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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, luglio 11, 2022

💙Parto

 Mi soffermo un attimo sui miei ricordi riguardo il parto.

Non ho ricordo del dolore. So che c'è stato, e anche molto intenso. Come ci sono state altre cose, l'episiotomia, complicazioni dopo.

Ma questo aspetto l'ho dimenticato, ovattato dalla gioia di essere stata capace a creare. A portare alla luce una creatura perfetta e rosea.

L'uomo della mia vita.

L'uomo dalla mia stessa vita.

Il parto è un'esperienza mistica e completa, dove emozioni contrastanti si accavallano, si alternano e si complementano.

Anatomicamente, chimicamente, siamo nella stessa sfera della sessualità. Contrazioni, rilascio di ossitocina, di adrenalina.

Una Porta Sacra, attraverso la quale, nell'unica ed esclusiva esperienza del parto, si provano in sinergia emozioni e sentimenti contrastanti. 

Paura e gioia, connessione con la propria creatura e distacco. 

Vita e morte. 

Respiro e apnea. 

È un mistero insondabile, che ci rende parte di quel ritmo di contrazione e rilascio, che fa parte del respiro cosmico dell'universo, e che noi donne sentiamo ancestralmente. 

Quando partoriamo, e diamo la vita. 

Quando rilasciamo l'ovulo non fecondato, o  perdiamo la creatura che portiamo in grembo. Antiche Custodi della soglia, della vita e della morte. 

Impariamo fin da piccole, ad avere dimestichezza con il dolore. 

Con le mestruazioni, con il primo rapporto, talvolta. 

Nessuna maledizione, da parte divina.

Piacere e dolore fanno parte dello stesso concetto alchemico di vita.

Ma è il dolore, ad essere il vero tabù. 

Tutto, in natura, ha una parte dolorosa. 

Il Seme, per germogliare, deve squarciare il suo involucro. 

Il parto, secondo me, come invece ha scritto qualcuno, non può essere un'esperienza sessuale. 

Nel sesso, quello sano, c'è piacere, c'è sublimazione della carne. 

C'è amore. 

Nel parto, ci sono tutte queste cose, ma ad un livello superiore. 

Vi è la sublimazione del dolore. 

Nessuna madre si ferma dall'affrontare un'altra gravidanza, dal desiderare un altro figlio, solo perché teme di soffrire fisicamente ancora. 

L'esperienza del parto, attualmente, è totalmente manipolata, medicalizzata, velocizzata, chirurgizzata, che si è perso il senso di questo momento così intimo ed intenso. 

"In definitiva la nascita è un atto sessuale che si realizzerebbe con la massima gratificazione del piacere per gli esseri umani, se la sessualità delle donne che partoriscono non fosse stata distrutta" 

Questa frase è stata scritta da un medico psichiatra del secolo scorso, Wilhelm Reich. 

"L'inventore della liberazione sessuale". Così viene chiamato. 

Allievo di Freud.. 

Quello che insieme a Jung, decise che per curare l'isteria, la schizofrenia delle donne, si dovesse ricorrere ad un piacere indotto, grazie all'uso di un vibratore elettrico, di loro invenzione.. 

Niente da dire. 

Bellissima invenzione. Che Dio li benedica!  

Ma della serie: spostiamo l'attenzione verso il piacere, senza andare a scavare, ad attraversare il dolore di quella isteria. 

È la stessa mentalità che ancora incombe trasversalmente in ogni cultura. Maschilista, depredante, svilente. "Una passata di bip, e le passa tutto". 

"Sarebbe un'esperienza della massima gratificazione sessuale, se la sessualità delle donne che partoriscono non fosse stata distrutta", dice, il nostro caro psichiatra. 

Il vero tabù, del quale non si può parlare, che si deve annullare, è il dolore. La donna, in quanto tale, ha il privilegio di vivere nello stesso ambito del concepimento e del parto, le due esperienze estreme e complementari del massimo piacere e del dolore estremo, come è in natura. 

Imparare a percepire il proprio dolore, seguirne il ritmo, accompagnarlo con la respirazione, con i movimenti del corpo, lasciare che ci attraversi, senza contrastarlo, non significa subirlo. Significa viaggiare insieme al bambino, su frequenze intense ed elevate. Se provo dolore, non significa che non so gestire la mia sessualità o il mio clitoride. 

Significa semplicemente che sono umana. Un'animale umano, e che semplicemente soffro per la dilatazione, così come succede nel mondo animale. 

Non si può sovrapporre il piacere sessuale alla sofferenza del parto. Non si può sostituire.

Ma si può imparare a gestire il dolore, lasciando che si manifesti pienamente, in tutta la sua forza trasmutante, alchemica, energizzante. 

Non abbiamo dimestichezza con il dolore. È antropologicamente ancora un tabù. Ancora legato a vecchi schemi di punizione o eroismo. 

Svilire un'esperienza così mistica, intensa e completa, come quella del parto, e ridurla ad una mera occasione di gestione della propria sessualità, significa relegarla in quell'ambito meccanicistico del piacere sessuale come soluzione, come copertura di una mancanza, di cui non siamo colpevoli. 

La sinergia del dolore, e del piacere insieme, durante il parto, creano quella Dimensione Sacra, privilegiata, nella quale si crea, si porta alla luce la propria creatura. Non è un dolore fine a sé stesso. 

É una dimensione, nella quale il piacere è già ad un'Ottava più alta, rispetto al piacere sessuale. È al servizio del Dolore che si deve affrontare. 

Perché le stesse contrazioni uterine che si provano durante il piacere, durante l'amplesso e l'orgasmo, devono essere modulate, durante il parto, secondo il ritmo delle dilatazioni uterine, che per quanto ne dicano, "esperti&Co", creano dolore, per ovvie ragioni logistiche. 

Il parto non è un atto sessuale. È la sublimazione di esso, dove il dolore si deve vivere, non come un fallimento della propria incapacità di gestione della nostra sessualità, come ci vogliono ancora, dopo millenni, far credere le menti castranti e coercitive, figlie di pseudo pensieri all'avanguardia sulla libertà sessuale e sul pieno potere della propria sessualità, ma come la conquista, l'integrazione di un qualcosa che ci hanno sempre insegnato a contrastare, ad annullare. 

Un demone di cui aver paura. 

La Donna è un essere completo. La sua completezza la porta a vivere nella stessa esperienza d'Amore, i due estremi, dolore e piacere. 

Perché quando stai partorendo, non c'è piacere orgasmico più grande, del pensare "ci sto riuscendo, l'ho creato io, nel mio ventre. Lo sto partorendo. È la mia creatura". 

Ho creato la vita dentro me, e ora la porto alla luce".

Ci si sente delle Dee, in quel momento. Magari un po sgangherate. 

Ma, delle Dee Potenti, immense e bellissime.. 

È una masturbazione dell'Anima. 

Il nostro estremo Orgasmo. Unico, mistico, completo 

Un'esperienza straordinaria. Cerchiamo di non svilirla, almeno questa. Lasciamola nella sua immensa Sacralità. 


Tiziana Fenu 

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