Ho citato lo straordinario sito di Romanzesu alcune volte, nei miei scritti, in relazione soprattutto alla simbologia del labirinto, di cui ho approfondito anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/labirinto-libro-le-dee-silenziose.html?m=0) ma oggi, questa ulteriore analisi e approfondimenti, lo fa emergere come un textus sacro Litico, un disegno iniziato scolpito nel paesaggio della Sardegna, decifrabile attraverso la lente ermeneutica della Qabbalah.
Un approccio che va a sondare la dimensione archetipica della Qabbalah, codificata secoli dopo la costruzione di Romanzesu che risale al XIV-VII sec. a.C.
Codificata, ma già estremamente intessuta nella materia, perché ci sono corrispondenze tra l’architettura sacra arcaica e una dimensione universale, fatta di numeri, direzioni e cicli celesti, incisa nella pietra.
L’indagine non può che partire dal nome del sito, la cui etimologia popolare lo riconduce al sardo “Romanzu” o “Romanzesu”, spesso tradotto come “luogo incantato” o “dove si tengono i romanzi”. Tuttavia, in chiave cabalistica, scomponiamo il nome nelle sue possibili radici sonore.
La sillaba “Ro” evoca la Resh (ר), la ventesima lettera dell’alfabeto ebraico, il cui valore numerico è 200.
La Resh simboleggia la Rosh, la “testa”, l’inizio, ma anche il male e l’impurità che devono essere redenti.
Essa è associato al Sole, alla sua potenza implacabile (la Gevurah del sole di mezzogiorno).
“Man” ci riporta al Man Hu (מה-הוא), il “Manna” celeste, il nutrimento spirituale, ma anche Mahanaim (מחניים), il doppio campo degli angeli.
Ma anche "Mannus", che in sardo significa "Gli Antenati", gli Anziani saggi della comunità.
“Zu” è quasi un Zoh aramaico (דא), “questo”, indicando un’atto di rivelazione diretta.
“Su” risuona come Sūf (סוף), “fine”, o la Sefirah.
“Romanzesu” potrebbe allora essere interpretato come:
“Il capo (Ro) del Manna / Mannus(Man) che rivela la fine (Zu-Su) dei cieli”, un luogo di transizione tra il mondo divino e quello infero.
La conferma arriva dalla geografia sacra.
Il complesso sorge a 750 metri s.l.m., alle sorgenti del fiume Tirso. Nella tradizione qabbalistica, l’acqua non è un elemento inerte, ma il simbolo primario della Binah, la terza Sefirah, l’Intelligenza che, come la madre, dà forma alla vita. Il Tirso nasce qui, come il fiume che esce dall’Eden (Genesi 2:10) per irrigare il Giardino.
Il Tirso ha una simbologia alchemica importantissima, ne avevo già parlato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/la-131-e-il-fiume-tirso.html?m=0)
La cabala identifica questo fiume primordiale con la Shekhinah, la Presenza divina immanente che fluisce nel mondo, il Femminino.
Possedere la sorgente significa possedere il punto alchemico più alto dell’energia spirituale del territorio.
Romanzesu non è un villaggio qualsiasi
È un tempio-sorgente, una “bocca” tellurica dove la terra rilascia il suo fluido vitale, analogo alla Malkhut che riceve il flusso dai piani superiori per riversarlo nel mondo.
Il sito si estende per circa 7 ettari, ma solo un decimo è stato portato alla luce.
Ciò che vediamo è un frammento di una ruota più grande. L’architettura dominante è il pozzo sacro, un thòlos perfetto .
Il Pozzo Sacro di questo sito rappresenta Malkhut e il Ponte dell’Abisso
La camera circolare ha un diametro di 3,40 metri e un’altezza di 3,60 metri .
Le dimensioni approssimano un rapporto quasi perfetto con il pi greco, suggerendo una conoscenza della quadratura del cerchio.
Certo che lo conoscevano, l'hanno espresso anche nella scacchiera di Pubusattile, nella Domu de Jana di Villanova Monteleone, ne ho parlato io per prima( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html?m=0) e ne ho parlato anche nel primo dei miei libri della collana "JanaSophia", dedicati alla nostra Arcaica Civiltà Sarda, "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna".
Nella cabala, il cerchio è Keter, la Corona, il punto di contrazione divina.
La discesa nella camera ipogea è la discesa nei Qlipoth, le “scaglie” di guscio del mondo del Caos (Tohu) che precedono la Creazione. L’acqua che sgorga dalle fessure della roccia è il Shefa, l’effluenza divina che scaturisce dalle Sefirot. Il fedele che scendeva gli scalini toccava il punto più basso, il centro della terra, identificato con Malkhut (il Regno).
Ma Malkhut è anche la Shekhinah, il Femminino che si esprime nella Forma, in esilio.
Risalendo, dopo l’abluzione rituale nella vasca (dei diametri di 14 metri, multiplo di 7, il numero della completezza spirituale) , l’anima compiva un’ascesa, un Teshuvah (ritorno) verso la luce.
I Templi a Mégaron si manifestano invece come le Colonne di Hhokhmah e Binah.
Sono stati identificati quattro templi a mégaron in questo sito. La cabala descrive l’Albero della Vita attraverso tre pilastri.
A Destra la Misericordia, a Sinistra la Severità, al Centro l'Equilibrio.
Il “Primo Mégaron”, orientato a Est, con dimensioni di 12,15m x 5,40m , e i suoi successivi rimaneggiamenti (facciata curvilinea) , rappresentano la polarità.
L’ingresso a Est (verso il Sole nascente, Chesed) e la cella più interna, buia (la Binah).
Il tempio è quindi un Sefirotico in miniatura.
