Domani non è solo un giorno.
È una feritoia nel tempo.
La luna piena in Scorpione, segno d’acqua, profondità amniotica, femminile silenzioso, si congiunge con la festa della luce, il Wesak.
E accade mentre la terra è ancora vergine sotto il segno del Toro, doppia polarità trattenuta in un solo corpo.
Maschio che feconda, femmina che accoglie.
Venerdì, giorno di Venere. Luna piena.
Tutto parla di Lei.
Eppure, domani l’Archetipo che regge il filo è Ayin , il sedicesimo, l’occhio che vede attraverso l’illusione.
Il suo Arcano è la Torre (XVI).
Non la punizione.
La folgore che spacca la falsa corona.
La caduta che è, in verità , innalzamento.
L’analisi ghematrica rivela ciò che la parola nasconde
Wesak (in Ghematria ebraica) → 1006 → 7
Wesak (inglese) → 354 → 12 → 3
Wesak (semplice) → 59 → 14 → 5
Sommando i numeri radicali:
7 + 12 + 14 = 33 → 6 → Vav , il gancio, la kundalini che unisce le due polarità .
Sommando i numeri ridotti:
7 + 3 + 5 = 15 → 6
Samech , il quindicesimo Archetipo, la fertilità che sostiene il caduto.
Due percorsi, uno stesso 6.
La kundalini eretta.
Custodita dal Femminino.
La valle e la torre interiore
Il Wesak accade in una valle chiusa tra Karakorum e Kun Lun, ai piedi del monte Kailash, settimo chakra della Terra.
Lì sorge il Tarboche, il palo sacro, l’asse cosmico.
Non si scala la montagna.
Si resta in basso, perché l’innalzamento è dentro.
Tarboche in ghematria:
249 → 15 → 6
432 → 9
72 → 9
Somma: 6+9+9 = 24 → 6.
Ancora il 6, il gancio.
Ancora il palo verticale che punta al Nord, la porta degli dèi, l’Orsa Maggiore come ponte verso Aldebaran.
Se il palo è inclinato, il Tibet cade. Così l’anima.
Se la colonna vertebrale (la torre interiore) vacilla, si spezza la connessione tra terra e cielo.
Ayin e la Torre sono profondamente collegate.
Ayin non è l’occhio che guarda.
È l’occhio che attraversa.
La Torre non è il crollo.
È la folgore che rende vero ciò che era falso.
Domani, plenilunio in Scorpione, questa folgore scende nel liquido amniotico dello Scorpione, non per distruggere, ma per rompere l’involucro.
Come il seme che marcisce nella terra umida per germogliare.
Come il Buddha sotto l’albero del Bodhi, che non ascese, ma spaccò.
La Torre è la placenta che si lacera.
La nascita è sempre una fine.
Beltane non è solo la festa del fuoco.
È il matrimonio ierogamico tra due polarità che mai furono separate.
Il Toro (terra, Venere, femminile) accoglie lo Scorpione (acqua, Plutone, morte rigeneratrice).
Il falò di nove legni (Teth, il serpente, il grembo) brucia senza consumare.
Il Maypole, il palo fallico, affonda in realtà nella Beth , la casa, il grembo. Asherah. La Regina del Cielo.
Perché ogni verticale nasce da un utero.
Come il Palo Sacro nella valle consacrata al Wesak, ai piedi del monte Kailash.
Kailash in ghematria:
139 → 13 → 4
366 → 15 → 6
61 → 7
Somma 4+6+7 = 17 → Arcano XVII, La Stella, successiva all'Arcano XVI della Torre.
Non a caso.
La Stella è la donna nuda sulle acque, che riversa vita nell’inconscio e nella materia.
È l’anima che si svuota per riempirsi di cielo.
Aldebaran, l’occhio rosso del Toro, è il terzo occhio della costellazione.
Da lì, l’energia scende.
Orsa Maggiore → Aldebaran → Sole → Venere → Luna → Buddha → Cristo.
Non c’è separazione.
Il Cristo è la Luce.
Il Buddha è la Mano tesa.
E noi, nella valle, siamo la bocca che pronuncia il Verbo (Toro = chakra della gola).
Non siamo arrivati da nessuna parte.
Viaggiamo.
Ma il panorama, ora, è oltre l’orizzonte.
La Torre è crollata in ognuno di noi, almeno un poco.
E da quelle macerie emerge non un Dio che scende, ma una divinità che risale dall’abisso uterino dello Scorpione.
Siamo noi i Maestri della nostra luce.
Ovunque siamo.
Con gratitudine infinita, sempre.
Buon Wesak.
Buon Beltane.
Che la folgore di Ayin sia dolce.
Con infinita gratitudine sempre
Tiziana Fenu
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