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sabato, maggio 30, 2026

💛 Bainei/Buga

 Prendo spunto da un post della pagina, Arqueologia Cosmica( https://www.facebook.com/share/p/1GyU63gk1r/) che  ha messo in correlazione il nostro sardo petroglifo di Baunei con il simbolo presente nella sfera di Buga. 


La sfera incisa denominata "di Buga" (o meglio, il manufatto con il simbolo radiale raffigurato) è stata ritrovata a Buga, un comune nel dipartimento di Valle del Cauca, in Colombia. Si tratta di un reperto di origine precolombiana, spesso associato alla cultura Quimbaya o Tolima (periodo Tardo, circa 1000–1600 d.C.). Il manufatto è solitamente composto da una lega metallica (oro o tumbaga) e serviva probabilmente come oggetto cerimoniale o pectorale, inciso con motivi solari e geometrici.

Sul petroglifo di Baunei avevo già scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/petroglifo-baunei.html?m=0) 

È ipotesi comune che si tratti di uno schema che riporta una piantina idrica. 

Le mie riflessioni a riguardo 

"Delle piccole riflessioni mie a riguardo.

Il numero 18, si collega al Sacro Archetipo Ebraico Tsade', con funzione "divisione". 

Una divisione apparente, perché si tratta di frattali che appartengono alla stessa Matrice.

Lo stesso identico concetto che esprime il petroglifo, una conca principale e 18 canalette, che ramificano da quella principale, e che terminano con delle coppelle. 

La lettera ebraica Tsade', nella sua forma, è un accostamento della lettera Yod, il decimo Archetipo, prima lettera del tetragramma divino YHWH, e della lettera Nun, il quattordicesimo Archetipo, che simboleggia la trasformazione. 

La trasformazione attraverso la Yod, la Sapienza estrema. L'intelletto divino. 

Il numero 18 è legato anche alla Luna (Arcano Maggiore XVIII) , considerata come energia Madre di questi frattali. 

Se lo consideriamo nell'insieme, 18 canalette, e altrettante coppelle, più una grande, centrale, sono, minimo 19, il numero che rappresenta il Sole. 

E, coincidenza strana, il numero 18, è un numero ciclico astrale, perché le eclissi solari e lunari, si ripetono ogni 18 anni. 

Ma il numero 18, è legato anche al Pozzo Sacro di Santa Cristina, perché ogni 18 anni e 6 mesi, quando la luna raggiunge la sua altezza massima, la sua luce attraversa l'apertura sulla sommità del pozzo, riflettendosi sull'acqua. 

Quindi, questo numero 18, sembra essere veicolo di un'unione alchemica tra Sole e Luna, tra cielo e terra, tra Luna e acqua. 

Alchemicamente, un simbolo di unione tra Umano e Divino, di cui siamo frattali. 

La scelta dei numeri, e la relativa simbologia, non è mai casuale. 

Questo petroglifo, per quanto possa rappresentare una mappa idrica, ha dei rimandi numerici importanti, che lo configurano in una dimensione che potrebbe essere ritualistica e sacrale, molto probabilmente utilizzato come altare cultuale e cerimoniale. "


L’analisi che segue si propone di esaminare i due simboli raffigurati, l’incisione rupestre su roccia calcarea (sinistra) e il simbolo inciso su metallo o pietra scura (destra), attraverso la lente della Cabala, della numerologia sephirotica, della teoria degli archetipi junghiani e della correlazione con i cicli astrali, lunari e solari. 

L’indagine si estende inoltre all’etimologia e alla potenza simbolica dei toponimi “Baunei” (Sardegna) e “Buga” (Colombia o area andina), al fine di rilevare eventuali corrispondenze profonde tra le due espressioni culturali, apparentemente distanti, ma strutturalmente affini.

Il simbolo di sinistra, inciso su una superficie rocciosa erosa dal tempo, si presenta come un labirinto serpentiforme, un reticolo di linee ondulate che generano una struttura organica, a tratti vagamente antropomorfa o fitomorfa. 

