"Ho profonda ammirazione per le produzioni artistiche della cultura sarda di San Michele di Ozieri (4000-2700 aC circa), prendendo il nome dal sito del ritrovamento dei suoi reperti.
Questi manufatti, realizzati in argilla finemente lavorata, si caratterizzano per l'estrema raffinatezza delle incisioni, che spaziano dal lineare al dentellato, e per una variazione cromatica che include il nero lucido, il bianco e le tonalità intermedie dell'ocra e del rosso corallo.
La decorazione si sviluppa attraverso motivi geometrici, spesso spiralizzati o concentrici, che trasmettono un'impressione di dinamismo. Questa energia creativa si manifesta anche nelle prime rappresentazioni del "ballo tondo", dove figure umane altamente stilizzate, a forma di "clessidra", con i due triangoli uniti per il vertice, evocano il movimento dinamico e toroidale dell'incontro tra le polarità maschile e femminile, richiamando simboli come il Sacro Vajra.
Identifico questo ballo tondo con una possibile danza rituale del palazzo di Cnosso, collegandola al mito del labirinto e associandola simbolicamente alla gru o, forse, al fenicottero.
Quest'ultimo, in particolare, rappresenterebbe l'Araba Fenice, il cui piumaggio simile a fiamme e il ciclo di rinascita continua rispecchiano il moto a spirale concentrica e il perpetuo divenire raffigurati sui vasi Ozieri.
Si tratta di una danza fortemente simbolica, la cui eredità è percepita come ancora viva nella tradizione.
Il suo movimento è paragonato a quello di un labirinto, a riccioli o spirali che si aprono e si chiudono alla vita.
Il labirinto, infatti, insegnerebbe l'arte di addentrarsi senza perdersi, di fluttuare al suo interno per poi ritornare al punto di partenza, in un percorso circolare e trasformativo.
È una metafora dell'entrare nel grembo di sé stessi per raggiungere la propria Essenza e rinascere a nuova vita, una rinascita che richiede la connessione e la sinergia delle due polarità opposte interne.
Solo tramite questo equilibrio e questa alchimia trasformativa si può "attraversare il guado", superare una prova o una transizione.
Questa cultura di San Michele di Ozieri si è sviluppata parallelamente alle Domus de Janas[...]
Anche le Domus de Janas necessitano dell'azione combinata di elementi opposti (come il principio fertilizzante ed elettrico del Sole e il grembo oscuro della terra) per permettere il passaggio da una dimensione all'altra.
All'alba, la luce del sole penetrerebbe attraverso le piccole porte, spesso triplici e di forma quadrata, creando un portale che fertilizza la terra e porta luce nell'oscurità, simboleggiando guarigione e rinascita.
La forma quadrata della porta rappresenta la terra e l'elemento femmineo che si fa penetrare, racchiudendo in sé i quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco) e i quattro punti cardinali.
[...]
È quindi naturale, che un tipo di cultura che esprime un così sacro equilibrio di energie sia nata in concomitanza con lo sviluppo delle Domus de Janas, di cui costituisce la manifestazione artistica naturale[...]
Questa interazione dei due triangoli che si intersecano, dà vita, in tridimensionalità, alla Merkaba, il corpo energetico di ogni essere vivente.
L'elemento "3" è onnipresente in Sardegna.
Nelle planimetrie dei nuraghi, nelle triple corna taurine, nei petroglifi, e nei moduli numerici, come nei 24+12 = 36 gradini del Pozzo di Santa Cristina, multipli di tre.
"Su Santu Doxi", il "Santo 12",numero sacro, ha base 3, il numero della creazione. Questa ricorrenza la ritrovo anche in altre dimensioni legate alla costellazione di Orione, come nell'altare di Oschiri o nelle Tombe dei Giganti a Tamuli, allineate come le piramidi di Giza.
La disposizione a triangolo dei nuraghi trilobati risponde a una doppia chiamata.
Una terrena, che segna il territorio con una geometria sacra, e una spirituale, di elevazione verso il divino, resa evidente dalla forma conica e spiralizzata che punta al cielo, simile a una moderna piramide energetica.
Il simbolo del trilobato è un archetipo universale.
Lo ritroviamo nel Triskel celtico, nel "fleur-de-lis" medievale (simbolo di regalità e della Trinità), in epoca precolombiana legato all'albero della vita, e come acronimo "Y" o "YH" della divinità creatrice androgina dei Sardi.
[...] Il triangolo è il nucleo primario del Fiore della Vita, la matrice da cui si sviluppano i solidi platonici e si passa dalla bidimensionalità alla tridimensionalità.
È anche il simbolo del fuoco ( vertice in alto) e dell'acqua ( vertice in basso), rendendo i nuraghi trilobati dei veri e propri luoghi sacri di alchimia creativa.
Nel mio percorso di ricerca, collego tutto questo alle capacità sciamaniche dei nostri antenati, i fulguratores, che evocavano fulmini e temporali.
La parola cinese per fulmine, "Shendian" ("Shen", elettrico/maschile e "Dian", magnetico/femminile), ha una somiglianza fonetica e concettuale impressionante con "Sherdian/Shardani".
Sono convinta che gli Antichi Sardi fossero una civiltà avanzatissima di sciamani, architetti e scienziati, conoscitori dell'energia toroidale (simbolizzata dal Toro/Boes) e delle tecniche ipnotiche, come quelle basate su mandala a matrice triangolare (Sri Yantra).
Questa energia toroidale, a forma di ciambella, è il campo che avvolge ogni essere vivente e si sviluppa a partire dal cuore.
Sale a spirale, proprio come la struttura dei nuraghi. Immaginare tre nuraghi disposti a triangolo significa pensare a un potentissimo catalizzatore energetico.
È lo stesso movimento della Kundalini e del DNA, che non è solo un codice genetico ma un induttore elettromagnetico.
La connessione più sorprendente è con l'acqua.
La molecola dell'acqua, nei suoi legami a idrogeno, forma una figura tetraedrica, che è la versione tridimensionale di una base triangolare.
Ecco perché il "trilobato" era il "seme" da salvare nell'Arca: è la base della struttura dell'acqua, la depositaria della memoria della vita.
Gli Antichi Sardi, attraverso la memoria animica o akashica, conoscevano questa struttura e il culto dell'acqua è il cuore stesso della civiltà sarda.
I pozzi sacri, con il loro ingresso triangolare che simboleggia il ventre cosmico, sono luoghi di immersione in questa memoria.
Tutto questo si unisce al potere del suono e della vibrazione.
I canti a Tenores, il suono delle launeddas e forse l'antico suono dei campanacci dei Mamuthone avevano frequenze armoniche e terapeutiche, in grado di modificare la materia.
Pitagora diceva che la geometria è musica solidificata.
Leggendo l'epopea di Gilgamesh, ho capito che il diluvio, l'acqua, nasce dal "sonno" e si può sopravvivere solo "ricordando" attraverso il simbolo del trilobato.
Il diluvio non è solo una catastrofe, ma un processo necessario per accedere all'oblio e, attraverso di esso, alla memoria più profonda.
I Sardi erano chiamati "il popolo dei dormienti" perché praticavano l'incubazione non per chiedere, ma per abbandonarsi all'oblio del "senza tempo" e ricordare la loro origine divina.
Erano "uomini senza ombra" nel momento azimutale del sole, sospesi in un'altra dimensione".
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio saggio
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Link principali di riferimento nel mio blog
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/la-cultura-di-ozieri-eterno-divenire.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/la-navicella-triangolare-sarda.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/shen-diansherdian.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html
Trilobato ( libro Uomini senza Ombra)






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