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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, marzo 31, 2026

💙 Giovedì Santo/Plenilunio in Bilancia

 Consideriamo, con l’occhio della mente e non con quello del corpo, il tempo che si sta dispiegando nel ciclo dell’anno. 

Il giorno è il 2 di aprile, il giovedì che nella tradizione evoca il fulmine di Giove prima del silenzio del Venerdì, ma l’ora è segnata dall’astro notturno, giunto al suo culmine. 

Ci troviamo di fronte a un plenilunio che non è solo un evento astronomico fra i tanti, bensì una congiunzione di forze archetipiche dalla portata iniziatica, poiché esso è il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. 

In seno alla tradizione cristiana e giudaico-cristiana, questa Luna piena detiene una funzione di soglia. 

È un plenilunio importantissimo, quello che fissa la data della Pasqua, la festa della Resurrezione. 

Ciò significa che questo plenilunio, al di là del suo aspetto formale, custodisce l’energia stessa del passaggio, dello spostamento dell’essere dall’impero della materia al dominio dello spirito.

La sua collocazione zodiacale è altamente emblematica, visto che cade anche di Giovedì, governato dal Sole /Giove. 

Il Sole, principio spirituale maschile, dimora nel primo dei segni di Fuoco, l’Ariete, dove la volontà si fa azione pura, germoglio che squarcia la crosta invernale. 

L'Ariete è il Roveto Ardente che brucia senza consumarsi, l’impulso primordiale che dà inizio al grande lavoro alchemico. 

Opposto a esso, nel segno cardinale d’Aria, la Bilancia, sorge la Luna. 

Questo opporsi non è un conflitto, ma un connubio, una sinergia di straordinaria potenza.

Sono le nozze alchemiche tra il Fuoco (solare, maschile, attivo) e l’Aria (lunare, femminile, mediatrice). 

La tradizione ermetica insegna che il Fuoco senza l’Aria divampa in modo cieco e distrugge. 

L'Aria senza il Fuoco è un pensiero evanescente, privo di calore per coagularsi in opera. 

In questa notte di plenilunio, i due elementi sono chiamati a una sinergia perfetta. 

LAria, che è respiro, anima, intelletto, deve trovare la giusta misura per alimentare il Fuoco dell’Ariete senza soffocarlo né disperderlo. 

È l’arte del dosare, che è propria della Bilancia. 

Soppesare l’elemento spirituale perché il Fuoco della volontà diventi calore costante della trasmutazione.

In questo scenario si innesta la chiave più alta, la simbologia archetipale. 

Questo plenilunio è governato dall’energia della sedicesima lettera dell’alfabeto Sacro, Ayin  Ayin non è una lettera che si pronuncia con lo sforzo della gola.

Ayin è il silenzio che vede, il non detto che contiene ogni cosa. 

Il suo valore numerico è 70( questo mi rimanda, tra parentesi, ai 70 €, raccomandati dalla BCE, da tenere in casa, che non ci compri nemmeno la spesa per tre giorni, e qui il discorso simbolico si apre ulteriormente, veicolando ulteriori messaggi) simbolo dell’universale e della completezza delle nazioni, ma il suo significato archetipico la definisce come “occhio”. 

Non l’occhio che guarda la superficie dei fenomeni, bensì l’occhio divino, la visione interiore che discerne la sostanza occulta sotto il velame delle apparenze. 

È il Terzo Occhio, il Guf (in ebraico), che nella qabbalah estatica rappresenta la facoltà profetica, la sorgente dell’intuizione infallibile.

La corrispondenza esoterica di Ayin con l’Arcano Maggiore XVI dei Tarocchi, La Torre, svela la modalità operativa di questa Luna. La Torre non è, come vorrebbe l’interpretazione volgare, una rovina o un castigo. 

Nella dottrina iniziatica, essa è la Struttura dell’Io, l’edificio che l’uomo ha eretto con l’orgoglio dell’intelletto separato, credendolo inespugnabile. 

Il fulmine che la squarcia( e qui ritorniamo al Giove, dio dei filmini, del Giovedi), in questa notte, non è altro che la scarica della visione dell'intelletto, l’illuminazione improvvisa generata dall’occhio Ayin. 

L’energia di questo plenilunio agisce come un lampo che colpisce la sommità della torre (la mente razionale) per frantumare ciò che nell’essere è divenuto scoria, superstizione, abitudine morta. 

È un crollo sacro, necessario

Tutto ciò che è costruito su basi non verificate, su dogmi privi di esperienza diretta, viene scosso e infine bruciato.

Nelle rovine, l’Arcano XVI mostra due figure che precipitano, ma non vengono annientate. 

La loro forma resta, perché ciò che crolla è la forma esteriore, non l’essenza. 

Così opera questo plenilunio.

Dopo l’equinozio, quando la notte e il giorno si sono fatti uguali, il cammino verso l’equilibrio passa attraverso la distruzione di ciò che è eccedente o difettoso. 

Nel fuoco dell’Ariete, alimentato dall’aria della Bilancia tramite la lente d’ingrandimento dell’Ayin, vengono consumate le sovrastrutture. 

Restano le basi, le fondamenta: ciò che era prima dell’edificazione della torre, la terra vergine dello spirito, l’intuizione primigenia. Resta il Terzo Occhio, liberato finalmente dalle macerie.

Questo plenilunio, dunque, è un momento di crisi nel senso più alto del termine. 

Da "krinein", separare. 

