Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, marzo 14, 2026

💛Mamuralia /Idi di Marzo

 Giusto per ricordare. 

Il 14 marzo, il velo si assottiglia e la soglia trema. Non è solo una data nel fluire distratto del calendario, ma un crocevia astorico dove convergono le ombre dei riti arcaici e il sangue versato sugli altari della Storia. 

In questo giorno, la volta celeste diviene specchio di accadimenti tellurici e il respiro del tempo si condensa in un punto di svolta, in una ferita che pulsa ancora. Questo frangente coincide con la soglia fatidica che i Romani chiamavano Idi di Marzo, un termine che non indicava un semplice giorno, ma un confine, un punto di rottura nell’asse dell’anno. Ed è in questa fessura del tempo che si riverbera, come un’eco che non trova requie, l’ombra del Cesare ucciso. 

Era il 15 marzo del 44 a.C., e nel cuore di Roma, in pieno giorno, Giulio Cesare veniva trafitto da ventitré pugnalate. Il suo corpo, che la plebe aveva elevato a semidio, si accasciò sul lastricato della Curia, mentre il suo spirito si librava a cavallo tra i mondi, divenendo archetipo del sovrano sacrificato, del padre tradito, del re che deve morire perché l’ordine si rinnovi. 

Ma la morte di Cesare non fu un evento isolato, bensì un sigillo impresso su un terreno già reso sacro e fertile da celebrazioni ben più antiche. 

Il 14 e il 15 marzo, infatti, si consumavano i Mamuralia e i misteri di Anna Perenna. 

Due riti, due facce della stessa medaglia  l’espulsione del vecchio e l’invocazione del perenne, dell’eterno ritorno. I Mamuralia erano il sangue che scorre ancora nelle vene del tempo. 

Si celebrava Mamurio Veturio, l’artefice divino, il fabbro che per volere di Numa Pompilio aveva forgiato undici scudi identici all’ancile caduto dal cielo. 

Quello scudo, donato da Marte in persona, era il talismano di Roma, la garanzia della sua potenza. Mamurio, con la sua arte ignea, ne creò le copie perfette, gli Ancilia, che divennero i sette pegni del comando, le sette chiavi di volta su cui poggiava la salvezza dell’Impero. Erano oggetti di potere, concentrati di energia celeste custoditi nel tempio di Giove, baluardi invisibili contro il disfacimento. 

Nel rito dei Mamuralia, un uomo vestito di pelli veniva percosso con lunghe verghe. Quel battito ritmico, quel percuotere la pelle animale, non era violenza fine a se stessa, ma un’azione sciamanica, un esorcismo collettivo per cacciare l’anno vecchio, per espellere il suo spirito decrepito e far spazio al nuovo. 

Era la morte rituale del tempo che fu, per permettere la rinascita del tempo che sarà. Questo gesto arcaico, questo scandire di bastoni sul cuoio, non è morto con i Mamuralia. 

Esso sopravvive, in forma archetipale e incontaminata, nel cuore della Sardegna, nei nostri Mamuthones. 

Essi, con i loro volti anneriti e le loro pesanti pelli animali, sfilano in dodici, come i mesi dell’anno solare, come i cicli che compongono la ruota. 

Il loro incedere è cadenzato, pesante, non è una semplice danza, ma una pressione esercitata sulla terra, un atto di fecondazione, un martellamento ritmico che risveglia le forze telluriche assopite. 

La radice del loro nome, Mamuthones, si intreccia inestricabilmente con quella di Mamuralia, e ancor più si allaccia a Maimone, la divinità della pioggia, il principio umido e femminile che feconda, complementare al fuoco maschile del fabbro Mamurio. Nel nostro Carnevale, nel Carrasegare, il fuoco purifica e l’acqua benedice, in un’antica ierogamia che divinizza il territorio e lo prepara al nuovo raccolto. 

I Romani, come sempre, non inventarono nulla: assorbirono, rielaborarono, ma il nucleo primordiale, il codice genetico del rito, affonda le radici in un humus pre-italico, lo stesso che ha plasmato i nuraghi e i pozzi sacri, come quello di Santa Cristina, perfetta rappresentazione del cosmo e del suo respiro. 