Dal punto di vista cabalistico, tale disegno evoca l’archetipo della Shekhinah come presenza immanente e femminile, il ricettacolo della creazione che si manifesta nella materia informe della roccia. 

Non vi è centro gerarchico esplicito, ma piuttosto una pervasiva continuità di flusso. Numerologicamente, la complessità dei meandri riconduce al numero 3 (la triplicità del tempo: passato-presente-futuro) e al 7 (i sette movimenti dello Spirito o i sette pianeti classici). 

Si tratta di un simbolo che rappresenta l’involutio, ovvero il percorso discendente della luce attraverso le Qelipot (le “scorze” materiali), dove il divino si nasconde nella pietra. 

In chiave archetipica, è la Grande Madre ctonia, la terra primigenia che custodisce il seme del ciclo lunare: le linee curve evocano le fasi lunari (crescente e calante) e il fluire del mare, nonché i solstizi come momenti di rottura e riavvolgimento del tempo.


Il simbolo di destra, invece, è geometrico, radiale e fortemente strutturato. 

Un centro costituito da spirali e quadrati concentrici (simbolo del Temenos, il recinto sacro) da cui si dipartono bracci terminanti con punti (aloni o “piedi” solari). Questo disegno rispecchia l’Archetipo del Sé e la struttura dell’Albero della Vita (Sephiroth) in proiezione planare. Il centro quadruplo richiama le quattro direzioni dello spazio e le quattro fasi lunari, ma il numero di diramazioni (quattordici o quindici a seconda della lettura) corrisponde al numero 8 nella sua valenza di Olam (mondo eterno) e al 12 come ciclo zodiacale. 

In termini sephirotici, i bracci sono i canali (Tzinorot) attraverso cui l’energia dell’ Kether (corona) si riversa verso le Sephirot inferiori, depositandosi nei punti estremi come altrettanti Reshimu (impronte della luce). Numerologicamente, l’insieme esprime l’1 (il centro indiviso), il 2 (la dualità della creazione), il 4 (la stabilità materiale) e il 10 (la totalità sephirotica). Il colore oro o giallognolo del metallo richiama l’Ohr Yashar (la luce diretta di Dio), in opposizione alla luce riflessa della pietra di sinistra.


La correlazione tra i due simboli è dialettica, non sovrapponibile. Il simbolo di sinistra rappresenta il Mondo dell’Azione (Asiyah), il livello più denso della realtà, dove lo spirito è costretto a strutturarsi in venature e solchi come i fiumi che erodono la terra. Il simbolo di destra rappresenta il Mondo della Formazione (Yetzirah), dove gli archetipi si organizzano in schemi matematici, governati dal Sole (centro radiante) e dalla legge dell’Armonia. 

Insieme, essi disegnano il percorso iniziatico: l’uomo primordiale (Adam Kadmon) scende nella materia (sinistra) e vi percorre il labirinto della vita, per poi risalire (destra) attraverso la conoscenza delle leggi cicliche che ordinano il cosmo. Il ciclo astrale lunare è evidente a sinistra (serpentino, umido, mutevole), mentre il ciclo solare e la fissità delle stelle fisse sono evidenti a destra (direzionale, centro fisso, raggi in espansione). Le due immagini sono complementari come Luna e Sole, come Materia e Forma, come Caos e Logos.


Quanto ai nomi, Baunei (località della Sardegna dove sono stati rinvenuti archeologicamente petroglifi simili) rivela un’etimologia non univoca, ma riconducibile al protosardo o al latino. 

In chiave cabalistica, Baunei può essere letto come Ba- (particella di negazione o separazione) e Unei (dall’ebraico Ayin, occhio o fonte): “l’occhio che non vede”, ovvero il mistero che si nasconde alla vista superficiale, adatto alla pietra labirintica. 

Buga, invece, toponimo di origine precolombiana (Colombia), rimanda al termine Bug (luogo di culto, “el lugar del sol” in alcune lingue chibcha) o a Bogotá, antichissimo centro di osservazione astrale. 

