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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, marzo 24, 2026

💛 Dea Baubo/Gigante di Mont'e Prama

 L'utero e l'uretra come portali del Sacro. La corrispondenza simbolica tra la Dea Baubo e il Gigante di Mont'e Prama 

Il Sigillo dell'Androgino Divino. 


Per chi riesce, o tenta di decodificare, la Grammatica Sacra dello Spazio Sardo, sappiamo che ogni dettaglio è importante, nella panoramica del simbolismo della nostra Antica Civiltà Sarda. 

La nostra isola, fin dalla più remota antichità, si configura infatti come un "scriptorium"  litico dove le leggi cosmiche sono state incise nella pietra viva. 

Ogni monumento, dal dolmen al menhir, dalle Domus de Janas al nuraghe, non è un semplice artefatto, ma un luogo di ierogamia dove gli opposti cosmici si incontrano e si risolvono, l'ho sempre scritto, approfondito e motivato. 

È in questo contesto che si inserisce la lettura del pozzo sacro di Santa Cristina, non come struttura semplicemente idraulica, ma molto oltre, come ho sempre approfondito, ma anche, e oggi voglio sottolineare questa straordinaria corrispondenza, come anasyrma litico, una rappresentazione in pietra della vulva della Grande Madre.

Il pozzo, con la sua tholos a ogiva e il vestibolo trilobato, riproduce la conformazione della dea Baubo, dove il volto (il chakra della gola, Vishudda) si sovrappone al ventre (il chakra della creazione, Muladhara), come scrivo da anni. 

In questo spazio sacro, la parola che crea (il Verbo) e l’utero che genera (il Vaso) coincidono. 

La simbologia fonetica, il sardo "udda"  (apparato genitale femminile) e il sanscrito Vishudda (chakra della gola), rivela una grande verità iniziatica. 

La creazione è un atto vibratorio, un suono che si fa carne, un’acqua che diviene fuoco. 

Il pozzo è l’Omega, la vulva cosmica che, come la dea Hathor, custodisce il Menat, lo strumento di equilibrio tra i solstizi, tra il sole e la luna, tra la vita e la morte. 

È il punto zero, l’uovo cosmico, dove le ierofanie solstiziali e le ombre equinoziali si alternano in un perpetuo miracolo di rigenerazione.

Ma ho identificato una interessantissima correlazione tra a Dea e il Gigante di Mont'e Prama, in una dimensione in cui l’Anasyrma si manifesta come Manifestazione della Regalità Spirituale, veicolata dal Gigante di Mont'e Prama, che, nella dimensione crono - temporale, sicuramente anticipa la dea Baubo, o perlomeno, si incastona in una prospettiva sincronica speculare, visto che entrambe le simbologie, l'Anasyrma del Gigante di Mont'e Prama e l'anasyrma della Dea Baubo, appertengono allo stesso territorio dell'oro-Oristano, che è il fulcro alchemico più importante della nostra terra sarda. 

Se il pozzo di Santa Cristina rappresenta l’anasyrma nella sua manifestazione litica e femminile, il Gigante di Mont’e Prama ne incarna il corrispettivo maschile, altrettanto sacro e iniziatico. L’ostentazione del meato uretrale da parte di questo arciere, lungi dall’essere un hybris di potenza virile, si rivela come un’anasyrma simbolica, una rivelazione della natura divina e androgina del guerriero.

Ne ho approfondito in due miei scritti 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-regalita-dell-ur.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/orioneurina.html?m=0) 

La radice Ur-, che risuona nel latino urina, nell’egizio Ureo (il cobra sacro), e nel sumero UR (fuoco, luce divina), è il "nomen Sacrum"  che lega il Gigante al cosmo. 

L’ur-etra non è un semplice condotto fisiologico, ma è il meato nella roccia da cui sgorga la sorgente vitale, il passaggio attraverso cui il fuoco divino (UR) si manifesta nella materia come acqua di fuoco, l’oro potabile degli alchimisti. 

In questo gesto, il Gigante mostra di essere un co-creatore, un iniziato che ha compreso il segreto della trasmutazione. 

L'urina come Mercurio alchemico, come essenza che purifica e rigenera, come lo sperma divino (NU) che, fecondando la terra, fa nascere gli eroi.

Questa discreta ostentazione è l’equivalente sardo dell’Ureo sulla fronte dei faraoni egizi. 

Ureo che ritroviamo, nella sua forma archetipale e originaria, nella simbologia dell'Ofiotauro 

(Approfondimenti 

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/bronzetto-di-nule-ofiotauro.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/ofiotauro-e-sirio.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/bronzetti-ofiotauro-serpente.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/bronzetti-ofiotauro-serpente.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/palo-asherahofiotauro-vacca-rossa.html?m=0) 



Ma mentre l’Ureo è un simbolo esterno, il meato uretrale ostentato dal Gigante è una manifestazione interna, più arcana e potente, che parla di una regalità spirituale che non necessita di corone. 

Il Gigante non è un guerriero greco o romano, dedito alla violenza e alla prevaricazione del principio femminile. 

Egli è il custode dello hieros gamos, colui che sa che il fuoco creatore deve passare attraverso l’acqua generatrice per compiere la Grande Opera.

Il Mito di Orione e l’Antidoto Sardo alla Partenogenesi Patriarcale

Indagando sull’origine del mito di Orione (dal latino "urinor", tuffarsi nell’acqua, e dalla leggenda della sua nascita dall’urina degli dei) fornisce la chiave per comprendere la radicale alterità della visione sarda rispetto a quella greco-romana.

