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martedì, febbraio 06, 2024

💛Maschera de Su Maimone e Sa Gatta

 


#CarrasegareSardegna


Le Maschere sarde de "su Maimone" e "sa Maschera a Gattu". 


Visto che il Carnevale sta per concludersi, ufficialmente il 14 febbraio, con il mercoledì delle Ceneri, oggi parliamo di un'altra maschera Sarda, che mi ha molto colpito : quella de su Maimone di Sarule, in provincia di Nuoro, che solitamente è accompagnato dalla controparte femminile, chiamata "Sa Maschera a Gattu", la quale porta sul viso, un velo di pizzo nero, una copertina bianca finemente lavorata, e una fascia rossa che blocca entrambe, sulla testa, a simboleggiare, la mo*rte, la nascita e il san*gue, che unisce entrambe, simbolo di fertilità, ma anche di m*orte.

Queste donne indossano due gonne ricamate in orbace, al contrario.

Una, allacciata al collo, e l'altra alla vita.

Questo, probabilmente ad indicare la simbologia della morte, che non guarda in faccia nessuno, nessuna appartenenza sociale.

Infatti, sappiamo bene, come i ricami, gli ornamenti, contraddistinguano i comuni sardi, proprio per l'ampia e variegata diversità dei costumi nelle loro peculiarità.

Annullando, con questo gesto delle gonne al contrario, la loro identificabilta' sociale di appartenenza, sottolineano come, non sia importante, difronte alla M*orte, rappresentata da quel fazzoletto in pizzo sul volto, a offuscare l'identità, definirsi socialmente, poiché difronte ad essa, si è solo degli esseri umani che muoiono (drappo nero), e rinascono come un parto (drappo rosso e bordo rosso delle gonne al contrario) a nuova vita, nella purezza della vita dopo la morte(copertina bianca ricamata).

Il sa*ngue, che ferma i drappi sul capo, fa da tramite. 

Elemento di vita e di morte.

E quella fascia rossa, stretta intorno alla testa, indica, come già è stata mia consuetudine spiegare nei miei precedenti post, riguardo la simbologia del "lazo/Ankh" per su Issohadore, e per il Mongkol intorno al capo di alcuni bronzetti sardi,  la simbologia della rinascita, attraverso il ritorno nel passaggio ute*rino che ha donato la vita.

Tutto nella Civiltà Sarda, come ho sempre sottolineato, si basa su questo concetto alchemico triadico della  "nascita/morte/rinascita".

Ne abbiamo prove ovunque.

Le Domus de Janas sono piene di elementi "taurini/uterini" triadici, che segnano il passaggio di rinascita attraverso le porte, o false porte, che sono dei portali alchemici, poiché la stessa parola "Jana", significa "Janna", "porta".

E, soprattutto, considerando che il Carnevale Sardo è la celebrazione della purificazione e della divinizzazione dell'essere umano, ecco questa "maschera a Gattu", è a testimonianza di questa simbologia alchemica trasformativa, attraverso la morte e rinascita. 

Una donna a lutto, senza identità sociale.

Le nomina anche Grazia Deledda, nel suo romanzo "Elias Portolu" 

"Maddalena e le amiche vestivano da" gatte/i ", indossavano cioè gonnelle scure, una allacciata alla vita, l'altra al collo, e avevano la testa imbaccuccata con uno scialle: gli uomini erano mascherati da" i turchi", con larghe sottane bianche strette ai ginocchi, e corsetti femminili, di broccato a vivi colori, messi all'inverso, allacciati dietro e con la parte del dorso sul petto. 

Uscirono, un momento che la straducola era deserta, e scesero nelle vie dove Nuoro assume aspetto di piccola città: le donne procedevano un po' timidamente, tentando di cambiar passo, paurose d'esser riconosciute, soffocando sotto la maschera di cera le loro risate di gioia puerili". 


Questo breve passo della Deledda, riferita alla maschera de Su Gattu, fa intendere che si mascheravano con questo costume, anche i maschi, e che indossassero una maschera di cera. 

Questo aspetto trova riscontro sul fatto, che le donne, nel costume odierno, indossino, sotto la gonna, (le due gonne sono chiamate "duos oddes"), dei pantaloni a "s'isporta"(pantaloni alla cavallerizza, in velluto, da uomo ), con "sos gambales", gli stivaloni alti da uomo, in pelle, tipici sardi, indossati sopra "sos cosinzos", gli scarponi in pelle. 

