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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, marzo 29, 2026

💙 Giuda l'Appeso (libro)

  


Giuda l'Appeso. 


In quel tempo senza tempo, nel luogo che è ogni luogo e nessuno, si compie il Mistero che tesse la trama della Luce e dell'Ombra. 

Il tradimento di Giuda non è cicatrice sulla pelle del mondo, ma sutura sacra, cucita dalle dita stesse del Destino, affinché il Verbo possa scendersi e ricomporsi in una gloria più alta. 

È la chiave di volta nell’architettura del Piano Divino, l'istante in cui l'umano si fa tramite per lo stratificarsi dell'eterno. 

Yoshua, il cui nome vibra come un sigillo di fuoco nell'aria immobile del Getsemani, posa lo sguardo su di lui e lo chiama "amico". 

Non rimprovero, non paura. 

Solo l'intimità cosmica di due anime che hanno pattuito prima che il mondo fosse. 

Gli sussurra di affrettare ciò che è scritto, di compiere il gesto che spezzerà la crosta della storia. 

E nessuno dei Dodici intende il linguaggio di quella soglia. Nessuno, tranne Lei. Maria Maddalena, l'Apostola che amava, la Tredicesima. 

Colei che custodiva nel grembo dell'anima il segreto del femminile che non muore. 

Ella incarna l'Archetipo Sacro della Mem ebraica, la Madre Divina, ancestrale e cosmica, acque primordiali che contengono ogni germe di vita e di dissoluzione. 

In Lei, la vita e la morte danzano lo stesso passo, perché è Madre anche dell'istante in cui tutto finisce per ricominciare. 

Il suo numero è il 13, lo stesso dell'Arcano senza nome, la Morte. Non fine, ma soglia. 

Non termine, ma trasmutazione. Tredici sono le Lune dell'anno che riconcilia i tempi. 

Tredici è il ciclo che armonizza il Sole e la Luna, il maschile e il femminile, in un abbraccio che dura diciannove anni, il ciclo di Metone, eredità dei Caldei e dei saggi di Babele. 

In quel giro di cieli, le fasi lunari tornano a baciare le stesse date solari. Il tempo si fa anello, e l'umano intravede l'eterno. 

Nella mia terra di Sardegna, tra pietre antiche come il respiro del mondo, sorge un altare dedicato a questa Tredicesima Luna, ad Oschiri. 

Non altare di parto, ma di coesione perfetta. 

Sposa e sposo, cielo e terra, luce argentea e fuoco d'oro. 

Simbologia che si incarna piena nel Cristo e nella sua amata, due volti di un'unica verità. Maria Maddalena, come le antiche deità scese dal mito, Ishtar, Inanna, Astarte, Afrodite Venere, è la Sacerdotessa-Moglie, colei attraverso cui la kundalini si desta, la Shekinah scende ad abitare la carne. 

È la potenza del Mercurio filosofale, il cui nome affonda nella radice "mer", mare, come Mer, come Mar. 

E "curius" o "curia", il nunzio, il messaggero. Mercurio è dunque il messaggero del mare, l'argento vivo che scorre liquido tra i metalli, principio umido della Grande Opera. 

È lo spazio della Madre, quel grembo alchemico che a Pietro è precluso. 

Pietro resta ancorato alla pietra, alla cattedra che non vola, alle fondamenta che non trasumanano. 

E della trasmutazione, prova invidia. Invidia che Giuda ignora. Lui, il più illuminato, colui che Yoshua stesso chiama a raccolta nel segreto. 

Lo sollecita al distacco, a vedere da un'altra prospettiva. "Sei pronto a tradirmi?" chiede il Maestro. 

E Giuda: "Perché io?". 

Risponde la Voce: "Perché gli altri non hanno la tua forza. Tu farai in modo che l'uomo in me sia sacrificato, perché il Verbo si mostri nudo e vittorioso sulla carne". 

Questo è il cardine dell'Universo che gira su se stesso. 

Giuda sostiene l'onta, beve il calice dell'infamia, perché l'amore più alto si compia. 

Il tradimento è insito in ogni amore che osi toccare il divino. 

Tra loro, tra Yoshua e Giuda, correva un amore grandissimo, una fiducia che sapeva il rischio, e lo accoglieva. 

L'opera voleva l'ombra come la luce, voleva il sacrificio dell'Apostolo prediletto, e non era Pietro, che pur tre volte negò prima del gallo, ma non se ne dolse mai fino in fondo. Giuda sì, lui sostenne il peso di un ruolo troppo grande, sociale, antropologico, escatologico. 

