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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, luglio 18, 2022

💛S'Ardia di Sedilo

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https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/sardia-di-sedilonixias.html?m=0


Ripropongo un post dell'anno scorso(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/07/ardia-di-sedilo.html?m=0), riguardo S"Ardia di Sedilo, visto che quest'anno, si svolgerà regolarmente. 

L'Ardia di Sedilo è una secolare corsa a cavallo che si corre il 6 e 7 luglio in Sardegna. 

Un centinaio di cavalieri discende a passo sfrenato il percorso che va da ''Su Frontigheddu'' al santuario di San Costantino. La corsa è guidata da Sa prima pandela (La prima bandiera), da due cavalieri da lui scelti (sa segunda e sa terza pandela) e da alcune scorte, che rappresentano l'esercito di San Costantino. Gli altri cavalieri rappresentano invece l'esercito pagano di Massenzio.

La corsa, secondo la tradizione popolare, rievoca la battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312. Massenzio, con l'appoggio del senato, si era autoproclamato augusto dell'Italia e dell'Africa. Costantino, nonostante una netta inferiorità numerica, inflisse la sconfitta decisiva il giorno dopo la celebre visione, nella quale, secondo le fonti agiografiche cristiane, vide una croce di luce con la scritta ''Εν Τουτω Νικα'' reso in latino come In hoc signo vinces (in questo segno vincerai).

I cavalieri si radunano nel pomeriggio del 6 luglio davanti alla casa del parroco, per la consegna de sa pandèla (bandiera) al capocorsa e a due cavalieri da lui scelti (seconda e terza pandela). Con il sindaco e il parroco a cavallo, due carabinieri in alta uniforme sempre a cavallo, il corteo procede a passo d'uomo verso il Santuario di San Costantino, a sud dell'abitato.

L'Ardia si affaccia a Su Frontigheddu, un piccolo promontorio naturale da cui si può scorgere uno scenario mozzafiato: la folla riempie la vallata del Santuario, in fervida attesa. A un certo punto l'Ardia parte d'improvviso, nella polvere e con l'incitamento dei presenti: davanti le tre pandèlas, dietro gli altri cavalieri vestiti di una camicia bianca. Una volta raggiunta la chiesa si procede al passo per alcuni giri. Poi il capocorsa sprona il suo cavallo, e la corsa al galoppo riprende temeraria lungo il percorso tra due ali di folla, fino a quando dopo un numero imprecisato di giri il capocorsa decide di concluderla.

La mattina del 7 luglio all'alba si ripete la corsa. Nel pomeriggio la processione in onore di San Costantino.

La seconda domenica successiva si tiene l'Ardia a piedi, lungo lo stesso percorso dell'Ardia a cavallo.

(https://www.comune.sedilo.or.it/index.php/vivere/cultura/18)

Sono andata a recuperare un post che avevo scritto a novembre "Origine del nome di Atlantide"

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/origine-nome-atlantide.html ), del quale mi ricordavo che avessi parlato anche dell'Ardia di Sedilo. 


Scrivevo:

"Per me ha maggiore senso logico, se consideriamo la A di Atlantide come un'evoluzione della svastica iniziale. 

Che comunque sia, essendo un' antichissimo simbolo che simboleggiava il moto rotatorio del Sole, del Dio Sole/Toro,simboleggia anche regalità (...) 

Ma consideriamo ancora il nome stesso di Atlantide, e il nome Sardegna, niente di strano che inizialmente la Sardegna avesse come iniziale la A stessa, e che il nome fosse S' Ardegna,  visto che "sa/su" sono usati come articoli determinati vi. 

E se consideriamo solo il nome " Ardegna", e consideriamo la radice, la prima parte , "Ard-", vediamo che è la stessa radice di una parola molto importante in Sardegna, di cui si celebra anche una festa a luglio , una corsa a cavalli in onore di San Costantino, culto arrivato , così si dice, da Costantinopoli in età bizantina nel VII sec.d.C., S'Ardia di Sedilo di Santu Antine, proprio lo stesso nome del  nuraghe Trilobato di Torralba. 