Questo indica che esse, simboleggiano sia l'aspetto maschile, che quello femminile, un aspetto sinergico, delle due polarità opposte, sempre presente nella civiltà sarda.

E c'è anche il particolare nominato dalla Deledda, quello della maschera di cera, particolare simbolico dell'annullamento della propria personalità, della propria identità umana, necessario per poter effettuare il passaggio alchemico di purificazione e divinizzazione, prima di poter rinascere a nuova vita. 

Maschera di cera, non presente nelle maschere attuali, ma che è rimasta, in modo fortemente caratterizzante e simbolico, nelle maschere bianche de Su Componidori della Sartiglia di Oristano, e nella maschera de su Issohadore di Mamoiada, e, andando indietro nel tempo, come ho già avuto modo di approfondire, nei Giganti di Mont'e Prama, i quali sicuramente indossavano una maschera, visto che presentano un solco lungo il profilo del viso. 

Ma questa maschera "a Gattu" di Sarule, ha il suo corrispettivo maschile nella Maschera de "su Maimone", molto particolare, poiché è caratterizzata da una maschera posta sul volto, fatta con "pane de morisca", ossia la foglia essiccata dei fichi d'India, e con un abbigliamento uguale a ciò che indossano sotto la gonna in orbace, le donne, con la differenza che su Maimone, sopra, indossa "su gappottinu", un cappottino nero in orbace. 

Questa maschera rappresenta un fantoccio di buon auspicio, e veniva portato in processione per le vie del paese, in segno propiziatorio per un buon raccolto

Infatti su Maimone, è invocato soprattutto per le piogge e i temporali, e il fatto che venga rappresentato con la maschera esorcizzante di una foglia di fico d'India essiccata, sta ad indicare come un' invito, un'invocazione, affinché non ci si riduca ad essere come un Fico d'India essiccato, che, nonostante tutto, cresce e da i suoi frutti anche nei terreni più aridi.

Riporto un passo del mio precedente approfondimento riguardo proprio su Maimone, nel mio post di giugno, "I Guerrieri che dominavano l' Energia"

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=

[...] Il Maimone era di buon auspicio, rappresentava il Dio delle acque ,della pioggia di cui in Maschinganna, è la variante più burlona, quella elettrica, rappresentata dal fulmine, che a volte si sente ma non si vede. 

Nella lingua canea la parola " maim", scritto "mam" significava acqua

"Amon/ Aman" , in Libia, Berberia, presso i Tuareg e Guanci delle Canarie( di cui parlavo nel post della pintadera e pare che siano molto legati ai sardi, geneticamente), significa "acqua". 

Anticamente su Maimoni per essere di buon auspicio e propiziatorio per il raccolto, veniva portato in processione sotto forma di fantoccio come una specie di spaventapasseri, in  una barella costituita da due  canne incrociate ,con al centro una corona di  pervinca , che rappresentava la divinità della pioggia, su Maimone, appunto. 

Veniva gettato nel ruscello per essere sommerso dall'acqua. 

La pianta che si usava per addobbare su Maimoni era la Pervinca ,che in sardo si chiama "Proinca" che è molto simile al verbo "proere", cioè "piovere " in sardo. 

Anche la divinità egizia Amon era indicata come "luce" , luce che propiziava i raccolti"


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C'è da chiedersi, quale "strano accostamento" unisca la "gatta/gatto" a su Maimone. 

Direi ci sono alcune corrispondenze. 

Inanzittutto il 9.

Si dice che il gatto ha 9 vite, e il numero 9, è un numero importante, per l' Antica civiltà Sarda. 

Abbiamo visto come nella stele di Thutmose III (1500 a. C.), come avevo già indicato, si parla della Confederazione Sarda dei 9 Archi, i Pelasgici, gli Antichi Sardi, in riferimento anche alla Costellazione del Cigno. 

Inoltre, per gli antichi greci, la Sardegna era la terra del "sonno atemporale", secondo la quale, i 9 figli di Eracle, o Ercole, i Tespiadi, sotto la guida di un oracolo di Apollo, e guidati da Iolao, nipote di Ercole, giunsero in Sardegna, la terra dalle vene d'argento (Gennargentu significa infatti "porta d'argento"), e la portarono a grande magnificenza, anche con il supporto di Dedalo, il grande architetto dei Nuraghi. 