In gematria, Buga (Bet-Vav-Gimel-Aleph) presenta un valore di 9, numero della gestazione e del Sole in quanto completamento del ciclo, mentre Baunei (Bet-Aleph-Vav-Nun-Yod) dà 72, numero legato ai 72 nomi di Dio e alle 72 stazioni del ciclo lunare.

72, che sommato da comunque un 9

L’analisi rivela una profonda sintonia strutturale tra i due simboli sebbene distanti geograficamente e cronologicamente. 

Entrambi agiscono come mandala della trasformazione, l’uno ctonio e centripeto (il labirinto di Baunei, che assorbe l’astro nella terra), l’altro solare e centrifugo (il sigillo di Buga, che irradia la terra verso il cielo). 

Non si tratta di una coincidenza accidentale, ma di una manifestazione di quegli universali archetipici della psiche umana che, nella loro lingua simbolica, traducono l’esperienza dei cicli astrali in tracce permanenti nella roccia e nel metallo, offrendo all’iniziato la mappa per ritrovare l’unità perduta tra l’Uno e il Molteplice, tra la notte della luna e il fulgore del sole.

Procediamo lungo un tracciato che non cerca la coincidenza fortuita, bensì la risonanza architettonica tra due luoghi che la geografia fisica separa ma che l’immaginario simbolico potrebbe unire. Il petroglifo di Baunei si trova in Sardegna, sul versante orientale del Supramonte, in una zona di calcare carsico che domina il Golfo di Orosei. 

Le sue coordinate approssimative si attestano attorno a 40°02’ di latitudine nord e 9°40’ di longitudine est. 

Il manufatto di Buga, invece, è stato rinvenuto in Colombia, nel dipartimento di Valle del Cauca, presso le coordinate 3°54’ di latitudine nord e 76°18’ di longitudine ovest. 

Due emisferi, due storie, due sistemi di coordinate che non incrociano mai un meridiano comune.


Eppure, se si abbandona la geografia terrestre e ci si abbandona alla speculazione archetipica e numerologica, emergono corrispondenze che sfidano l’apparenza. 

La prima, banale ma non trascurabile, riguarda la longitudine di Buga: 76°18’ ovest. Un osservatore che conosce il sistema delle misure temporali e astronomiche noterà che 76 è un multiplo di 4 e 19, e che 76°18’ è prossimo a 76,3 gradi. 

Ora, la longitudine di Baunei è 9°40’ est. 

La somma tra 9,66 (approssimazione decimale) e 76,3 dà 85,96, cifra che richiama impercettibilmente l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano orbitale (23,4°) moltiplicata per il numero 3,67, senza che questo emerga come una vera costante. La differenza oraria tra i due punti è di esattamente 5 ore e 40 minuti, e 5 è il numero della quinta essenza, 40 quello delle settimane di gestazione, ma anche delle notti del diluvio. 

Ancora, la latitudine di Baunei (40°02’ N) è quasi identica al complemento della latitudine di Buga: 90° – 3,9° = 86,1°, cifra lontana dal 40. 

Non c’è specularità matematica diretta.

La corrispondenza più sorprendente, se si vuole seguire il filo di un significato simbolico e non statistico, emerge quando si convertono le coordinate in gradi decimali. 

Baunei: 40,0333 N, 9,6667 E. 

Buga: 3,9 N, 76,3 O. 

Sommando le latitudini (40,0333 + 3,9) si ottiene 43,9333. 

Sottraendo la longitudine est di Baunei alla longitudine ovest di Buga (76,3 – 9,6667) si ha 66,6333. 

La somma di 43,9333 e 66,6333 è 110,5666. 

Questo valore non corrisponde a numeri sacri canonici, ma è interessante notare che 110 è la metà esatta di 220, e 220 appare in antiche tradizioni come il numero dei giorni del ciclo rituale maya (tzolkin), sebbene non sia applicabile qui. 

Più sottile è la relazione tra le latitudini: 

la latitudine di Baunei (40°) è esattamente la somma della latitudine di Buga (3,9°) e del numero 36,1, e 36 è il quadrato di 6, nonché il numero dei decani nella tradizione egizia e dei gradi di ogni segno zodiacale.