Ma io non do molta importanza a tutte queste influenze post cristiane. 

Sicuramente le prove di "balentia", di coraggio sarde, con i cavalli ,,sono sempre esistite

Il cavallo sardo ha infatti origine antichissime. 


Ma ciò su cui volevo soffermarmi era il significato proprio di questa radice "ardia" , che poi potrebbe benissimo essersi evoluta in 

"S'ardia "

"S'ardegna"

Sardegna

"Ardia", deriva da verbo "bardare "e significa "custodire, proteggere". 

La S' Ardegna, forse come custode delle antiche memorie di Atlantide? 

Dal mio punto di vista si, assolutamente


Ci sono troppi elementi che riportano ad Atlantide. 

Troppa Geometria Sacra, per essere ignorata. 

(...) Parlare di triangolo equilatero perfettamente inscrivibile in un cerchio, è parlare di un trilobato facente parte della Geometria Sacra

Che parla del suo sviluppo in verticale, come una molecola d'acqua, come ho già scritto, in onore di quella memoria ancestrale che non possono dimenticare e parla anche di una precisa simbologia

È  armonia di elementi all'interno di una società, di un nucleo, oltre che rappresentare la creazione stessa, come la primaria configurazione di un atomo, quello che da origine al primario fiore della vita. 

Come quello sulla fronte dei Boes. 

O come quello della Sartiglia. 

Il triangolo inscritto nella circonferenza , è anche simbolo di Massoneria. 

Termine che ha perso la sua simbologia iniziale di  "Iniziati ai Misteri ", di coloro, che da alchimisti, conoscevano il segreto della pietra filosofale, il segreto dell'immortalità. 

Perché , questo erano, gli Antichi Sardi. 

Degli Atlantidei Iniziati ai Sacri Misteri. 

E le memorie della loro antica civiltà di Origine, si trova ovunque nel mondo. 

Ne hanno lasciato tracce ovunque. 

Nuraghi ovunque. 

Questo elemento circolare, come una frenesia, migliaia di Nuraghi edificati a memoria di quella circolarità di Atlantide, che non potevano dimenticare. 

La stele di Boeli, Sa Perda Pinta, a Mamoiada, ne è un esempio..cerchi concentrici perfetti, i più perfetti petroglifi , riguardo i cerchi concentrici, mai realizzati, così sono stati definiti. 

Perche Atlantide ce l'hanno avuta sempre negli occhi. 

Nei doppi occhi dei Giganti di Mont'e Prama, i primi S' Ardi. 

E se "ardiare/ bardiare", significa custodire, è chiaro che i custodi per eccellenza, sono loro, i Giganti dalle doppie pupille. 

Quelle che rappresentano i cerchi concentrici che hanno sempre nello sguardo, a memoria di Atlantide, e della sua planimetria a cerchi concentrici. "


Quindi, abbiamo una Sartiglia, dedicata ad un presunto, cristiano," San Costantino ", ma, guardacaso, abbiamo un nuraghe" Santu Antine"( diminutivo di Costantino) che risale a svariati millenni prima del Santu Antine cristiano.

E un'Ardia, che significa "proteggere, custodire", come è nella simbologia propria del trilobato, come avevo scritto nel post "I custodi della memoria del trilobato"

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html) 


Scrivevo:

"Ma questa parola, "trilobato", l'avevo già letta da qualche parte e ho faticato a risalire alla fonte, ma alla fine ci sono arrivata. 

Era un pezzo che riguardava l' epopea di Gilgamesh, l' Eroe accadico alla ricerca della memoria dell'immortalità, il quale narra di quando  Noè/Enki, ricevette l'ordine di costruire l'Arca e introdurre in essa, in questo "Bozzolo gigante", il seme della vita, che viene chiamato proprio il "trilobato". 