Questo dice il mito. 

Ma è vero che, di questo sonno atemporale, sciamanico, della durata di 9 giorni, si parla  come di un portale fuori dal tempo, nella terra di Chrono. 

Riporto  un passo a proposito, ancora dallo stesso post:

"[...] Aristotele descrive la Sardegna come una porta di fuga dal tempo, come un confine estremo di questi 9 giorni fuori dal tempo. 

Questo mi fa venire in mente la simbologia del numero 9, della  ierofania  sul nono anello della Tholos , e sul nono gradino del pozzo di Santa Cristina proprio il giorno del solstizio, di cui ho parlato nel mio post. 

Un  9 simbolico. 

I 9 giorni  nei quali non si è dentro la sincronicità del cielo che si ripete. 

9 giorni in cui si sta fuori dal tempo. 

È un portale dove il ciclo si interrompe. 

Tutto in Sardegna è un portale simbolico. 

La stessa Jana è una porta portale, ed è lo stesso tipo di leggenda che si trova presso i Dogon, i figli di Sirio, ai quali i sardi sono legati. 

Quindi la Sardegna veniva considerata la terra del sonno. 

La terra di Crono, del tempo addormentato che si ferma per 9 giorni. 

Gli immortali i dormienti, che sono i veglianti delle soglie. 

Eroi,  Dei immortali, che praticavano questa veglia attraverso pratiche come l'incubazione. 

9 giorni come 9 mesi, i mesi della gestazione, dell' incubazione. Per rinascere a sé stessi. 

Il nono Sacro Archetipo Ebraico Teth, con funzione "cedente", indica proprio questo, il Grembo Femminino, la Forma in cui l'energia maschile si manifesta. È l'energia serpentina, ripiegata a ruota, come nel ciclo della vita, dalla quale si genera la vita. Il suo glifo originario era infatti un cerchio con una croce al centro, simbolo, ancora oggi della maschera de S'Urtzu, di Seui, che la porta in processione durante il nostro Carrasegare, di cui ho già approfondito, e che riproporro' questi giorni, prima del mercoledì delle Ceneri.. 

Questo Archetipo serpentino rappresenta la saggezza ancestrale, la Sophia, la kundalini, la Madre Cosmica, Madre dello stesso Sole, l'Archetipo primordiale che genera Shamash, il Sole. 

Le Domus de Janas rappresentano metaforicamente il  grembo materno.

Dove il defunto veniva posizionato in una posizione fetale, come un 9, pronto per rinascere ad una nuova vita, e spesso vi erano pendenze, dove  penetrava l'acqua, quasi a simboleggiare il liquido amniotico che  accompagnava il defunto nella sepoltura. 

Luoghi sacri di trasmutazione energetica. 

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E perché collegare, quindi, su Maimone a Su Gattu? 

Cosa rappresenta il gatto?

Parto sempre dal presupposto che dalla nostra Antica Civiltà, che considero Atlantidea, si siano sviluppate le altre. 

L' ho sempre sostenuto, solo che da noi, è rimasta in vita la forma primordiale, quella non inficiata e non contaminata da sovrastrutture storiche, sociali, senza gerarchizzazione. 

È rimasta nella sua ancestrale e Primordiale simbologia, che sta a noi decodificare. 

Un Maimone /Amon, come la divinità egizia creatrice( notate come la desinenza di Maimone,  "-aimon" sia quasi identica ad "Amon", perché riguarda le  energie Creatrici primordiali, fuso poi con Ra, e diventando Amon-Ra, un'unica divinità solare e creatrice) , la più importante, "il nascosto", che ci fa affiancato da un "gatto", che di gatto ha ben poco?

Se "Maimone/Amon"   rappresenta l'acqua, la forza elettrica dei fulmini, del temporale, il Gatto, rappresentato dalla Dea Bastet, la sua controparte femminile, riconducendolo alla simbologia egizia, rappresenta l'anima  Mercuriale, trasformatrice, alchemica. 

Bastet era considerata uno psicopompo( e già scrissi anche su Bastet) tra le due dimensioni di vita e morte.

Dea creatrice, di fertilità, ma anche distruttrice.

Esattamente come Amon. 

