre attenta alla manifestazione del Divino, in ogni suo aspetto. 


Tiziana Fenu 

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Cinghiale di Villanova Strisaili













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