Chi entra, attraversa la colonna di destra (Cielo, maschile) per unirsi con la colonna di sinistra (Terra, femminile, utero della cella).
La trasformazione in Heroon (tempio degli eroi) nel periodo successivo, con l’interramento di armi e l’accumulo di ambra, suggerisce un cambiamento rituale.
L’ambra, fossile resina solare, elettrica per natura (elettron = ambra in greco), è Tiferet, la bellezza del sole che cattura la luce e la imprigiona nel tempo. Diventa un oggetto di culto per una casta sacerdotale, che conserva i Tikkunim (le correzioni) dello spirito dei defunti.
Per quanto riguarda la correlazione tra l’Anfiteatro e il Labirinto, si manifestano due Sephiroth dell'Albero della Vita, in particolare.
Il Giudizio (Gevurah) e la Via (Yesod)
La grande struttura ellittica (18,40m x 16,70m) con il suo percorso concentrico quasi labirintico che conduce a una stanza centrale è il cuore iniziatico del sito .
Il labirinto, in molte tradizioni iniziatiche, è il simbolo della discesa nell’inconscio, il percorso tortuoso di Gevurah (il rigore, l’auto-analisi, il giudizio di sé). Camminare nel labirinto significa annullare l’ego.
Il fatto che al centro si trovasse una base che reggeva un modellino di nuraghe (frammenti di argilla) è di una potenza qabbalistica sconvolgente.
Il nuraghe è la torre, il simbolo di Hod (la maestà, la gloria intellettuale) o forse di Netzach (la vittoria eterna).
Ma il modello ridotto indica "il sopra" che riflette il "sotto*
Chi completava il labirinto non trovava un idolo, ma la Mappa (il nuraghe in miniatura) della struttura cosmica che sta sopra e sotto il mondo.
È la “Torre del Pastore” (chiamata in ambito cabalistico, Migdal Eder), il punto di contatto tra il mondo divino e quello umano, un microcosmo di pietra.
Il migliaio di ciottoli di quarzo ritrovati, in cui il quarzo è la pietra della luce, trasparente e dura, simbolo di Yesod (il Fondamento), rappresentano il canale energetico che collega i mondi.
L’analisi cabalistica delle coordinate (40° 32’ N, 9° 24’ E ca.) e l’orientamento degli ingressi rivelano una cosmologia operativa.
Partiamo dall’Orientamento Solare. L’ingresso del Primo Mégaron guarda a Est, il punto dell’equinozio di primavera, la rinascita .
Questo è l’inizio del ciclo liturgico solare.
Ma il pozzo, di per sé, è rivolto a Sud? Secondo descrizioni, i betili (pietre sacre) sono a N e S della struttura.
Le due pietre sono Jakin e Boaz, le due colonne del Tempio di Salomone.
Quella a Nord riceve le acque spirituali (la Gevurah), quelle a Sud le elargisce (la Chesed).
Il passaggio coperto e gradonato che collega il pozzo alla grande vasca è un alveo sacro, che allinea il flusso dell’acqua (Binah/Malkhut) con il flusso del sole (Tiferet).
Durante il solstizio d’estate, il sole allo zenit illumina direttamente la vasca, suggellando un “matrimonio” tra l’oro del sole e l’argento dell’acqua.
Come sappiamo la Sardegna arcaica era profondamente legata ai cicli lunari.
La luna è Yesod, il fondamento che influenza le maree e i flussi.
La vasca circolare di 14 metri di diametro è un grande specchio d’acqua che, probabilmente, veniva usato per osservare il riflesso del cielo notturno.
Un mare di bronzo ante litteram.
Ma la correlazione astrale più profonda è con le Pleiadi (Kimah in ebraico, כימה).
Nella cabala, le Pleiadi sono legate al giudizio divino e all’alternanza dei cicli.
Romanzesu sorge a 750 metri, su un altopiano granitico, lontano da inquinamento luminoso. L’orientamento del labirinto ellittico e la posizione del pozzo potrebbero essere allineati con il sorgere eliaco delle Pleiadi a metà maggio (inizio della stagione secca, cruciale per le sorgenti) o con il loro tramonto cosmico a novembre (inizio della stagione delle piogge). Il numero delle capanne (centinaia), dei betili, e il ritrovamento di 131 perle d’ambra in un contesto cerimoniale (131 = 1+3+1=5, che è il numero della Gevurah), ci parla di un clero che scandiva il tempo liturgico su base stellare, chiedendo alle stelle di “aprire” o “chiudere” i nethivim (sentieri) di flusso dell’acqua.
Romanzesu non è un semplice villaggio, ma una macchina teurgica.
La sua struttura è una perfetta incarnazione del concetto qabbalistico di Merkavah (il Carro della visione di Ezechiele).
Un sistema di anelli concentrici (le ruote del carro) che, messi in moto dal movimento del fedele (dall’ingresso, al pozzo, al labirinto, al mégaron), generava un campo di coscienza atto a connettere la comunità con le Sefirot.
Il nome “Romanzesu” cela perfettamente la sua funzione. L’incantesimo (romanzu) non è una magia volgare, ma l’azione di concatenare i nomi divini.
Le coordinate terrene (la sorgente del fiume) e le coordinate astrali (le Pleiadi, il sole equinoziale) sono i Tzitzit, le frange del mantello cosmico che il sacerdote nuragico, che potremmo definire un vero e proprio Maestro/Sciamano della pietra, annodava attraverso il rito.
In questa ottica, la Sardegna arcaica non è una periferia della civiltà, ma uno dei serbatoi archetipici del Mediterraneo. Romanzesu è la prova che, millenni prima della Qabbalah di Cordoba o di Safed, lo stesso impulso dell’anima umana, quello di costruire una scala per il cielo fatta di numeri, direzioni e acque, aveva già trovato una voce potente e raffinata nel granito della Barbagia.
