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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, aprile 15, 2026

💙 La donna è come un frutto (libro Maldalchimia I)

 

"La donna è come un frutto che esala la sua fragranza solo quando una mano la strofina".

(Tratto da "Afrodite" di Isabel Allende)

La donna è come un frutto segreto, custode di un’essenza che non si dona se non a chi sappia risvegliarla. La sua fragranza più intima, quel velo di mistero che avvolge la sua anima, resta sopita, in attesa, finché una mano sapiente non ne accarezzi la buccia, non la sfiori con quel tatto che è insieme conoscenza e riverenza. Solo allora, dall’attrito gentile tra la pelle e il mondo, si sprigiona l’aroma, l’anima che esala il suo incenso, il suo respiro più vero.
Questo pensiero è stato per me un filo d’Arianna, un canovaccio tessuto non di tela, ma di emozioni, un vello sottile che ha avvolto e accompagnato ogni mio passo nel labirinto dell’esistenza. È stata la mappa silenziosa del mio divenire, lo specchio interiore in cui ho lungamente riflettuto la mia stessa immagine.
Con il lento incedere del tempo, ho affinato lo sguardo dell’anima e ho imparato a discernere.
Ho compreso quali "mani", quali energie, quali presenze, possedessero il sacro potere di stropicciare la mia essenza, di farne stillare il profumo più autentico.
E così, con un moto che era insieme pietà e liberazione, ho congedato, in un commiato colmo d’amore silenzioso, quelle che non sapevano, o non avevano mai voluto, compiere quel gesto.
Ho lasciato andare persino ciò che per oltre venti primavere e inverni aveva condiviso il mio nido, sancito da un patto sociale divenuto vuota liturgia, un guscio ormai estraneo alla creatura che avevo scelto di essere.
Oggi, la mia anima è divenuta più esigente della stessa lampada di Aladino.
In ogni ambito della mia vita, attendo il genio che sappia non solo esaudire desideri, ma risvegliare la sostanza stessa del mio essere.
Sono come quelle strisce di carta assorbente che si offrono nei sacrari dei profumi.
Recano in sé un’anima olfattiva latente, che solo un gesto, una lieve frizione, può ridestare dal suo letargo, liberandone l’incantesimo nell’aria.
Ecco il mio verbo, la mia legge interiore.
Ciò che non accarezza l’anima, che non ne solletica la superficie con la grazia di una carezza vibrante, non merita di attingere alla mia Energia, né io desidero più abbeverarmi alla sua fonte.
Le mie mani, tuttavia, permangono sempre a coppa, scolpite in un gesto di accoglienza protesa verso l’ignoto, pronte a ricevere l’offerta di un incontro.
Ma in questo calice che formano i miei palmi, è racchiusa una vasca sacra, una pila battesimale colma non d’acqua benedetta, ma del fluido vitale della mia essenza, intrisa dei petali e dei pistilli che compongono la mia fragranza unica.
È in questo sacrario che celebro il mio rito.
Ogni nuova coordinata dell’esistenza, ogni possibile principio, attende di essere battezzato in questa fonte.
Se il principio non è tale, se non sento affiorare alle mie narici il profumo di me stessa che si sprigiona, se la mia voce non trova eco, se il mio essere non può manifestarsi nella sua pienezza, allora, in un gesto di solenne congedo, unisco le mani.
Le premo l’una contro l’altra, sigillo di ringraziamento per il dono effimero di una possibilità, e proseguo il mio cammino in solitudine, integra e silente.
Le mani di colui che mi sfiora, di colei che mi accosta, mani che io prima benedico e bacio in segno di gratitudine per il contatto, per la sacra connessione che osano istituire, devono, al termine della carezza, profumare di Me.
Devono trattenere l’impronta olfattiva della mia anima, come un turibolo che ha accolto l’incenso e ora lo diffonde.
E mentre inspiro a fondo quel profumo che da me si è sprigionato e nell’altro si è posato, devo al contempo percepire, in una vertigine sensoriale, l’odore proprio della sua pelle, l’essenza del suo essere.
Perché solo in quel mistero di osmosi, in quel reciproco e sacro contagio, egli mi ha concesso il privilegio di riconoscermi. Io devo poter ri-conoscere me stessa nel suo sguardo, nella sua pelle, nella sua essenza.
Devo potermi specchiare nell’altrove di un’anima.
È uno scambio di energie, una liturgia doppia, un vicendevole dono di conoscenza.
Conoscere me stessa attraverso di lui.
Conoscere lui attraverso di me.
E, nel culmine di questo abbraccio iniziatico, conoscerci nuovamente, come se quel battesimo fosse ogni volta il primo.
Come se fosse ogni volta la prima volta di ogni mio principio, di ogni genesi rinnovata di Me Stessa.
Un principio che, nell’attimo stesso in cui avviene, è già benedetto dall’Incanto, consacrato dal prodigioso mistero di esistere e di essere, finalmente, in relazione.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume I
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La donna è come un frutto ( Maldalchimia I)




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