L'ingresso del Sole nel Toro significava rinascita e equilibrio.
Thoth, divinità androgina, ha una sua controparte femminile nella sorella Seshat, dea della scrittura, dell'architettura e della geometria sacra.
Seshat, rappresentata a volte con un copricapo che ricorda lo schema di una Tomba dei Giganti sarda, era colei che, attraverso il rituale "Pedj Shes", orientava i templi egizi verso le stelle, in particolare l'Orsa Maggiore.
Questo mi colpisce profondamente, poiché vedo in lei un'antenata degli "Architetti Divini" della Sardegna, i costruttori dei nuraghi e delle tombe megalitiche.
Nel mio studio, ho ricostruito le profonde connessioni simboliche tra un antico rituale egizio e i concetti di nascita e creazione.
Sono giunta alla conclusione che la Cerimonia della "Tiratura della Fune", chiamata Pedj Shes dagli Egizi, non fosse un semplice atto di misurazione, ma un potente rito di nascita cosmica.
Il mio percorso di ricerca mi ha portato a correlare questa pratica con il simbolismo del cordone ombelicale e della placenta.
Ho ipotizzato che la simbologia della bobina e degli anelli al collo, come quella presente nel bronzetto di Bolsena, possa essere collegata proprio al cordone ombelicale.
Questo si lega perfettamente all'archetipo dei primi costruttori che delimitavano uno spazio sacro, un rituale documentato in Egitto e ripreso in ambito etrusco e romano, e le cui radici ritrovo nella nostra antica civiltà Sarda.
Presso gli Egizi, la placenta e il cordone ombelicale non erano scarti biologici, ma avevano un profondo significato di vita e protezione.
La placenta era considerata il "gemello" del faraone, il suo Ka o forza vitale.
Il dio Bes, protettore delle nascite, era collegato a questo organo.
La cerimonia del Pedj Shes, usata per fondare e delimitare un tempio, riproduceva metaforicamente la creazione di uno spazio uterino e placentare.
La corda tesa tra i picchetti, sotto la guida del faraone e della dea Seshat (che ho identificato con la Sciamana di Sardara), rappresentava il cordone ombelicale. Questo atto delimitava un microcosmo sacro e protetto, il tempi, isolato dal caos esterno, proprio come la placenta protegge il feto.
Questa stessa simbologia la ritroviamo nella fondazione delle città in ambito etrusco e romano, nonché nel concetto del Mundus Patet, che a sua volta vedo ripreso nella funzione dei nostri nuraghi.
Un esempio potentissimo di questo "gemello placentare" lo osserviamo nel Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino, dove durante gli equinozi si manifesta un'ombra capovolta, un doppio perfetto, che rappresenta questa polarità.
Il rito era profondamente astronomico, allineandosi all'Orsa Maggiore, e veniva spesso celebrato in primavera".
Tratto dal mio libro
"Gli Uomini senza Ombra.
Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/04Q2ywuS
https://amzn.eu/d/037haI9R
https://amzn.eu/d/0iO7ZMvz
Referenze
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/la-divinita-androgina-di-sardara.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/amuleto-tharros.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com



Nessun commento:
Posta un commento