Il labirinto architettonico tridimensionale di Romanzesu (un percorso fisico da compiere) e il labirinto inciso bidimensionale di Benetutti (una mappa simbolica da contemplare), sono in stretta correlazione
Non si tratta di due fenomeni isolati, ma di due volti di uno stesso archetipo, declinati secondo funzioni rituali complementari.
Prima di confrontare le strutture, è necessario chiarire il significato cabalistico profondo del labirinto. Esso non è un percorso da risolvere, ma uno stato dell’anima. Nella tradizione mistica ebraica, il cammino dell’iniziato verso la Shekhinah (la Presenza immanente) non è lineare, ma a spirale.
Il labirinto rappresenta visivamente il mondo di Tohu (il Caos), lo stato di frammentazione originario che ha preceduto la Creazione.
Entrare nel labirinto significa accettare di perdersi, di annullare l’ego razionale per affidarsi al movimento dettato da una legge superiore.
Uscire dal labirinto è l’atto del Teshuvah, il “ritorno” a Dio, che in ebraico significa contemporaneamente “risposta” e “pentimento”.
Ho già avuto modo di analizzare L'architettura e l'incisione rupestre del labirinto( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/benettutti-bene-tuth.html?m=0), ma approfondendo ulteriormente, su questo sito in particolare, anche solo il nome della località, Bitti è estremamente simbolico.
Bitti e Benetutti, condividono la stessa iniziale, la B, che rivela la terza polarità del sistema, quella che tiene insieme le altre due.
Il toponimo Bitti è di origine incerta, ma le ipotesi più accreditate lo riconducono al latino bitis o bittis.
Ma l’approccio alchemico-cabalistico ignora l’etimologia filologica per ascoltare ciò che il nome suona nel suo nucleo consonantico: B-T-T.
La B iniziale (Beth, ב in ebraico) è la seconda lettera dell’alfabeto, il cui valore numerico è 2.
Beth significa “casa” ed è associata all’archetipo della ricezione, dello spazio sacro che accoglie.
È la prima lettera della Torah ( Bereshit, “In principio”), e nella Qabbalah rappresenta la benedizione (berakhah) che discende dall’alto per abitare nel basso.
Beth è la casa cosmica, il tempio, l’utero.
La doppia TT (Tav, ת, due volte) è ancora più potente.
Tav è l’ultima lettera, valore 400, simbolo del sigillo, della croce, del segno di completamento.
Il Sigillo dei Giudici Divini, lo conosciamo, presente nel simbolo della Tribù dei Dan.
Due Tav significano il sigillo del sigillo, il completamento del completamento, il doppio vincolo che chiude un cerchio e contemporaneamente lo apre a un livello superiore.
Bitti = Beth + Tav + Tav =
“La Casa del Doppio Sigillo”.
E in alchimia, il doppio sigillo è la "coincidentia oppositorum", il maschile e il femminile, il fisso e il volatile, lo zolfo e il mercurio, che si sigillano insieme nell’opus alchemico per generare la Pietra Filosofale.
Ma c’è di più.
“Bitti” risuona con Betilo (dal semitico beth-‘el, “casa di Dio”), la pietra sacra che gli arcaici sardi veneravano.
I betili sono le pietre levigate, a forma di cono o di uovo, che rappresentavano la divinità in forma aniconica.
Romanzesu è ricco di betili, ne sono stati rinvenuti diversi, allineati lungo assi rituali.
In alchimia, la Pietra Filosofale, il Lapis Philosophorum, è spesso chiamata “la pietra che non è una pietra”.
È un corpo solido, ma contiene in sé lo spirito volatile.
Il betilo è la pietra viva, l’analogo terrestre della Pietra angolare (Eben Shetiyah) che nel Tempio di Gerusalemme chiudeva l’abisso delle acque primordiali.
Il nome Bitti, attraverso la simbologia del Betilo, che porta la sua impronta energetica e fonetica, svela che l’intero territorio è una casa di Dio fatta di pietra, dove ogni menhir, ogni nuraghe, ogni betilo è un punto di contatto tra il cielo e la terra.
E nell’analisi alchemica che abbiamo condotto, Romanzesu è il luogo dove l’acqua (Binah, il Femminino, il Tirso) e il fuoco (Tiferet, il Maschino, il sole equinoziale) si incontrano nella vasca circolare di 14 metri (il doppio del 7, il numero della completezza).
È il numero del quattordicesimo Archetipo Ebraico, la Nun, presentissima nella nostra Arcaica Civiltà Sarda, come archetipo Madre e come configurazione della Vesica Piscis, la sinergia degli Opposti, riflesso della spiritualità sarda, esemplificata nel nostro simbolo più importante, le navicelle Shardana..
Il 7/14 é un modulo lunare.
Il nome Bitti funge da incubatore alchemico di questo matrimonio.
È la casa (Beth) che sigilla (Tav+Tav) l’unione.
Bitti si manifesta anche come “il Luogo del Serpente a Doppia Testa”
Una terza interpretazione, più audace ma coerente con la simbologia serpentina del simbolo della tribù dei Dan, risiede nel fatto che nelle lingue indeuropee, la radice bit- o pit- è associata al serpente (cfr. il greco pithon – pitone, il serpente sacro di Delfi.
Il lituano pìtė, “serpente”.
Il latino bestia, ma con alterazioni fonetiche).
E nel protosardo, sono state ipotizzate radici "bit-" legate a cavità, anfratti, luoghi dove il serpente dimora.
Ora, Romanzesu sorge in una valle incassata, alle sorgenti del Tirso. La forma della valle, da lontano, è quella di un solco serpentino, un alveo dissecato, un letto di un torrente, che si snoda tra i graniti. Il labirinto ellittico, lo abbiamo detto, è un percorso a spirale, ha la forma del serpente che si morde la coda (l’Ouroboros).
