Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, marzo 26, 2026

💙 L'9sservare

 

Osservare e guardare.
Due termini che nel linguaggio comune vengono spesso scambiati come fossero sinonimi, eppure, per chi ha intrapreso il cammino verso la conoscenza interiore, rappresentano due stadi iniziatici profondamente diversi.
Sono due modalità di porsi di fronte al Reale, due specchi dell’anima che rivelano il grado di consapevolezza raggiunto dall’individuo.

Guardare è l’atto del corpo, il meccanismo fisiologico attraverso il quale la luce colpisce la retina e l’immagine si imprime nella materia cerebrale.
Chi guarda è passivo, è un ricettacolo che si limita a ricevere stimoli senza trasformarli. Guardare è l’atteggiamento di chi vive nella superficie, accontentandosi di sfiorare il mondo senza mai penetrarne il nocciolo.
È l’atto di chi subisce l’illusione dei sensi, credendo che ciò che appare sia tutto ciò che esiste.
Chi guarda rimane fuori dal tempio, osservando i mosaici senza mai varcare la soglia.
Osservare, invece, è l’atto dell’anima che ha risvegliato i propri talenti.
Non è un semplice vedere, ma un penetrare l’essenza.
Quando si osserva, non si è più spettatori passivi.
Si diventa testimoni attivi, custodi di una visione che lega il visibile all’invisibile.
Chi osserva ha compiuto quel lungo lavoro interiore di trasmutazione, quell’opera alchemica che trasforma il piombo dell’ignoranza nell’oro della consapevolezza.
I propri talenti e doni non sono più addormentati o dispersi, ma sono stati riconosciuti, affinati, e ora rispondono con precisione alla volontà dell’anima.
Osservare richiede una padronanza che solo chi ha fatto pace con le proprie ombre può possedere. Significa aver imparato a stare nel centro, in quel punto di equilibrio tra cielo e terra, tra ragione e intuizione, dove nessuna emozione impulsiva può deviare lo sguardo. È da questo baricentro perfetto che si può compiere il vero compito dello scrutatore: discernere.
Discernere non è giudicare in modo sommario, ma separare ciò che è autentico da ciò che è spurio, ciò che appartiene all’ordine da ciò che è corruzione.
Ecco perché chi osserva è chiamato a mantenere il giusto equilibrio.
In un mondo dove le forze si scontrano incessantemente, dove il caos tenta di spacciarsi per libertà e la prevaricazione per potere, l’osservatore è colui che tiene salda la bilancia.
Non con la forza bruta, ma con la precisione del proprio sguardo.
Sa distinguere il parassita da colui che contribuisce, colui che si nutre della sostanza altrui svuotando le risorse comuni senza mai generare nulla, da colui che invece, anche nell’errore, porta il proprio mattone all’edificio collettivo.
Lo fa senza farsi ingannare dalle apparenze, perché il suo sguardo è diventato come il fuoco che brucia la scorza per rivelare il nucleo.
In questa capacità di osservare risiede anche la forza di fare giustizia.
Non quella giustizia vendicativa che nasce dalla passione, ma quella che scaturisce dalla lucidità. Fare giustizia, nel linguaggio esoterico, significa ristabilire la corretta polarità, riportare ogni cosa al posto che le compete nella gerarchia naturale dell’ordine cosmico.
Chi osserva non agisce mai sulla base di sentito dire, non si lascia trascinare dalle correnti emotive del momento.
Al contrario, ha la pazienza dell’artigiano.
Archivia le prove, raccoglie i segni, attende che il quadro sia completo.
Solo quando ha accumulato la totalità degli elementi, quando ogni tessera del mosaico è al suo posto, allora può alzare la voce.
La sua denuncia non è un grido impulsivo, ma l’esito inevitabile di un percorso di verità.
E in questa denuncia si compie la separazione definitiva tra chi agisce in malafede e chi non lo fa. Chi opera nell’ombra, chi si nasconde dietro false intenzioni, chi costruisce le proprie fortune sulla menzogna e sulla manipolazione, crede spesso di poter sfuggire allo sguardo altrui. Ma l’osservatore possiede un dono che per costoro è inafferrabile
La capacità di leggere l’intenzione al di là del gesto, di sentire la vibrazione che precede la parola. Come l’alchimista distingue i metalli vili dai metalli nobili non solo dall’aspetto ma dal comportamento nel fuoco, così chi osserva riconosce la malafede non da un singolo atto, ma dal filo conduttore che attraversa tutte le azioni di un individuo.
E qui si arriva al punto nodale, quello che trasforma l’osservazione da contemplazione a chiamata.
Perché tutto questo non è fine a se stesso.
Non si osserva per rimanere in una torre d’avorio, non si affinano i propri talenti per rimanere spettatori privilegiati di un teatro di ingiustizie.
Nel momento in cui si è raggiunta la piena padronanza, quando si è raccolto il necessario e si è compreso il disegno profondo, allora si è chiamati ad agire.
Nel Giusto, inteso non come insieme di leggi umane ma come ordine superiore, noi siamo chiamati a essere strumenti di ripristino.
La contemplazione cede il passo all’azione, ma un’azione che non è più quella confusa e frammentaria dell’ego, bensì quella precisa e chirurgica di chi ha visto la verità. Ripristinare l’ordine significa ricucire ciò che è stato lacerato, riannodare i fili che il parassitismo e la malafede hanno reciso.
È un compito sacro, perché chi agisce in questo modo non lo fa per sé, ma per il bene del tutto.
La parte conclusiva di questo percorso è la più severa e la più necessaria.
Far sì che non si siano impuniti. Non per crudeltà, non per desiderio di vendetta, ma perché l’impunità è il veleno che corrode le fondamenta di ogni ordine. Lasciare impunito chi ha agito nella malafede significa concedere al caos il diritto di continuare a proliferare.
Significa dire al parassita che il suo modo di essere è accettabile, e così tradire chi invece ha sempre agito con rettitudine.
L’impunità non è misericordia, è la negazione della giustizia, ed è per questo che chi ha osservato con rigore, chi ha raccolto le prove e ha visto chiaramente, ha il dovere di portare la luce nel luogo dove si annidano le tenebre.
Agire, dunque, diventa l’atto conclusivo di un percorso iniziatico.
Non si tratta di violenza, ma di fermezza.
È il gesto di chi, avendo appreso il segreto della trasmutazione, sa che per far crescere il grano bisogna estirpare le erbacce, non per odio verso di esse, ma per amore del campo intero.
È il momento in cui l’osservatore depone il proprio ruolo di testimone e indossa quello di artefice, restituendo equilibrio laddove l’equilibrio era stato infranto.
Così, guardare e osservare si rivelano per ciò che sono.
Sono due porte, due destini.
La prima conduce a una vita trascorsa nella superficie, nella subordinazione agli eventi, nella passività di chi si limita a registrare senza mai comprendere. La seconda è la via di chi ha risvegliato i propri talenti, ha saputo attendere, raccogliere, discernere, e infine ha avuto il coraggio di compiere ciò che era necessario.
In questo cammino, la differenza non è solo nel modo di vedere, ma nell’intera esistenza.
Da una parte la vita subita, dall’altra la vita agita con consapevolezza, al servizio di quell’ordine superiore che è l’unica vera giustizia.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

L'osservare



 




Nessun commento:

Posta un commento