[...] La pesante veste di vello nero e i campanacci che risuonano con ritmi ipnotici costituiscono una sinestesia rituale voluta a destrutturare la percezione ordinaria.
Ogni colpo del campanaccio corrisponde a una percussione alchemicamente calcolata per frantumare le scorie dell'anno trascorso, mentre le corna del volto lignei rimandano non semplicemente a un'iconografia bovina, ma al toro alchemico, simbolo della materia prima ancora caotica e informe, la materia prima su cui lavorare e destrutturare.
Sconvolgere l'ordinamento prestabilito.
Il loro andamento processionale, tra alterne accelerazioni e rallentamenti, mima il movimento di retrogradazione planetaria necessario, secondo l'astrologia ermetica, a invertire i cicli naturali e rigenerare il tempo.
Si perde la nozione del tempo, così come è generalmente percepito, quando si co-partecipa a queste ancestrali ritualistiche.
Il ritmare dei passi cadenzati e dei campanacci, fanno vibrare la terra sotto i piedi
Restituiscono voce alla frequenza di Madre Terra.
Ristabiliscono la connessione con il battito ancestrale da cui siamo nati.
Il tempo si ferma.
Si vorrebbe che non finisse mai.
È oblio.
È perdita di identità e al contempo un riconoscimento viscerale, ancestrale, di appartenenza.
I Sos Thurpos di Orotelli, dei quali ho già approfondito, appartengono anch'essi a questa dimensione di grembo alchemico tenebroso, scuro e fecondo.
Definiti "gli storpiati", presentano volti cosparsi di fuliggine e sono avvolti in pesanti gabbani di lana.
La loro stessa fisicità sembra appesantita, "morta", in attesa di una liberazione.
Il loro rituale, che spesso mima la fatica del lavoro nei campi o la cattura dei buoi, rappresenta simbolicamente la schiavitù alla condizione materiale e terrena che deve essere superata.
"Sos Thurpos" di Orotelli rappresentano un ritorno alla Tenebra Feconda, alla potenzialità del Grembo.
Sono i "ciechi", che non possono ancora vedere, completamente avvolti in panni neri e col volto coperto di fuliggine, incarnano lo stato di immersione nella materia prima prima dell'illuminazione.
La loro cecità rituale non è privazione ma condizione iniziatica.
Solo abbandonando la visione ordinaria si può accedere alla "visione interiore" degli alchimisti.
Le catene che talvolta li legano non simboleggiano schiavitù, ma rappresentano il legame essenziale, ontologico, che unisce tutti gli elementi nel caos primordiale.
Il loro vagare apparentemente disordinato per le vie del paese costituisce una geomanzia rituale, tracciando con il loro percorso un sigillo protettivo sull'abitato, mentre la fuliggine sul volto rappresenta il carbone alchemico, materia ancora informe ma pregna di potenziale trasmutativo.
In queste maschere cupe, grevi, nere, la comunità proietta e drammatizza collettivamente il proprio "lato oscuro", il caos primordiale, l'istinto animalesco e la necessità della morte simbolica.
È la fase dell'inverno, di Saturno, della massa confusa che precede ogni creazione.
È la fase del Femminino, del Grembo scuro, che è potenziale creazione[...]
[...] Infatti, in questa dimensione, troviamo Sa Filonzana di Sedilo, di cui ho già approfondito in un precedente capitolo, di Sedilo, che rappresenta il Filo del Destino e la Parca Alchemica, con una accezione alchemica profondamente sarda.
Il suo fuso e la conocchia non filano semplicemente la lana, ma tessono quella continuità spazio-temporale che verrà tagliata al termine del Carrasegare.
Ogni rotazione del fuso corrisponde a una rivoluzione degli astri nel macrocosmo e degli umori nel microcosmo umano.
La sua presenza inquietante, spesso raffigurata come vecchia dall'aspetto minaccioso, incarna il principio di putrefazione necessario alla generazione.
Solo attraverso la morte simbolica dell'anno vecchio può nascere il nuovo[...]
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo.
Il Sacro che genera Caos.
Il Caos che rinnova l'Ordine"
https://amzn.eu/d/0hYAHSs8
https://amzn.eu/d/0j8uTz0e




Nessun commento:
Posta un commento