Tentò di restituire i danari, e poi si tolse la vita. 

Perché l'anima, a volte, non regge la grandezza del compito che le è stato affidato. 

Guardiamo nel profondo. Giuda porta il segno dello Scorpione. 

Dopo la Bilancia di Maddalena-Giovanni nel Cenacolo di Leonardo, ecco lo Scorpione, acque profonde e tenebrose, il Femminile nella sua potenza misterica e sotterranea. Iside-Selkit, la dea che protegge e punge, che uccide e risana. 

Intimo legame con il Sacro Femminino, sua complementarietà disposta a scendere nelle Ottave Basse, lì dove l'anima si svende per risalire. 

La storia è piena di figure femminili che hanno tradito se stesse e le altre. 

Sono la stessa energia che, degradata, diventa tradimento, ma che, redenta, diventa iniziazione. 

La Chiesa romana ha costruito su Pietro, l'uomo di poca fede, colui che Yoshua chiamava "sa*tana", l'inciampo. 

Ha preferito la pietra al sa*ngue, la successione istituzionale all'eredità di san*gue e di spirito di Yoshua e Maddalena. 

E ha gettato Giuda come primo mattone dell'antis*emitismo. Perché i vangeli, scritti in greco per un pubblico romano, dovevano legittimarsi agli occhi dell'Impero. Meglio accusare Giuda e il suo popolo, piuttosto che i veri crocifissori. 

E così il bacio, che era sigillo di fiducia e di alleanza suprema, divenne marchio di tradimento. 

Eppure, era un eletto, Giuda. 

Un vero erede, insieme alla Maddalena, del testamento alchemico di Yeshua. 

Alleato, complice, colui che mise da parte l'ego perché il Piano si compisse. Poteva rifiutare, ma non lo fece. 

Lui, il più forte. 

Perché solo un forte può sostenere di essere chiamato traditore, sapendo di essere invece il braccio che compie il destino. 

Nel dipinto di Leonardo, la sua mano sinistra è sulla spalla della Maddalena, le dita di lei sfiorano il chakra della Gola, il quinto, Venere, Toro, il femminile già divinizzato dal maschile. 

La mano di Giuda è orizzontale, tagliente come lama, rettilinea come il moto del rettile nelle Ottave Basse. 

Ma nelle Ottave Alte, quel serpente è ciclicità cosmica, energia che sale lungo la spina del mondo. 

Lui agisce nel basso perché l'Alto si manifesti. 

È confinato in un ruolo subdolo ma funzionale. 

È l'Appeso. 

L'Arcano XII dei Tarocchi, l'Appeso. Colui che si sacrifica per ritrovare la misura di sé, la sua Lamed, il valore 12, che sommato dà 3, la Trinità creatrice. 

È l'iniziazione, la morte dell'io, il crollo delle maschere. 

Ma è anche il rischio della cristallizzazione, restare appesi alle proprie credenze, ai ruoli, al poco che si conosce, pur di non spalancare l'abisso che dona nuovi cieli. Io sono continuamente Giuda di me stessa. 

Mi fido di un disegno che non vedo intero. 

Non mando a dire le cose, non mi adatto, non mi conformo. 

Muoio migliaia di volte a me stessa per sentire l'ebbrezza dell'abisso e provare l'emozione del battito d'ali. L'Appeso anticipa la Morte, che è la piattaforma della rinascita, e dunque della trasformazione. 

In ogni microsecondo abbiamo la scelta: fidarci di noi stessi, del divino che già ci abita, della verità che attende solo di emergere. 

I ruoli, le occasioni, le istituzioni sono parentesi di passaggio, non dimore. Siamo esseri in evoluzione, e le uniche alleanze che contano sono quelle che ci fanno emergere. 

Giuda è un'occasione. 

Di elevazione o di distruzione. Bisogna essere in grado di sostenerla. 

È la Lamed, il dodicesimo Archetipo. Una prova, una misura. 

Per testare il nostro valore: 

siamo fedeli al Divino o all'Umano? Quanto siamo pronti a sacrificare? A rendere Sacro, nonostante tutto? L'Appeso si mostra nei fatti, negli eventi, nei protagonisti di questo tempo. Una costante sempre presente. 

Una Lamed il cui valore ghematrico è 30. I trenta denari di Giuda. 

Ogni cosa è simbolo, ogni numero è soglia, ogni gesto è preghiera.

E anche per oggi, tanta roba


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio libro 

"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume II

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Giuda l'Appeso( libro)






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