L'uovo cosmico..
"[...] Ciò rimanda a un sostrato culturale arcaico, pre-patriarcale, in cui il sole poteva essere associato a divinità femminili, mentre la luna a entità maschili (come attestato, ad esempio, dal dio lunare sumero Sin).
[...] Tale valenza androgina, successivamente radicalizzata in senso maschile dal patricentrismo dominante, è rintracciabile anche nella tradizione sarda, dove il gallo (puddu), avatar solare, ha soppiantato la forma femminile (pudda), oscurando l’originaria ambiguità di genere.
Lo stesso cognome Puddu, declinato solo al maschile, è diffusissimo in Sardegna.
Il basilisco, in quanto sintesi di gallo e serpente, rappresenta proprio la fase alchemica centrale della "coniunctio oppositorum".
Nella sequenza delle trasformazioni alchemiche dalla Nigredo, rappresentata dal corvo, alla Rubedo, rappresentata dalla fenice, il basilisco occupa la terza e cruciale posizione, quella dell’Albedo trascendente, in cui avviene l’unione del principio attivo (maschile/solare) e ricettivo (femminile/lunare).
Il gallo, consacrato ad Apollo e Zeus come emblema di purezza, luce e vita (“gallo solare”), si oppone e al contempo si congiunge al serpente, simbolo di oscurità, morte e rigenerazione ciclica.
Questa unione rigenerante è paragonabile al risveglio della Kundalini, l’energia serpentina dormiente nel perineo, una zona per l’appunto androgina e sacra, indicata nell’antico lessema sumerico "ud da" (“andare verso il sole”) e nella radice sarda "udda/pudda" .
Il perineo, né utero né ano, ma spazio liminale e generante, è il luogo dell’Uovo Cosmico, il vaso alchemico in cui gli opposti si fondono per dare vita alla trasformazione.
La rilettura in chiave non patriarcale del basilisco consente di recuperarne la connessione con il Sacro Femminino[...]
[...] Il guerriero sardo appare così come un essere doppio, una sintesi di opposti: umano e divino, materiale e spirituale, difensore e custode di un’altra dimensione.
I suoi quattro occhi richiamano Fanes, il dio primordiale della cosmogonia orfica, “il Brillante”, l’Eros androgino e alato che scaturisce dall’uovo cosmico.
Fanes, come il Giano bifronte romano (il Janus che ha chiara assonanza con la Jana sarda e le Domus de Janas), è colui che guarda contemporaneamente avanti e indietro, passato e futuro, vita e morte.
È il signore delle porte (ianuae), dei solstizi, dei passaggi dimensionali.
Il Popolo Sardo sembra aver incarnato questa visione del doppio e della sigizia, l’unione degli opposti, in ogni sua manifestazione culturale. Dalle strutture megalitiche sinergiche ai Giganti di Mont’e Prama con i loro enigmatici “guantoni”, dalla sfida alla morte nel “riso sardonico” alla pietra stessa, trattata come un Uovo Cosmico Narrante.
Il Sardo nasce dalla pietra e nella pietra ritorna, in un ciclo eterno di creazione e rigenerazione.
[...] In questa dimensione, plasma, mito e simbologia della dualità creatrice, si fondono, intrecciando tra esse, ipotesi tecnologica con il ricco immaginario mitologico sardo.
Le figure di Maschinganna, l'emanatore di corrente elettrica e fulmini, e Maimone, il signore della pioggia fertilizzante, come abbiamo visto in uno dei capitoli precedenti, incarnano le due polarità complementari dell’energia creatrice: la scarica elettrica (fuoco/cielo) e l’acqua fecondante (terra).
Il guerriero nuragico, così rappresentato, non sarebbe dunque un semplice combattente, ma un operatore rituale, un mediatore di forze cosmiche.
La sua duplicità (due scudi, due braccia, quattro occhi) lo configura come un Giano bifronte (o Jana/Jano sardo), custode della soglia tra dimensioni opposte e complementari: vita e morte, visibile e invisibile, materia ed energia.
Questa stessa dualità creatrice, sintesi degli opposti, è simbolicamente rappresentata dal plasma.
Fisicamente, il plasma è un gas ionizzato, stato della materia caratterizzato da altissima conducibilità e responsività ai campi magnetici, in cui cariche positive e negative interagiscono dinamicamente.
Cosmologicamente, costituisce circa il 99% della materia visibile nell’universo, essendo il componente principale delle stelle e dei fenomeni come i fulmini e le aurore boreali. Esso diviene, quindi, la perfetta metafora fisica del principio creatore primordiale, del caos indifferenziato da cui scaturisce l’ordine attraverso la separazione e l’interazione di polarità.
Questa concezione trova un sorprendente parallelo nella figura di Fanes, divinità della cosmogonia orfica.
Fanes, il "Brillante", emerso dall’Uovo Cosmico, è l’Eros primordiale, l’ermafrodito alato che mette in moto l’universo.
La sua luce e il suo potere creativo richiamano sia il dio egizio Amon ("lo splendente") sia, simbolicamente, la scarica plasmatica del fulmine.
I Sardi, in questa prospettiva, avrebbero "scolpito" il proprio Uovo Cosmico Narrante nella pietra stessa dell’isola, facendo dei nuraghi e delle Domus de Janas dei luoghi di manifestazione di questa energia.
Quel Fanes-Be-fanes/Filonzana, che Inaugura il nostro Carrasegare sardo[...]"
Tratto dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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con riferimento al Guerriero di Teti, nella mia precedente pubblicazione editoriale,
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Tiziana Fenu
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