Ci indica la strada per l’equilibrio, insegnandoci che la vera stabilità non è data dal possesso di una struttura intellettuale completa, ma dalla capacità di rimanere saldi sulla propria visione interiore quando tutto intorno vacilla. L’elemento aria, in questo contesto, deve essere dosato con sapienza. 

Se troppo rarefatto, il fuoco manca di ossigeno e si spegne. 

Se troppo impetuoso, il fuoco diventa incendio incontrollabile. 

La giusta proporzione è quella del respiro del Mago. 

L'aria che, attraverso l’intenzione (Fuoco), diviene Ruach, soffio divino, che anima senza bruciare.

In questo Giovedì di plenilunio nell’Ariete, siamo chiamati a un’operazione di alta magia naturale e interiore. 

L’astro notturno, riflettendo la luce del Sole in Ariete, gli offre la possibilità di rendere cosciente l’impulso primordiale. 

Attraverso la lente di Ayin, l’occhio che scruta l’abisso e l’empireo, egli può lasciare che la Torre interiore crolli, per ritrovare sé stesso non nell’edificio intellettuale, ma nella pietra angolare della propria intuizione infallibile. 

È il momento di fidarsi di quell’occhio che non ha bisogno di parole per vedere, di quel fuoco che non ha bisogno di fiamma per ardere. 

È la vigilia iniziatica della Pasqua. Per giungere alla Resurrezione, occorre prima discendere nel sepolcro, e per discendervi con consapevolezza, occorre che la luce interiore (Ayin) renda visibili anche le tenebre.

Questo plenilunio non si svolge in un vuoto temporale, ma si sovrappone e si fonde con il mistero del Giovedì Santo, creando una sinfonia liturgico-esoterica di straordinaria potenza.

Il Giovedì Santo è il giorno dell’istituzione dell’Eucaristia, del Sacrificio incruento, e della lavanda dei piedi. 

Se osserviamo con l’occhio di Ayin, vediamo che il Cristo, nel Giovedì Santo, compie l’atto supremo di equilibrio (Bilancia) tra il Fuoco dello Spirito (Ariete) e l’umiltà della carne. 

Egli, che è il Fuoco solare, l’Ariete immolato fin dalla fondazione del mondo, si fa servitore, lavando i piedi ai discepoli. 

In questo gesto, Egli dosa sapientemente l’elemento Aria. Non impone la sua divinità dall’alto, ma la offre nel soffo dell’umiltà, creando la giusta pressione affinché il fuoco dell’amore divino non bruci ma trasfiguri.

Il Giovedì Santo è, nell’esoterismo cristiano, il momento del Tradire, che ha la stessa Matrice fonetica di traduzione e tradizione. 

È una consegna, un passaggio. 

Una continuità. 

Gesù consegna il suo corpo e il suo sangue, ma consegna anche il segreto del tradimento di Giuda. Anche qui ritroviamo l’Arcano XVI della Torre. 

Giuda è il fulmine che, apparentemente, provoca il crollo della comunità perfetta, ma in realtà attiva il meccanismo della Passione, necessario per la Resurrezione. 

È un Appeso, funzionale a questa continuità ontologica e semantica, di cui ho appr nel mio precedente scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/giuda-lappeso-libro.html?m=0) 

La “Torre” del corpo mistico del Cristo viene abbattuta sulla croce, ma solo per mostrare che le vere fondamenta sono nella fede e nell’amore, e che l’Occhio interiore (il Cristo stesso) resta vigile anche nel sepolcro.

In parallelo, il plenilunio in Bilancia durante il Giovedì Santo ci ricorda che l’equilibrio non è una staticità pacifica, ma una tensione dinamica tra opposti, tra l’azione e il silenzio (Cristo che istituisce il sacramento e poi tace nell’orto), tra la luce piena della Luna e l’oscurità imminente del Venerdì, tra la visione interiore di Ayin e il buio della carne.

L’evento del 2 aprile, primo plenilunio dopo l’equinozio, in Ariete-Bilancia, sotto il sigillo di Ayin, è dunque un tempo liminale. Esso ci invita a un’operazione alchemica precisa. 

Quella della Calcinazione. 

Lasciare che il Fuoco dell’Ariete, alimentato dal soffio della Bilancia, bruci la nostra “Torre” interiore, ovvero le strutture di potere, le certezze illusorie e gli attaccamenti che offuscano la visione.

Quella della Separazione. Attraverso l’occhio di Ayin, discernere cosa, nel crollo, è polvere da disperdere e cosa è fondamento, base incrollabile.

Quella della Congiunzione. 

Unire in noi il maschile solare (Ariete), l’iniziativa divina, con il femminile lunare (Bilancia), l’equità e la ricezione spirituale, comprendendo che l’equilibrio non è un punto morto, ma l’utero alchemico da cui nasce la Resurrezione.

È la prima fase alchemica della Nigredo, funzionale e necessaria per ogni rinascita. 

Resta, al termine di questo processo, il Terzo Occhio. 

Resta il nostro infallibile intuito, non più appannato dalle emozioni squilibrate o dalle ambizioni egoiche. 

Così come il Giovedì Santo lascia i discepoli nell’attesa vigile dell’orto, questo plenilunio ci lascia con le nostre fondamenta esposte, pronte per essere edificate non più sulla sabbia dei desideri mondani, ma sulla roccia viva della visione interiore. 

In questo sacro plenilunio, l’Aria insegna al Fuoco la misura, e l’Occhio guida la mano che costruisce il nuovo Tempio. 

Il nostro, intoccabile, Tempio interiore 

Con infinita gratitudine sempre 


Tiziana Fenu 

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Giovedì santo, plenilunio






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