Se si leggono queste coordinate come espressioni di un grid geometrico planetario, si nota che il petroglifo sardo cade pressoché sulla linea del 40° parallelo, che in molti testi antichi e nelle tradizioni ermetiche è associato al limite del mondo conosciuto e a una fascia di potente energia tellurica. 

Buga, invece, giace quasi sull’equatore (3°9’ N), a meno di 400 chilometri dalla linea dell’equatore termico. 

Questa prossimità all’equatore la lega ai cicli solari più puri e al punto in cui il sole culmina allo zenith due volte all’anno. 

Baunei, invece, è una terra di luna e di mare, dove l’astro notturno domina i riflessi sul calcare, come ho scritto nel mio post di 3 anni fa 

Se poi si considerano le distanze angolari tra i due punti sulla sfera terrestre, il calcolo della rotta ortodromica dà circa 8.200 chilometri. 

Per una mente cabalistica che ama i numeri primi, 8.200 è 82 × 100, dove 82 è il doppio di 41, e 41 è il numero attribuito alla lettera ebraica Mem (acqua, profondità, caos). 

A questo punto, la risposta più onesta è che non esiste una corrispondenza geometrico-numerica precisa e misurabile tra le coordinate di Baunei e quelle di Buga. 

La loro relazione non è matematica ma archetipica: entrambe sono poste a latitudini che, in antichi sistemi simbolici, erano considerate “porte”. 

Baunei al confine tra il Mediterraneo e l’Atlantico, Buga al confine tra la regione andina e il bacino amazzonico. 

L’una incarna la luce riflessa dal labirinto del tempo lunare, l’altra il sole radiale della metallurgia sacra. 

La corrispondenza profonda non è nelle coordinate, ma nella funzione simbolica, perché entrambi i luoghi hanno prodotto un’immagine che cattura il moto astro-geometrico, e le loro posizioni sul globo segnano due estremi della stessa percezione umana del cielo, l’una a nord dell’equatore, l’altra quasi sul suo stesso ventre. 

Non si sommano, si contemplano.

Si integrano. 

La lettera Bet (ב) , in comune a Baunei e Buga, che in ebraico corrisponde alla lettera B, è la seconda lettera dell’alfabeto e la prima della Torah (Beresheet, "In principio"). 

In ambito cabalistico, essa rappresenta l’inizio della manifestazione, la casa (da bayit) e il ricettacolo della creazione. Bet è la lettera della dualità (perché due è il numero della separazione e della relazione) e della benedizione (berakhah).

Che sia Baunei che Buga inizino con la B non è, per la Cabala, un caso, ma un indizio di appartenenza a un medesimo archetipo formale. 

Entrambi i luoghi, sebbene distanti, nascono come case o recinti sacri (Bet come casa di Dio) che accolgono una rivelazione incisa nella pietra o nel metallo. Bet è anche la lettera che simboleggia il livello più basso della creazione (il Malkuth), la materia prima che accoglie l’influenza divina. Baunei e Buga, come toponimi che iniziano con Bet, dichiarano la loro natura di capitelli della materia, di punti della terra dove lo spirito si è posato per lasciare un’impronta.

A livello numerico, Bet vale 2. 

Due è il numero della diade: passivo/attivo, cielo/terra, Sole/Luna. In questo caso, i due petroglifi sono esattamente due modi di esprimere la stessa diade: Baunei (il labirinto lunare-ctonio) e Buga (il sigillo solare-radiale). Iniziare con la stessa lettera significa che essi sono due manifestazioni di una medesima radice, due volti della stessa lettera che si guardano da latitudini opposte. 

Bet è anche la lettera che, nella Merkavah (il Carro di Ezechiele), apre i cancelli della visione. 

Così, Baunei e Buga aprono due cancelli opposti, la grotta e l’oro, ma entrambi sono betim, case che custodiscono la Parola non scritta, incisa nella roccia e nel metallo.

La B non indica una coincidenza casuale, ma una appartenenza archetipica alla dimensione della costruzione, dell’origine e della duplicità creativa. 

Due luoghi, due simboli, una sola lettera, il principio del beyt che contiene ogni cosa.


Tiziana Fenu

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