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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, marzo 06, 2026

💛I due pilastri con Chevron di Bessude

 


Riprendo uno scritto di 4 anni fa

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/motivi-chevron-nelle-domus.html

 che ho ripubblicato 3 giorni fa 

(https://www.facebook.com/share/p/1HJrHLySXK/)

Qui ci troviamo di fronte a due mondi, scolpiti nella roccia a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro, nella Sardegna nord-occidentale. Da un lato, il pilastro scolpito nella necropoli di S'ena 'e Cannuja, a Bessude( Sassari), e dall'altro, quello nella necropoli di Mesu 'e Montes, a Ossi( Sassari) 

A un occhio distratto, possono sembrare simili, entrambi adorni di quei motivi che l'archeologia ufficiale, troppo spesso, liquida sbrigativamente come "protomi taurine" o, al massimo, come un anonimo "motivo a spina di pesce". Ma io, ormai, ho imparato che in questa terra antica nulla è lasciato al caso. 

Ogni segno, ogni piccolo dettaglio, è un portale verso una cosmogonia profonda, e fraintenderli significa perdere per sempre la voce dei nostri antenati.

Il pilastro di Bessude mi parla di un linguaggio interamente femminile. 

I suoi chevron, quelle "V" scolpite nella pietra, hanno il vertice rigorosamente rivolto verso il basso. Non c'è dubbio che sia la rappresentazione del pube femminile, del triangolo sacro da cui la vita si affaccia al mondo. 

Ma non è un simbolo statico. Questi chevron sono impilati l'uno dentro l'altro, in una duplicazione ritmica che simula la ripetizione, la capacità infinita di moltiplicare, di generare. 

È l'abbondanza del raccolto, la potenza rigeneratrice della terra. 

E sono esattamente cinque. 

Il cinque, qui, diventa la chiave di volta. 

È il numero legato al Sacro Femminino, al pianeta Venere, che con il suo percorso pentalfico traccia nel cielo una stella a cinque punte ogni otto anni, morendo e rinascendo come stella del mattino e della sera. 

Unendo quelle cinque punte, si ottiene un pentagono, che a sua volta ne genera un altro, rovesciato, e in quel gioco di specchi si cela anche il Mascolino, la protome del Toro con le sue corna. 

Ma il legame più profondo, per me, è astrale. 

Il numero cinque segna l'asse sacro sulla Via Lattea, quel percorso che dalla costellazione del Toro (con le sue Pleiadi e la sua stella Aldebaran) conduce, attraverso la cintura di Orione, fino a Sirio, l'astro di Iside. 

Questo è l'asse di Nascita e Rinascita. 

Il pentacolo, che in Mesopotamia era il simbolo di Ishtar, dea della fertilità, in Egitto diventa il simbolo di Sothis, Sirio, identificata con Iside, il principio femminino divino che emerge dalle acque come Venere. 

Un simbolismo, quello delle acque inferiori che generano la vita, che giunge fino a Maria, chiamata "Stella Maris". 

I cinque vertici del pilastro di Bessude sono dunque il grembo stesso di Madre Terra che si duplica, offrendo la rinascita eterna lungo quell'asse "Sirio/Toro". 

Il cinque, in questo contesto, è la quintessenza della creazione, l'unione della dualità del due (la materia) con la trinità dello spirito (il tre). 

Non è una semplice "spina di pesce". 

È una dichiarazione profonda e concettuale sulla riproduzione e la duplicazione del Sacro Femminino, in cui il maschile è implicito, armoniosamente integrato.

Poi, il mio sguardo si è sposta al pilastro di Ossi, e il linguaggio cambia. 

Qui i due principi sono distinti, posti in dialogo uno sopra l'altro. In alto, campeggia un simbolo chiaramente taurino, con la fronte della protome ben definita e le corna poderose, un inno alla potenza fecondatrice maschile. Sotto, invece, il motivo è più lineare, una "V" che non ha le sagomature del simbolo superiore, e che quindi richiama senza fraintesi il pube femminile. 

È la rappresentazione differenziata del Maschile e del Femminile, la loro sacra complementarietà. 

E del resto, questa Domus de Janas a Ossi è un vero e proprio tempio della natività, un ancestrale presepe (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0.)