Sull’altra riva del Tevere, in un bosco sacro e ombroso, si svolgevano le celebrazioni di Anna Perenna. Qui il rito assumeva i connotati dell’ebrezza e della notte. 

Anna Perenna, sorella di Didone, era la dea dell’anno che si rinnova, della dilatazione del tempo, del “perenne” che scorre e non si esaurisce. Nelle sue notti sacre, il popolo si abbandonava a baccanali sfrenati, a danze e a libagioni, in un’orgia rituale che spezzava le catene dell’ordinario per tuffarsi nell’extra-temporale. 

Ma il suo culto aveva anche un volto oscuro, una profondità abissale. Presso una fonte a lei dedicata, venivano sepolte laminette di piombo, le defixiones, e statuine rituali, impastate con farina, latte o cera attorno a un osso, chiuse in piccoli contenitori di piombo e poste a testa in giù. Erano malefici, legature, preghiere al contrario, invocazioni alla dea perché interrompesse il fluire vitale di un nemico, perché recidesse il filo dei suoi giorni. 

Accanto a queste offerte, è stato ritrovato un paiolo, un caccabus, strumento per la preparazione di filtri e pozioni, a testimonianza di una pratica magica strutturata, di una vera e propria liturgia notturna dedicata al lato oscuro e ctonio del Femminino, quello che tiene in pugno le chiavi della vita e della morte, che nutre e che affamato. La potenza di Anna Perenna travalica i confini del Lazio. Il suo nome si riverbera in Anna Purna, la dea indù del nutrimento, colei che offre il cibo, l’anna, la sostanza che sostiene la vita. 

E Anna Purna nutre Shiva, il dio della distruzione e della trasformazione, in un’icona che unisce l’atto del dare e quello del togliere, la conservazione e lo spazzar via. 

La stessa radice An, che ritroviamo in Anna, in Annus (anno), in An (il dio sumero del cielo), in Inanna, in Diana, in Jana, è il respiro primordiale, il principio che dà inizio a ogni ciclo. 

Ecco dunque il contesto in cui maturarono le Idi di Marzo. Un contesto di sovvertimento, di abbattimento del vecchio ordine, sancito da rituali di purificazione e, al contempo, da pratiche di magia nera volte a colpire nell’ombra. Il corpo di Cesare, si dice, avrebbe dovuto essere gettato nel Tevere, proprio nei pressi di quel bosco sacro ad Anna Perenna, quasi a restituire il tiranno ucciso alla dea del tempo che tutto divora e tutto rigenera. Ma il fato volle diversamente, e il suo sangue stillò sul pavimento della curia, macchiando per sempre la storia di Roma con l’inchiostro del tradimento. I tempi non sono mutati. La sostanza del potere e dei suoi giochi oscuri è la stessa. Si colpisce ancora con il tradimento, con congiure tessute nell’ombra, con banchetti spudorati consumati a cielo aperto sulla pelle dei più vulnerabili. L’archetipo si ripresenta, identico a se stesso. È come se il cosmo stesso volesse sigillare il momento, impresso nella pietra della memoria, rafforzando le energie che da secoli quest’epoca veicola. Tutto è sincrono, tutto è allineato in una trama invisibile. Niente è mai lasciato al caso. Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un sacrificio. 

Ma la domanda sorge spontanea, e resta sospesa nell'aria. 

È questo un sacrificio nella sua accezione più alta e vera, un “sacrum facere”, un rendere sacro, un atto di offerta per il bene del tutto? O è semplicemente l’ombra del sacrificio, la sua parodia profana e sanguinaria, l’ennesimo atto di potere che si nutre di vittime per perpetuare se stesso? La risposta, come sempre, è sepolta nel cuore di chi osserva e nel coraggio di chi sa distinguere il vero oro dal piombo della storia.


Uno dei link di riferimento 

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/su-battileddu-libro.html?m=0


Approfondimenti sulla simbologia dei Mamuralia, del doppio scudo ancilia, correlato al doppio scudo del bronzetto di Teti, e correlazione Mamurio/Su Battileddu figura importantissima del Carrasegare sardo, nei miei due libri 

"Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

e "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Nell'immagine 

Salii nell’atto di battere delle pelli tese, con Marte sullo sfondo

Mamuralia /Idi di Marzo







Nessun commento:

Posta un commento