I 7 percorsi del labirinto sono le 7 spire del serpente.
E il nome Bitti potrebbe allora significare il Luogo del Serpente (della conoscenza, della kundalini, del filo di Arianna).
Un serpente a doppia testa, perché la doppia T di Bitti suggerisce un serpente bicefalo.
Una testa che guarda a Est (Romanzesu, l’iniziazione solare dei vivi) e quello che guarda a Sud-Ovest (Benetutti, l’iniziazione lunare dei morti).
Bitti è il territorio che contiene entrambi i labirinti, o meglio, è il corpo del serpente, mentre i due labirinti sono le due teste.
Non è un caso che la distanza tra Romanzesu e Benetutti sia di circa 30–35 km in linea d'aria, che corrisponde al tratto di un spira completa del serpente cosmico che attraversa la Sardegna da nord-est (Bitti) a sud-ovest (Benetutti).
Vediamo la ghematria del nome Bitti
B (Beth) = 2
I (Yod, la vocale più vicina è Yod, che vale 10).
Ma attenzione, la I in “Bitti” è una vocale, e nella Qabbalah le vocali non hanno valore, contano solo le consonanti.
Quindi il nucleo è B-T-T = 2 + 400 + 400 = 802.
802 in riduzione teosofica: 8+0+2 = 10, e 1+0 = diventa 1
L’Unità primordiale, Keter, la Corona.
Ma 802 è anche la somma di 400 (Tav) + 400 (Tav) + 2 (Beth)
È il completamento doppio che torna all’inizio.
È il ciclo alchemico perfetto, "Solve et Coagula", "sciogli e coagula", due volte.
8,02 metri è quasi esattamente la larghezza della stanza centrale del labirinto, forse, ma non abbiamo dati certi, ma è suggestivo.
Forse l’802 è nascosto come misura sacra nelle profondità della terra o nella distanza tra i betili allineati.
Il nome Bitti, in ghematria, per certo, riconduce all’Unità che si fa doppia e poi ritorna unità, l’esatto percorso iniziatico del labirinto.
Bitti si manifesta come la Terra del Mezzo (il Pilastro Centrale dell’Albero della Vita)
Il Pilastro di Destra (Misericordia, solare, maschile) = Romanzesu (labirinto fisico, iniziazione dei vivi).
Il Pilastro di Sinistra (Severità, lunare, femminile) = Benetutti (labirinto inciso, iniziazione dei morti).
Il Pilastro Centrale (Equilibrio, la via di mezzo) = Bitti.
Bitti non è un labirinto, non è un pozzo, non è una tomba.
Bitti è il territorio che contiene e bilancia le due polarità.
È la Sefirah di Tiferet (la Bellezza, l’armonia) che si trova esattamente al centro dell’Albero della Vita, sopra Yesod (il fondamento) e sotto Da’at (la conoscenza).
È la terra di mezzo tra il cielo e l’infero, tra la sorgente (Romanzesu) e l’estuario (Benetutti? Il Tirso sfocia nel Golfo di Oristano, dove ci sono i Giganti di Mont’e Prama).
In alchimia, Bitti è il crogiolo, il vaso alchemico di terracotta dove lo zolfo (Romanzesu, il sole maschile) e il mercurio (Benetutti, la luna femminile) si incontrano per generare il Rebis, l’androginio divino, l’oro filosofale.
Il nome stesso, Bitti, con la sua Beth iniziale (casa, ricettacolo) e la sua doppia Tav (sigillo), descrive perfettamente questa funzione.
È la casa sigillata dove avviene l'unione degli Opposti
La prova archeologica è il fatto che a Romanzesu, all’interno del labirinto, ci fosse un modellino di nuraghe in argilla.
Il nuraghe è la torre, il fallo solare, ma anche il grembo (le tholos sono uteri).
Quel modellino era forse una riproduzione di un nuraghe situato proprio a Bitti o nelle vicinanze, un nuraghe che oggi non esiste più o non è stato scavato.
In altre parole, il centro del labirinto di Romanzesu conteneva una mappa del territorio di Bitti. L’iniziato, giunto al centro, guardava un modellino che rappresentava la terra da cui era venuto e a cui sarebbe tornato.
Un perfetto Ouroboros geografico.
Bitti non è un nome.
È un sigillo.
È la doppia porta che si apre solo quando si è camminato abbastanza.
È il silenzio tra le due parole, Romanzesu e Benetutti, che tiene insieme la frase.
È la terra che non è labirinto, ma che fa da labirinto all’anima.
È, in fondo, la Sardegna stessa.
È una casa (Beth) che ha imparato a sigillare (Tav) la morte e la vita (Tav ancora) nella stessa pietra.
Il complesso di Romanzesu, come descritto nei documenti archeologici, presenta un labirinto architettonico tridimensionale (XIII-IX sec. a.C.). Si tratta di una struttura fisica, un percorso di muri concentrici in granito che conducono, attraverso un corridoio ad anello, a un vano centrale rotondo. Al centro di questo spazio, un basamento in pietra che reggeva un oggetto di culto (forse un modellino di nuraghe) e, attorno, ciottoli di quarzo rossiccio.
Le Mura Concentriche rappresentano i Qlipoth, i “gusci” rotti del mondo di Tohu.
L’iniziato che vi entra compie un’azione fisica di Tikkun (riparazione cosmica).
Camminare lungo i muri significa frantumare i gusci del proprio inconscio.
Il Vano Centrale rappresenta il Kodesh ha-Kodashim, il Santo dei Santi, analogo alla camera del pozzo sacro, la parte più interna è sacra del luogo sacro.