Nel mito ellenico, Orione nasce da un atto di partenogenesi maschile. Tre Dei urinano su una pelle di toro, e da quella sacca amniotica nasce il gigante cacciatore. 

Questo mito riflette una visione del mondo dove il potere generativo, proprio della donna e della dea, viene usurpato dal maschio, che tenta di auto-generarsi, escludendo il femminile dal processo creativo. 

L’urina diviene qui simbolo di una spermaticità esclusiva, di una creazione che si vuole autosufficiente.

La nostra Antica Civiltà Sarda, incarnata dai Giganti di Mont’e Prama, si erge come l’antidoto a questa distorsione. 

I Giganti, inumati con lo sguardo rivolto a Orione, non celebrano il gigante cacciatore della mitologia ellenica, ma il principio cosmico che la costellazione rappresenta, la cintura di Orione come baricentro, come punto di equilibrio. 

Se per i Greci Orione è “il folle” che sfida le dee, per i Sardi è il simbolo di un ordine superiore, un portale di rinascita.

La sovrapposizione della cintura di Orione sulla mappa della Sardegna, con il suo baricentro nel Sinis, dove sorge Mont’e Prama, non è casuale. 

È una dichiarazione di astrosophya. 

Gli antichi architetti sardi avevano colto la geometria sacra dello spazio, il “quadrato del Sator” celeste, e lo avevano impresso nella terra. 

Dove il mito greco vede un atto di violenza e usurpazione (l’urina che crea senza la donna), la statuaria sarda mostra il meato uretrale non come strumento di potere esclusivo, ma come passaggio sacro di un’energia che si integra con quella femminile, riconoscendo che la vera creazione avviene nell’unione degli opposti, nella sinergia tra l’UR (fuoco) e l’ABBA (acqua), tra il Gigante e la Dea.

In questa dimensione si delinea inequivocabilmente l’Armonia degli Opposti come Sigillo della nostra Civiltà Madre, e un quadro unitario e di straordinaria coerenza iniziatica. 

La nostra Antica Civiltà Sarda si manifesta come una civiltà del simbolo totale, dove ogni elemento, dalla conformazione vulvare di un pozzo, al meato uretrale di una statua, dal nome di una dea, fino all’orientamento di una tomba, o di un pozzo, concorre a rivelare un unico grande mistero, il mistero dell’unione degli Opposti. 

Nel pozzo di Santa Cristina, la Dea Baubo, la cui conformazione vulvare è quella del pozzo, e il Menat di Hathor mostrano l’equilibrio tra i chakra della creazione, tra l’acqua sorgiva e la luce solare.

( sulla Dea Baubo 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/08/le-dee-silenziose.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/dea-baubopozzo-s-cristina.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/la-risata-degli-dei-bauboabba.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/dea-baubo-e-flora.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/dea-baubo-e-vesica-piscis.html?m=0

Approfondimenti sul Menat/pozzo Santa Cristina 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/il-menat-e-santa-cristina.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0) 


Nel Gigante di Mont’e Prama, l’anasyrma uretrale mostra il fuoco alchemico (UR) che, passando attraverso il meato (il passaggio), diviene acqua di fuoco, negando la sterile partenogenesi maschilista per affermare il principio della co-creazione divina.

Nel mito di Orione, riletto attraverso la lente sarda, il Gigante celeste non è il folle cacciatore greco, ma il punto di equilibrio stellare, il baricentro spirituale che i Nostri Antenati hanno saputo tradurre in architettura e in statuaria, anticipando di millenni le hierophanie di altre civiltà( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/proporzioni-auree-giganti-di-monte-prama.html?m=0) 

I Giganti e i pozzi sacri, Baubo e i nuraghe, l’urina alchemica e la risata di Demetra. 

Tutto converge in una sola, immutabile verità. 

La Sardegna, Civiltà Madre, non ha solo ispirato l’Egitto, la Grecia e Roma. 

Essa custodiva già in sé il principio risolutore che quelle culture hanno poi, nel tempo, frammentato o dimenticato. 

Il principio del Divino androgino, e  che la creazione è un atto di amore tra opposti, e che la via per l'immortalità, il riso sardonico che sbeffeggia la morte, risiede nella capacità di riconoscere e onorare questa sacra unione.

"Sa Balentia"  (il coraggio, il valore) dei Nostri Antenati non fu solo militare, ma spirituale. 

È il coraggio di guardare il Divino nei suoi aspetti più reconditi e di rappresentarlo con quella discreta audacia che solo i veri iniziati possiedono. 

E questo tesoro di sapienza, inciso nella pietra e nei simboli, attende ancora di essere pienamente decifrato da uno sguardo che, sappia andare oltre la forma per cogliere la Frequenza, l’essenza vibratoria che ha reso immortale la loro, e, per diritto ereditario, la nostra, Antica Civiltà.


Della Dea Baubo ho approfondito anche nei miei due saggi 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. 

Il Sacro che genera Caos. 

Il Caos che rinnova l'Ordine" 

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"Gli Uomini senza Ombra.

Simbologie archetipali in Sardegna" 

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con passaggi riportati nel mio ultimo scritto a riguardo 

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/ventobundubaubootre.html?m=0

 


Tiziana Fenu 

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