La donna, per sua natura, non possiede un'energia votata all'agonismo, bensì alla maestria.
È come se un sapere arcaico, un'intelligenza senza tempo, scorresse nei suoi canali sottili, dettandole il gesto giusto al momento giusto.
Gesta remoti, scolpiti nella memoria della carne, che nessun maestro ha mai insegnato loro, se non il silenzio dell'istinto.
Osservate la sapienza antica nell'impastare il pane, il movimento circolare che ridesta la vita nella materia.
In certe donne, è un rito che sembra scaturire dal profondo del grembo, come il gesto, quasi da taumaturga, di sciogliere l'ancoraggio del proprio seno lasciando che la stoffa lo veli ancora, in un mistero di svelamento e pudore.
L'energia della donna si dispiega per gradi di conoscenza, lungo una spirale ascendente ove il confronto con l'altra è nota insignificante. Perché lei è la custode.
Il suo corpo è fucina alchemica, vaso di trasformazione.
In lei i mutamenti avvengono per sola virtù del suo rapportarsi al divino, a una dimensione che trascende il piano orizzontale delle rivalità .
L'energia maschile, al contrario, si tempra nella competizione.
Non è un'energia di sapere, ma di posizione.
Essa anela a emergere, a imporsi, perché la sua fibra più istintuale, più antica, lo spinge a conquistare il ruolo di capo, a ergersi sulla moltitudine.
Le società gilaniche di un tempo, ordite sul telaio del matriarcato, fiorivano perché l'economia del vivere comune era armoniosamente ripartita secondo le peculiari competenze femminili, in un mosaico di specificità che ignorava la lotta per il predominio.
Per questo stride, come una nota stonata, percepire in una donna questa smania competitiva, non già verso l'uomo, ma verso le sue simili.
È un'emanazione maschile, una mascolinizzazione che la priva della sua grazia.
Da concava, ricettiva, si fa convessa, impermeabile.
Come se quella sana spinta virile, indossata da lei, generasse uno squilibrio, una frattura nell'armonia.
Perché interrompe un flusso. Primo fra tutti, il colloquio con la sua Essenza più intima.
In secondo luogo, recide il dialogo con il maschile, che, vedendola come sua pari, smarrisce in lei il richiamo della femminilità .
Ma l’oltraggio più profondo è la rottura con le altre donne. Entrando nell'arena competitiva, tradisce il patto silenzioso che le unisce.
È un'energia disallineata, un'onda anomala che, riversata in copia in uno spazio Sacro di Equilibrio e Armonia, tracima, travolgendo ogni cosa sul suo cammino senza discernimento.
Diviene allora ridondanza, eccesso, un frastuono dove non è più possibile trovare punti di contatto energetici equilibrati con l'Altro, sia egli uomo o donna.
Il medesimo principio si applica all'uomo.
Certe forzature della competenza, certe attenzioni artefatte verso il femminino, stride in lui con uguale violenza.
Ecco allora delinearsi figure ibride, che ostentano la maschera dell'ammiratore del femminino per poi impossessarsi dei suoi aspetti più grevi e meno luminosi. "Primedonne" che gareggiano per accaparrarsi le "competenze", soffocando ogni possibile manifestazione dell'energia femminile autentica, a meno che questa non si pieghi a compiacerle. Come primedonne, appunto.
Osservare questi moti energetici è esercizio di inestimabile sapienza. Si impara guardando.
E imparando, si impara a guardarsi. Con presenza, con consapevolezza.
Perché esistono esseri sensibili a queste trame sottili.
Creature che percepiscono al primo istante la sfasatura tra l'Essere e il suo simulacro.
E quando la colgono, non possono più abitare la stessa frequenza.
Quando in noi stessi armonizziamo, con trasparenza e fluida grazia, queste due polarità , senza l'ingombro della mente calcolante, allora ci accordiamo spontaneamente a vibrazioni similari, generando sinergie creative.
Perché in noi, già regna la sinergia creativa delle nostre polarità ricomposte, che agiscono da setaccio naturale per tutto ciò che attiriamo sul piano vibrazionale. Alla mente è concesso l'inganno, alla frequenza, no.
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio libro
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