La forma circolare rimanda a Keter, la Corona, il punto di contatto diretto con l’Infinito (Ein Sof).
Il fatto che la stanza fosse coperta, al buio, è essenziale.
L’iniziato, dopo aver completato il cammino, si trova nel buio assoluto della Binah (l’intelletto superiore, l’utero cosmico).
Il Quarzo Rosso e l’Oggetto Centrale hanno una fortissima simbologia.
Il quarzo, pietra piezoelettrica, è il simbolo di Yesod (il Fondamento), il canale energetico.
Il colore rosso (il ferro, il sangue, l’argilla cotta) evoca Gevurah, il rigore, il giudizio, la forza vitale che scorre.
L’oggetto centrale (il “modellino”) è la mappa dell’universo in miniatura, il Mikrokosmos che riflette il Makrokosmos.
L’iniziato, al culmine del percorso, non vede un idolo, ma la Struttura del Mondo: “Come in alto, così in basso”.
A Benetutti, nel territorio di Luzzanas, ci troviamo di fronte a una tipologia completamente diversa
È un labirinto inciso (graffito) sulla parete di una Domu de Jana
La datazione è incerta, forse risalente all’età del Bronzo Medio-recente.
Si tratta di un unicum in Sardegna, un unicum assoluto
La Domu de Jana è un utero litico, il ventre della Grande Madre (la Binah, che è anche la Sefirah della Morte come passaggio alla rinascita).
Il labirinto qui non è un percorso fisico per i vivi, ma una mappa iniziatica per il defunto.
L’anima (Neshamah), dopo la morte del corpo (Guf), deve compiere un viaggio attraverso i mondi.
Il labirinto è la carta stradale dell’Aldilà.
L’incisione, descritta come “a labirinto di tipo cretese” con cerchi concentrici, è un “unicursale” (un solo percorso che porta al centro e poi esce).
Nella cabala, la spirale che entra è la discesa della luce divina nel mondo della manifestazione (Hishtalshelut).
La spirale che esce è il ritorno dell’anima alla sua fonte.
Il fatto che si trovi su un “portello” (un piccolo passaggio laterale nella tomba) è significativo.
È come se fosse il Shi’ur Qomah, la “misura del corpo divino” incisa sulla pietra, un sigillo magico per proteggere il sonno del morto/iniziato e guidarlo.
Gli archeologi discutono se l’incisione sia coeva alla tomba (Neolitico) o aggiunta in seguito (Età del Ferro o Romana).
Dal punto di vista cabalistico, ciò è irrilevante.
Un archetipo non ha data.
Che sia stato inciso dal costruttore della Domu o da un pellegrino secoli dopo, l’atto di inciderlo è un atto magico di "defixio" o di evocazione. Si fissa sulla pietra un simbolo che lega il mondo dei vivi a quello dei morti.
L’Orientamento e l’Asse Cosmico tra i due siti definisce la differenza Chiave.
Qui la differenza diventa sostanziale e rivela la funzione complementare dei due siti.
Elemento Romanzesu (Bitti) Benetutti (Domus de Janas)
Il Percorso architettonico fisico di Romanzescu è in 3D
Il Simbolo inciso di Benetutti è in 2D.
Funzione Cabalistica di Romanzesu Teshuvah, il Ritorno del vivo a Dio
La funzione cabalistica di Benetutti Neshamah (Viaggio dell’anima del morto)
Sefirah dominante di Romanzescu è Yesod (Fondamento, canale vitale) e Tiferet (Bellezza solare)
La Sephiroth dominante per Benetutti Binah (Comprensione, Morte-Rinascita)
Ingresso/Orientamento.
Per Romanzesu è Chiuso e Centripeto.
L’ingresso al percorso è un punto specifico nel recinto ellittico. È un sistema chiuso, che si sviluppa verso l’interno (centripeto).
L’orientamento generale del complesso segue l’asse Est (tempio a megaron) e Sud (pozzo). Il labirinto è la “porta stretta” che inghiotte l’iniziato.
L'ingresso/orientamento per il Labirinto di Benetutti è aperto e sulla Parete.
L’ingresso non è fisico, ma visivo. L’occhio (il “terzo occhio”) è l’organo di ingresso.
L’incisione è su una parete laterale, rivolta verso l’interno della cella funeraria.
È la “finestra” attraverso cui l’anima esce. Il grado di libertà è totale: l’anima può entrarvi e uscirne idealmente.
Simbolo Qabbalistico
Per Romanzesu.
Il Corpo dell’iniziato nel Labirinto. L’acqua (della vasca sacra) è la vita. Il quarzo è l’energia.
Il simbolo Qabbalistico per Benettutti è il Testo (il Sigillo).
La pietra (della tomba) è la materia inerte. L’incisione è la Torah she-be’al peh (la Legge Orale) incisa nella roccia.
I due labirinto rappresentano le Due Metà di uno Stesso Mistero
In chiave cabalistica, Romanzesu e Benetutti non sono in competizione, ma in relazione dialettica.
Sono i due lati dell’Albero della Vita:
Romanzesu è il Pilastro di Destra (Misericordia, Chesed).
È un luogo per i vivi, che entrano fisicamente in un percorso per trasformarsi. È attivo, solare, legato all’acqua sorgiva e al quarzo (pietra elettrica). Lo “stregone” (il sacerdote) guida l’iniziato attraverso i muri. Qui il labirinto è una macchina teurgica.
Benetutti è il Pilastro di Sinistra (Severità, Gevurah).
È un luogo per i morti, un sigillo inciso nell’oscurità della tomba.
È passivo, lunare, legato al silenzio e al sonno eterno. Non
c’è un sacerdote che guida.
C'è solo il simbolo inciso, una “trappola di luce” per fissare l’anima nel suo viaggio.