Al suo interno, si trovano l'elemento triadico delle tre pietre dentro una doppia circonferenza (il maschile e il femminile insieme), e quelle due doppie falci di luna che sembrano trasportare una forma simile a un nuraghe, come una barca solare che traghetta l'Horus, l'oro della sintesi creatrice, millenni prima che gli Egizi la scolpissero. 

E poi, l'archetipo della donna partoriente, la Sheela Na Gig, che celebra il mistero del parto.

Ma c'è un dettaglio fondamentale che ho compreso solo dopo, osservando la loro disposizione spaziale. 

Questi due pilastri nella necropoli di S'ena 'e Cannuja, a Bessude non sono solo uno di fronte all'altro idealmente, ma anche materialmente, e il loro orientamento è tutto.

Il pilastro di destra, quello che nella mia analisi ho associato a un simbolismo più marcatamente maschile o, comunque, a una differenziazione più netta, presenta i suoi 4 chevron orientati a sud-est. 

Il pilastro di sinistra, quello di Bessude, con i suoi 5 chevron femminili, li ha orientati a nord-ovest.

In alchimia e in molte tradizioni esoteriche, i punti cardinali non sono semplici coordinate geografiche, ma vere e proprie forze qualificate. 

Il Nord-Ovest è la porta delle ombre, il punto in cui il sole muore, il regno dei trapassati, degli antenati. 

È la direzione della notte, del buio fecondo, della discesa negli inferi, nella matrice terra. 

È l'ingresso del grembo. Che i cinque chevron del Femminino, simbolo di moltiplicazione e generazione, siano orientati proprio qui, mi appare di una coerenza sconvolgente. 

Guardano a Nord-Ovest perché è lì che si entra per rinascere, è da quel buio che la vita, come un seme, deve germogliare. 

È l'asse della morte che diventa preludio di una nuova nascita, il ritorno nella "casa delle janas", nel ventre della Madre Terra, in attesa della rinascita astrale lungo l'asse di Sirio( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html?m=0) 

5 chevron, come la Tanit stilizzata, un pentacolo. Come  percorso astrale di Venere nel cielo nel ciclo di 8 anni 

Gli chevron sono infatti  strettamente associati alla dea Tanit. Costituiscono infatti la parte inferiore del suo simbolo più caratteristico .

Il "simbolo di Tanit" è un'icona antropomorfa  presentissima in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/parlare-della-dea-tanit-in-sardegna-e.html?m=0) 

Il triangolo pubico, la vulva, il becco, l'archetipale dea Uccello, simbolismo presente fin dal Paleolitico superiore. 


Il Sud-est, al contrario, è il punto dell'aurora, del sole nascente, della luce che vince le tenebre. 

È la direzione della resurrezione, della vita che si manifesta, del principio attivo e solare. 

I 4 chevron del pilastro di Ossi, orientati qui, parlano del risveglio, dell'uscita dal grembo, della manifestazione della forza vitale. 

E il numero quattro è il numero della materia, del quadrato, della terra stabilizzata, dei quattro elementi e delle quattro direzioni. È il pilastro che sorregge il mondo manifesto.

E dai miei numerosi approfondimenti sulle direzioni cardinali, sapete che il sud-est è l'orientamento archeoastronomico maggiormente presente in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamento-sud-sudest-di-alcuni-pozzi.html?m=0) che corrisponde all'alba del solstizio invernale, 

"Orientamenti a sud - sud/est( alba solstizio invernale), il cui lato  opposto è a Nord-ovest( tramonto del solstizio estivo) di alcuni dei pozzi sacri che ho approfondito nelle mie ricerche

Il sud est  è legato all'elemento fuoco( sud) e, all'elemento aria (est).

Anche l'ingresso dei nuraghi, è orientato secondo la direzione del vento.

È generalmente a sud est, perché in questa direzione soffia il caldo vento di scirocco e anche perché si poteva scorgere il sorgere del sole anche nei mesi invernali, essendo il sud est, corrispondente all'alba del solstizio invernale.