Ecco il passo  in cui viene nominato :

"Il Trilobato 

che ha una parte oscura 

e un' altra luminosa 

e una terza parte, che le unisce, amorosa"

Quindi anche i nostri nuraghi trilobati, potrebbero essere una trasposizione architettonica del principio  molto semplice della creazione, dove i due poli opposti si uniscono e danno vita a un terzo elemento, che è la parte più bella, il frutto dell'amore, ed è l'unione tra i due

Visto in questa ottica, anche i nuraghi trilobati, sembrano in tridimensionale, oltre la planimetria triangolare , come delle Piramidi tronche a base triangolare, che si ergono, a degradare, verso l'alto, la cui planimetria ricalca il trilobato, il fiore a tre punte, il fiore, il triangolo, della creazione

Non dimentichiamo che il fiore a sei punte, è un'evoluzione del trilobato a tre punte, ed  è il simbolo rappresentativo di due elementi molto importanti della Cultura e Civiltà Sarda

[...] Ma di sangue blu si parla anche degli Antichi Sardi, gli Uomini dalla pelle blu, a cui riguardo, svariati ricercatori hanno fatto delle interessanti indagini e pubblicazioni. 

Il fiore a tre punte, il trilobato, era presente anche già in epoca precolombiana, legato al concetto di albero della vita. 

Il simbolo a tre punte, come simbolo quindi, di autorità regale, di resurrezione intesa come  "nascita /morte e rinascita" , matrice della creazione. 

Nelle rappresentazioni dei sovrani, spesso sono rappresentati anche  con uno scettro bicefalo, una sorta di Y stilizzata

Quella stessa Y, che come dice prof. Sanna, nei suoi approfonditi studi  sull' antica scrittura Sarda, è l' acronimo della  divinità creatrice dei Sardi, "y" o "yh", a indicare l' androginia della divinità, che è maschile e femminile insieme, il cui simbolo era la pietra, il bronzo e il numero 12, come le 12 tribù dell' antica Israele. "


Quindi, tirando le somme, parlare" de S'Ardia", è parlare della sacra ricorrenza dei Custodi Sardi.

Sedilo in provincia di Oristano  e Torralba in provincia di Sassari.

A Oristano, a Cabras, abbiamo i nostri Sacri Custodi, i Giganti, che spero restino uniti, nonostante la trasferta forzata del pugilatore Manneddu. 

I Sacri Custodi della Memoria, attraverso il primo Archetipo della creazione, l'aleph, la matrice della civiltà dell' Oro atlantidea, e millenni fa, avevamo già il nostro "Antine-Costantine/o" da celebrare.

Era il nostro nuraghe, il nostro trilobato, il nostro "fleur de lis", simbolo di un lignaggio reale che ancora riecheggia attraverso le vibrazioni energetiche della dura pietra che ne custodisce la memoria.

S'Ardia si festeggia oggi, a  Sedilo, ma tutti noi, siamo custodi, finché avremo la volontà e il privilegio di custodire e trasmettere questi antichissimi riti, che certo non risalgono al periodo cristiano, ma a molto, molto prima.

D'altronde, piccola chicca, e licenza linguistica molto personale, come sempre, perche amo le parole, in particolare quelle sarde, e mi piace giocare con le loro variegate simbologie, il cavallo, simbolo di questa rappresentazione rituale, in sardo, si chiama "cuaddu", parola molto simile a "cuau", che significa "ben nascosto, custodito", e con questo, casualità, ritorniamo al significato della parola  "ardia", parola che significa, appunto, custodire.

E chissà, davvero, quale originario significato aveva questa rappresentazione,, talmente importante da essere arrivata fino ai giorni nostri, quasi incontaminata, selvaggia e ribelle, come lo spirito dei S'Ardi.


Avevo scritto poi, anche un post a riguardo della Tomba dei Giganti di Nixias, a Lunamatrona, che dista a un centinaio di km da Sedilo, che, dice la leggenda, era usata per legare i cavalli, quindi per custodirli, per "bardiare/ardiare" i cavalli. 

Dal mio post( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/tomba-dei-giganti-di-nixias.html?m=0) 

"osservato questa stele. 

Si chiama "su cuaddu de Nixias" ("il cavallo di Nixia") 

Mettiamo definitivamente da parte l'infondata giustificazione riguardo il nome, che del foro, vorrebbe farne, secondo la leggenda, un foro che serviva per legare i cavalli.