Il Gatto nero in particolare, nero come il limo fertilizzante del Nilo, era l'animale sacro a Iside, e poi successivamente alla Dea Artemide. 

Un gatto legato all'elettromagnetismo della terra, e infatti cerca di dormire sempre in prossimità dei nodi di Hartmann, dove si intersecano i campi elettromagnetici della terra. 

Quindi è naturale che venga attratto dall'emanazione elettromagnetica di Maimone/Amon.

Inoltre, come era usanza credere, ogni divinità aveva il suo albero sacro, e gli alberi sacri alla Dea Bastet, della della fertilità (quindi legata all'elemento "acqua" di Maimone) erano il sicomoro, la palma e il fico, utili per nutrire il defunto. 

Considerando che la foglia del fico d'India, assorbe e custodisce una notevole quantità di acqua, direi che è perfetta per questa funzionalità, e che si accorda perfettamente al "Maimone/Amon" divinità della pioggia ed elettrica creatrice. 

Ma c'è un'altro aspetto curioso. 

Gatto, in sardo, si dice "pisittu", che ha la stessa radice della parola "pisu", che significa "seme", e, anzi, ne sembra quasi un vezzeggiativo. 

Se il gatto è "pisittu", da "pisu/seme", inteso come seme primordiale che unisce il cielo e la terra, lo psicopompo tra due dimensioni, come è sempre stato considerato, a maggior ragione, come "seme" simbolico, impregnato dalla forza creatrice e nutritiva di Maimone/Amon-Ra , della sua stessa acqua simbolica, come divinità delle acque, è come una piccola arca tra le due dimensioni, che ha in sé il nutrimento necessario per dissetare e nutrire, nel mondo dei morti. 

È il Seme, la Forma umana di Amon Ra, il nascosto. 

I gatti erano sacri nell'antico Egitto, e, in rapporto ad Amon, la dea  Bastet era considerata la gatta di Amon-Ra (la derivazione di Ra), nata, nella sua versione distruttiva e desertificatrice di Sekhmet (sorella di Bastet) dal fuoco dell'occhio di Ra, considerata come strumento della vendetta di Ra, quindi imprescindibile da lui. 

Ecco che quindi, acquisisce un senso, che "sa maschera a Gattu", venga rappresentata affianco al Maimone-Aimon. 

Perché sono legati e intercambiabili

Entrambi possono portare o distruzione o fertilità, e lei come "pisitta" come "seme", è la depositaria e Custode dell'aspetto positivo di Aimon-Maimone, della sua fertilità attraverso la pioggia.

Il femminile è sempre Custode della fertilità maschile, poiché è "arca/argha" (va*gina in sanscrito), e può, da psicopompo, veicolare l'impronta della creazione maschile, da una dimensione all'altra. 

Senza questa impronta elettrica, data dal maschile, non si attiva in quanto elemento fertile, magnetico.  

Non si attiva come "seme". 

"Seme" che è simbolo di rinascita sempre, anche dopo la morte.

Ho trovato questo accostamento di oggi, tra queste due maschere, estremamente bello. 

Ad una lettura superficiale, possono sembrare semplicemente folkloristiche. 

Invece, andando a fondo, perché sono animicamente una speleologa in tutto, si scopre una varietà di simbologie straordinarie, che si incastrano perfettamente le une con le altre, facendo da supporto ad un discorso che è molto più che logico. 

È veicolo di una profonda spiritualità, che va alle Origini, quelle dalle quali hanno probabilmente tratto ispirazione le altre civiltà, se gli Antichi Sardi, Atlantidei, lo ribadisco, si sono potuti permettere il lusso di portarla avanti nella sua forma più primitiva e ancestrale. 

Che non significa semplice e banale. 

Significa pura. 

E quando una cosa è pura, brilla come un diamante, e se ne possono scorgere tutte le sfaccettature, che non si rivelano ad un occhio superficiale, ma solo a chi legge attraverso e oltre la Forma.

P.S. Il segno rosso sulla "fronte" della Maschera de su Maimone, sulla foglia del fico d'India, è il bindi indiano, simbolo del Terzo occhio, ne avevo già parlato riguardo la Maschera Sarda del Bundu.. E tutto parte sempre dalla Sardegna.. 


https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/bundu-bindubindi.html?m=1



Tiziana Fenu

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