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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, settembre 19, 2022

💜Tetragramma

 1. Mistero del Tetragramma

Cercare la dimora o le dimore di Dio significa cercare dov’Egli abiti, dove risieda.

E quando si cerca qualcuno, la prima cosa che bisogna sapere è come si chiama. Il nome autentico di Colui che stiamo cercando, però, è misterioso e segreto.

Quello che più Gli si avvicina è impronunziabile. Si tratta del Tetragramma, cioè delle quattro lettere ebraiche YHWH , la lettura del quale si rende di solito in italiano con la discutibile soluzione grafico-fonetica «Yahweh».

Tale termine, derivato dalla radice hyh, «essere», viene di solito interpretato come espressione del rifiuto o dell’impossibilità di pronunziare un nome; oppure come un’affermazione identitaria forte (« sono Colui che sono», o «sarò Colui che sarà»). Tormentatissimi da un’esegesi infinita i pochi versetti del capitolo 3 dell’Esodo, che narra del dialogo tra «l’Angelo del Signore in fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto» e Mosè «al monte di Dio, in Oreb»:

E Mosè disse a Dio:

«Ecco, io mi presenterò ai figli d’Israele e dirò loro: il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma se mi diranno: Come si chiama?, che risponderò loro?».

E Dio disse a Mosè:

«Sono colui che sono».

E soggiunse: «Così dirai ai figli d’Israele: Io Sono mi ha mandato a voi»[ 1 ].

Per indicare questo Essere dal nome non solo foneticamente, ma soprattutto metafisicamente impronunziabile – a Yahweh gli ebrei si riferiscono chiamandolo ha-Shem, «il Nome» –[ 2 ], la Bibbia usa come sinonimi ed equivalenti le due parole ’Elohim, tecnicamente plurale di ’el, un termine comune dalle molte varianti negli idiomi semitici con il senso di «forte»,«potente».

La forma ’Elohim ha nel testo biblico talora valore di superlativo (« il Potentissimo»), ed è in quei casi sinonimo di Yahweh; ma altre volte appare usata come nome comune plurale (« le forze»), e può indicare differenti energie spirituali.


Tratto da "Le dimore di Dio" di Franco Cardini

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