Il labirinto qui è un amuleto cosmico.
Entrambi condividono lo stesso scopo.
Gestire il passaggio.
A Romanzesu, il passaggio dallo stato profano a quello iniziato (vita).
A Benetutti, il passaggio dallo stato di vivente a quello di antenato (morte).
Sono, in definitiva, le due porte dello stesso Tempio celeste, quella per chi entra (Romanzesu) e quella per chi esce (Benetutti).
E il fatto che entrambe si trovino nella stessa regione della Sardegna, a poche decine di chilometri l’una dall’altra, suggerisce l’esistenza di una geografia sacra d’altri tempi, dove il paesaggio stesso era un grande Sefer Yetzirah, un “Libro della Formazione” inciso dal dito di Dio nella pietra.
E d'altronde la simbologia intrinseca del labirinto, come ho già avuto modo di scrivere e approfondire, è equinoziale, è la Matrice sarda tra cielo, utero e scrittura stellare, è un testo vivente.
I labirinti a 7 percorsi, identici in Galizia, a Creta, in Scandinavia e in Sardegna, non sono un fenomeno di diffusione cultuale lineare, ma la manifestazione di un archetipo universale che la tradizione sarda ha custodito in forma forse più antica e certamente più integra.
La distinzione classica tra labirinti univiari (cretesi, a ritroso) e multiviari (rinascimentali, dello smarrimento) è utile ma secondaria.
Ciò che conta è il numero 7: i sette giri di mura a Romanzesu, i sette percorsi incisi a Benetutti, i sette pianeti visibili, i sette chakra, i sette bracci della Menorah.
Abbiamo definito il Labirinto di Romanzescu, come una macchina teurgica centripeta, un percorso fisico che conduce l’iniziato, attraverso il labirinto ellittico (Gevurah/Yesod), al centro, il punto più sacro, dove l’oggetto di culto (il modellino di nuraghe) rifletteva l’intera struttura cosmica. Ma questo approfondimento, pur riconoscendo il ruolo dell’acqua (Binah) e della sorgente del Tirso (Shekhinah), finora non aveva ancora colto la dimensione più profonda.
Il labirinto come utero, come trascrizione genetica, come passaggio obbligato attraverso il Femminino.
Lo si fa partendo dal labirinto di Benetutti, che avevo interpretato come un sigillo funerario per l’anima (Neshamah) nella Domu de Jana.
Ma bisogna rovesciarne la prospettiva.
Non è solo un sigillo per i morti, ma la Matrice di tutti i labirinti, perché è l’unico che si trova lungo il braccio teso di Orione, lo “stargate della rinascita”.
L’orientamento come chiave di lettura, ci illumina sull'orientamento Sud-Ovest e il parto del sole
L’analisi comparata degli orientamenti è il primo punto di saldatura tra i nostri due approcci.
A Romanzesu il labirinto architettonico si presenta come un percorso centripeto, un ingresso definito nel recinto ellittico.
Il complesso maggiore ha orientamenti prevalenti: Est (tempio a mégaron, alba equinoziale) e Sud (pozzo sacro, flusso tellurico).
Il labirinto fisico non ha una porta astronomica autonoma, ma è inscritto nell’asse Est-Sud: riceve la luce dell’alba e l’acqua della sorgente.
A Benetutti (Domus de Janas di Luzzanas), il Labirinto inciso ha dimensioni 30×33,5 cm, nella parete sud-occidentale.
L'Orientamento è Sud-Ovest, cioè al tramonto del solstizio d’inverno, collegato al pozzo sacro Canopoli (Perfugas), che ha lo stesso orientamento.
Qui sta la prima grande rivelazione. Mentre Romanzesu è un luogo di iniziazione solare (equinozio di primavera, rinascita del ciclo annuale), Benetutti è un luogo di parto oscuro.
Il sole che muore a sud-ovest nel solstizio d’inverno è il sole che entra nel ventre della terra per essere rigenerato.
Il labirinto inciso non guarda l’alba (la vita che nasce), ma il crepuscolo (la morte che è preludio alla rinascita).
È la Domu de Jana come utero litico, e il labirinto come carta ostetrica incisa sulla parete del grembo.
In termini cabalistici, Romanzesu è il Tiferet (sole, bellezza, equilibrio tra i pilastri), mentre Benetutti è la Binah (comprensione oscura, l’utero divino, la madre che dà forma alla materia).
Due facce della stessa Sephiroth , che si specchiano: l’una sopra terra, l’una sotto terra.
Sono sempre stata convinta, e l'ho sempre scritto, che i 7 percorsi del labirinto rappresentino astronomicamente il periodo equinoziale primaverile, durante il quale i 7 pianeti risultano allineati
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/lo-stargate-di-orione-attraverso-sa.html?m=0)
La Menorah ebraica, sette bracci, sei laterali più uno centrale, non è un semplice candelabro: rappresenta i sette pianeti tradizionali (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) e, per estensione, i sette giorni della Creazione, i sette cieli, le sette Sefirot inferiori (da Chesed a Malkhut).
Il labirinto a 7 percorsi è la Menorah orizzontale, stesa sulla pietra o scavata nel terreno, dove il cammino dell’iniziato è il movimento dei pianeti nella volta celeste.
Ma sono andata oltre.
Non si tratta di un’analogia statica. L’allineamento dei 7 pianeti durante l’equinozio di primavera era considerato dalle antiche civiltà (egizia, sumera, nuragica) come l’apertura di uno stargate. Quando i sette luminari sono tutti visibili sopra l’orizzonte, la barriera tra i mondi si assottiglia.
Il labirinto, allora, non è solo un simbolo, ma è un dispositivo operativo per attraversare quella soglia.