Riguarda i cavalli, magari, ma il foro è un foro astronomico di veicolo del Divino, della potenza della manifestazione solare.

Il cavallo è da sempre considerato un simbolo solare. Nella religione vedica, i cavalli trainano il carro solare degli Aŝvin, che forse, in origine, erano essi stessi divinità-cavallo: associati alla luce e al sole Surya, che assume l’aspetto di un cavallo bianco, sono raffigurati a loro volta come aurighi dalla testa di cavallo. Nella mitologia greca, quattro bianchi cavalli trainano il carro di fuoco dell’antico dio solare Helios. Anche nella mitologia nordica le Divinità creano il Sole da una scintilla e lo depositano su un carro tirato da due cavalli, con il quale la Dea Sol attraversa il cielo. 

"Cuaddu"(cavallo), in sardo, è molto simile alla parola "cuau", che significa "nascosto, custodito, ben conservato", che si accosta molto al significato della parola "ardia", che appunto significa "bardare, custodire, proteggere". 

E, guardacaso, "S'Ardia" è legata ai cavalli. 

Teniamo presente che la razza del cavallo sarda, è la più antica in assoluto, e che forse, questa stele, questo osservatorio astronomico dei solstizi, fosse anche un punto in cui di celebrava o dei riti in proposito, di iniziazione spirituale, dove di raggiungeva la padronanza de "s'arrasoja", del Pugnaletto sardo, del Pugnale di comando e d'Arte. 

Esotericamente viene chiamata "la padronanza dell'Argento," l'opera al Rosso", quella che poi consente di arrivare all'Opera completa, all'Oro. 

Padronanza dell'Argento, fino ad arrivare all'equilibrio equinoziale, dove le due polarità in equilibrio, generano Horus, l'Oro. 

E guardacaso, ma mai per caso(mi stupisco sempre di come le cose si incastrino perfettissimamente), la zona di questa Tomba dei Giganti, che si chiama Nixias, è nel territorio di Lunamatrona(1800 a.C.circa, età del bronzo), zona del sud Sardegna. 

La luna, che è legata, esotericamente, proprio all'Argento.

Nyx era la personificazione della notte terrestre, in contrapposizione al fratello Erebo, che rappresentava la notte del mondo infernale. 

La stele in arenaria, alta 2.90 metri, arcuata alla sommità, presenta tre fasce scolpite, delimitate da un bordo in rilievo. 

Queste tre fasce sono un chiaro riferimento alla triade sacra della "nascita/morte/rinascita", in un luogo sacro di iniziazione, di "balentia", di presa di coscienza e consapevolezza della propria divinità interiore e del proprio percorso iniziatico su questa terra,

"Cuau", non decodificabile facilmente, non visibile a tutti. Non solo una Tomba dei Giganti, ma un vero e proprio rito da "figli del Sole", con "s'arrasoja" sul petto. 

Ar/Ra.

Tendenti al divino, con il simbolo atlantideo, solare, sul petto, s'arrasoja, che con il suo movimento di apertura, emula il movimento del sole, con i suoi raggi, e i suoi rebbi, come gli antichi Pugnaletti. 

Svastica solare che rappresenta anche Orione, fuoco solare dinamico che consente l'ascensione(ricordiamo che anche gli inumati di Mont'e Prama sono rivolti ad Orione, ma di questo avevo già parlato, https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html) 

Una stele, questa, straordinaria, che rivela moltissimo, simbolica e profondamente spirituale. 

Così come l'Anima degli Antichi Sardi, benedetti dal Sole, dalla Luna e dalle stelle.


Tante corrispondenze, che parlano di una certa sacralità di questi luoghi, e del cavallo. 

Un nostro grande vanto, perché il  cavallo del Sarcidano, secondo studi genetici è estraneo alle altre razze equine italiane e avrebbe un'età genetica di 20.000 anni. È una delle due razze più antiche della Sardegna insieme al Cavallino della Giara.

E finalmente quest'anno si assisterà a questa Straordinaria celebrazione ricca di sacralità e di balentia. 


Tiziana Fenu

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S'Ardia di Sedilo




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