Oggi, nel giorno che gli uomini consacrano al numero, giornata internazionale del Phi greco, si volge lo sguardo non alla quantità, ma alla Qualità che numera l’universo. Il Phi greco, la Sezione Aurea, il numero che non è numero ma relazione, che non è misura ma armonia.
In questa dimensione, che cuore sia il tempio e la mente l’incensiere, mentre se ne svelia il mistero.
Il Phi greco è la Fonte Immanifesta.
Prima che il Verbo si facesse mondo, prima che la Luce si separasse dalle Tenebre, vi era l'Uno, l’Unità perfetta e sterile nella sua solitudine.
Perché il Due potesse manifestarsi, perché l’Uno potesse contemplare se stesso, fu necessario un Intervallo, una Proporzione. Questa proporzione primigenia, questo rapporto sacro che permette all’Uno di diventare Due rimanendo Uno, è Phi.
Basta osservare la sua natura.
(1 + √5) / 2.
Il 5, il pentagramma, il numero dell’Uomo e di Venere, il numero della salute e della carne, viene tratto fuori dall’Uno mediante la radice, un taglio, un'incudine che scava nella materia.
Poi, sommato all’Unità e diviso, ci restituisce ancora 1,618. Un numero che non si compie mai, che danza sull’orlo dell’infinito, dell'irrazionale, del Divino.
Nel nostro corpo è impresso questo Codice Divino, primigenio.
Nelle falangi delle dita, nella proporzione dell'avambraccio con la mano, nel rapporto tra l'altezza totale e la distanza dall'ombelico alla terra, risuona il canto di Phi.
Non siamo un caos di organi, ma un tempio vivente scolpito secondo le leggi che reggono le galassie e la spirale della conchiglia.
Il nostro corpo è il crogiolo. L’alchimia non cerca altro che portare alla coscienza questa armonia già inscritta nel profondo.
Quando gli antichi dicevano "come in alto, così in basso", parlavano di questa proporzione che dal Cielo intelligibile (il Nous) discende nella materia, ordinandola. Phi è il ponte, la scala di Giacobbe su cui gli angeli della percezione salgono e scendono.
In. Questa spirale di Evoluzione, l'’Alchimia è l’arte di far compiere alla materia il suo ritorno alla Fonte.
Il movimento del ritorno è la stessa spirale.
Non il circolo vizioso che ripete sé stesso, ma la spirale aurea, che si genera da Phi, che si allarga ma mantiene la forma.
È il percorso dell’iniziato.
Ogni giro ci porta più in alto, ogni ciclo ci fa rivivere le stesse prove ma su un piano di coscienza più ampio.
Vedi nel Nautilus, nella rosa dei venti, nel vortice delle galassie, il cammino che ci aspetta.
Si parte dal centro, dal punto immoto dello Spirito nel tuo cuore, e ci si espande verso l’esterno, conoscendo il mondo.
Poi, attraverso la dimensione esperienziale del "solve et coagula", si torna al centro, ma con l’esperienza della periferia implementata, integrata.
Il rapporto tra l’ampiezza di un giro e il successivo è il Phi.
La costante divina che garantisce l’unità nel divenire.
L’Opera al Rosso, il compimento delle nozze alchemiche, è l’incarnazione consapevole di Phi.
Significa vivere nel mondo (il Due, la dualità, il piacere e il dolore, la luce e l’ombra) senza mai perdere il contatto con l’Unità.
Significa che la parte più piccola (il nostro ego, il nostro sé temporaneo) sta alla più grande (l’Anima, il Sé universale) come la più grande sta al Tutto.
Questo è l'insegnamento profondo del Phi greco.
La Bellezza non è un ornamento, ma la percezione sensibile dell’ordine intelligibile del cosmo.
È lo stupore dell’anima quando riconosce la sua vera dimora. L’iniziato, contemplando un volto umano in cui le proporzioni sono perfette, non vede solo carne, ma la firma del Demiurgo.
In questa giornata di celebrazione, che celebra la Forma, con la quale si esprime il Phi greco, governa l'energia del Femminino.
Siamo di 14
Sacro Archetipo Ebraico Nun, le acque trasformative, la Vesica Piscis.
Lo stesso simbolo del Phi greco ( Φ), è simmetria, è sinergia di Opposti.
Siamo di Sabato/Saturno/Femminino
Come somma totale, sismo in una Phe, Archetipo Ebraico di espansione, correlato all'Arcano Maggiore XVII della Stella.
La Phe, la bocca, la Verità.
Oggi, in questo giorno di celebrazione di questo Sacro Codice, si traccia nell’aria con la mente il simbolo Φ.
Sentire, profondamente, che non siamo un frammento, ma una sezione di un disegno più grande.
La nostra gioia e il nostro dolore sono i due segmenti di una linea la cui somma è il destino.
Bisogna abitare consapevolmente questo rapporto, in modo da esserne la media e l’estremità.
Per essere l’Uno che si fa Due per amore, e il Due che torna all’Uno per conoscenza.
Guardate la perfezione di queste statuine micenee in terracotta, tipici esempi di arte votiva della civiltà micenea, databili approssimativamente tra il 1600 a.C. e il 1200 a.C, a forma di Phi greco.
Un'imprinting divino, concettualizzato in questa forma, in questa espressione artistica straordinaria, minimalista,
Essenziale.
Unica.
Di ritorno all'Uno.
Ontologica.
Con infinita gratitudine sempre
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com



Nessun commento:
Posta un commento