Il peso dell’Amore
vale per quanto
ti trascina
o devi trascinarlo.
Vale per quanti giri di corda
per tenerlo insieme.
O per quanti
petali sparpagliati
nel vento.
Che pure, ancora,
ti profumano le mani
di rugiada.
Rugiada che stilla da un’altra luna,
da un tempo che non ricorda il suo nome,
da una ferita che impara a fiorire.
Con quelle mani,
puoi ancora accarezzare.
E tenerle insieme, a coppa.
Come si raccoglie l’acqua chiara
dal fondo di un pozzo dimenticato,
dove specchiarsi
è già un’antica preghiera.
A custodire
un altro cuore.
A profumare di bello
un’altra pelle.
In questa notte di Incanto,
che siano i giri di corda sul cuore
a tenere stretti i ricordi.
Non per paura che cadano,
ma perché ogni nodo canti
con la voce di chi
ha scelto di restare.
Come le corde
che tengono insieme
le brocche d’acqua,
fragili, gravide di sete,
purificati da ogni istante
in cui non abbiamo sentito il Noi.
Istanti scuri
come caverne senza eco,
giorni trascinati come cenci sull’asfalto.
Che tutto ritorni alla Madre,
in questa notte di vento.
Vento che non sradica,
ma impollina.
Vento che non urla,
ma sussurra i nomi veri,
quelli che solo il silenzio riconosce.
Che ciò che era sparpagliato
si ricompatti a nuovo impasto,
come argilla ancora tiepida
sotto le dita della prima alba.
Come un’offertorio di pane azzimo
profumato
di erbe appena raccolte.
Essenziale.
Semplice.
Benedetto dall’Acqua e dal Fuoco,
i due occhi della Notte,
i due polsi del Giorno.
Unito dalle mani che hanno creato,
che hanno accolto a coppa.
Quelle stesse mani che un tempo
si chiusero a pugno sulla paura,
e ora si aprono come corolle
sul bordo di un abisso fiorito.
Unite in cerchio,
non per chiudere,
ma per generare un centro,
un ombelico di luce silenziosa,
dove ogni ferita depone le armi
e ogni lacrima diventa gemma.
A sacralizzare, onorare e benedire
ogni passo su Madre Terra.
Ogni passo zoppo,
ogni passo danzante,
ogni passo che ancora
non sa dove andare
ma che va lo stesso,
fidando nel muschio e nella radice.
In punta di cuore.
Come di spighe di grano dorate
incastonate sul grembo vellutato
della Sacra Madre.
Come un Sole notturno
in cui l’Amore si compie.
Non esplodendo,
ma germinando dal buio,
non vincendo,
ma tessendo,
non possedendo,
ma riconoscendosi
in ogni volto che ha imparato
a piegarsi verso l’altro.
Come un ramo che offre
il suo ultimo frutto
alla mano che non chiede nulla
se non di esserci.
E in quel compiersi silenzioso,
il peso dell’Amore,
così a lungo portato,
temuto,
misurato,
si fa lieve come un’ala spezzata
che impara di nuovo a volare
senza uscire dal petto.
Tiziana Fenu
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