Il nostro labirinto di Benetutti, sulla parete sud-occidentale, riceve l’ultima luce del sole al tramonto del solstizio d’inverno, ma guarda verso il punto in cui, durante l’equinozio di primavera, i sette pianeti sorgono allineati.
È un doppio movimento.
Accoglie la morte del sole (solstizio d’inverno) per preparare la sua rinascita (equinozio di primavera).
La Domu de Jana non è un luogo di fine, ma di gestazione, come ho sempre scritto.
“Sovrapponendo la costellazione di Orione alla piantina della Sardegna, con le Iadi sull’Asinara, la cintura di Orione su Cabras/Oristano (il fulcro della nostra civiltà, baricentro dei Giganti di Mont’e Prama), il labirinto di Benetutti si trova sulla traiettoria del braccio teso di Orione.”
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/lo-stargate-di-orione-attraverso-sa.html?m=0)
Questa non è fantarcheologia.
È Geografia Sacra.
La posizione del labirinto lungo il “braccio teso” di Orione, il cacciatore che impugna l’arco o l’Ankh, a seconda delle rappresentazioni significa una cosa precisa.
Il labirinto è il punto di contatto tra la Via Lattea (il fiume celeste) e la via terrestre (il Tirso, che nasce a Romanzesu).
Orione non è solo una costellazione.
È Osiride, il dio che muore e risorge, il cui corpo smembrato viene riunito da Iside (il Femminino che ricompone).
Il labirinto è il luogo della ricomposizione.
E io lego tutto questo a Aldebaran, l’occhio del Toro.
Non a caso.
Aldebaran è una stella fissa di prima grandezza, una delle quattro “guardiane del cielo” (con Regolo, Antares e Fomalhaut).
Durante l’equinozio di primavera dell’era del Toro (ca. 4150–1850 a.C.), Aldebaran sorgeva all’orizzonte orientale proprio mentre i 7 pianeti si allineavano.
Il labirinto inciso a Benetutti registra quella configurazione, la fissa nella pietra come un incisione runica ante litteram.
In termini cabalistici Aldebaran è la stella di Yesod (il fondamento), il punto di ancoraggio tra il mondo astrale e quello materiale.
Il Toro (Shor in ebraico) è l’animale del sacrificio, ma anche della potenza generativa non domata.
Il labirinto è il recinto sacro dove il Toro viene “domato”, non ucciso, attraverso la conoscenza.
E chi lo doma?
La Dea. Arianna.
Arachne.
La tessitrice del filo.
Identifico il filo di Arianna non come un semplice gomitolo, ma come una scrittura, una trascrizione genetica.
La radice Ar- (Arianna, Arachne, Ar-jana) è la stessa di Ra (il sole egizio) rovesciata.
Il ragno che tesse la tela è la stessa Dea che tesse il destino.
E la tessitura è un atto linguistico. Ogni filo è una lettera, ogni incrocio è una parola.
Il labirinto è un testo che l’iniziato deve percorrere con i piedi (a Romanzesu) o con gli occhi (a Benetutti), ma che in entrambi i casi legge con il proprio corpo.
E qui introduco la figura di Toth (Thot), il dio scriba, il babbuino, il cancelliere di Anubi, il signore della luna e della scrittura.
Il nome Benetutti, lei lo decostruisco.
Bene-tuth
Bene-Teth/Teti
Bene-Toth
Benetutti = “Figlio di Toth” (o “casa di Toth”).
Il labirinto inciso nella Domu de Jana è un libro scritto dal dio della scrittura, destinato a essere letto dall’anima del defunto durante il suo viaggio nell’Aldilà.
Ma è anche un libro di "biologia molecolare"
Il labirinto a spirale è il DNA, le cui due eliche si attorcigliano come il caduceo di Hermes (che i greci identificarono con Toth).
La spirale, altra simbologia importantissima in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/simbologia-delle-spirali.html?m=I, di cui ho parlato anche nei miei libri, archetipo presentissimo in Sardegna)
I 7 percorsi rappresentano i passaggi obbligati della trascrizione.
Dal DNA all’RNA, dall’RNA alla proteina, dal silenzio della tomba alla parola della rinascita.
Cito, anche nei miei libri, la Dea Seshat, “colei che tende la corda”, la scriba femminile che assiste il faraone nella fondazione dei templi durante l’equinozio di primavera.
Seshat ha un copricapo a 7 punte.
È una stella su uno stendardo, sotto corna rovesciate.
È l’esatta rappresentazione celeste del labirinto.
Le 7 punte sono i 7 pianeti, le corna rovesciate sono la falce di luna (Toth), lo stendardo è l’asse verticale che collega terra e cielo.
A Romanzesu, il “tendere la corda” avveniva forse lungo l’asse del labirinto ellittico, misurando il terreno sacro con il cubito reale (che ho collegato al simbolo esagonale dei Giganti di Mont’e Prama-https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0) di cui parlo anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/il-cubito-realescacchiera-libro.html?m=0) La geometria sacra nasce dall’equinozio, quando il sole forma un angolo di 60°, l’angolo che permette l’inscrivibilità nella Vesica Piscis, la madre di tutte le forme, l’utero geometrico per eccellenza.
Arriviamo al centro del labirinto, dove abita il Minotauro, o meglio, Asterion, “il raggiante”, colui che porta la stella (Aster) dentro di sé. Notare che il nucleo sillabico STR è lo stesso di Tirso, l’acqua, il fiume, la ghiandola pineale.
Il Minotauro non è un mostro da uccidere, ma una forza da integrare.
È la potenza taurina che deve essere illuminata (non domata con la violenza, ma con la conoscenza).
Il mito di Teseo e Arianna, letto in chiave sarda e cabalistica, si rovescia.
