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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, aprile 17, 2026

💛 Danza e DNA( libro "Il Tempo Capovolto"

 

"[...] La Sardegna, fin dall'antichità, è stata percepita come una terra liminale, un "temenos" sospeso al di fuori del flusso cronologico ordinario. 
Gli autori classici, da Erodoto ad Aristotele, la descrissero come l'isola del sonno atemporale, un regno di Crono in cui il tempo si arresta. Secondo il mito, i nove figli di Eracle qui trovarono riposo, in una sospensione ierofanica che assimilava il sonno alla morte e alla rigenerazione. 
Questo intervallo di nove giorni, fuori dalla ciclicità celeste, costituisce un portale simbolico, un "interregnum" sacro durante il quale il solstizio segna una pausa cosmica, un “sonno senza sogni” che prelude a una rinascita. 
Il numero nove, ricorrente nella topografia sacra sarda, presente anche come dimensione ierofanica  proprio nel nono gradino del pozzo di Santa Cristina al solstizio, custode di importanti ierofanie, incarna questa dimensione di gestazione e incubazione, un ritorno al grembo primordiale per rigenerarsi.
In questo contesto, il serpente, correlato al nono Sacro Archetipo della Teth, il grembo, la kundalini, il Serpente archetipale, il Sacro Femminino, la Sophia Superna, emerge come archetipo centrale, simbolo polivalente di rigenerazione, conoscenza e forza vitale. 
Per l'antica tribù dei Dan, componente del popolo degli Shardana, il serpente non era un semplice emblema, ma un "axis mundi" identitario. 
Raffigurato come creatore a tre anse, spesso racchiuso in una stella esagrammatica, la Stella di David, presente nell'antico simbolo della tribù dei Dan, esso rappresenta l'integrazione degli opposti. Il maschile e femminile, il cielo e terra, la materia e spirito. 
Questo simbolo è direttamente connesso al concetto di Kundalini, l'energia serpentina avvolta alla base della spina dorsale che, risvegliata, conduce all'illuminazione. La sua forma a spirale e il suo movimento ondulatorio lo rendono un'icona perfetta del DNA, la doppia elica che custodisce e trasmette il codice della vita. 
Non a caso, “Dan” è anagramma di “DNA”, e la tribù era nota per la sua abilità guerriera e sciamanica, per quella “sfida alla morte” che si traduce nel celebre "risus sardonicus", un ghigno beffardo di fronte al pericolo, emblema di un popolo che gioca con le forze estreme dell'esistenza.
Le Danze Rituali sarde sono come un linguaggio archetipico che si snoda lungo linee atemporali, fin dalla notte dei tempi. 
Le danze rituali sarde, in particolare "su ballu tundu", non sono semplici espressioni folkloristiche, ma autentici codici sacri, presente anche, come iconografia decorativa, nel vasellame della cultura di Ozieri risalente al 4000 aC circa
Sono dei mantra in movimento che riproducono la geometria della vita. 
"Su ballu tundu" si snoda in cerchio, serpeggiando come un serpente cosmico, si contrae e si espande, avvolgendosi su sé stesso per poi aprirsi verso l'esterno. 
Questa dinamica coreutica mima il processo di avvolgimento e svolgimento della doppia elica del DNA, nonché il ciclo eterno di vita, morte e rinascita simboleggiato dall'Uroboro. 
I passi, brevi, cadenzati e ipnotici, accompagnati dal suono ancestrale delle launeddas, inducono uno stato di coscienza alterato, un'estasi mistica che trascende il tempo ordinario. 
Ma anche le launeddas sarde presentano una  complessa stratificazione. 
Le launeddas hanno un ruolo centrale nel Carrasegare sardo, non solo come semplice accompagnamento musicale, ma come vero e proprio motore rituale che scandisce il tempo e lo spazio delle celebrazioni carnevalesche, spesso legate agli antichi cicli agrari.
Il suonatore si posiziona al centro del cerchio di danzatori (su ballu tundu), che ruotano attorno a lui tenendosi per mano. La musica, ipnotica e continua, guida i passi codificati dei ballerini, in una sorta di rito collettivo che può durare da 20 minuti a oltre un'ora.
Il flusso sonoro ininterrotto, reso possibile dalla tecnica della respirazione circolare, crea un'atmosfera di sospensione temporale.
Rappresenta una marcatura del Tempo cerimoniale 
Questo "respiro infinito" accompagna tutto il percorso rituale del Carrasegare, dalle processioni delle maschere tradizionali ai balli comunitari.
Storicamente, le occasioni di ballo erano "indissolubilmente legate al ciclo dell'annata agraria". Il Carrasegare sardo, festa di rigenerazione e capodanno agricolo, trova nelle launeddas il suo suono ancestrale, che rimanda a riti di fertilità precristiani (come suggerisce anche il celebre bronzetto itifallico di Ittiri).
Vengono utilizzati, durante queste ritualistiche, specifici "cuntzertus" (tipi di launeddas) e brani tradizionali adatti alle diverse fasi della festa. Tra gli strumenti più comuni vi sono "su punt'e organu", il fiorassiu e la mediana.
La polifonia dello strumento, con il suo bordone continuo ("su tumbu" ) e le linee melodiche intrecciate, genera un suono potente e penetrante, capace di dominare gli spazi aperti delle piazze e delle processioni, coinvolgendo emotivamente l'intera comunità.
Il ruolo rituale delle launeddas nel Carnevale affonda le sue radici in un passato molto remoto. Reperti archeologici, come il bronzetto itifallico nuragico di Ittiri (che raffigura un suonatore), testimoniano l'uso di strumenti simili in cerimonie legate probabilmente a culti della fertilità. In epoca storica, si attesta anche il loro utilizzo in riti terapeutici (come quelli per il morso della "malmignatta", analoghi al tarantismo), dove la musica frenetica guidava danze di guarigione. Questa dimensione magico-rituale si è poi trasfusa, per sincretismo, nelle festività cristiane e popolari, incluso il Carnevale[...] "

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio saggio
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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Approfondimenti specifici

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/simbologia-delle-launeddas.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/san-lorenzo-2023.html?m=0
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Danza e DNA( libro)








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