La vicenda del piccolo Domenico mi trapassa come una stalatitte ghiacciata.
Oltre l'immane tragedia, dolore e assurdità, è un qualcosa di più profondo, che va a toccare un dolore antico, ontologico, e sembra di scorgere sotterranee vie simboliche di collegamento con altri contesti, a cui si punta lo sguardo.
Sarà perché la mia runa di appartenenza, è la runa Isa, in sinergica dialettica con un segno di Fuoco.
Il Cuore Ghiacciato.
Non è morte.
È Fixatio
la prima e più crudele delle operazioni alchemiche.
Il sangue, un tempo fluido come Mercurio, è stato coagulato in un cristallo.
La sua carne pulsante, un tempo rosea e umida, è ora divenuta una gemma dura e fredda, un diamante nero incastonato nella culla del costato.
Il bambino respira, ma il suo respiro è nebbia.
I suoi occhi vedono, ma riflettono solo la luna.
È un cuore non batte.
Emette un suono che l’orecchio non coglie, una frequenza di ghiaccio secolare che vibra nelle ossa del mondo.
È il Cuore di Vetro, l’Anima Diafana, custodita in una teca di silenzio.
Perché un bambino, in sé, è un vaso ermetico all'ennesima potenza, il ricettacolo di una potenza così pura che per essere contenuta ha dovuto essere congelata.
Il gelo è la sua tuta, la sua armatura contro un fuoco che lo consumerebbe.
In questi giorni sembra che un grande Inverno sia disceso non sui campi, ma nelle vene del mondo.
Un grande gelo che ci pervade, come una promessa di primavera spezzata sul nascere.
Bambini cristallizzati in un volo mancato, dalle ali spezzate, nel gelo dell'orrore e della solitudine.
Eppure penso a quel cuore ghiacciato, talmente simbolico da incastonarsi costantemente tra i miei pensieri.
Penso a quell'unico nucleo di fuoco primordiale strappato alla fornace solare e sigillato in un guscio di brina.
Penso ai primi umani, gli uomini Pitri, gli Antenati, spiriti lunari.
Questo fu il grande Artificio alchemico.
Si separò la fiamma dal suo calore, la scintilla dalla sua propagazione, e la si pose nel petto di un bambino.
Ma il ghiaccio non è eterno, come ci insegna la Sacra Runa Isa.
Nel laboratorio segreto del Tempo, il bambino è l’Aludel vivente.
Il trasmutante e purificante
Il freddo che lo avvolge è il Solve et Coagula al contrario. Una fissazione apparente che cela un lento, impercettibile scioglimento.
Perché anche il cristallo più duro, se esposto al soffio dello Spirito, geme e trasuda.
Ogni lacrima non versata è una stilla di rugiada che scalfisce la prigione.
Ogni attimo di tenerezza non ricevuta è un fuoco sotterraneo che scalda il minerale.
Un giorno, o in un’era, il guscio di ghiaccio dovrà infrangersi. E allora avverrà la Rubedo, la grande Opera al Rosso.
Dal cuore di brina sgorgherà non acqua, ma Fuoco.
Un fuoco bianco, rarefatto, che era lì sin dall’inizio, ibernato per sopravvivere.
Il bambino, allora, non sarà più il custode dell’inverno, ma la Fiamma Nera che lo ha fuso.
Egli sarà colui che ha portato il gelo dentro di sé per proteggere la brace, e che dalla prigione di cristallo ha forgiato la propria luce.
Si sta capovolgendo tutto.
E in questo estremo dolore, sia
benedetto dolore del freddo, perché è la promessa del calore.
Benedetto sia il cuore silente, perché la sua prima parola sarà il tuono.
Tiziana Fenu
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