Il Vento, che qui in Sardegna è rappresentato dalla Maschera  de Su Bundu, del nostro Carrasegare sardo, la cui simbologia rimanda ad una dimensione energetica prettamente femminile ( approfondimenti nel mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/bundu-bindubindi.html?m=0) 

Il significativo orientamento verso la levata solare solstiziale invernale dei pozzi celtici, come il nostro pozzo di Santa Cristina in particolare, come ho approfondito nel mio scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/pozzo-santa-cristinamaddalena.html?m=0) rappresenta quindi questa dimensione metaforica, Femminea della Gestazione, del Sacro Femminino, della Maddalena, festeggiata proprio nell'ultimo giorno del segno del Cancro, segno d'acqua, governato dalla Luna, che indica proprio la dimensione della gestazione, la dimensione amniotica, prima che il Leone, simbolo solare per eccellenza, subentri, e si manifesti. 

Il pozzo, il custode, il grembo dell'acqua". 


Così, i due pilastri, posti uno di fronte all'altro, con i loro chevron orientati in direzioni opposte e speculari, diventano l'asse del mondo. 

Rappresentano l'intero ciclo. 

La discesa nel Nord-Ovest della morte e della gestazione nel grembo (5, il femminino, la quintessenza in potenza) e la risalita nel Sud-Est della vita e della manifestazione (4, il maschile, la stabilità della materia). 

Insieme, fomano un 9 ( 5+4=9) il Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Femminino, il Serpente ( simbolo della tribù dei Dan-https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0), la Sophia Superna, i 9 Archi del Cielo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/cappello-ad-atza.html?m=0

"La conformazione ad atza, a punta, è tipica delle nostre rappresentazioni, nei bronzetti, negli ingressi triangolari dei nuraghi, dei pozzi sacri.

Indica la massima sinergia convogliata dalle due polarità, e al contempo la costellazione del Cigno, con le sue 9 stelle, i 9 archi del cielo. Shardana-https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/gonnellino-vcostellazione-cigno-utahuta.html?m=0) 

Sono le due colonne del tempio, quella di sinistra (Boaz) e quella di destra (Jachin), che nell'alchimia rappresentano i due opposti da congiungere, il fisso e il volatile, lo zolfo e il mercurio, la regina e il re.

Lo chevron stesso, in quest'ottica, si rivela nella sua natura archetipica profonda. 

Non è solo un motivo decorativo, ma il simbolo universale dell'utero, della montagna sacra, dell'incavo che accoglie. 

Nelle antiche civiltà, lo si trova a simboleggiare sia le acque primordiali che il grembo della Grande Madre. 

Qui, in Sardegna, a seconda del numero e dell'orientamento, ne declina tutte le sfumature.

A Ossi, il pilastro con chevron ci mostra la differenziazione, il dialogo tra i due principi in vista della creazione. 

A Bessude, la Domus de Janas ci mostra l'unità fondamentale, il principio generatore non ancora differenziato, ma già attivo nella sua potenza moltiplicatrice. 

E tutto questo si ricollega a quel filo d'oro che ho inseguito più volte, come nel caso della nostra piccola "Dea Madre/scarabeo" di Cuccuru S'arriu, che anticipa di millenni lo scarabeo psicopompo egizio https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html?m=0. 

Anche lì, il principio è lo stesso. 

Il cuore, l'intelletto d'amore che guida l'anima nel suo viaggio, custodito dal Femminino Sacro.

I simboli non sono tutti uguali. Differiscono per piccoli, infinitesimali particolari, e in quei dettagli si cela la conoscenza più alta. 

Questi due pilastri, uno di fronte all'altro, con i loro chevron che guardano a Nord-Ovest e a Sud-Est, sono il libro di pietra su cui i nostri antenati hanno scritto, millenni fa, il mistero della vita, della morte e della continua, eterna, rinascita.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 


Prima Immagine  i due pilastri necropoli di S'ena 'e Cannuja, a Bessude,

http://catalogo.beniculturali.it/detail/SARDEGNA/ArchaeologicalProperty/2000237907


Seconda immagine 

Pilastro nella necropoli di Mesu 'e Montes, a Ossi

https://www.lanuovasardegna.it/regione/2021/07/11/news/nuraghi-domus-de-janas-e-ziqqurat-l-immensa-grandezza-di-un-passato-da-recuperare-1.40488766

I due pilastri con Chevron di Bessude









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