Non è Teseo l’eroe, ma Arianna, la Jana figlia del sole (Ar- Ra), che con il suo filo-serpente (il caduceo, la kundalini) guida l’iniziato attraverso i 7 percorsi (i 7 chakra) fino al centro, dove il Toro (la forza bruta) si trasforma in T-Aurus.
Il Toro-Tau (croce degli iniziati), il Toro aureo, il corpo solare dell’uomo realizzato.
Questo passaggio è perfettamente cabalistico.
La lettera Tau (ת), ultima dell’alfabeto ebraico, vale 400 e significa “segno”, “croce”, “sigillo”.
La croce è il fulcro geometrico e alchemico da cui si sviluppa il Labirinto.
La Tau è la porta attraverso cui si esce dal labirinto ma solo dopo aver toccato il centro.
E il centro, in Qabbalah, è il punto in cui i contrari coincidono. Maschio/femmina, vita/morte, sopra/sotto.
Il Minotauro (metà uomo, metà toro) è questa coincidenza.
Portando la questione a un livello ancora più alto, si arriva al concetto di Ofiotauro: il Toro e il Serpente insieme, rappresentati nei bronzetti sardi, nella simbologia arcaica sarda, a cui ho dedicato spazio soprattutto nel mio libro di Archeoastronomia, "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", perché è un discorso collegato alla Costellazione dell'Ofiuco
L’Ofiotauro non è un mostro, ma l’androginia divina.
Il Serpente (il Femminino, la conoscenza, la ghiandola pineale) che avvolge il Toro (il Maschile, la forza solare).
È la stessa immagine del caduceo di Hermes, o del serpente Nehushtan che Mosè innalzò nel deserto.
E la costellazione dell’Ofiuco (il Serpentario) è proprio quella che, durante l’equinozio di primavera dell’era del Toro, si trovava allo zenit sopra il Mediterraneo.
Il labirinto è quindi il recinto rituale dove si celebra il matrimonio tra Toro e Serpente.
Il famoso ballo della gru (o dei fenicotteri? ) che si svolgeva a Cnosso è "su ballu tundu sardo".
È una danza a spirale che si avvolge e si riavvolge, tracciando con i passi il doppio movimento del DNA
Avvolgersi per proteggersi. Srotolarsi per trascriversi.
Romanzesu e Benetutti rappresentano un unico organismo iniziatico.
Romanzesu (Bitti) è il labirinto del corpo vivente.
È un percorso fisico, tridimensionale, fatto di muri di granito che l’iniziato deve attraversare con i piedi.
È il Tempio di Gerusalemme in miniatura.
È un sistema di recinti concentrici che conducono al luogo più sacro, la stanza centrale con il modellino di nuraghe (il microcosmo).
Qui il 7 è architettura.
I sette giri di mura (oggi non tutti conservati, ma intuibili dalla pianta ellittica), i sette passaggi, i sette gradini che forse scendevano al pozzo.
Romanzesu è il Pilastro di Destra (Chesed, Misericordia), l’iniziazione solare, diurna, per i vivi.
Benetutti (Domus de Janas di Luzzanas) è il labirinto dell’anima morta.
È un’incisione bidimensionale, silenziosa, incisa nella parete sud-occidentale di un luogo alchemico di passaggio per l'altra dimensione.
Non si cammina su di esso, lo si legge con gli occhi dello spirito.
È il sigillo che Toth ha inciso per guidare il defunto attraverso lo stargate di Orione, oltre il braccio teso, verso Aldebaran e la rinascita.
Qui il 7 è scrittura.
I sette percorsi sono le sette lettere del nome divino che apre le porte del cielo.
Benetutti è il Pilastro di Sinistra (Gevurah, Severità), l’iniziazione lunare, notturna, per i morti.
Ma i due pilastri, in Qabbalah, non sono opposti, ma si sostengono a vicenda.
Non si può entrare a Romanzesu senza aver prima “letto” Benetutti, e non si può morire a Benetutti senza aver prima “camminato” a Romanzesu.
Sono le due facce della stessa Shekhinah.
La Presenza del Femminino che abita la terra (Romanzesu, l’acqua sorgiva) e che abita il sottosuolo (Benetutti, la tomba utero).
Questa ulteriore analisi trasversale mi ha chiarito quanta affinità e correlazione ci sia sempre, come ho sempre constatato, tra i vari simbolismi della Sardegna.
È sempre tutto collegato.
C'è sempre una tessitura sottesa che lega insieme archeologia, astronomia, genetica e mito.
Il labirinto a 7 percorsi è l’impronta digitale di una civiltà che sapeva leggere il cielo come un libro e la terra come un corpo.
E Benetutti, come ho sempre sostenuto, non è un labirinto tra tanti, ma è la Matrice, l’archetipo originario, perché si trova esattamente dove il braccio teso di Orione (Osiride, il resuscitato) indica la via per la stella che non tramonta mai, la consapevolezza che la morte è solo l’altra faccia della vita, e che entrambe si tengono per mano in una danza a spirale, come su ballu tundu intorno al fuoco di mezza estate.
E la Dea Seshat, con il suo copricapo a 7 punte, ancora una volta tende la corda( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0)
Non per misurare un tempio, ma per misurare l’anima.
Perché il labirinto, in fondo, è questo.
È lo strumento di misura del proprio sé più profondo.
E la Sardegna, con i suoi nuraghi, i suoi pozzi, le sue domus, le sue incisioni, ne è il laboratorio più antico e più integro.
Forse la terra di Shem, da cui tutto è cominciato.
T-aurus.
Alfa e Omega.
Il toro che diventa oro.
Il serpente che si morde la coda.
Il filo che si srotola.
E alla fine, il centro, dove non c’è mostro, ma solo lo specchio.
Tiziana Fenu
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